Eccellenze obsolete

obsolo

La Camera di Commercio di Trento in collaborazione con Google e Unionncamere, nell’Ottobre 2014, diede via a “Eccellenze in digitale” un programma di consulenza sulla digitalizzazione dedicato alle aziende agroalimentari trentine.

Perché questo servizio? Da alcune statistiche si è rilevata una certa arretratezza sul mondo WEB e non solo delle aziende della filiera e, in special modo, di quelle vitivinicole.

Questo servizio prevedeva consulenze gratuite da parte di due esperti Google per le aziende che decidevano di aderire. I due esperti si recavano personalmente in azienda, controllavano la situazione in rete e sui Social Networks e davano, sempre gratuitamente, consigli alle aziende stesse, fornendo anche la propria disponibilità durante le fasi dell’eventuale rinnovo e progettazione del sito internet aziendale.

Ma nell’Era della comunicazione digitale, lo sanno tutti e lo dicono tutti gli esperti di marketing (oggi WEB marketing), il sito internet è importante tanto quanto il packaging della bottiglia, se non oltre.

I guru dell’informatica ci insegnano che ormai il numero di accessi al WEB via dispositivi portatili (mobile device, ovvero tablet e smartphone) ha superato quello via personal computer e, se ben ci pensate -mode a parte-, non appena qualcuno dei vostri amici vi racconta l’eccitante serata a base di ottimi cibi ricercati e di una buona bottiglia, la prima cosa che fate è connettervi al vostro dispositivo mobile a cercare l’eccellente vino segnalato dall’amico, l’azienda di produzione, le sue recensioni e i premi vinti e quindi il modo per averlo.

Ma se TU azienda non sei sul WEB, mi dispiace per te ma hai perso un possibile cliente. Ma oggi non basta esserci… eh no non è così facile, occorre esserci e anche bene. Questo perché per complicare il giochino manca un pezzo del puzzle, la variabile dei “motori di ricerca” (Google, Yahoo, Bing i principali), che altro non sono che dei programmi che, dal WEB, cercano per te all’interno della rete le informazioni sul tuo vino. Ma se TU azienda non hai un sito responsive, correttamente indicizzato, con belle fotografie (oggigiorno l’immagine vale un miliardo di volte le parole), e testi mirati, il motore di ricerca il tuo sito non se lo fila nemmeno un po’.

Cosa significa responsive? Semplicemente che si adatta alla forma dello schermo del dispositivo mobile facilitandone la visualizzazione.

L’interattività… cos’è… non è altro che la possibilità del visitatore di essere intrattenuto ed incuriosito dal sito. E lo sapete che esistono strumenti gratuiti per controllare le statistiche di visualizzazione del sito, il numero e il tempo degli accessi, il paese da cui provengono questi accessi, le pagine più cliccate etc? Si chiama Google Analytics ed è utilizzabile gratuitamente da tutti.

Errori non sono ammessi: pagine che saltano fastidiose e antipatiche o ridondanti sono da eliminare, form per l’iscrizione alla newsletter o di richiesta informazioni è d’obbligo, basta testi lunghi – pomposi- noiosi, viva l’essenzialità perché la gente ti giudica in 5 secondi. E se vuoi dare consigli sull’abbinamento wine&food… chiedi ad un esperto perché spesso si leggono abbinamenti davvero improbabili e il consumatore non perdona.

Se una volta era importante avere una bella vetrina curata, oggi la tua vetrina è il WEB. Hai dedicato tempo e fatica per ottenere un vino eccellente? Ma il tuo vino eccellente a cosa serve se ti resta in cantina? Mettilo in mostra perché si sa che “la pubblicità è l’anima del commercio”, e internet offre possibilità di pubblicizzare gratuitamente.

Tornando alla situazione Trentino. Qualche giorno fa spinta da una gran curiosità, ho dato un’occhiata alla situazione digitale delle aziende trentine (sia private che coop). A parte i big (che sicuramente avranno dei web master nel loro organico) la metà circa delle coop del territorio e un numero elevato di aziende private (ho perso il conto mentre mi saliva lo sconforto) hanno siti obsoleti, spogli, pomposi, dai colori assurdi, pesanti (in termini di Mb e di velocità di caricamento), fotografie vecchie, tristi, nessun link ai propri Social Networks (anche se li si possiede) e soprattutto non responsive! Ma se anche tu consulti internet dal tuo bellissimo Smartphone da €800,00, perché no ti prendi cura del tuo povero e vecchio Sito WEB?

Care aziende, con molta umiltà e rispetto mi permetto di darvi un consiglio. So che siete prese da mille altre faccende e impegni, ma spendete due minuti per guardarvi attorno (ma fuori dal Trentino). Anche l’agricoltura si sta digitalizzando, i vostri clienti fanno parte di quel gruppo definito come “Nativi Digitali“, di cui anche i vostri figli fanno parte.

Il progetto adesso però è riservato alle strutture Alberghiere, non più alle aziende agroalimentari. Ma siete ancora in tempo per rivolgervi alla Camera di Commercio di Trento. Per il vostro bene e per quello del vostro business, chiamate qualcuno che abbia competenze nel mondo WEB, ma non il vostro grafico di fiducia, qui non si tratta di grafica! Sul territorio esistono aziende di giovani che il WEB lo mangiano per colazione.

Fatevi spiegare l’importanza dell’essere correttamente sul WEB e soprattutto, investite quei 2-3.000 euro per rinnovarvi.

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14 Commenti

  1. Giuliano Preghenella

    Ecco per esempio se questo seminario su: «La fertilità del terreno: come mantenerla e migliorarla» svoltosi nel comune di Sarche, fosse stato video-registrato e postata in rete la sua registrazione (accessibile anche a pagamento, purché…) ora tutta la viticoltura trentina potrebbe usufruire di preziose informazioni.
    Non capisco perché si è così restii a sfruttare grazie alle nuove tecnologie questa possibilità per fare formazione ad ampio raggio a basso costo.

    http://www.ladigetto.it/permalink/48175.html

  2. Claudio Claudio

    La verità è che i pochi illuminati sono prigionieri del medioevo sociale e culturale italiano. Un medioevo ben coltivato e mantenuto con grande passione e cura, tramite corporazioni, associazioni, comitati ecc. ecc. Il costo di mantenere il medioevo nel terzo millennio naturalmente è enorme. Oltre ad internet prendiamo un altro esempio: gli orari delle attività commerciali. Le aperture possono essere dalle h 6:30 alle h 11:00… le chiusure per pausa pranzo possono essere dalle h 12:00 alle h 13:30… le riaperture pomeridiane possono essere dalle h 14:00 alle h 16:00 e le chiusure serali dalle h 17:00 > in poi… Cosa significa, significa che chi vuole usufruire di una serie di servizi è intanto costretto a spezzare la giornata in due, con due uscite, una al mattino ed una al pomeriggio oppure deve organizzarsi su più giorni. Il tutto per fare quello che magari richiederebbe solo 4 ore continuate… Oggi poi che molti, come il sottoscritto, viaggiano da un posto all’altro, trovano frustrante ed assurdo non poter approfittare del viaggio per fare acquisti o utilizzare servizi in posti diversi perchè spesso si trovano le attività commerciali in orario di chiusura…Uno spreco di opportunità di consumo enorme, incalcolabile oggi… Non sarebbe banalmente semplice e utile che un dirigente della provincia (per non parlare a livello nazionale invece che perdere anni e anni a parlare per esempio dell’”enorme” problema nazionale dei ca. 10.800 gay e lesbiche) e dirimesse la questione coordinando e unificando gli orari delle attività commerciali in modo da ottimizzare al massimo le opportunità di spesa dei cittadini/turisti/consumatori/viaggiatori?…

    1. mwg mwg

      Claudio sono d’accordo con te ma non dimentichiamoci che tenere un’attività commerciale aperta in modo continuato implica aver più disponibilità del personale e ciò porterebbe a pensare ad un aumento delle unità operativa (ovvero numero di persone e quindi posti di lavoro). Purtroppo non è così. Spesso sono quei pochi dipendenti che si devono prestare a molti straordinari (mal retribuiti) facendo turni doppi e togliendo tempo prezioso alla famiglia (spesso sono le donne che lavorano sabati e domenica) col rischio di “svalutare” quello che è il valore della famiglia e dello stare assieme. Ben venga l’orario continuato ma i sabati (pomeriggio) e le domeniche io rimetterei gli obblighi di riposo.

      1. Claudio Claudio

        …non mi leggete in fretta…vi prego…penso e rifletto parecchio prima di dire la mia…difficile che spari cazzate a vanvera… Non ho proposto ne l’orario continuato e nemmeno il lavoro durante il weekend. Ad esempio già un balzo sulla luna sarebbe il seguente orario unificato per tutte le attività commerciali (ristoranti esclusi naturalmente): 10:00-13:00 / 14:00-19:30 lun-ven. ottooreemezza… un orario che tutti imparerebbero a memoria e quindi tutti possono organizzarsi al meglio per ottimizzarlo… Vogliamo dare una mezza giornata libera alla settimana? Bene, invece di frantumarla come oggi, chi il lunedì mattina, chi il lunedì, chi il martedì pomeriggio, chi il mercoledì… in un casino di modi che nessuno riesce a ricordarsi ed a gestire, allora unifichiamo anche quella. E per favore non restiamo ai ceppi dei dogmi e delle ideologie, le risorse sono in calo, i costi aumentano per cui anche ottimizzare i costi di tutti gli andirivieni in auto aiuterebbe non poco a far risparmiare vero tempo e vero denaro alle famiglie…

        1. mwg mwg

          Claudio ho capito quello che intendi e lo condivido (modello Alto Adige… come al solito arrivano prima).
          Questo gran caos è arrivato nel momento in cui c’è stata una sorta di “liberalizzazione” della gestione delle attività commerciali. Infatti girando nelle cittadine trentine, le catene e i franchising son sempre aperti, mentre negozi tradizionali (con sicuramente un appeal maggiore per il turista domenìcale) restano chiusi.
          Per non essere OT, il concetto che si può riprendere in mano applicandolo alle aziende vitivinicole è che come al solito che c’è poca collaborazione tra le aziende stesse, una sorta di rivalità o individualismo, se la parola rivalità fosse troppo forte, che alla fine nuoce a tutti.
          Come discusso abbondantemente su altri articoli in questo blog e soprattutto da persone molto più esperte e autorevoli, la mancanza di collaborazione piuttosto che la voglia di mettersi in gioco alla fine crea solo “danni” alle aziende medio- piccole.
          Il mio consiglio quindi era di armarsi di quelle possibilità democratiche che offre il Web per cercare di mostrarsi al pubblico attento e osservatore di Internet.

  3. mwg mwg

    Giuliano, credo occorra innanzitutto fare una distinzione tra sito web pubblico e sito web privato. il Primo ha scopo istituzionale, di informazione e di gestione di “dati sensibili”, quindi richiede un certo tipo di struttura che garantisca la privacy e soprattutto evitare commenti “scomodi”.
    Qui invece si parlava di siti con lo scopo di promuovere in maniera ottimizzata e mirata la propria azienda. Credo che un INPS ad esempio, interessi poco essere tra i primi risultati che escono da google.
    Sulla riluttanza nel coinvolgere i soci, da quel che vedo, si vuole tener separate la parte “produttiva” e quella “commerciale” e su questo posso essere d’accordo per una questione organizzativa. Se anche i soci delle coop iniziassero ad intervenire sulle decisioni commerciali o promozionali si creerebbe il caos totale.
    Sul discorso dei “mi piace” sui post delle proprie coop, correggimi se sbaglio, credo sia più una questione di fiducia nella coop stessa; a molti interessa solo che gli si venga pagata in modo corretto l’uva, poi una volta conferita poco gli importa. Non tutti credo abbiano interesse, credo che la decisione del conferimento in un’azienda piuttosto che in un’altra dipenda unicamente dal prezzo e dalla vicinanza del proprio campo.

    1. Giuliano Preghenella

      A me sta a cuore anche la qualità del sito web “pubblico”, specialmente se è punto di riferimento di una categoria, e più il sito è vicino alle esigenze della stessa e più sarà utile, altrimenti si rischia di buttare soldi pubblici;

      sul discorso della riluttanza, io nel mio dire non intendevo che siano coinvolti i soci nel commerciale, hai ragione tu, sarebbe un caos totale, chiedo scusa, evidentemente mi sono spiegato male,

      io intendevo dire invece che, alcuni soci appositamente istruiti potrebbero diventare benissimo “brand ambassador” della loro Cooperativa, a partire dal “minimo” condividere i post sui social al essere testimonial, capaci di raccontare ai propri clienti come nasce quel vino ed essere loro stessi i comunicatori del proprio territorio.

      Sul discorso poi dei soci poco interessati alla loro Cooperativa da quello che leggo in giro mi sembra di capire che è un male comune, non che questo mi consoli, ma basta leggere quello che scrive il Presidente dell’Associazione Artigiani di Trento Roberto De Laurentis nell’editoriale del suo mensile per vedere che anche lì fra i suoi soci abbonda forte il menefreghismo…

      1. mwg mwg

        Giuliano, ora ho capito cosa intendi. Sì coinvolgere i soci nelle attività con il pubblico è una bella idea!
        Ma molte coop agricole si sono bruciate tutto… anche la fiducia dei propri soci…

      2. Giuliano Preghenella

        Questa mattina non era possibile, ma ora si, e allora ne approfitto e Vi allego a questo messaggio il decalogo di De Laurentis ( pres. degli Artigiani del prov. di Tn) di come distruggere un associazione così come riportato nell’editoriale sopraccitato.
        Mi sembra interessante condividerlo.

  4. Giuliano Preghenella

    Io credo che lo scetticismo verso la digitalizzazione dipenda anche dalla frammentazione di noi utenti, incapaci di fare voce unica e chiedere per esempio la creazione dello sportello “fai da te” come succede in Regione Emilia Romagna:
    http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/fai-da-te/sportello-agricoltore
    per svolgere pratiche senza dover per forza dipendere da altri;

    o per quanto riguarda la formazione a distanza, l’incapacità nostra di pretendere la creazione di un portale dell’orientamento e della formazione professionale (anche a pagamento perchè è giusto) come avviene presso la Regione Toscana con il progetto Trio, capace di offrire un ampio catalogo di corsi online e informazione sui poli di teleformazione:
    http://www.progettotrio.it/trio/

    o almeno di avere a diposizione un sito http://www.trentinoagricoltura.it con la possibilità di interagire almeno via Twitter…

    Se magari qualcuno di Voi che legge avesse voglia e idee potremo provare e dare vita ad un gruppo di utenti e provare a chiedere nuovi servizi, che dite?

    Una cosa mi piacerebbe capire, e cioè perchè c’è riluttanza, specialmente da parte dei relativi soci, nel ritwittare o cliccare “mi piace” i messaggi che escono sui social media dalle Cooperative stesse.

    E non capisco pure perchè colossi come Mezzacorona, Cavit, o Melinda non si organizzano e coinvolgendo qualche socio nativo digitale appositamente preparato danno il via ad una campagna pubblicitaria sui social, economica ma sicuramente efficace.
    Pensate che forza avrebbero 2/3 mila retweet …

  5. mwg mwg

    Gentili Giuliano e Claudio,
    mi fa davvero piacere che condividiate le mie parole. Avete ragione entrambi. Per quanto riguarda gli enti “pubblici”, lo scetticismo verso la digitalizzazione credo sia in primis la difficoltà di alcuni dirigenti di metà secolo verso la comprensione delle potenzialità del WEB e inoltre, la trasparenza che il WEB richiede.
    Per quanto riguarda le info essenziali è proprio vero… si è talmente presi nel riempire i contenuti (spesso autocelebrativi, come per colmare qualche vuoto esistenziale e ne ho la certezza) che ci si dimentica la parte più tecnica ed essenziale (indirizzi, numeri telefonici e modulo contatti che alla fine chiudono il cerchio e portano la “conversione” ovvero un nuovo cliente.

  6. Claudio Claudio

    .arretratezza?… quando mai! A me basterebbe intanto che si cominciasse dalle aste…IIII //// —- (quelle che la maestra ci faceva fare i primi giorni di scuola per farci far pratica col pennino, l’inchiostro, il calamaio e la carta assorbente..)… Mi basterebbe che tutti sti’ “dannati” ristoratori e pizzaioli mettessero sulla prima pagina web (home page) in bella vista ed in grande: il NUMERO DI TELEFONO!!! ed il/i GIORNI DI CHIUSURA!!! perché? PERCHE’ SONO LE DUE (2) SOLE INFORMAZIONI DAVVERO INDISPENSABILI per qualsiasi pirla che necessiti visitare il loro sito e di cui ha bisogno di SAPERE SUBITO…!!! Stì’ pirla invece le nascondo in fondo a qualche link, a qualche pagina tipo “Contatti” o non le mettono affatto, sopratutto i giorni di chiusura o di ferie…. Ci mettono una caterva di foto sciocche ed inutili ma l’ESSENZIALE manca nel 95% dei casi!!! … E se manca la base figuriamoci il resto… (“…Eccellenze my ass…”direbbe Jim Royle).

  7. Giuliano Preghenella

    Bel consiglio, mi piace!
    Sopratutto quando dici: “Anche l’agricoltura si sta digitalizzando” è vero, eccome!
    Anzi, diversamente da ciò che vogliono farci credere il problema non è l’agricoltura arretrata, il problema è quel muro di gomma che sta tutt’intorno all’agricoltura e a cui sembra piacere e coltivare il digital divide.
    Faccio un esempio, che potrà sembrare banale.
    Riguarda la Camera di Commercio stessa.
    A fine agosto detto ente ha inviato a molti di noi viticoltori la fatturazione dei controlli Erga Ommnes avvenuti,
    si parla di fatture con importi da 2 massimo 3€, da versare tramite bonifico bancario.
    Nulla da contestare sull’importo, sia chiaro, ma lo capisce chiunque che alla fine costa di più la carta, il confezionare la busta, la spedizione e le commissioni bancarie che non l’importo stesso da pagare, quando basterebbe che l’invio della stessa fattura avvenisse tramite P.EC. strumento ricordo, che tutte le imprese agricole sono obbligate ad avere,
    e poi tramite bonifico bancario sempre online pagare senza spostarsi di casa e senza costi aggiuntivi.
    Non occorre certo appartenere alla millennial generation per organizzare un servizio di questo tipo.
    Ho scritto in proposito alla Camera di Commercio proponendo questa soluzione, mi hanno risposto che: “…la fatturazione ai soggetti viticoltori avviene una volta l’anno e per questo motivo non sappiamo ancora come gestiremo quella del 2016. È sicuramente nostra premura…bla bla bla”. Insomma c’è poco da sperare.
    Ma poi anche come Digital Champion potrei riportare qui un sacco di altri esempi di risposte vaghe a sollecitazioni che ho scritto per esempio ai sindacati agricoli, alla Cooperazione ecc… questo per sottolineare che il digital divide non dipende solo dall’agricoltore poco propenso all’uso dei nuovi media ma dagli stimoli che esso stesso non riceve da chi dovrebbe aiutarlo a progredire.
    Unica soddisfazione, e qui devo ringraziare personalmente il prof Andrea Segrè e il dott. Franco Giacomozzi per l’attenzione riservatami, l’ho avuta dalla Fondazione Edmund Mach, avevo chiesto infatti se era possibile avere in altro formato le registrazioni dei convegni e dei seminari che si svolgono nella sede a S. Michele e solitamente caricati su questo sito: http://live.fmach.it/
    e utilizzabili però solo davanti ad un monitor,
    dopo un po di tempo hanno dato vita a questa meraviglia: http://podcast.fmach.it
    da qui infatti è possibile scaricare gli stessi file in formato mp3, formato come ben sapranno i lettori utilizzabile anche con il cell, (anche se non da 800 €), e così dopo aver scaricato i file mentre lavoro in campagna posso ascoltare e nello stesso aggiornarmi su argomenti inerenti il mio lavoro, per me è una cosa importante spero lo sia anche per altri miei colleghi.

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