FEM, I FRENATORI ALLA RISCOSSA

femsegre

Ma che diavolo succede nel CdA della FEM?

Ci volete far perdere tempo prezioso?

Aspettiamo da anni progressi importanti dopo la decodifica del genoma della vite e del melo, ed ora che siamo alla vigilia di importanti risultati grazie alla ricerca sul Genome editing e sulla Cisgenesi, buttate tutto all’aria?

Che c’è, siete sotto scacco di quell’organizzazione sindacale agricola che impedisce sia la coltivazione che la ricerca sugli OGM sul territorio nazionale ma poi li distribuisce pacificamente nei mangimi che commercializza nei suoi consorzi agrari ?

Avete bisogno di una mobilitazione di agricoltori nauseati di foraggiare ditte produttrici di antiparassitari e altrettanto stufi di essere accusati di inquinare?

Aspettiamo risposte o dimissioni da chi evidentemente, non è capace di rappresentarci!

Vorrei aggiungere che se qualcuno volesse approfondire l’argomento sulla via italiana del miglioramento genetico che Confagricoltura Veneto e Confagricoltura Friuli Venezia Giulia hanno organizzato a Padova mercoledì 24 novembre un incontro pubblico molto interessante che è possibile rivedere su YouTube e che ripubblico qui sotto.
Suggerisco in particolare di ascoltare al minuto 1:23:53 l’intervento del professor Michele Morgante, presidente della Società Italiana di Genetica Agraria e Ordinario di Genetica alla Facoltà di Agraria dell’Università di Udine e ascoltare pure l’interessante dibattito che ne è seguito.
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22 Commenti

  1. Nostradamus

    Signor Preghenella, non capisco la sua posizione… Mi atterrò ai fatti, sperando che Lei sia stato solamente malinformato…
    Il progetto ‘genoma della vite’ partì in origine tra l’Istituto Agrario, l’Università di Udine (Morgante) e Bari e il Centro di ricerche nazionali Francese, formando con un consorzio di ricerca: fu l’Istituto Agrario a volere uscire dal consorzio (su direzione/decisione proprio di signori che vede sull’articolo dell’Adige) e, con tanto di smusata scientifica, fu il consorzio e non l’Istituto a pubblicare il sequenziamento sulla rivista Nature. Quindi non è Morgante a dare validità al metodo di FEM. Morgante ed il Consorzio sono andati per la loro strada … nonostante FEM! Fa un po’ tristezza vedere l’ottuagenario Salamini arrampicarsi sugli specchi per difendere gli errori passati che ora dobbiamo pagare non tanto con i soldi dei contadini, ma coi soldi dell’intera collettività.

    1. Giuliano Preghenella

      Gentilissimo Nostradamus innanzi tutto grazie per la risposta, Le dico subito che io non sono malinformato, ma come tutti gli agricoltori, penso, non ho piuttosto nessuna informazione circa il futuro di FEM e questo è peggio, perchè proprio come Lei sostiene sono soldi dell’intera collettività ad essere impiegati e quindi sarebbe giusto che nella discussione sul futuro di FEM fossimo coinvolti anche noi agricoltori/utenti.

      Noi agricoltori siamo continuamente tirati in ballo con l’accusa di inquinare l’ambiente con gli antiparassitari e i concimi, ma ora che la scienza ci darebbe la possibilità di produrre in modo totalmente sostenibile si buttano tutte le conquiste fin qui ottenute come mi sembra di capire dall’articolo di Salamini e Scienza?

      E’ troppo chiedere un confronto tra scienziati, tecnici e politica per arrivare a una conclusione certa sul pericolo per l’uomo derivante dall’uso di prodotti geneticamente modificati?
      La Cisgenesi o il Genome editing sono da considerarsi OGM?
      Come possiamo altrimenti noi agricoltori produrre alimenti per un mercato qualitativamente sempre più esigente?

      Anche il Papa nella sua ultima enciclica ha dedicato ampio spazio a una prudente valutazione degli organismi geneticamente modificati, partendo dalla considerazione che “i rischi non vanno sempre attribuiti alla tecnica stessa, ma alla sua inadeguata o eccessiva applicazione”

      Possiamo discuterne prima di sospendere e buttare all’aria tutto?

      Ecco questa è la mia posizione, sottolineo però caratterizzata dall’ignoranza.

      1. Lorenzo P.

        Gli unici risultati, che poi sono di facciata perché nessuno le coltiva, sono gli incroci interspecifici. E non c’entrano con il genoma e tutto il resto.

        1. Giuliano Preghenella

          Il bellissimo articolo di Maurizio Petrolli componente del CdA di FEM e presente oggi sul Corriere del Trentino dice esattamente altro.
          Ne consiglio la lettura.

          1. abbiamo letto abbiamo letto… ma dimmi.. Giuliano, che fortuna hanno avuto in Trentino gli incroci interspecifici ? a parte nei campi sperimentali della Fem e di qualche eroico e innovativo vignaiolo ? ecco qui sta il problema. il disancoramento fra ricerca, innovazione e territorio.

          2. Giuliano Preghenella

            Tiziano, non possono avere fortuna gli incroci interspecifici perchè in quel 10% che reca loro i caratteri di resistenza alle malattie fungine ci sono anche aromi che ne alterano la composizione del vino.
            Altra cosa invece è il genome editing (modificazione, correzione del genoma) che consente di modificare, eliminare, sostituire o inserire, in maniera mirata, specifiche sequenze genomiche (geni) d’interesse, in questo caso inserire nel DNA per es. del Pinot Grigio quel singolo carattere di resistenza alla peronospora ed oidio. Scusa se è poco… Ma per questo da quello che ho capito io ci vogliono prove e soldi. Scienza ha proposto di autotassarci con 20 cents ogni bottiglia di vino prodotta, mi sembra giusto.
            Poi per il disancoramento fra ricerca, innovazione e territorio ti confesso che un po’ ce lo meritiamo anche noi agricoltori, basta vedere il grado di attenzione che dimostriamo verso questi argomenti, non credi?

  2. mwg mwg

    Ieri sera mi chiama un’amica, anzi una Amica, ex compagna di studi universitari, ex collega ma non ex amica. Lei è attualmente in FEM, lo è da 10 anni circa. Mi chiama disperata dicendomi che c’è una gran confusione, me lo aveva già reso noto alcuni giorni fa, il direttore cacciato in malo modo e tutta la struttura sta subendo profonde riorganizzazioni. I dipartimenti, dopo tutta la fatica per separarli, stanno ritornando accorpati, molti addirittura verranno definitivamente chiusi.
    Sorgono alcune domande spontanee… ma queste decisioni alla luce di cosa sono state prese? L’inutilità della ricerca fine a se stessa? Il taglio dei contributi? Oppure le migliaia di giovani laureati sfruttati e sottopagati che poi hanno ricevuto un bel calcio nel fondo schiena per ritornare da dove erano venuti?

    1. Giuliano Preghenella

      Anch’io mwg ho ricevuto messaggi che sostengono le stesse tesi, purtroppo pero c’è una paura ad esporsi pubblicamente, non capisco perché…
      Segnalo, così per chi vuole rimanere aggiornato, l’articolo apparso oggi sul quotidiano L’Adige di Carlo Alessandrini ex componente del CdA di FEM dal titolo: Fondazione Mach bavaglio alla ricerca.
      http://www.cooperazionetrentina.it/content/download/678398/9790193/version/1/file/89385.pdf

        1. mwg mwg

          Canaglia, sei strano… una canaglia appunto. Hai sempre risposte a tutto. Mai domande. Sei alquanto ambiguo quasi doppio… oserei dire bipolare sotto alcuni aspetti.

          1. Canaglia Canaglia

            Magari anche schizofrenico … Eh?
            Ma cosa vuoi che domandi?
            La FEM in mano agli scienziati del genoma cosa ha prodotto? In che modo ha incisio? Mentre si trasrullava con i geni, il vigneto trentino diventava sempre più grigio. La FEM degli scienziati è funzionale al potere economico coopetativo. E’ la sua foglia di fico. Ti basta?

        2. Giuliano Preghenella

          Ma no! Che cavolo dici?
          Più ricerca e più trasferimento tecnologico a noi agricoltori. Questa la ricetta che vorrei. E poi non è vero che la ricerca sul genoma non ha prodotto niente, è falso dire questo, lo sostiene anche Morgante nella registrazione della validitá del metodo sostenuto da Fem. Avremo bisogno anche di maggiori informazioni per discutere e scegliere, un bel convegno che ci ragguagli sulle possibilità di queste nuove opportunità. Purtroppo sta vincendo ora la politica e prima l’ideologia.

          1. Canaglia Canaglia

            Uno straripante torrente di scienza infusa sgorgò da San Michele (genoma) e uno da Ravina (Pica) e insieme abbracciarono il Trentino che divenne un un’enorme palude coltivata a Pinot Grigio e a Golden. E l’industria chimica ringraziò. Grazie scienziati. Grazie.

          2. Infatti il CTT ha trasferito un sacco di scienza…eh… lo vedo io il genoma decodificato e applicato nelle campagne trentine; pensa Giuliano che secondo indiscrezioni pare che il prossimo anno sia in vista anche la decodifica del genoma dei mercatini di natale: poi faremo un bel convegno con babbo natale e santa Lucia. E in via straordinaria inviteremo anche la Befana. La partecipazione della madonna e di san giuseppe è in forse. El bambinel, invece, purtroppo, ha già declinato l’invito: il prossimo anno sarà impegnato a discettare sul genoma dell’ombelico del mondo a Sfruz.

  3. Un signore viene a omaggiare D’Alema; ha uno smoking vecchio stile doppiopetto e una vistosa dentiera, è un perfetto mix, di faccia, tra Jannacci e Giovanni Rana. E sul palco ha appena detto che D’Alema è a favore dell’immigrazione (oohhh tra il pubblico) perché ha importato pinot nero e altri vitigni non autoctoni nella sua tenuta umbra. Poi non soddisfatto scende e viene al nostro tavolo. Si apprende che è Angelo Gaja, tipo l’Obama del Barbaresco, vien lì e D’Alema si alza, cortesissimo…. http://www.rivistastudio.com/standard/lo-smoking-di-dalema/

  4. Nostradamus

    O forse, sempliciter, si sono accorti che l’Istituto di Dini Salamini & Dellai, dopo decine di milioni di euro, ha in mano solamente della carta e che le varietà ottenute son state ottenute con metodi tradizionali senza genoma e cisgenomica?

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