ALLA LASTEROSSE IL TRENTINO WINE AWARD

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Non conosco il vino, non conosco la cantina e non conosco nemmeno la famiglia che sta dietro questo nome: “LasteRosse“. Vado ad occhi chiusi. E ad occhi chiusi riesumo il Trentino Wine Award, premio simbolico, che, un po’ per pigrizia e un po’ perché da un po’ di tempo, anni, non imbroccavo una notizia così bella, non veniva più assegnato ad alcuno.

La notizia da premio, invece, mi è stata segnalata oggi dai titolari della cantina LasteRosse, la famiglia Pancheri, con un invito per il prossimo 19 marzo a Romallo, in Valle di Non; quando i Pancheri presenteranno la loro prima bottiglia di Metodo Classico Brut. Che penso, e credo di non sbagliare, sia anche la prima bottiglia in assoluto di metodo classico ricavata da uve Groppello di Revò, la varietà in via di estinzione riscoperta eroicamente qualche anno fa dal vecchio Zeremia.

Per questo, il primo Trentino Wine Award del 2016 lo assegno volentieri a questa famiglia, per il coraggio, l’esempio, la testimonianza, di chi tenacemente si prodiga senza pensare troppo  a fare cassa – perché immagino che in Valle di Non sarebbe più facile e più remunerativo dedicarsi alla mela – nella lotta ostinata a difesa del territorio contro le tentazioni omologative della viticoltura e della frutticoltura industrializzata.

di sé la famiglia Pancheri scrive cosi:

L’azienda agricola LasteRosse ubicata nel territorio di Romallo, racconta la storia della nostra famiglia. Siamo una famiglia rurale, legata alla terra e ai suoi prodotti, crediamo nella diversa coltivazione e nel recupero di un vitigno della nostra Valle, la Val di Non.

Attraverso immensa pazienza continuiamo a lavorare sul perfezionamento di un raro prodotto, il Groppello di Revò.

Una volta, in questa Valle, tutti avevano un pezzettino di terra coltivato a viti, e tutti bevevano il “Gropel”. Da pochi anni, alcuni agricoltori hanno deciso di ripiantare quelle viti e di riproporre quel vino sulle nostre tavole.

Il vino è particolare e la produzione è bassa.
Coltiviamo la vite in posti bellissimi e di gran panorama, ma anche ripidi e rocciosi.
Siamo in montagna, tutte le operazioni vengono fatte a mano e non è facile coltivare una vite qui.

Che soddisfazione però quando porti in tavola la tua bottiglia e dentro di te pensi… “questa l’abbiamo fatta noi, c’è scritto!”.

Noi continuiamo ad impegnarci.

Famiglia Pancheri – www.lasterosse.it

la contro etichetta del Metodo Classico Brut LasteRosse

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29 Commenti

  1. Buongiorno, non ce ne intendiamo così tanto di vini, ma vorremmo fare i complimenti a questa famiglia che si dedica a questo duro lavoro soprattutto per passione e per avere la soddisfazione di aver fatto qualcosa per loro stessi e non solo per un ritorno di tipo economico. Bravissimi!

  2. Io conosco la famiglia che produce quei vini e non mi permetterei mai di fare commenti inopportuni, e ingenerosi, vorrei che voi andaste su quel ripido e scosceso terreno (così lo definiscono loro), andate e vedete con i vostri occhi e arti come fanno a seguire quei vigneti, poi andate a vedere le loro cantina, il loro fare e poi commentate il loro lavoro e le loro produzioni grazie

    1. Mi dispiace, signor Ferrighi, che lei la prenda così. Perché siamo stati proprio noi, ieri, a sottolineare il valore di questa esperienza eroica di difesa del territorio e di conservazione delle varietà autoctone. E su questo nessuno ha niente da dire.
      Semmai, qualcuno, ha sollevato perplessità sulla scelta un po’ modaliola di vinificare il Groppello in versione Metodo Classico. E su questo anche io mi trovo d’accordo: non so come sia questa bottiglia, non la ho assaggiata. Ma penso che il destino di un vino contadino e burbero come il Groppello sia la vinificazione tradizionale. E questo anche se dovesse essere uscito un capolavoro. Un’opinione come un altra. Ma ripeto, tanto di cappello a questa famiglia e alle sue scelte.

  3. canarino Titty canarino Titty

    @Tiziano… se dovessi descrivere i sentori del Groppello, mi piacerebbe sentire un giudizio. Purtroppo io l’ho assaggiato una volta ed è troppo poco veramente non significativo. Non ci credevo quando ho sentito MC… Ho un ricordo legnoso…

    Allegati

    1. @canarino: Ho poca esperienza di Groppello, qualche bottiglia del Zeremia (l’ultima volta al roccabruna, giusto poco prima che morisse), e ricordo molte imperfezioni, molto vegetale e si molto legno. non equlibrato. L’ultmo Groppello che ho assaggiato fu quello di LasteRosse, anche qui difficile, troppa volatile. Ma forse era una delle prime annate.
      Però se vuoi farti un’idea complessiva, ti consiglio questa degustazione di Andrea Aldrighetti sul suo Enophilia, sommelier e grande estimatore del Groppello, tanto che riesce a venderlo e a farlo bere anche a Madonna di Campiglio.

      http://www.enophilia.it/it/prodotti-goods/groppello-di-rev%C3%B2.-autentico.-contadino.-trentino.

  4. So di non essere il primo ma posso dirlo? Questa moda di spumantizzare ogni varietà d’uva esistente in natura mi sta profondamente sui coglioni.
    Abbasso gli spumanti inutili.
    Abbasso gli enologi che si prestano a questi pasticci territoriali.
    Abbasso il Trentino Wine Award 2016.

    1. che poi Andrea, sul tema della spumantizzazione di tutto hai pure ragione tu. Ho presente una cosa fatta con il frastagliata.. un paio di anni fa.. . Ma resta il valore di un’esperienza di testimonianza, di tenacia. A parte il M.C. .

    2. Mi incaxxo perché sono forse il primo fan del Groppello di Revò. Lo propongo regolarmente al calice nel ristorante. Ne esalto il carattere scorbutico e contadino. Lo descrivo come un vero vino di montagna. Parlo agli svedesi e ai finlandesi che frequentano il ristorante della tenacia dei vignaioli nel mantenere la vigna invece di piantare le più remunerative mele.
      E po’ questi i me fa el spumantin…

    1. Tex Willer

      Da mo’ che ci danno lezioni i nonesi!
      Ricordo come fosse ieri il Sergio Cordin a scuola che ci insegnava che la prima cantina sociale era nata a Revo’… pensa un po’!

      1. >Proprio così… Tex… cooperazione vitivinicola è nata in valle di non..proprio a Revò, attorno al Groppello. Poi i nonesi
        si sono dedicati a cose piu gratificanti… e la coop…vitivinicola è rimasta a noi….. e socazzi…ora..

        1. Giuliano

          Così… tanto per battere il chiodo anche qui un esempio di come i nonesi possono dare una lezione a noi viticoltori direttamente dalla 19^ giornata tecnica della frutticoltura appena conclusahttp://www.fmach.it/Comunicazione/Ufficio-stampa/Comunicati-Stampa/19-Giornata-tecnica-600-frutticoltori-all-incontro-di-Cles
          “E’ stato fatto riferimento al Consorzio innovazione frutta che oggi è in grado di fornire diversi risultati sulle nuove varietà in sperimentazione, alcune delle quali hanno una o più resistenze alle patologie del melo, ma anche a Galant/Lumaga, varietà con caratteristiche molto promettenti. Melinda ha pianificato l’impianto di questa varietà Club resistente alla ticchiolatura.”…
          Mi sembra molto importante quel: Melinda ha pianificato, ecco io penso che manchi al mondo del vino qualcuno che intervenga e pianifichi. O sbaglio?

          1. eh..si vede che i frutticoli sono più avanti… cosa vot che te diga…: in realtà credo dipenda anche dal fatto che mentre la viticoltura trentina si è piegata al mercato a testa bassa, Melinda il mercato riesce ad orientarlo… certo fatte tutte le differenze e con tutte le sfumature del caso.

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