UNA DOC AL GIORNO TOGLIE IL VINO DI TORNO

La lettura delle documentazione prodotta dalla Camera di Commercio di Trento, sull’andamento (2008 – 2014) del settore vino, densa com’è di tabelle e numeri, permette di fotografare, e di farsi un’idea verosimile, dell’evoluzione della viticoltura trentina.
Per questo nasce una nuova rubrica del Blog (Una Doc al giorno toglie il vino di torno), dedicata all’analisi, varietà per varietà, denominazione per denominazione, della produzione vitivinicola.

Cominciamo, oggi, con uno sguardo di insieme che racconta della trasformazione degli ultimi sette anni.

Il prossimo appuntamento sarà con la Doc Casteller.

DOC 2008 – 2014

tab doc

 

IGT 2008 – 2014

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34 Commenti

    1. Claudio Claudio

      …ci pensavo, poi mi son detto… ma a che serve il patentino!… Mica lo devono avere il patentino quelli che poi li mangiano i prodotti spruzzati di fitofarmaci…

  1. Pingback: VALDADIGE DOC 2014 - AGGIORNAMENTO - TRENTINO WINE BLOG

    1. PO PO

      Non sono nemmeno io un esperto, ma provo a buttare lì un’impressione: qui siamo di fronte ad una desolazione. Un calo generalizzato e generico, ed una spersonalizzazione della produzione. Su tanti fronti. Il nostro metodo classico è stabile, verrebbe da dire statico, da diversi anni. Ma siccome il mercato richiede moltissimo questi vini frizzanti, basti pensare alla crescita tumultuosa del prosecco, vuol dire che non stiamo intercettando la domanda. Certo è che se penso a me stesso come consumatore, al di là della piacevolezza o meno del vino, il prosecco ha una qualità micidiale: si presenta con un prezzo che è esattamente quello che i consumatori sono disposti a pagare un vino.
      Per quanto riguarda i vini fermi della tabella qui sopra c’è un calo produttivo generalizzato del quale è difficile dare spiegazioni, anche perché si tratta di un arco temporale tutto sommato ridotto, cioè 6 anni. Dove sono andati a finire i numeri di bottiglie mancanti in 6 anni? Ed inoltre sembra di vedere un calo della doc, strumento che sicuramente è fallito ma che nella sua impalcatura voleva rappresentare le zone, o le sottozone, ed il territorio. L’IGT invece è un contenitore amplissimo e territorialmente indefinito. La sottozona Isera dice qualcosa del territorio, ma la IGT Vigneti delle Dolomiti che comprende Alto Adige, Trentino e parte del Veneto, cosa volete che racconti? E’ al massimo uno specchietto per le allodole per mercati lontani, dove comunque arriviamo poco. Allora quello che ci leggo io in questi numeri è che il Trentino sta calando come produzione vinicola, sta calando come riconoscibilità territoriale, e nessuno sta facendo una POLITICA per cambiare queste cose. Abbiamo visto nascere -e morire talvolta- mode di tutti i tipi (Prosecco, Bardolino, Primitivo, Negramaro, Nero d’Avola, i nuovi Baroli, Traminer ecc.) ma nessuna moda che riguardi vini trentini. I dati sono usciti sui giornali grazie a questo blog, c’è da sperare che anche i Trentini se ne accorgano. PO

  2. il Conte il Conte

    Idea SPLENDIDA ! Guardando al volo i numeri si direbbe che si abbandonano alcuni amori per cercare di fortificarne nuovi.
    Molti cavalli di battaglia hanno subito una leggera o forte flessione e questo è forse dato per le scelte di mercato, per i cambiamenti di gusto e consumo, per i prezzi spesso elevati. Aggiungerei a spanne: per la poca conoscenza e diffusione delle nostre varietà spesso confuse con cugini e vicini.
    Interessante lo sprint IGT della Vallagarina mentre i Vigneti delle Dolomiti, stanno sempre là.
    Dato che sono un po’ ignorante mi piacerebbe conoscere il commento di qualcuno che ne sa più di me e cioè : questi numeri (settennali) a cosa possono portare ? Grazie

    1. Tex Willer

      Ma secondo voi qual’è l’obiettivo di chi applica queste scelte che condizionano i prezzi delle varietà delle denominazione della produzione vitivinicola Trentina? Mi rendo conto di dire una cosa che farà tremare i polsi a qualcuno ma se è il reddito dell’agricoltore a me sta anche bene.
      Apriti cielo…

      1. Cosimo Cosimo

        Il perché e il per come, questa volta, lo lascio alle libere interpretazioni dei lettori. Io mi limito a pubblicare i numeri, poi tutti giudicheranno liberamente.
        In quanto al fatto che tu sia felice e contento: buon per te. Io sono felice per te e con te.
        Ma il territorio, forse, un po’ meno.
        E il territorio non è ne mio ne tuo.
        E nemmeno dell’amico Cannarino.

        1. Topolino Topolino

          “E il territorio non è ne mio ne tuo.”
          Parole sante Cosimo!

          Se fosse il reddito dell’agricoltore a guidarli andrebbe ancora bene, ma non è chiara la cosa… e fate bene voi del blog a battere il chiodo!

            1. Cosimo Cosimo

              Oddio…, si potrebbe cominciare a guardarsi intorno.
              A fare quello che si fa in AA, a Bardolino… in Valpolicella…insomma gli esempi non mancano.
              Certo che se si fa saltare il nesso.. fra prodotto e territorio… il prodotto resta senza territorio.. e il territorio senza prodotto.

            2. Tex Willer

              Ok: fare quello che si fa in AA, a Bardolino… in Valpolicella.
              Perfetto, la soluzione allora c’è!
              Ma per i testardi e gli ignoranti come il sottoscritto, sarebbe possibile fare, una volta per tutte, un passetto avanti e concretizzare tutto questo discutere stilando “un manifesto del blog” dove vengono elencate in modo semplice semplice le buone pratiche da seguire per salvare territorio e se possibile produttori?

            3. Tano Tano

              @Tex.. I manifesti non mancano…Comunque ti anticipo che l’amico Angelo sta lavorando ad un progetto organico.
              In sintesi: riportare il baricentro sul primo grado coopetativo, strutturare un’alleanza organica con i vignaioli. Attribuire al secondo grado, e all altro oligopolista, compiti di commercializzazione generica che non ledano la denominazione Trentino. In sostanza riportare le denominazioni al territorio.

            4. Tex Willer

              Grazie Cosimo, sono ottimi spunti, e ben venga anche l’iniziativa di Angelo,
              @ Claudio: birichino… ma ricorda che dei se e dei ma son piene le fosse 😉

            5. Tano Tano

              @Tex, c’è un tabellina anche per te Tex oggi.
              Visto che ieri mi chiedevi come fare, a tutelare reddito dei contadini e allo stesso tempo a tutelare il territorio e io ti dicevo che si potrebbe cominciare a guardarsi intorno, per esempio verso AA, anche per ragioni di prossimità.
              e allora ecco qui alcuni dati elaborati da Ismea nel report 2015. Confronta le due doc, quella trentina e quella alto atesina e tieni conto che aa ha un vigneto che pesa esattamente la metà di quello trentino. eppure la sua doc in volumi è sovrapponibile alla nostra e in valore vale quasi il doppio. Mi pare illuminante. O no?

              Allegati

            6. Tex Willer

              Wow, praticamente il doppio!

              A questo punto devo farti anch’io i complimenti e ringraziarti per aver trovato e pubblicato queste tabelle che parlano da sole.

              Certo che ora che carta parla non si può fingere che tutto va bene… e stare fermi,
              bisognerà assolutamente fare qualcosa, se siamo ancora in tempo.
              Ma secondo voi, altra domanda, è possibile fare qualcosa per invertire la rotta con le stesse persone che ci hanno tenuto nascosti questi dati?
              Io credo proprio di no.

            7. Claudio Claudio

              …secondo me i nostri vicini altoatesini riescono a comprare sottobanco dai loro amici tedeschi dei diserbanti più potenti dei nostri…non riesco a proprio a spiegarmi altrimenti come riescano a spuntare per le loro Doc prezzi migliori delle nostre…

            8. Tex Willer

              Ma non capisco una cosa Tano, sei sicuro che non ci sia un errore nella tabella?
              Come fanno gli altoatesini a ricavare il doppio di noi trentini se hanno la metà della nostra doc?
              Dov’è che sbaglio?

            1. Tano Tano

              @Canarino: siamo ancora fermi lì? Va bene. Capisco che tu possa essere irritato con me, ma questa non è una buona ragione per non farsi capire anche dagli altri…
              E poi le nostre cose magari c’è le risolviamo in privato, se abbiamo voglia di farlo, senza inquinare il blog con le nostre reciproche antipatie. Ti pare ?

    2. Cosimo Cosimo

      Caro Conte: intanto questi numeri ci dicono che il Trentino fa sempre meno ricorso alla Doc (trentino)….e preferisce dirottare le uve…(fai tu le percentuali fra uve doc e vino certificato).. su altre denominazioni.
      I numeri ci dicono che il cognome (trentino) ha perduto appeal sul mercato. Certo ci mancano i riferimenti in termini di valore, ma questi non li abbiamo. E dobbiamo accontentarci.
      Poi l’altra cosa che tu segnali sul Vallagarina: vero in volumi è uno sprint, ma, ancora una volta, ci mancano i riferimenti in valore. E non credo siano confortanti, poiché temo che questo sprint in volumi sia legato all’ingresso pesante di questa denominazione nel circuito discount.

        1. Cosimo Cosimo

          In realtà Conte, sono stato un pò approssimativo. L appannamento della DOC riguarda le denominazioni nel loro complesso non tanto la Trentino, che nel 2009 era già appannata e tale è rimasta.

    1. Oggi è una denominazione che serve a poco: sono 3 mila ettolitri, che verosimilmente non generano più di 350 /400 mila euro per la cantina che lo produce. Insomma poco.
      Quando fu istituita, nei primi anni ’70, però un senso ce lo aveva: dare uno sbocco fortemente territorializzato (non a caso si pensò di dargli un nome geografico molto riconoscibile e non varietale) alle uve allora prevalenti in Trentino (schiave, ambrusche e merlot). Poi le cose andarno come andarono, è arrivato il PN e quelle uve sono sparite. E quella del Casteller è rimasta una denominazione fantasma e appiattita su livelli bassi. Ma l’idea di fondo, continua ad essere buona. Secondo me.

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