FARINE E CAYENNE, IL VOLTO ESOTICO DEL TRENTINO

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Diamo anche noi il fraterno e felice benvenuto al frumento dolomitico e al peperoncino di montagna: due cultivar locali fino a ieri sconosciute perfino agli ineccepibili uffici dell’Assessorato all’Agricoltura della PAT. Il rapporto annuale sulle produzioni agricole 2015 – che pure menziona le insignificanti produzioni di Uva Spina, di Spinacio e persino dì Indivia – infatti non ne fa cenno alcuno. Speriamo di trovarne traccia almeno il prossimo anno.

Tralasciando pure, per affettuosa amicizia nei confronti di chi coraggiosamente ha intrapreso e per amor di patria nei confronti della mia terra natia, la simpatica storia del peperoncino, il ritorno alla coltivazione del frumento, se è vero, se sarà effettivamente confermato dai fatti e dai numeri, se non sarà l’ennesima vuota scenografia pubbli-promozionale, mi sembra una buona notizia. Non fosse altro perché almeno darebbe un più solido senso glocal al noto pastificio che ha rappresentato il Trentino ad Expo 2015.

Se poi volessimo imparare qualcosa in tema di coltivazioni cerealicole, potremmo dare, anche questa volta, un’occhiata a quello che si è fatto, e si fa, in Alto Adige.

Fra il 2011 e il 2013 il Centro di Sperimentazione Agraria di Laimburg mise a punto il progetto Regiograno: dopo un paio d’anni le cose erano già messe così:

I 55 agricoltori che fanno parte del progetto “Regiograno”  hanno coltivato segale e farro su una superficie di 82 ettari. Con il sostegno della Cooperativa Produttori Sementi della Val Pusteria e del Maschinenring Südtirol, sono state raccolte 109 tonnellate di segale “Regiograno” e 16 tonnellate di farro “Regiograno”. Il grano viene lavorato dal Molino Merano e poi trasformato in specialità tipiche altoatesine dai 30 panettieri coinvolti nel progetto.

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comunicato stampa

Rivista on line e nelle case degli abbonati con uno “speciale” dedicato alla filiera dei cereali di montagna
Pasta e pani delle Dolomiti sul nuovo numero di Terra Trentina
E’ on line su http://www.trentinoagricoltura.it/Trentino-Agricoltura/Pubblicazioni/Terra-Trentina il nuovo numero di Terra Trentina, la pubblicazione della Provincia autonoma di Trento dedicata all’agricoltura, ambiente, tecnica e turismo rurale. Ancora una volta è una filiera di eccellenza del comparto agroalimentare trentino di qualità, la “pasta di montagna” e la coltivazione dei cereali, quella a cui il periodico dedica, con un servizio di 15 pagine, il proprio “speciale”.

Dalla semina alla macina, dalla terra alla tavola, dal grano ai suoi prodotti come la pasta e il pane. Campi che tornano ad essere coltivati, farine a chilometro zero, il profumo del pane appena sfornato, una pasta sempre più internazionale. Prodotti, sapori che in Trentino è possibile trovare grazie alla tenacia e alla costanza delle generazioni, come il caso del Pastificio Felicetti a Predazzo in Val di Fiemme. O di nuove realtà, come l’associazione Gover Cereali del Trentino che in Val dei Laghi, ma non solo, ha deciso di riprendere in mano la coltivazione dei cereali. E poi la macinazione vera e propria, con la ristrutturazione di un antico mulino, come quello di Ruatti in Val di Rabbi da poco messo a nuovo. E infine ancora il coraggio di una famiglia, come quella Pezzini a Sarnonico in Val di Non, che si è messa totalmente in gioco per coltivare cereali e proporre pane e dolci a km zero “Dal Gran al Pan”.

In “primo piano” nel nuovo numero di Terra Trentina una interessante ricerca pubblicata dal Servizio Foreste e fauna della Provincia dedicata alle pozze, abbeveratoi e canali di adduzione dell’acqua nell’ambiente alpino. Tra i servizi d’attualità un approfondimento sul dibattito in corso in valle di Non sullo sviluppo dell’agricoltura biologica e sulla “passione bio” di cinque eroici allevatori rendenesi, ed una serie di articoli che affrontano i temi delle nuove regole per l’impiego sostenibile dei fitofarmaci, del nuovo programma Leader, del progetto “post Expo” Human Technopole e del progetto Mhymesis, una ricerca applicata che risponde alla domanda se sia possibile prevedere le “alluvioni estreme”.

Curiosità potrà poi suscitare l’articolo “Cayenna di montagna”, che svela come anche in Trentino ci sia spazio e opportunità per coltivare il peperoncino, come dimostra l’iniziativa avviata a Folaso, sopra Isera, da un gruppo di appassionati imprenditori. Nello spazio riservato alla meteorologia, invece, un approfondimento su come si forma la neve in atmosfera.

Tra i contributi di carattere tecnico, la rivista propone i primi risultati di una sperimentazione sviluppata dalla Fondazione Mach volta a confrontare gestione integrata, biologica e biodinamica in viticoltura e un articolo di Attilio Scienza (“tempi duri per gli autoctoni”); si parla poi del fenomeno del declino delle api e di speleoterapia.

Chiudono il numero, in questi giorni in arrivo nelle case degli abbonati, le consuete rubriche. Buona lettura.

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4 Commenti

    1. il Conte il Conte

      No – da noi il peperoncino non è mai stato coltivato industrialmente. Lo importavamo secco dai santi monaci che giravano il mondo. Eppoi quello del sud è più vero e costa anche meno… Conosco gente che si è dedicata 20 anni fa davanti a Mattarello alla cultura dei Kiwi —perché la nostra terra è eclettica, temperata e disposta a coltivare tutto. Se non mi arrestassero coltiverei invece marijuana come pensarono d’estate dei ragazzotti in Bondone/Vaneze – anni 16 di età e 30 anni fa – subito redarguiti affettuosamente dalla stazione CC di Sopramonte perché ancora non esisteva una chiara legislazione smettendola subito anche con i calci del padre. Da notare che l’ideatore giovanissimo frequentava … San Michele !
      Nello stesso momento si denunciavano agricoltori dell’AA che coltivavano canapa indiana. Anche qui non ci furono allira tragedie : dissero che i semi erano emigrati sul terreno dal pastone che davano ai loro canarini per cantare meglio.
      Te credo !

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