ARRIVANO I BARBARI, ARRIVA BARBARRIQUE

BARBARRIQUE

Metti insieme un birraio, lombardo, e due enologi, trentini, e il risultato potrebbe essere sorprendente. Fra poco, alle 17 di oggi alle Porte di Trambileno, zona Rovereto, negli edifici dell’ex oleificio Costa, andrà in scena una dei più curiosi eventi di cui mi sia capitato di sentire negli ultimi tempi.

Nella tap room dello stabilimento saranno presentate in degustazione le prime birre a marchio BARBARRIQUE: birre nate dall’incrocio fra le tecniche di vinificazione e le tecniche di fermentazione della birra. Cosa ne sia nato, lo scopriremo fra poco. Ma i nomi che stanno dietro a questa operazione, che appare comunque originalissima, sono quelli giù piuttosto famosi di Agostino Arioli, del Birrificio Italiano di Como, e di Andrea Moser e Matteo Marzari, già molto più che promettenti prodigi dell’enologia trentina; il primo, originario di Mezzocorona, ha lavorato e lavora in Alto Adige – ma ha dato il suo contributo anche al Marzemino di Isera -, il secondo, Marzadro, segue le produzioni di una delle più preziose maison vinicole lagarine: la Cantina de Tarczal. Insieme, i tre, hanno scelto il Trentino meridionale per tentare l’incrocio e la contaminazione fra birra e vino. Prima ancora di una sperimentazione, una nuova realtà imprenditoriale.

Le ricette Barbarrique rappresentano un crocevia ideale tra il mondo della birra e quello del vino: mosti di malto e mosti d’uva, spumantizzazioni con metodo classico, fermentazioni spontanee e di invecchiamenti in legno caratterizzano in modo incisivo ciascun prodotto della linea, con risultati sensoriali fuori da ogni schema.

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16 Commenti

  1. Federico Federico

    A me tutti questi birrifici che nascono come i funghi…boh! Mi lasciano perplesso! Forse pensano di diventare tutti ricchi con la birra? Forse farebbero meglio parlare con chi è già nel settore. Magari aprirebbero gli occhi. Leggevo ieri sul giornale che anche i Zeni vignaioli si metteranno adesso a fare birra. Mah! Io penso che il birrificio artigianale ha un senso se a fianco hai un locale dove vendi la birra che produci . Al bicchiere, con un bel guadagno. Se devi andare a proporre le birre che fai ai supermercati mi sa che i conti non tornano. Un mio amico ha un pub, con un bel frigo pieno di birre artigianali. Di tutti i tipi e di tutte le provenienze, perché mi dice che ormai è pieno di gente che gli chiede di vendere le loro birre. Nonostante questo, mi dice anche che il giro e’ limitato e che pochi gliele chiedono. Va forte con le birre classiche alla spina ma con le artigianali stenta. Anche perché spesso non sono qualitativamente così corrispondenti a standard precisi. Soprattutto in relazione al prezzo, che e’ non certamente economico rispetto alle classiche birre industriali, se così le vogliamo chiamare.

    1. Di birre io so davvero poco, anzi niente. Ma me ne parlavamo giusto giorni fa con un amico: a giudicare dall’esplosione di questi birrifici artigianali, o è incrementato il consumo di birra in Italia e in maniera consistente oppure i consumatori si sono redistribuiti, passando dalla birra classica ad altre tipologie. Perché in effetti qui sembra di essere di fronte ad un fenomeno vulcanico. O come dici tu, non funzionano. Però davvero non so.

      1. io io

        Ciao Tiziano Bianchi , prendendo spunto dall’articolo volevo sentire il tuo punto di vista su un cambiamento secondo me epocale. Mi spiego meglio: credi che il matrimonio tra enologi e vino sia così in crisi da dover costringere gli stessi a buttarsi tra le braccia dell’amante ( in questo caso , la birra ? ). Te lo chiedo perchè mi pare che si vada sempre più verso un ”sistema promiscuo” . Mi pare strano che gente che si occupa di vino si occupi anche di birra . Perchè, per l’immagine che ho io ( e molti altri cresciuti nelle vigne ) , la birra è sempre stata vista da chi fa vino come una bevanda di serie b o serie c , da trattare quasi con sufficenza, buona per calmar la sete e basta . Come mai adesso questo trend si sta invertendo? Solo moda, da intendere anche come chimera di facile guadagno, visto che con il vino oggigiorno il guadagno è tutt’altro che facile ? Io mi ricordo il mio vecchio, che quando vedeva la pubblicità di un noto presentatore tv ( ” birra, e sai cosa bevi ” ) iniziava a sacramentare e a mandarlo affanculo, pontificando che solo il vino era bevanda meritoria . Adesso invece tutti gli enologi si stanno riciclando a fare i birraioli ? Al di là del fatto che non capisco e non so se questi microbirrifici hanno una sostenibilità economica adeguata ( tradotto : non capisco se vendono abbastanza bene da guadagnare e stare in piedi, lasciando perdere finanziamenti provinciali per start up , premi di insediamento e cose del genere ) . Sinceramente, la cosa mi lascia perplesso, anche se da un certo punto di vista mi fa anche piacere tutto questo fermento e vitalità in un settore tutto sommato nuovo per il Trentino…

      2. @IO: In realtà non ho molta cognizione di causa.
        A leggere le statistiche postate dall’amico Canaglia sembra di capire che quello che noi percepiamo come un fenomeno espansivo, in realtà sia un fenomeno che si è già stabilizzato (ma in Trentino capita di arrivare quasi sempre in coda ai fenomeni nazionali) e comunque su volumi assai ridotti, quasi insignificanti (3% dei volumi).
        Quindi, forse siamo noi ad amplificare una cosa poco significativa.
        Poi però, come dici tu, c’è un travaso fra le competenze enologiche e quelle dei birrari: nello stesso giorno abbiamo appreso che ben tre uomini di vino trentini – Moser, Marzadro e Zeni – si sono cimentati con il fare birra. Non so, forse è una casualità: forse dipende anche dal fatto che le nuove generazioni di enologi, proprio perché giovani, sono cresciuti anche loro coltivando una certa abitudine alla birra, una confidenza con la birra. Che altre generazioni non hanno avuto o comunque hanno avuto in misura inferiore (in fondo le parole di tuo padre raccontano un’epoca – quando la birra la bevevamo giusto quando andavamo a mangiare la pizza -, un’epoca tuttavia superata: oggi i giovani hanno molta meno confidenza con il vino – vedi fra l’altro la caduta dei consumi nelle fasce giovanili – e molta confidenza con la birra. Non mi stupisce quindi che giovani enologi si avvicinino alla birra senza pregiudizi. Poi non so come andrà a finire, quello che è certo è che la cosa pare perlomeno curiosa oltre che originale.

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