Ciso 2010

IMG_20150411_213116

Chi mi conosce sa che non vado matto per questa varietà, la Zicolaa ovvero l’Ambrusca a foglia Frastagliata (modernamente rinominata Enantio). E infatti per questa ragione, credo, questa bottiglia l’avevo dimenticata in cantina. L’altro giorno, un po’ per curiosità e un po’ per noia l’ho aperta. E’ il Ciso dei Dolomitici 2010, la prima annata. Tutta la storia di questa bottiglia e di questo progetto, se avete voglia, la potete leggere qui.

Cosa dire? E’ stata una gradevole scoperta. Ho affrontata la bev(ut)a con qualche pregiudizio. Di solito non riesco mai a farmi piacere le naturali astringenze di questo autoctono selvatico e severo della Val d’Adige.  E invece questa volta ci sono riuscito. Dopo cinque anni dalla vendemmia e a tre anni dall’imbottigliamento, questo vino è diventato un’altra cosa rispetto a come lo ricordavo.

Resta pervaso da una nerboruta vegetalità, ma ben addensata dentro un corpo ammorbidito e ampio, quasi liquoroso. Per niente evoluto, anzi ancora fresco e dirompente nell’attacco, che poi si fa ampio e avvolgente di prugna e marasca al naso in bocca. E insieme, su un sottofondo erbaceo balsamico, si insinuano piacevoli sensazioni terziarie di pepe e caffè. Una (ri)scoperta questa Ambrusca Zicolaa. O questo Enantio. O quello che è. Di sicuro, comunque, questo è il Ciso 2010.

CONDIVIDI CON

18 Commenti

  1. giulio

    a me questo vino non piace per niente. lo trovo aspro, mi graffia la bocca. lo ho bevuto anche l’altro giorno alla casa del vino di isera ma mi ha fatto un brutto effetto. poi sara come dite voi esperti, ma a me non piace. grazie

  2. Marco Zani

    Salve a tutti, scrivo brevemente in nome dei Dolomitici.
    Naturalmente il gruppo è vivo e vegeto. Il vigneto del Ciso è in buona salute, anche se le ultime annate sono state molto difficili per evidenti problemi legati al clima.
    Il 2010 in effetti adesso è in splendida forma. Attualmente abbiamo in vendita il 2011 che al ViVit è stato molto apprezzato soprattutto dagli stranieri ( 🙂 ), ma anche dagli italiani.
    Per chi vuole reincontrare i Dolomitici e riassaggiare il Ciso vi comunico che quest’anno rifaremo la mitica festa dei Dolomitici. Per questa edizione ci trasferiremo in Val dei Laghi dall’amico Giuseppe Pedrotti.
    Vi aspettiamo tutti il 31 maggio 2015.

    1. cpdr cpdr

      i dolomitici.ci sono ancora.lavorano … producono… elisabetta miete grandi successi internazionali….e i dolomitici con leil. Il problema è il Trentino. E il Trentino non li rende credibili. Ed è un peccato. Per tutti.

      1. Po Po

        Non sarebbe male che aggiornassero il loro sito però dato che il Trentino li sta snobbando. Anche perché vedo pure io i successi dei singoli, ma come gruppo mi sembrano invece inabissati: c’è ancora la vigna del Ciso? C’è, per dire, modo di fare una verticale di Ciso o ciascuno deve recuperare la vecchia bottiglia comperata quella volta a Castel Noarna?
        Poi sul discroso generale sono d’accordo e hanno successo per fortuna anche altri vignaioli piccoli che non fan parte del Ciso.

      2. Devis

        Cprd Hai sbagliato il concetto, non deve essere il Trentino a rendere credibili le persone, ma le persone a rendere credibile il Trentino e tutti i Dolomitici ( nonché vignaioli indipendenti del Trentino) stanno lottando proprio per questo! W il Trentino dei Vignaioli

            1. Giuliano Preghenella

              Carissimo Cosimo quando ho cominciato a far l’agricoltore trent’anni fa ricordo che qui a Roverè della Luna c’era un campo grande coltivato a Ambrusca a foglia Frastagliata che dopo pochi anni è stato soppiantato dall’amato/odiato Pinot Grigio.
              Ora non so se l’Ambrusca sarebbe stata territoriale a Roverè della Luna so però che se quel contadino avesse continuato a coltivare l’Ambrusca o l’avrebbero ricoverato o avrebbe coltivato in perdita con tutte le conseguenze. Pertanto io oggi gongolo per le medaglie di Cavit.

              1. trentinowineblog

                Caro Giuliano, tu fai bene a gongolare per le medaglie di cavit. E insieme a te gongolo anche io. A me fa piacere sapere, e lo so, che in Cavit si fanno ottimi vini. Fra l’altro i migliori (come la linea Alta Luna da vigneti roveraiteri) vengono purtroppo venduti solo negli usa. E ci vorrebbe altro che in cavit non si facessero anche bottiglie da medaglie – li si concentra il 70 per cento della materia prima trentina e i migliori tecnici sfornati da san michele – ci mancherebbero che non sapessero fare anche vini da medaglia. Detto questo, Giuliano, il discorso non cambia di una virgola: la doc trentino sui mercati internazionali vale poco o niente – vai a leggerti i prezzi all’ingrosso – e la stessa fine la sta facendo la igt: il vero business, quello che da da mangiare anche a te, caro giuliano, non sta nelle nostre denominazioni ma nelle materie prime dell’oltre po e del veneto con relative denominazioni. E nelle materie prime trentine declassate (perché a te rompono il cazzo per restare nella doc, ma poi quelle materie prime vengono per lo piu declassate per essere immesse sui mercati della gdo). Il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi. Se poi tu ti accontenti del medagliere, va bene cosi. Ma mi sembri come uno di quei soci delle coop..che vanno in assemblea della rurale…o della sociale..perché “ala fim i ghe regala l’ombrela ..o i ghe paga la marenda”.

        1. trentinowineblog

          caro Devis, hai ragione: mi sono espresso male. Avrei dovuto scrivere che il problema sono le denominazioni del Trentino..non il Trentino. Il problema sono queste denominazioni (doc e igt che insistono sul trentino) a cui oggi non viene attribuito un giusto valore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *