SE QUESTA VI PARE UNA BUONA NOTIZIA

Quotidiano L'Adige 2 febbraio 2016
Quotidiano L’Adige 2 febbraio 2016

E’ curiosa questa terra oscura orfana di principi e forse anche di vescovi. Nei giorni scorsi, al termine di un delicato lavoro di ricerca, Trentino Wine è finalmente riuscito a pubblicare alcuni numeri sulla produzioni  storica della Doc TRENTO. Destando una certa curiosità e un certo interesse (e anche qualche plauso) fra gli addetti ai lavori professionali.
I numeri sono numeri e non sono né buoni né cattivi. E quelli della denominazione TRENTO, tutto sommato, non sono da buttar via. Anzi.
Ma, come hanno risposto le cosiddette istituzioni? Anziché provare a partire da qui, da questi numeri – che, ripeto, non sono da buttare – per provare ad intavolare un ragionamento, anche un ragionamento di prospettiva, hanno preferito rispondere facendo filtrare sulla stampa, che chiaramente fa il suo lavoro e li ha pubblicati, i numeri di vendita presso il canale GDO. Dai quali si deduce che la DOC TRENTO rappresenta almeno il 50 % del metodo classico venduto nella grande distribuzione. E’ una buona notizia questa?  A parte che non è da ieri che la nostra DOC spopola in GDO (è un fenomeno noto da parecchi anni e certificato dalle indagini di posizionamento commissionate da Camera di Commercio – per esempio qui -), ma poi siamo sicuri che la leadership nella grande distribuzione, dove si deteriorano le marginalità e si appanna la reputazione, sia una cosa buona per un prodotto di nicchia – 7 milioni di pezzi – come il metodo classico nostrano? Non so, vedete voi.

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12 Commenti

  1. mwg mwg

    Riflettevo sul discorso MC vs Charmat…
    Qualche anno fa si diede vita ad un progetto di “sensibilizzazione” nonché “educazione” del settore ristorazione/ bar circa la differenza tra i due metodi nell’augurio che gli ignari osti comprendessero e vendessero TrentoDOC anziché prosecco presso i loro locali.
    A tre anni ormai da questa azione di sensibilizzazione in effetti i risultati si sono visti. Nella maggior parte dei locali trentini i viene proposto almeno un metodo classico (cmq a prezzi piuttosto importanti, non si scende mai sotto ai 4.5€ al bicchiere e più o meno i produttori che si trovano in giro son sempre gli stessi….). Quindi la battaglia local, credo si possa affermare, sia stata in parte vinta.
    L’altra battaglia, quella più globale, quella relativa a fette del mercato nazionale, si afferma sia stata vinta dal TrentoDOC. Sorgono alcune domanda. A quale fascia di prezzo ci si riferisce? Le bollicine di montagna in quale fascia vendono di più di Franciacorta? Perché questo è l’altro punto che non mi torna…. Il Trento, in quale fetta del mercato voleva inserirsi da principio? Quindi, ci è riuscito o no?

    1. Cosimo

      Di sicuro vende di più nella fascia media, visto che vende più in gdo.
      Ieri il Presidente di Franciacorta ha dato i suoi numeri. Io mi fido sempre poco dei numeri dei presidenti se non li vedocsxritti su qualche rapporto certificato. Comunque a parte i volumi di vendita (16.5 milioni) ha fissato in 18 euro e rotti il valore al consumo medio. Il Presidente di TN DOC ha fissato in 10 euro il valore medio a consumo. Parole di presidenti. Ma questo scarto mi sembra incredibile.

    2. Cosimo

      Altro dato significativo sempre dato dal presidente bresciano le vendite di Franciacorta salgono vertiginosamente anche in Trentino : + 21,5 % . anche qui parola di presidente. Mah.. Non so.

  2. Canaglia Canaglia

    Quale segmento di mercato si chiedono i soloni dell’istituto… Quale se non quella ..di chi per una bolla di qualità non vuole spendere più di due euro a bicchiere alla mescita e 5 / 6 euro in negozio…e si fida della reputazione della qualità trentina. Questo segmento. Quale altro? Del resto anche il brand più prestigioso fra i TRENTO.. Non ha avuto paura di “sporcarsi” con il Prosecco.. Solo i nostri soloni..sono ancora fermi e alzano muri.

  3. Angelo Rossi Angelo Rossi

    Ieri sera a Castel Pietra Leonardo Previ introduceva – per Manageritalia TN/AA sul tema “i mercati sono conversazioni” – con questa celebre frase: Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri progettano mulini.
    Orbene, il pensiero e la preoccupazione dei vertici dell’Istituto del Trentodoc espressi in chiusura dell’articolo mi sembrano un muro.

  4. il Conte il Conte

    La mia solita domanda scema: chi mi elenca gli charmat trentini. A parte il Muller di Cavit non ne conosco molti o perlomeno non ne vedo molti dopo Verona.
    Grazie

    1. Poi Conte.. per dire ci cono le 4 referenze di Concilio… il Lilium (mueller) il Clarius (chardonnay) il mueller frizzante…e udite udite…..c’è ancora il tuo caro vecchio Grand Bleu ..che credo sia commercializzato ancora soprattutto sui mercati dell’Italia meridionale…quindi…come vedi non mancano….gli charmat…certo non fanno i numeri del Prosecco.. ma fanno volumi vicini a quelli del TNDOC.

  5. mwg mwg

    I trentodocchisti fanno bene a chiedersi in che fascia di prezzo si potrebbe inserire lo “charmat lungo trentino”, dal momento che sarebbe concorrente diretto del metodo classico, e non solo in GDO…

    1. Cosimo

      In realtà di Charmat trentino ne gira parecchio già ora. Non ho dati ufficiali alla mano, ma penso che siamo piuttosto vicini ai numeri del TRENTO: tralascio i piccoli produttori, che pure ci sono e fanno prodotti anche molto onesti e buoni (Salizzoni – Martinelli, per esempio), ma se mettiamo insieme le referenze di Cesarini Sforza, di Cavit, di Concilio, di Lavis e perché no anche di MezzaCorona, credo che arriviamo a parecchie milionate di roba. Lo scorso anno con un addetto al settore..molto addetto…. a spanne ne avevamo contate sei -sette milioni; di sicuro nel 2009 erano 3.800.000 (fonte Consorzio Vini). E non mi pare siano queste bottiglie la causa della sostanziale stabilità del MC TRENTO. Magari mi sbaglio …

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