Consorzio Vini, incarico confermato

Gazzetta-Ufficiale

Confermato dal Mipaaf l’incarico a Consorzio Vini del Trentino, per  tutela, promozione, valorizzazione e informazione per le DOC Trentino, Trento, Teroldego Rotaliano e Casteller e per le IGT Vigneti delle Dolomiti e Vallagarina.

Decreto Mipaaf

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21 Commenti

  1. Sandokan Sandokan

    Senza che il dottor Rossi si inalberi un’altra volta, posso dire che nemmeno io ho capito perché se esiste un Istituto Trentodoc, le competenze formali il ministero le da al consorzio. Mi sembra un’assurdità. Rossi permettendo.

    1. Claudio Claudio

      …un conto sono le leggi ed i disciplinari che seguono un iter burocratico e legislativo ben preciso ed inquadrato nelle normative europee ed un conto sono le associazioni private o “privatistiche” che si muovono all’interno di questi quadri normativi. Queste associazioni interne in se sono legittime e in certi casi anche utili. Per come la vedo io l’Istituto Trentodoc è una semplice associazione sorta non spontaneamente e non tanto da un numero d’illuminati e volonterosi produttori di Trento Doc desiderosi di unire le forze e mettere risorse per promuovere i loro prodotti identificati da un logo per ragioni di marketing, ma, purtroppo… ideato dalla politica provinciale… e quindi, il nostro Istitutone altro non è se uno di quei famosi “ibridisterili”, col micro-chip per il controllo del software a distanza, creati per conquistare il creato dai “professori matti” di casa nostra…

      1. Cosimo

        Provo a dare il mio contributo, se può servire.
        L’istituto del Trento si chiama Istituto Trento Doc, quindi ha nelle sue corde, almeno sulla carta e nel nome, la doc non il marchio commerciale. E questo, però, viene contraddetto nella realtà dal fatto che le competenze sono affidate completamente a Consorzio; cosa sia, oggi, tecnicamente l’istituto rispetto a consorzio non è dato sapere; forse una libera associazione privata a cui Consorzio delega alcune competenze, e relativo budget economico, in tema di promozione; la cui responsabilità resta sempre in capo a consorzio. La butto lì così, ma magari mi sbaglio.
        In ogni caso, contraddicendo parzialmente Claudio, ricordo che l’istituto nacque negli anni Ottanta – allora si chiamava Istituto Trento Classico – su iniziativa di uomini di buona volontà; non credo allora fosse eterodiretto e politicizzato: era un’associazione libera, nata dalla buona volontà di quei quattro o poco più produttori che allora si dedicavano al metodo classico. Credo abbia avuto un ruolo meritorio, se non altro perché ha contributio alla nascita del disciplinare TRENTO, nei primi annni Novanta. Da cui seguì la trasformazione in Istituto Trento Doc.
        Quello che racconta Claudio, credo, sia cominciato nella seconda metà degli anni Duemila, quando la politica, forse anche in buona fede (si era posto politicamente il tema di come riuscire a riscattare l’immagine del Trentino vinicolo, che già allora stava scivolando inesorabilmente verso un profilo mercificato e si scelse, credo giustamente, il metodo classico), ci si inventò il marchio commerciale trentodoc: è da questo mommento che l’istituto ha svoltato, preferendo occuparsi nel nuovo marchio politico piuttosto che della denominazione – su cui per altro come abbiamo visto non ha competenze formali -. E infatti, proprio in quel momento finisce l’era Lunelli e ne commincia un altra … Peratoner.. Zanoni … Insomma Cooperazione, un mondo molto più vicino alla politica rispetto a quello dei privati. E’ in quel momento che si iniziano anche a dare i numeri. Su L’Informatore Agrario nel 2009, Clementina Palese, mentre intervista Fausto Peratoner, scrive: “Nel 2008 sono state «tirate» 9,5 milioni di bottiglie, di cui circa 8 milioni sono state vendute”. Sempre nel 2009 e sempre su L’informatore Agrario il simpatico amico Paolo Benati (ve lo ricordate?), responsabile di Progetto Vino per conto di Trentino Marketing, dichiarava pomposamente: «A neanche 2 anni dall’inizio dell’attività di comunicazione specifica con il marchio collettivo ci sono segnali incoraggianti sulla sua efficacia: negli eventi e nelle fiere, ma anche nei locali comincia a diffondersi la consapevolezza che non si tratta di un marchio aziendale, ma collettivo. Grande supporto alla promozione è stato dato dalla forte consapevolezza delle aziende dell’importanza di adottare il marchio sul loro packaging. Così l’associazione dei due brand sta diventando consueta».
        Un ottimismo propaganidistico a fini politici quello del caro Benati, che viene smentito dai numeri dichiarati da Zanoni nel 2014 (produzione di 7 milioni) e nel 2015 (7 milioni di venduto e produzione per 8 e mezzo). In quel momento, nel momento dell’introduzione del marchio collettivo, comincia una fase di confusione alimentata dagli interessi della politica e della propaganda. Mescolati con quello dei produttori, che in questo modo possono avvantaggiarsi indirettamente del tesoretto che annualmente TMarketing mette a disposizione di Istituto, sia in termini di denaro sia di servizi e prestazioni di lavoro. Che in fondo essendo risorse gratuite, fanno bene e poi perché dovrebbero essere rifiutate?

        Oggi dell’Istituto si sa poco, se non che gestisce il marchio Trentodoc. Non esiste nemmeno una web site riservata all’istituto Trento Doc; Esiste invece una web site del marchio Trentodoc, la cui proprietà – sempre a proposito di politicizzazione è di Trentino Marketing, non di istituto né di conzorzio.
        Io la vedo così.

        1. Alice Alice

          Interessante excursus storico, mi sorge però una domanda: perché questo Istituto una volta istituita la DOC non ha rivendicato per sé le competenze su promozione e tutela e le ha lasciate invece a Consorzio Vini?

        2. Ciano Ciano

          Credo di aver capito. Mi sembra un bel pasticcio però.
          Qualcuno di voi sa spiegarmi se esistono esperienze come quella del marchio trentodoc, visto che c’era già un marchio collettivo e questo era la denominazione DOC? Perché hanno voluto oltre alla DOC, aggiungere anche un altro marchio? Non bastava la semplice denominazione condivisa da tutti?
          Più scrivo e più torno a non capire un acca…

    1. Angelo Rossi Angelo Rossi

      Che fai Ciano, ci sei o ci fai? Come te lo dobbiamo dire che Trentodoc per la legge non esiste, è una fantasia fuorviante e tollerata, se vuoi, ma quando il gioco si fa serio, quei prodotti sono Trento. Punto. Sottotitolato Denominazione di Origine Controllata. Con la Tutela, la Promozione, la Valorizzazione e l’Informazione in capo al Consorzio Vini. È lui il titolato e quindi il responsabile.

      1. Ciano Ciano

        Non ci sono e non ci faccio, signor Rossi.
        Ma non capisco allora cosa sia questo Istituto, se tutte le competenze sono del Consorzio. Allora il dottor Zanoni, di cosa è presidente? Del niente? Ripeto, non capisco.

        1. Angelo Rossi Angelo Rossi

          Il Consorzio ha veste giuridica e il personale per svolgere i compiti (erga omnes) che la Legge gli ha affidato. Quell’altro è un’associazione (libera) che gestisce il marchio promozional-commerciale Trentodoc e che considera “tutela” la denuncia volontaria del numero di bottiglie tirate e prodotte da parte dei soci. Tutela e valorizzazione di una D.O. sono cosa un po’ diversa.

          1. Angelo Rossi Angelo Rossi

            Chiedo scusa a Claudio e Cosimo, nella fretta di rispondere a Ciano mi ero perso i loro interventi che già chiarivano. Così anche Sandokan è tranquillo: l’Istituto del Trentodoc potrebbe essere la sezione specializzata del Consorzio, elaborare obiettivi e strategie a cominciare dal vigneto di Chardonnay fino alla customer satisfaction. Invece mi pare promuova solo il marchio Trentodoc, di fatto bloccando tutto il resto, mi pare.

            1. mwg mwg

              Claudio, l’Istituto TrentoDOC avrebbe le davvero competenze per fare ciò? Ovvero seguire il processo dalla campagna alla bottiglia?
              Non sarebbe una sovrapposizione di competenze di Aziende, Coop, Uffici tecnici e Servizio Tecnico FEM?

              1. Penso tu volessi rispondere ad Angelo, il quale credo immagini per Istituto (bada che si chiama Istituto, quindi allude ad attività diciamo così alte), un ruolo culturale, di dibattito, di progettazione, di analisi, rispetto al profilo della viticoltura trentina – di cui la questione Chardonay in esubero è questione centrale e formidabile -. Ma ti spiegherà meglio lui…

            2. Claudio Claudio

              @mwg… non m’era sfuggita la tua domanda… Rispondo indirettamente consigliandoti di visitare un sito: “Comité Champagne” http://www.champagne.fr/en/comite-champagne/about-us/the-comite-champagne . Qui, se hai pazienza di scorrerlo e di leggerlo, per esempio soffermandoti sulle pagine: “The Comité Champagne”, “Our objectives”e “Legal and financial resources”, potrai farti una migliore idea su cosa dovrebbe fare e come potrebbe agire il nostro casalingo… istituto trentodoc… (…e, se vorrai tentare il confronto, fai attenzione a non spaventarti troppo dell’abisso di visione e competenze tra le due organizzazioni…).

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