TRENTO DOC, vai che vai bene! – 2

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Ho ricevuto qualche obiezione e qualche segnale di lamentazione dopo il mio post precedente. In particolare da parte di produttori che non sono stati invitati alla degustazione dello scorso venerdì a palazzo Trauttmansdorff. Si tratta di aziende che pur rientrando nella denominazione TRENTO DOC, non hanno aderito al marchio commerciale TRENTODOC. E qualche segnale di disagio mi è stato comunicato anche da produttori trentini di metodo classico che hanno scelto di non aderire nemmeno alla denominazione e che pure producono ottime bottiglie.

Non so cosa dirvi cari amici: la degustazione è stata organizzata interamente dall’Istituto TRENTO DOC, ai suoi vertici toccava ed è toccato di scegliere e di individuare quali aziende invitare e quali no. E, per una volta, mi sono adeguato.

Per parte mia, e credo di poter parlare anche a nome dell’amico Ziliani, sono disposto ad una nuova degustazione cieca, magari riservata alle bottiglie fuori dal marchio commerciale (trentodoc) e fuori dalla denominazione (trento doc). Non c’è problema.

E invece torno sulla degustazione dell’altro giorno. Ancora per fare qualche considerazione generale a riguardo dello stato di salute della denominazione. Mi pare di poter dire che al di là degli errori di marketing, dell’equivoco fra denominazione e marchio commerciale, degli imperativi padronali di qualche cantinona e tutto il resto che sappiamo, la produzione trentina sia molto ricca, piena di sfumature e anche solidamente ben strutturata. Scorrendo il libricino delle mie note, osservo che ci sono alcune maison storiche, che si collocano sempre ai vertici di qualità per tipologia e per annata: Ferrrari, Letrari, Altemasi e forse fra tutte, per completezza e coerenza della proposta, Abate Nero. E’ un TRENTO dominato da queste quattro maison, quello che ho assaggiato con maggiore soddisfazione l’altra settimana. Eppure il Trento non si esaurisce qui. E’ emerso, infatti, il panorama di un arcipelago di produttori, diciamo così, “minori”, capaci di sfidare, per interpretazione della bolla di montagna in termini di verticalità e di piacevolezza, anche i grandi protagonisti: penso a Endrizzi, Revì, Maso Martis e al piccolissimo Zeni Giorgio (quest’ultimo per me una grande scoperta). E faccio un’ultima nota, positva: mi ha fatto piacere scoprire fra le mie note, bei punteggi anche per le bolle cooperative dell’orbita Cavit: Cantina Rotaliana, Cantina di Trento, Mori Colli Zugna, Cantina di Aldeno e Toblino. Segno di una vivacità, ma anche di una competenza e di una esperienza, territoriali, che sarebbe un peccato vedere sprecate nei prossimi anni dal pressapochismo e dall’incuria con cui il metodo classico trentino è stato gestito dalle istituzioni nel recente passato.

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