Per un Trentino che faccia innamorare

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Del piano strategico pluriennale del turismo trentino recentemente presentato so solo quel poco o tanto apparso sui giornali. Poco, perché mi aspettavo di più in fatto di strategia, appunto, tanto o almeno sufficiente, in fatto di analisi dell’esistente con punti di forza e debolezza anche condivisibili. Una prospettiva che interessa anche chi si occupa di vino locale essendo il turismo veicolo fondamentale per lo sviluppo enoico. A parte il sospetto-certezza che nessun operatore vitivinicolo abbia avuto modo di metterci il naso in fase di elaborazione, questo piano pare proprio monco di strategia futura.
Sono anni che per trainare il Trentino si poggia sui due pilastri delle Dolomiti e del Garda e tutto l’apparato ruota attorno ad essi. Comunicazione compresa. Presumo sia chiaro a tutti come le ricadute del messaggio Dolomiti-Garda non alimentino solo l’economia locale, ma ingrassino anche chi delle Dolomiti e del Garda detiene la maggioranza territoriale. Alto Adige e Veneto ringraziano, guardandosi bene, loro, dal farne il focus della loro comunicazione: l’Alto Adige puntando su Alto Adige-Südtirol e il Veneto su una tavolozza di aspetti che comprendono “anche” monti e lago. Insomma, al messaggio trentino manca proprio la centralità di “Trentino”. Eppure è stato detto e ripetuto, ma gli ambiti forti non hanno interesse a puntare sul “generico” Trentino, preferendo scannarsi per acquisire spazi utili al “particulare” facendo perdere occasioni su occasioni al territorio nel suo insieme. Come se il concetto fosse già acquisito e non in un momento in cui questo dev’essere ancora consolidato. Non contenti, la strategia prevede di puntare su Brasile, Cina, India e Corea del Sud che hanno i migliori tassi di crescita…. dimenticando che quei turisti sono semplicemente impossibili da fidelizzare. Non voglio pensare che l’apparato promozional-turistico si freghi le mani pensando alle missioni prossime venture finanziate dall’ente pubblico, ma l’accondiscendenza di operatori e comunicatori su questo punto lascia perplessi.
Certo, battersi gomito a gomito con i competitor a cavallo del Brennero per acquisire ulteriori quote di mercato tedesco è fatica improba al confronto. Meglio ampliare l’orizzonte, come se fossimo qualcosa di diverso da un puntino sulla carta mondiale. Cosicché le strutture e gli addetti non avranno gli stimoli necessari per fidelizzare i bavaresi o i padani, quelli cioè che in Trentino potrebbero venire ogni fine settimana. E poi si parla sempre del bisogno di destagionalizzare… Pensiamo di farlo con chi un viaggio transcontinentale se lo può permettere una volta nella vita? O crediamo di meritarci in continuo soggiorni stranieri da migliaia di Euro a botta?
Non c’è trippa nemmeno per gatti vinicoli: sulle loro etichette la parola “Trentino” non appare quasi più e men che meno su quelle destinate ai mercati mondiali. In questo c’è coerenza, peccato sia miope.
La domanda allora è: a chi spetta fare il primo passo nel senso di costruire qualcosa di stabile e duraturo? O continuiamo a viaggiare tanto per girare? Dimenticando che anche i turisti, non meno dei consumatori di vini prestigiosi, ronzano attorno solo a ciò che li ha fatti veramente innamorare.

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Un commento

  1. Albergatrice Albergatrice

    Per fortuna, egregio signor Rossi, il Trentino funziona meglio della sua scrittura e innamora di più. Perché la sua scrittura proprio non fa innamorare nessuno.

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