ROSAE, ROSARUM, ROSIS

Prime Rose

Prime Rose Cavit il capolavoro di leggerezza e stile che a suo tempo aiutò il Trentino ad uscire dalla crisi post metanolo. Insieme al Grand Bleu di Concilio – anch’esso ancora in produzione – un po’ il nonno e il capostipite del Prosecco..Style.

Esiste ancora,  anche se ormai confinato sulla fascia primo prezzo (3 euro).

Avevamo in mano il mondo allora, ma poi arrivò il PG…

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19 Commenti

    1. il Conte il Conte

      Gran Bleu che viene e che va, come la porta girevole del grand hotel. Ma c’è o non c’è?
      La verità di quei tempi (1987 circa): veniva all’inizio prodotto in Veneto, perché da noi non c’erano gli impianti. Dopo, non so, so solo – di persona – che doveva risollevare i Vini del Concilio dell’epoca da programmi mal definiti, denari male investiti, da soci gattoni e infatti pochi anni dopo, venderono tutto.
      Non amo particolarmente il Gran Bleu perché uccise i grandi vini Grigolli (compreso Mori Vecio), una loro tradizione e costituì l’ultima spiaggia di un sogno mal sognato.
      Frizzante, però, naturalmente !

      1. il Conte il Conte

        Dimenticavo la bottiglia blu: trovata per caso in Germania, seguendo un camion di acqua minerale. Il blu serviva per il vuoto a rendere e finchè non si trovò il fornitore italiano, veniva profumatamente pagata in marchi. Quindi praticamente svenduta (per “aprire” il mercato) : i venditori ce la misero tutta, facendo poca fatica rispetto ai classici doc della casa, vendendo a piene mani un prodotto che durò circa due anni, ovviamente con i margini che ho sopra sintetizzato.
        E’ meglio che Gran Bleu/Azzurra, non navighi più essendo come il “Moro di Venezia”. Un navigatore improvvisato.

  1. Claudio Claudio

    …il frizzantino della seconda metà degli anni ’80 e ’90… se non erro un base Chardonnay il bianco e base Pinot Nero/Schiava/Enantio il rosé. Voci “in fiera” parlavano che negli anni buoni avesse raggiunto le 7-800.000 unità… ma voci in fiera… Si è poi spento da solo, forse anche in parte per l’arrivo del più serio e strutturato M-T che per i semi-seri frizzantini da fusto/spina. Dal mio punto di vista un prodotto organoletticamente abbastanza anonimo e non comparabile allo stile del Prosecco, contrariamente allo stile del M-T che per molti anni rimaneva una spanna sopra i Prosecchi generici (…peccato solo per quel nome che non avrebbe mai potuto ottenere il “visto” sul passaporto per l’estero… ma questo vale anche per alcuni altri “autoctoni” nostrani). Obiettivamente non credo si possa parlare di treno perso in quanto si trattava di un prodotto a marchio esclusivo di un produttore e quindi non estendibile in una categoria mancando appunto o il nome del vitigno oppure la denominazione territoriale comune e quindi la sua popolarità per forza di cose rimaneva circoscritta al mercato del suo produttore… Come il Grand Bleu ha caratterizzato un’epoca, questo sì…

    1. Ghino di Tappo Ghino di Tappo

      @Claudio: in realtà quando scrivevo di stile prosecco, non mi riferivo alle qualità organolettiche – su cui ti do pienamente ragione… oggi quel frizzantino… faremmo fatica a berlo -, mi riferivo piuttosto alla sua “semantica sociale” – permettimi l’espressione -.
      In quegli anni, che ricordo come i miei anni giovanili, il Prime Rose si era conquistato – come oggi il Prosecco – una forte riconoscibilità sociale nei gesti di consumo. Era il vino leggero e disimpegnato adatto a tante occasioni: l’aperitivo ai tavolini all’aperto del sabato mattina (ma anche degli altri giorni), i localini diciamo così equivoci e un po’ fruffrù, le feste di matrimonio e gli anniversari. E anche i frigo bar delle stanze a ore, diciamo così, di second’ordine. Si era anche guadagnato, almeno sul mercato domestico, una aura modaiola mica da ridere: entrare in un locale e ordinare un Prime Rose…faceva pure figo. Ti permetteva di sentirti giovane, sganciato dalle pesantezze, e nefandezze, del passato anche recente, e dentro quel vortice della “Milano da Bere” che a Trento era pure nell’aria, seppure in ritardo. In questo senso, ci sono molte affinità con l’atteggiamento che si osserva oggi attorno al Prosecco – come oggetto di consumo sociale, non come prodotto e come filiera -. Poi venne il MT e poi il resto e soprattutto venne il Prosecco. Ma al Prime Rose – con tutti i limiti del caso e soprattutto il fatto che era un prodotto aziendale e non di territorio – quell’intuizione io credo la si possa riconoscere. Come al Grand Bleu del resto, ma il PR era più popolare, in questo senso più prosecchista ante litteram. Poi quelle intuizioni si sono lasciate perdere, non si sono approfondite, il territorio non ha reagito, si sono compiute scelte rimunerative molto più facili e a portata di mano. Ma questo altro paio di maniche.

      1. Claudio Claudio

        …bei tempi e bei ricordi…quella leggerezza di Audrey Hepburn con la Vespa… Poi però l’industria ha intuito che il mercato si era messo in testa lo scooterone e la Ferilli e così si è dovuta adeguare…

        1. evvabbè…. e allora viva lo scooter….
          ma a proposito di vespa e di Audrey Hepburn @Claudio, tu che viaggi per i mercati del mondo…hai visto come è abbigliato il marchio Lagaria sul mercato Usa?…. proprio così…con la vespa…di audrey….

  2. Ciano Ciano

    ah che ricordi questa bottiglia, negli anni Novanta quando eravamo tutti giovani…seduti ai tavoli e Prime Rose a gogo. Frazie per questo ricordo. Pero mi sembra che la bottiglia sia cambiata: era piu bella quella di allora!

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