DOTTOR SBARBADA: BEVIAMOCI SU. CON MODERAZIONE!

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Gentile dottor Sbarbada, ho trascorso un attento week end di paura leggendo il testo che ha cortesemente messo a disposizione. Per non scherzare come faccio di solito, posso dire di essere d’accordo con lei al 100%, ma anche poco d’accordo per tutto il resto. Al 100%.

E ora, per punti, le spiego il perché e il per come.

  1. Quanto lei espone è chiaro e inoppugnabile. I consumi sono calati perché una volta il vino faceva parte del vivere, come “alimento” e “corroborante”, ma dato che nessuno di noi zappa più la terra e preferisce il fitness, il footing e le palestre, è certo che il vino ha solo il posto che merita. Un posto di riguardo, ma non certo in aumento visto il trend generazionale del nuovo millennio.
  2. Bere bene/ bere poco”: è un assioma che abbiamo già affrontato sul blog. Però trattare i produttori alla stregua dei trafficanti di Medelin, mi pare eccessivo. Certo che gli sbagli ci sono stati: sia dalla parte dei produttori sia dei consumatori. I morti del metanolo erano tutti alcolizzati da vini a basso prezzo e scarsa garanzia. Ora li chiamiamo “alcolisti”. Mi permetta dirlo alla milanese: “fatti e rifatti”. Purtroppo.
  1. Nel suo scritto, l’industria vitivinicola appare la sola colpevole di tante morti e tante tragedie familiari. Vero e non vero. Chi è ammalato deve essere curato scientificamente dalla strutture sanitarie, se vuole smettere questo drammatico percorso. Le istituzioni onlus sono apprezzabili, ma anche poco utili perché cercano di sostituirsi alla Sanità Nazionale che, riducendo gli investimenti, pone le sue poche risorse nel Metadone; mentre l’alcolizzato muore senza disturbare nessuno. Al massimo i vicini di casa.
  2. E’ più colpevole chi produce il prodotto vino o chi ingurgita litri al giorno, fuma quello che c’è, vive come può, non ha più percezione della normalità? Il vero problema è questa tipologia di consumatore e c’è da metterci rimedio.
  3. E’ colpevole chi produce farmaci che devono curare, rendere migliore la vita o chi ha deciso di usarne non la giusta quantità ….ma molto di più. Il mio pensiero trentino va a Dorian Gray, conosciuta a Roma, finita come un giglio bianco delle nostre parti. Ma anche a Mia Martini, a Milano. Condannare le case farmaceutiche? Le facciamo chiudere? O dovevamo occuparci come società di stare accanto a queste due indimenticabili donne?
  4. Il vino non si è mai sperimentato su cani e scimmie, perché da secoli lo sperimentato noi – sempre in meglio, direi – con tutti i controlli effettuati a monte e a valle, prima di arrivare sulla tavola. Da anni. E’ certo che l’abuso, come ogni altro alimento, abitudine o mezzo, è dannoso. Chiudiamo anche le case automobilistiche i cui prodotti causano milioni di morti l’anno in tutto il mondo?

Se permette, le suggerisco di aprire un discorso nazionale (FAMILIY DRINKS) dato che la nostra politica quando non risolve un problema ne apre altri, non risolvendo né quelli di prima né quelli di dopo.

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3 Commenti

  1. Pingback: IL BEVITORE DI ERBA - TRENTINO WINE BLOG

  2. alessandro sbarbada

    Eccomi, Conte. Innanzitutto la devo ringraziare per aver letto il nostro piccolo, ma condensato, libro, e per aver dedicato la sua attenzione e il suo tempo a condividere le sue considerazioni. Io e il dottor Baraldi ci occupiamo MOLTO marginalmente del cosiddetto “alcolismo”, concetto sfumatissimo, utile soprattutto per proteggere il bere di chi considera sempre sbagliato il bere di qualcun altro (“abuso”), e giusto il proprio (“uso”). Io non lo so se l’uomo che ad Arezzo, dopo una grigliata annaffiata da vino e birra, si è messo al volante e ha travolto ed ucciso una bimba e la sua mamma, sia un “alcolista”, o se quella fosse una bevuta episodica. Solo una parte minoritaria – per quanto dolorosa (altro che “non disturba nessuno”…) – dei problemi legati al bere sono riconducibili al cosiddetto “alcolismo”. Ci occupiamo del bere, sosteniamo i Piani d’Azione OMS volti a ridurre i consumi e dunque i problemi, promuoviamo una cultura che svincoli dal bere il festeggiamento, la celebrazione, la convivialità, sosteniamo che una informazione corretta rende le scelte sul bere – quali che siano – più consapevoli, e dunque più libere. L’opposto del proibizionismo. Qualche anno fa ho proposto a Tiziano Bianchi, che immagino lei conosca, di organizzare un “Processo al Vino”, in cui io avrei recitato la parte dell’avvocato difensore (conosco molto bene le posizioni di chi lo ama), e Tiziano avrebbe fatto lo Sbarbada di turno, giocandosi il ruolo dell’accusa. Potrebbe uscirne una giornata divertente ed istruttiva, a stemperare le tensioni che qualche volta si creano tra il mondo del vino e il mondo della prevenzione e del trattamento dei problemi conseguenti al bere. Mi piacerebbe, sarebbe una bella occasione per incontrarci di persona, ciascuno sorseggiando la bevanda che più gli piace, chi brindando, chi abbracciando…

  3. alessandro sbarbada

    Gentile Il Conte,
    ringrazio per il commento.
    L’ho letto, e ci rifletto un po’ su, prima di rispondere.
    Mi limito a rilevare che io e Enrico Baraldi – qui ritratti nella foto – abbiamo scritto un piccolo libro per promuovere abbracci, non per stimolare sensi di colpa.

    Allegati

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