Pensierini della Fine (primavera)

noia

Da qualche tempo non ho più voglia di scrivere. Forse non sto tanto bene. Ogni tanto mi capita. O forse ciò che mi circonda non mi piace più. E mi annoia. Non mi piace più e mi annoia a tal punto da farmi passare la voglia di pensare. E di scrivere. Magari siamo solo noi, io e questo blog, da rottamare. Magari.

Ora provo a mettere in fila un po’ di quelle cose che in queste settimane hanno paralizzato la mia voglia di pensare e di scrivere.

In questi giorni l’amico e maestro (so che non gli piace essere chiamato così, ma io lo faccio comunque) Franco Ziliani è stato oggetto di una violentissima campagna di delegittimazione per alcune sue opinioni per fortuna e come sempre politicamente scorrette (che fra l’altro io non condivido nemmeno) sulla vicenda dei profughi di Ventimiglia. Sono rimasto sbalordito: contro di lui, dall’Italia agli Stati Uniti, si è mobilitato il potere dei più più buoni, non per contraddire le sue argomentazioni ma per screditarlo professionalmente.

Ricordo quando, qualche anno fa, una celebre guida vinicola, teorizzò, e applicò con rigore giacobino, misure di selezione ideologica rispetto ad un produttore friulano (Fulvio Bressan) altrettanto (come Ziliani) politicamente scorretto. Il potere dei più buoni, che sta sempre dalla parte giusta, non batté ciglio. E si schierò con i lirici cantori del vino etico. Ora, come allora, ci si dimentica che mentre una guida, quella potente guida in particolare, ha alle spalle un potere editoriale condizionante, l’amico Franco è un blogger solitario, i cui scritti e le cui parole hanno un potere infinitamente meno condizionante sulla sorte e sul destino dei singoli produttori. Il potere dei più buoni, tutto questo, che è tanta roba, finge pelosamente di non saperlo. E per farsi il bidet alla coscienza si accanisce contro il dissenso. E poi giù a sprangare Ziliani. E tanto per passare il tempo, che non si sa mai, anche giù ad adulare Farinetti, il suo Bolla Ciao, il suo Barolo Resistenza e il suo ineffabile marketing “etico” di questi giorni. 

Ogni tanto penso con nostalgia ai tempi eroici, era ieri, di quando all’assessorato all’Agricoltura e al Turismo del Trentino era ben piantato Re Sole, circondato dal suo bizzarro entourage, e al piano rialzato di via Romagnosi si decidevano le strategie promozionali del vino trentino. Mi capita di ripensare, sempre con nostalgia, alla stagione ancora più recente, fino a ieri sera, di quando a palazzo TuttaFrutta imperversava un giornalista – non amico come Fabio Piccoli. Erano bei tempi: avevamo interlocutori all’altezza, gente che almeno si incazzava e trovava il modo di fartelo sapere. E qualche volta, giustamente, di fartela pagare.

Da allora, da quei tempi, sembra sia passato uno tsunami. E io, e questo blog, siamo rimasti orfani: di nemici e di interlocutori. L’assessorato all’Agricoltura (e al Turismo) si muove (?) con passi felpati, così felpati da sembrare immobilizzato dentro l’incubo del che cosa fare. Al piano rialzato di via Romagnosi, oggi, quando sentono parlare di vino ti mettono alla porta, perché se ne sono lavate le mani: hanno girato l’intero malloppo a palazzo TuttaFrutta e si sono liberati di un pensiero.  Certo è che non avere più a che fare con un intellettuale con i controcoglioni come Paolo Manfrini, mi provoca una stato d’animo che assomiglia alla saudade. Perché, è uno che quando parla sa di cosa parla e quando gli parli sei sicuro che ti capisce. Doti quasi sconosciute, fra gli uomini e le donne che mi ritrovo intorno oggi.

Un inquietante silenzio promana da palazzo TuttaFrutta. Dopo l’elezione alla presidenza del viticoltore vegano, dopo l’insediamento alla direzione del Tavolo Marketing e Promozione di un simpatico spumantista della destra Adige e dopo l’addio alle armi di Fabio Piccoli, in quei paraggi non si è più sentita volare una mosca. Aleggia, in quei paraggi, una macabra atmosfera da Spoon River. Senza le poesia di Edgar Lee Master. E senza la magia della poesia il cimitero resta solo un cimitero. 

La micidiale e a tratti paranoica vicenda della La Vis, sembra non essere servita a niente. Il mondo vitivinicolo trentino, vignaioli compresi, non ne ha approfittato per aprire un dibattito e fare un ragionamento di sistema sul profilo strutturale della vitivinicoltura trentina. Un secondo commissariamento che equivale ad un’occasione perduta per il Trentino.

Da quanto non mi capita più di assaggiare una bottiglia di vino trentino di quelle che ti facciano dire: “Cristo, che meraviglia, dopo un bicchiere così si può anche morire”? Forse l’ultima la ho acchiappata un anno fa: era un TRENTO di Cavit – si proprio di Cavit -, una bottiglia supersonica di Altemasi Vintage 1991. Un paio di anni prima mi era capitato di vivere la stessa sensazione con un Gran Masetto di Endrizzi. Poi basta. Oddio non che in Trentino manchi il vino buono, non che manchino le eccellenze, non che manchi la qualità, intendiamoci; quello che manca è il colpo d’ala. La bottiglia da prendere come riferimento, la bottiglia che fa scuola. E che ti appare come un miracolo dell’oggi e una prospettiva del domani.

E concludo qui. Potrei raccontare anche del mio disagio di fronte all’enorme manipolazione culturale e ideologica, in chiave astrattamente e strumentalmente pacifista – un secolo dopo la pace e la pacificazione – a cui grottescamente si sta dedicando la Provincia di Trento sui temi del Centenario della Grande Guerra. Ma non lo faccio, risparmio a me e a voi il voltastomaco.

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15 Commenti

  1. Claudio Claudio

    Quello che “non stà succedendo” non è proprio così negativo… anzi! Niente progetti megagalattici o investimenti stratosferici. Niente libidine e onirismo nelle veline di settore alla stampa e niente liriche campagne promo. Niente cinepanettoni o vacanze sul Nilo all’orizzonte (a parte una “crociera” negli States se non ricordo male…). Godiamoci questo spazio di silenzio. Simile al Silenzio dei Monaci Certosini in refettorio… Mi prendo il rischio di affermare che molto probabilmente ciò sia dovuto ad una fase di riflessione. Una riflessione obbligata naturalmente, come la re-idratazione tramite flebo sul letto d’ospedale, ma comunque benefica. Credo ad esempio che i fatti recenti della Grecia stiano permeando… stiano insinuando nell’impalpabile corteccia cerebrale nostrana il sospetto che la mutuabilità dei debiti non sia più un’opzione poi così certa… che se fai una montagna di debiti poi rischi anche di doverteli pagare… Ad esempio vedo un Fracalossi ed un Girardi esprimersi con primi gesti sobri e pragmatici. C’è Silenzio in refettorio… forse si Riflette… forse si riflette anche sulle scritture di questo blog…

      1. Claudio Claudio

        …@ Erwin & Tex… Caro Erwin, magari hai ragione tu. Penso che capiremo meglio la natura del silezio dagli eventi dei prossimi mesi. Di sicuro c’è che in queste settimane molti sono assorti nell’ordinare i dati per la chiusura dei bilanci, Come sai tra il 31 Maggio ed il 31 Luglio se ne chiudono parecchi… e… chi lo sa, magari manca qualche petalo ai soliti mazzi di rose… o forse hanno troppi petali da distribuire e non sanno ancora bene a chi distribuirli… (banche? o finanziarie? o soci? o managers? o personale? o investimenti in cantina? o advertising e marketing? o ricerca? o joint-ventures? o acquisizioni? o Farinetti?…)

        Caro Tex, troppo gentile…

  2. PO PO

    Ziliani ha iniziato una rissa mediatica e come nelle risse vere alla fine é impossibile distinguere ragioni e torti, e non ha niente da dolersi. Fra l’altro ha iniziato maluccio, ostracizzando una produttrice per le sue idee, secondo me non é la sua la posizione da sostenere. Quanto al Trentino Wine Blog, mi pare ormai acclarato che il legame territorio-vino non interessa dalle nostre parti. Questo blog ha avuto il merito di mettere il focus sui grossi temi: ricordo le squallide brughiere o la feroce discussione sul pinot grigio. Adesso peró é tutto una quiete. Dalla stampa non regolare e dalla libera discussione della societá civile sembra non si riesca a smuovere niente perchè il vino é visto solo sul lato produzione e non per il suo legame col territorio. Quindi si perde la dimensione politica e resta solo la degustazione, che per sua natura ha poco senso come discorso culturale. Io spero che tu continui a scrivere, ma solo se questo ti dá gioia e ricerca di senso. Altrimenti sará quel che sará e moriremo tutti Geishe ben patinate.

  3. Pietro

    Caro Cosimo, hai proprio ragione! Era bello leggere le varie (dis)avventure che riportavi… Mi mancano le tue “scorribande” nel mondo enologico. Peccato che non ci sia più nessuno a rallegrare le vicissitudini del vino Trentino…

  4. CPdR CPdR

    Ringrazio tutti, per le belle parole e per l’incoraggiamento. Non è che ho deciso di smettere, tutti tranquilli. Solo a volte mi prende lo scoramento di fronte alla pochezza e all’ipocrisia degli ambienti che girano intorno al vino (forse non solo a quello). Grazie a tutti, Franco, Mario, Giuliano, Claudio e a grazie anche a Paolo (Manfrini) che mi ha scritto in privato.

  5. Claudio Claudio

    Caro Cosimo, come in natura viviamo il cambiare delle stagioni, le fasi della luna ecc. ecc., anche nella società umana dobbiamo vivere il cambiamento delle epoche… ora siamo entrati in un’epoca di profondo decadentismo sociale. Però… come tutte le epoche… anche questa ha la sua particolare dignità, anche quest’epoca è meritevole di essere vissuta e raccontata tanto quanto le altre, come il rinascimento, il positivismo, il romanticismo, l’imperialismo, l’illuminismo ecc. ecc. Di tutte le epoche (come la vecchiaia), forse è la meno entusiasmante ed affascinante di tutte… pazienza! Eppoi è bene tenere a mente che non è compito dei pensatori e degli intelettuali fare le rivoluzioni, questo compito spetta al popolo. Il pensatore e l’intellettuale deve tenere vivi gli ideali, mettere in luce i difetti ed i guasti della cattiva amministrazione. Se il popolo non interviene a correggere il degrado nella sua società è segno che gli stà bene così.

  6. Giuliano

    Ho ascoltato la zanzara, non che mi piaccia Parenzo, ma ha decisamente ragione lui quando dice che gli immigrati non ci piacciono poi però per raccogliere l’uva o per potare le vigne ci servono… perché i nostri figli hanno la puzza sotto il naso, e rimanendo in tema vorrei dire che il linguaggio usato in quella trasmissione fa veramente schifo!

  7. Mario Crosta

    Cosimo, cosa ti devo dire io che me ne sono andato vent’anni fa da questo Paese diventato ormai soltanto un luogo per quindici giorni di turismo? A parte la Sardegna, che è un altro mondo e che mi vede spesso, il resto è ormai in mano a mafia, politici corrotti, enti pubblici marci, insomma è uno stato in putrefazione e mi ritengo fortunato ad essere emigrato. A me è passata la voglia di vivere in questa che è ormai diventata una provincia dell’Africa in mano a una casta di parassiti e sanguisughe, altro che la voglia di scrivere! Perciò, se proprio non hai un’alternativa di fuga all’estero, seguendo gli altri cervelli che se sono già andati, rimani e combatti. Non puoi fare altro che combattere. Ziliani non smette. Fulvio Bressan non smette. Alessandro Dettori non smette. Non smettere neanche tu. Anche se tu dovessi sentirti solo, sappi che non lo sei. C’è molta gente che ti legge e non si manifesta. Tanti hanno paura a esprimersi. Ormai se non fai parte dei pretoriani dell’imperatore puoi anche perdere il posto, oppure la casa, oppure la posizione, se non ti minacciano apertamente l’auto, la casa, i figli. Girano con il machete, il cacciavite, i bastoni, sono liberi di stuprare, violentare, razziare, uccidere, grazie alla mentalità di gente come la Boldrini e Renzi. Le persone perbene hanno paura. Se non si armano e non sparano a vista potrebbero essere le prossime vittime. Io me ne sono andato in tempo e se tu invece resti e vuoi restare, allora non cedere le armi. Scrivi, scrivi, scrivi. Se anche uno solo ti leggerà, avrai fatto qualcosa d’importante. Forse porterà avanti le tue battaglie. Perché mollare? Ti mando un abbraccio.

    1. Claudio Claudio

      Mi ci ritrovo bene nell’analisi di Mario Crosta. Sopratutto la sintesi “…solo un luogo per quindici giorni di turismo…” che definisce la pochezza dell’offerta di futuro della ns società più di mille aneddoti…

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