La new age del vino trentino

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Mentre decido se affrontare o no la passeggiata fino a Trento, sfidando il freddo gelato di queste ore, per partecipare all’apertura del Festival del Vino Trentino, do ancora un’occhiata al programma: sfoglio la brochure on line e il sito web.
Cerco, fin nell’ultimo anfratto dell’ultima pagina, un richiamo alla Confraternita della Vite e del Vino, la gloriosa istituzione accademica che da parecchi decenni accompagna con tutti i paludamenti delle accademie ogni momento istituzionale e para istituzionale del vino trentino.
Ma della Confraternita non trovo traccia.
In passato ho polemizzato assai con la Confraternita del Gran Maestro Enzo Merz e con il Gran Maestro in particolare – forse avevo ragione o forse avevo torto, ora questo però non importa –, ma non mi sono mai sognato di fingere che la Confraternita non esistesse. E non mi sono mai sognato di escludere il Gran Maestro e la Confraternita dagli eventi più significativi di cui sono stato promotore e organizzatore in questi anni.
Ora scopro, invece, che questa nuova stagione promozionale del vino trentino, che fa capo al nuovo Consorzio Vini – nuovo perché da alcuni mesi ha un nuovo direttore e un nuovo presidente – e alla nuova Strada del Vino e dei Sapori – nuova perché raccoglie l’eredità delle dieci vecchie Strade del passato -, la Confraternita non viene più considerata come un interlocutore.
Segno di un tempo, temo, in cui il vino viene vissuto solo come merce da smerciare e non come fattore politico, culturale e sociale. Una new age enoica, e chiamarla enoica è un complimento immeritato, che trovo perfino volgare.
Credo proprio che, se così stanno le cose, non andrò a Trento questa sera. E nemmeno nei prossimi giorni. Anzi ho deciso, domani pomeriggio parto con un’amica  per Canelli città del vino, dove, a giudicare dal programma, qualcosa da imparare c’è.

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8 Commenti

      1. Raffaello Raffaello

        Mi scusi signor Po, ma perché scrive che noi facciamo bisboccia e gli altri promuovono il territorio? Mi sembra che le sagre e le fate le facciano tutti e dappertutto. Quale sarebbe la differenza, fra noi, trentini, e gli altri, quelli bravi?

  1. PO PO

    Sono un membro della Confraternita ma come “soldato semplice” non ho alcun titolo a parlare per essa, lo farà se vuole in Gran Maestro o qualcuno dei Capitolari.
    Parlo quindi a titolo personale di persona informata. La prima cosa è che non vedo un gran male per non essere stati a questa manifestazione gastronomica autunnale contrassegnata da management by label dato che il vino quo c’entra un po’ come un parente povero che si deve pur sopportare.
    Ciò premesso va anche detto che la Confraternita negli ultimi tempi e negli ultimi anni ha invece fatto molte attività rivolte ai propri confratelli in direzione di una loro consapevolezza culturale, come visite a cantine locali e internazionali, viaggi alla scoperta delle celebri zone viticole nel mondo: basta guardare sul sito della Conf. Il bellissimo resoconto del viaggio in Alsazia; basta pensare al corso di avvicinamento al vino con un bellissimo taglio culturale svolto questa primavera e condotto magistralmente dalla dott.ssa Pedrini della Pravis. Ciò detto resta un evidente deficit comunicativo della Confraternita rispetto al dibattito sul vino in questi anni in cui parole da dire ne avremmo avute molte. Ed è un peccato perché abbiamo delle intuizioni e delle preveggenze che dimostrano la nostra indubbia competenza: basta guardare al mitico convegno sul vino naturale organizzato nientemeno che con la rivista Porthos, che per molti è un oggetto di culto, il 12 dicembre 2009 che visto alla luce dei fatti di oggi (leggi pesticidi) risulta quasi profetico.
    Resta poi la difficoltà di un soggetto un po’ antiquato ad inserirsi nel dibattito moderno che è velocissimo mentre noi siamo lenti: nonostante la nostra lentezza sia un contrassegno e lo custodiamo con gelosia.
    Piuttosto io una critica feroce la farei, e ne parlerò anche alla nostra prossima assemblea: cosa aspettiamo a scacciare dal nostro sodalizio quelle persone che abbiamo accolto e che hanno visto in noi solo una medaglietta da appicicarsi sul petto. Qualcuno dei nostri confratelli è coinvolto in questa manifestazione! ma non muove un dito per noi, e ci umilia anche se non ci poteva fregar di meno di partecipare. Riceviamo invece solidarietà da questo blog che nel passato, lo ricorda lo stesso autore, ha polemizzato con noi. Secondo me alcuni confratelli, e consorelle, possiamo ormai tranquillamente farli decadere tanto non vengono mai e non ci aiutano nemmeno in occasioni esterne. Grazie per la solidarietà. PO.

    1. PO PO

      Mi spiace per alcuni errori, ma col tablet è difficile.
      Intendevo dire che non è un gran male non essere stati INVITATI a questa manifestazione …
      Il ” quo” ovviamente va cambiato con “qua”.
      Sorry. PO

    2. Angelo Rossi Angelo Rossi

      La Confraternita della Vite e del Vino ha lo scopo di mantenere e sviluppare la cultura e le tradizioni vitivinicole della terra trentina, esaltandone i prodotti migliori.
      Questo è l’assunto del sodalizio e di questo dovremmo parlare. È innegabile che abbia fatto dell’attività negli ultimi anni, soprattutto con viaggi e gemellaggi, ma si è glissato sul cuore del problema. Che duole, a mio parere, proprio nel tessuto del settore vitivinicolo Trentino per l’aspetto culturale che la Confraternita dovrebbe impersonare. La crisi degli ultimi 10 anni, prevedibile e denunciata, è stata considerata “altra”, non di competenza. Personalmente, invece, credo che se ne venga fuori solo facendo leva sulla cultura, che poggia su conoscenza, dibattito e confronto. Cose piuttosto estrenee ai programmi di questa Confraternita. Aveva ragione lo storico e vivente fondatore, Ferdinando Tonon che ne propose, inascoltato, la trasformazione in Accademia della Vite e del Vino per rimarcarne il necessario carattere culturale. Il punto debole del sistema.

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