Consorzio Bis

Sul Gambero il futuro dei vignaioli.

http://www.gamberorosso.it/news/1022674-trentino-lo-strappo-dei-vignaioli-l-associazione-diventera-consorzio-di-promozione

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13 Commenti

    1. Angelo Rossi Angelo Rossi

      Effettivamente, vignaiolo, ci stiamo facendo i fatti nostri. Da consumatori disincantati, dopo esserci preoccupati per una vita dei fatti dei viticoltori che, se sono arrivati dove sono, magari lo debbono anche a chi si è dato da fare in passato. Non si pretende l’applauso, ma il rispetto sì. Ascoltare una critica costruttiva è segno di intelligenza, come denigrare è intolleranza. Detto questo, tutti possiamo sbagliare, salvo ravvedersi e correggere il tiro, ma credere di avere un diritto superiore per il fatto di essere vignaiolo mi pare atteggiamento miope. Come dire: vado in vendemmia senza preoccuparmi del cretino che un giorno berrà il mio vino, o del perditempo che ne parla e ne scrive per sostenere la filiera.

      1. E se posso aggiungere una cosa, caro il mio vignaiolo, dico anche che la questione “vino” è una questione di territorio. E il territorio è una questione politica, che riguarda tutti

      1. Tex Willer

        Sottoscrivo in toto quello che hanno scritto Angelo, Claudio, Gianni, Alice, aggiungo solo caro Vignaiolo che non è vero che nessuno di chi scrive qui è un coltivatore, io lo sono e me ne vanto pure.

  1. Angelo Rossi Angelo Rossi

    Consorzio di promozione, dicono i Vignaioli. Lo strappo si è consumato con il Consorzio di tutela, che nacque 15 anni fa dopo aver chiuso un Consorzio di tutela e promozione che operava da 50 anni. Tutela e promozione, quindi, sono i due corni del problema. Per tutela si intende, semplificando, la definizione e l’applicazione delle regole che disciplinano il settore; la promozione, invece, dovrebbe assicurare la valorizzazione del prodotto. Personalmente ho sempre sostenuto che tutela e valorizzazione dovessero far capo ad un unico organismo, come due braccia guidate da una testa in modo che la destra sappia cosa fa la sinistra e viceversa. I poteri forti del Trentino decisero diversamente, con la scusa di imputare a pantalone la maggior parte dei costi promozionali. Un fallimento annunciato e oggi solo gli sfrontati parlano dei successi della promozione istituzionale. Intendo quella territoriale, ovviamente, perchè quella dei brand aziendali è cosa diversa e dovrebbe essere pagata soprattutto dalle aziende.
    Tornando quindi al Consorzio di promozione dei Vignaioli, bisognerà capire se, come e fino a quando accetteranno di valorizzare le loro produzioni ottenute con le regole fissate dal Consorzio di tutela testè abbandonato. Sì, perchè se pensano a regole più restrittive per i propri associati, tanto valeva definirsi fin da subito Consorzio di tutela e promozione. Credo.

    1. Claudio Claudio

      Ritengo anch’io che l’unica via seria percorribile ora sia quella di un consorzio che si regga su un nuovo disciplinare particolarmente restrittivo e ben congegnato per la produzione di vini di carattere, qualità, identità e personalità, cosa ora non realistica con i disciplinari doc attuali che di fatto conducono alla produzione di vini il cui standard è praticamente quello di onesti igt da battaglia…

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