LE CITTÀ DEL VINO PER UNA VITIVINICOLTURA DI QUALITÀ

Più qualità e meno quantità. Il coordinamento regionale del Trentino Alto Adige delle Città del Vino, chiedono un ripensamento a Consorzio Vini del Trentino sul tema della produttività in campagna e un approfondimento del carattere identitario e alpino della viticoltura trentina. E lo fanno con un con un documento diffuso oggi alla stampa e in rete. Obiettivo, mobilitare le municipalità trenitine, che il prossimo 30 marzo saranno chiamate ad un’audizione accertativa, affinché chiedano a consorzio vini una revisione delle sue posizioni. Al documento hanno fornito il loro appoggio anche il direttore e il presidente nazionali dell’Associazione, Paolo Benvenuti e Floriano Zambon, e numerose associazioni e personalità trentine (ONAV, Confraternita della Vite e del Vino, Confraternita di Bacco, SKYWINE, Walter Nicoletti, Andrea Aldrighetti, Giuseppe Casagrande, Renato Filippi, Sergio Ferrari, Angelo Carrillo e Guido de Mozzi).

Naturalmente ha dato il suo contributo di idee anche questo blog, la cui storia e le cui opinioni da anni si scontrano con le posizioni resistenti e conservatrici di Consorzio Vini del Trentino. Per questo mi sento di ringraziare, insieme a tutti gli altri, soprattutto il coordinatore e il vicecoordinatore regionali delle Città del Vino, Franco Nicolodi e Federico Secchi, per aver dimostrato, con questo documento, sensibilità e coraggio intellettuale e politico.

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Isera, 21 marzo 2016

PER UNA VITIVINICOLTURA DI QUALITÀ

NOTE E CONSIDERAZIONI SULLA RIFORMA DEL DISCIPLINARE

TRENTINO DOC

[A CURA DI COORDINAMENTO REGIONALE DEL TRENTINO ALTO ADIGE ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE CITTÀ DEL VINO]

PREMESSA

L’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui è articolazione locale il Coordinamento Regionale del Trentino Alto Adige, riconosce il valore intrinseco del paesaggio vitato, dell’economia della vite e della filiera vino come patrimonio collettivo delle municipalità.

Si richiama il preambolo dello Statuto che recita: “…La tutela della qualità dei prodotti (vino e produzioni tipiche locali) e della qualità del territori (ambiente, paesaggio, qualità della vita), la loro valorizzazione e promozione sono i presupposti imprescindibili per ogni possibile politica di crescita e sviluppo, quindi devono essere punti fondanti dell’azione della pubblica amministrazione e delle imprese”.

Principi ispirativi, questi, che trovano concretezza anche nell’art.3, che impegna l’associazione a operare per: “…sostenere e sviluppare la qualità delle produzioni e dei territori delle città del vino, tramite iniziative e servizi nel campo della tutela, del sostegno allo sviluppo, della promozione e dell’informazione. In particolare, l’Associazione opera per valorizzare e tutelare la vitivinicoltura di qualità, i vitigni autoctoni e antichi, l’architettura e le pratiche di coltivazione tradizionale, il paesaggio, i prodotti tipici locali, evitando il ricorso agli OGM; sensibilizzare e coinvolgere direttamente le persone alla cura, tutela e valorizzazione del territorio come patrimonio comune e bene culturale e identitario”.

Sulla base di queste premesse, il Coordinamento Regionale TAA delle Città del vino, esprime alcune valutazioni di merito sulla bozza di riforma del disciplinare DOC TRENTINO, il cui iter di riforma è iniziato nel 2012 e che il prossimo 30 marzo 2016 sarà oggetto di un’audizione accertativa presso le Municipalità della provincia di Trento.

Il coordinamento regionale del Trentino Alto Adige, dopo un approfondito dibattito interno, ha deciso di condividere queste riflessioni, quali contributo ad un dibattito allargato che consenta di giungere alla costruzione di uno strumento disciplinare che tuteli più efficacemente la vitivinicoltura di qualità, patrimonio e risorsa imprescindibile per lo sviluppo territoriale del Trentino.

CONSIDERAZIONI DI MERITO

A – I PUNTI DI FORZA

La bozza di riforma in esame, amplia lo spettro delle tipologie tutelate alla varietà Schiava (Gentile, Grossa e Grigia). Un passo in avanti che si giudica come estremamente significativo in un’ottica di valorizzazione delle esperienze dell’autoctonismo trentino.

Allo stesso modo, si giudica positivamente la conferma dello strumento delle sottozone, a cui si affida un ruolo fodamentale nella tutela delle esperienze territoriali, riconoscendo alla Valle di Cembra una specificità identitaria che raccorda saldamente il legame fra vitivinicoltura identitaria e territorio. Uno strumento che, a nostro parere, andrebbe esteso anche ad altre zone caratterizzate del Trentino, in particolare alla Valle Lagarina, alla Valle dei Laghi – Alto Garda e al conoide di Roverè della Luna.

Si considera estremamente positivo, anche alla luce delle pratiche enologiche che si sono diffuse negli ultimi anni in Valle Lagarina, il riconoscimento formale, e la rigorosa regolamentazione, della pratica degli appassimenti nella lavorazione delle uve Marzemino.

B – LE CRITICITÀ

Pur riconoscendo l’inclinazione in senso territoriale della bozza in esame, nell’impianto del documento si colgono timidezze di fondo, che meriterebbero di essere superate, perché rischiano di allontanare vieppiù la viticoltura trentina dalle esperienze della viticoltura di qualità che caratterizzano il profilo delle regioni dell’arco alpino, come la Valle d’Aosta e l’Alto Adige. In particolare, si suggerisce un approfondimento rigoroso sul tema della produttività massima in campagna.

Si giudica ancora troppo debole, inoltre, il riconoscimento e la valorizzazione, attraverso definizioni altimetriche rigorose, del carattere di viticoltura di montagna per le produzioni trentine.

Resta sullo sfondo, pur con l’ammissione implicita ai fini dell’arricchimento migliorativo, il tema delle varietà resistenti e degli incroci interspecifici. Un tema, questo, che crediamo andrebbe affrontato con più coraggio.

CONCLUSIONI

Alla luce di queste note, si suggerisce a Consorzio Vini del Trentino un ragionevole ripensamento che, pur mantenendo le scelte positive adottate nella bozza di riforma, scelga senza tentennamenti la strada della tutela della territorialità, da concretizzarsi attraverso lo strumento delle sotto zone diffuse, e della valorizzazione della qualità, allineando la produttività in vigna a quantitativi che traducano in concreto il valore generalmente riconosciuto alla viticoltura alpina e di montagna, come è interpretata in Alto Adige e in Valle d’Aosta.

In questo senso, si invita Consorzio Vini del Trentino ad una revisione delle sue posizioni; una revisione che collochi il percorso di aggiustamento della Doc Trentino in un orizzonte di riforma complessiva del sistema delle denominazione locali, che a differenza del 2012 – incipit della riforma –, oggi si rende ancora più necessaria anche in riferimento all’imminente e probabile entrata a regime della denominazione DOC delle Venezie, capace di attrarre verso di sé buona parte della produzione viticola del fondovalle; una riforma complessiva del sistema che si spinga fino alla valutazione della richiesta di riconoscimento della tutela garantita dallo strumento della DOCG.

HANNO ELABORATO QUESTO DOCUMENTO

IL COORDINAMENTO REGIONALE DEL TRENTINO ALTO ADIGE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CITTÀ DEL VINO

Coordinatore Franco Nicolodi

Vicecoordinatore Federico Secchi

Consigliere Antonio Gottardi

GLI AMBASCIATORI DELLE CITTÀ DEL VINO

Tiziano Bianchi

Mario Mosna

Carlo Rossi

Nereo Pederzolli

HANNO ADERITO A QUESTO DOCUMENTO

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE CITTÀ DEL VINO

Presidente – Floriano Zambon

Direttore – Paolo Benvenuti

CONFRATERNITA DELLA VITE E DEL VINO – Trento

CONFRATERNITA DI BACCO

ONAV Sezione di Trento

SKYWINE QUADERNI DI VITICULTURA

Andrea Aldrighetti – Sommelier Enophilia Wine & Spirit

Angelo Carrillo – Giornalista

Giuseppe Casagrande – Giornalista

Guido de Mozzi – Giornalista

Sergio Ferrari – Giornalista

Renato Filippi – Sommelier

Walter Nicoletti – Giornalista

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120 Commenti

  1. Lucifero Lucifero

    Ma me lo spieghi come hai fatto a convincere la Confraternita ad aderire ad una cosa in cui ci sei anche tu? Cosa hai fatto li hai drogati o li hai fatti ubriacare?

  2. il Conte il Conte

    @ noi – Interessante la lista dei vini che riassumo per gli ipovedenti :
    Bollicine : 18 etichette e nessun trentino
    Bianchi : Alto Adige 8 – Friuli 8 – Trentino 0
    Rossi : Contate pure gli altri …..Trentino 7 (Foradori, Concilio, Lavis), il più economico è il Pinot Nero 1999 a 18 euro, il più alto, Teroldego 1998, a 60 euro.
    Comprendo che l’horeca- come si è detto chiaramente qui – oggi interessa poco anche se un tempo non era così per cercare una nostra presenza qualificata di prodotto e immagine a livelli nazionali.
    Capisco che un Teroldego 1998 costi 60 euro che ricaricato dall’acquirente dovrebbe essere costato 30 euro all’origine.
    Ma non ci credo.
    Non capisco ma mi adeguo. E’ chiaro che non sappiamo bene a chi si sta vendendo. E come. Senza svelare i misteri di cantina …
    I Tir poi non possono essere classificati come i mercati esteri con le etichette mistero.
    Per la GDO vale lo stesso: etichette e prezzi da sballo. In giù.
    Apriamo qui la nostra “Caccia al Trentino”, tanto per aiutare i nostri direttori commerciali !
    Girando e non solo in Trentino.

    1. una piccola statistica su una decina di ristoranti italiani la avevo fatta anche io lo scorso anno, da qualche parte nel blog ci deve essere.
      e i risultati erano esattamente questi…quelli che racconti tu.
      il vino trentino è un vino a gdo americana, non da horeca italiana. questa la verosimile conclusione.

    2. il Conte il Conte

      @ mvg : http://www.viamichelin.it/web/Ristorante/CAROVIGNO-72012-Gia_Sotto_l_Arco-129162-41102
      Come vede una osteria di campagna del Salento che anche in questa Pasqua (dico : il Salento) continua a ricevere tanti turisti, anche se qui non ci sono cannoni per la neve, baite, rifugi . ristoranti con le stelle (alpine) e … il DivinNosiola.
      Anche i prezzi non sono male e la prenotazione è obbligatoria.
      E’ il ristorante che cammina bene, tutto l’anno e senza tante menate. Forse per questo molte note aziende vinicole italiane sono nella loro Carta dei Vini. AA compreso, anche se come noi lontano. Oltre il Po.
      A Pasqua io c’ero !
      PS : se cerca la carta dei vini di Pinchiorri a Firenze, capirà dove ci fermiamo. Io penso non oltre Rivoli Veronese, luogo famoso per Napoleone, per l’omonimo Rue a Parigi e per avere il nome nell’Arco di Trionfo. Ma anche per alcune sue osterie, sempre di campagna e sempre attive – senza tante menate.

  3. Display Display

    Ma visto che c’è questa audizione dei sindaci e degli amministratori, avete allertato i comuni del Trentino? Mandandogli tutta la documentazione? Forse questo è un passaggio da fare o no?

      1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

        Apprezzo, non sa quanto apprezzo quanto dice.
        Oggi i Comuni come i Consiglieri Provinciali sono presi però dalla sanità che costa troppo, dalla raccolta dei rifiuti che costa troppo, da tutto quello che non risolto è aumentato di costo.
        Finita la pacchia dei soldi che arrivavano…dalla Sicilia e da tutte le altre Regioni Italiane la nostra Autonomia “mutuata” si trova a “lavorare” per recuperare fantasiosi emolumenti autovotati e tranquillamente bevuti dai nostri pubblici rappresentanti nella loro grande vigna.
        Lei pensa che in questo clima, qualcuno oggi si preoccupi del settore vitivinicolo ? Io dico NO, ma solo quando si pensa di prendere una manciata di voti dai 7.000 conferitori più famiglie.
        Se lo sapessero Cesare Battisti e Alcide Degasperi farebbero richiesta di cambiare regione —- non penso Nazionalità !
        Comunque grazie pregandola di non fare la solita analisi scritta con richiesta di risposta scritta che tanto nessuno le risponde e , anche, perché nessuno di noi la potrà leggere pubblicata da qualche parte. Politica regionale secretata !!!’

      2. Cosimo

        In realtà, Canaglia&Giuliano, ho già provveduto a segnalare l’iniziativa ai consiglieri provinciali. E qualcuno ha anche risposto, positivamente. Vedremo nei prossimi giorni.
        Magari pubblicherò i nomi di chi risponde e di invece fa orecchie da mercante (della politica politicante)

      1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

        @ Raffaello – I politici sono eletti da noi quindi dovrebbero sempre -sempre ascoltare la “vox populi”.
        Soprattutto in tema di viticultura che non significa solo mele, latte o turismo.
        Ma come ho detto sono troppo occupati. Spero sempre, però.
        Come dice Cosimo se nessuno dice niente e tutto va bene, ci proviamo noi. Provaci anche tu, Raffaello perché qui siamo tutti credibili. L’incredibile è quello che succede fuori da qui !

      2. Cosimo

        No non è possibile. Almeno non credo. E anche giustamente…. giornalisti e blogger perfortuna fanno un altro mestiere: vendono idee.. a chi le deve spendere le idee….questo il nostro compito..

    1. Zagor Zagor

      Ma scusa, perché non andate anche voi del blog a questa audizione e non fate valere le vostre opinioni? Perché volete affidarvi a persone, politici, che di queste cose non sanno nulla?

      1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

        @ Zagor – perché non vieni anche tu ?
        Con nome, cognome e professione.
        “Andate voi” – da trentino/romano suona proprio male !
        Vedi anche mia risposta a Raffaello.

  4. canarino Titty canarino Titty

    … GMU io scrivo per quelli come te, l’immagine può essere ambivalente e strabica. Può essere un superTUSCAN AA di PDP, oppure due produttori in un sistema che tirano “LARGO” … e bravo PIRATA !!!

  5. Sandokan Sandokan

    Tutte cazzate ragazzi: le cose vanno bene così: i contadini si riempiono il portafogli e le cantine fanno affaroni, studiatevi il bilancio di Nosio e Mezzacorona e poi ne parliamo. Perché cambiare una cosa che funziona così bene e da soddisfazione a tutti? Trovate un altro bell’argomento su cui discutere, che questa è una battaglia perduta.
    Buona Pasqua e pensateci su

    1. Canaglia Due Canaglia Due

      Sandokan, secondo me tu non hai le idee tanto chiare di quello che succede in campagna. Magari qualche contadino che frequenta il blog ti spiega bene quali sono i costi in campo.

    2. Romano Romano

      Sarà come dici tu… ma non ne sarei così convinto
      forse dovresti approfondire qualche numero: su questo blog trovi tutto, se hai un po’ di buona volontà.

    1. il Conte il Conte

      Noto con dispiacere che continuiamo a dare i numeri, anzi norme e disciplinari. Significa che prima abbiamo prodotto con poca attenzione e alla come capita che va bene? Non penso sia così ma solo che fino a quando il “vino trentino”, doc o non doc, vitigno tipico o no, fino a che non lo si può trovare in altre regioni italiane e neppure all’estero, il problema rimane peggio dei vecchi tempi. Mi riferisco a quelli quando Austria e Germania venivano da noi a fare il “pieno” con cisterne TIR, mettendo tutti in concorrenza, consorzi e aziende private.
      E diverse, terminato il periodo felice, hanno venduto, svenduto i loro nomi (anzi cognomi) arrendendosi alla mancata commercializzazione come investimento e ai mutati consumi.
      Il Prosecco – chiedo perché non lo so – ha le sue linee guida più lunghe di questa nostra Trento/Malè ?
      Tanti numeri, per dire cosa ? Tanti buoni propositi per raggiungere cosa ? E in quanti anni ?
      Grazie a chi me lo spiega.
      Buona Pasqua, amici.

      1. Cosimo

        Sto dando i numeri, Conte, perché credo sia utile, quando si immagina prospettiva, capire dove siamo e dove vogliamo andare. Non siamo romantici, qui. Sappiamo bene che per immaginare un futuro diverso, è necessario prima di tutto dimostrare che questo futuro è sostenibile, economicamente sostenibile. Per questo diamo i numeri.
        Perché vedi, caro Conte, una delle argomentazioni principe usate dai manager cooperativi e dai loro caporali è questa: il modello trentino è un modello responsabile e democratico perché tutela il reddito dei contadini. Io, con i numeri in mano – vedi remunerazioni uve AA, fissate a quasi 2 euro kg -, cerco di contrastare queste argomentazioni. E sostengo che la viticoltura di qualità tutela meglio il reddito dei contadini.
        Sono stato più chiaro ora?

      2. il Conte il Conte

        Caro Cosimo, non criticavo i “tuoi” numeri (che reputo utilissimi per far riflettere e cambiare i corsi e ricorsi del nostro settore interno) ma quelli generati dai soliti, rinnovati, estensori dei Libri dei Sogni Vitivinicoli che dedicandosi pienamente a tale attività sembrano giustificare le loro seggiole, concrete solo negli appannaggi che paghiamo loro. Grazie.

    2. Canaglia Canaglia

      @canarino: e chi sarebbe il monocolo qui…quale il regno dei ciechi?
      Se ogni tanto uscissi dal tuo ermetismo magari riusciremmo a capire tutti qualcosa di più circa il tuo pensiero.
      Che dici?

      1. Gianni Morgan Usai Gianni Morgan Usai

        Canarino non è mai ermetico.. Al massimo é exotico che è altra cosa.. Lui dice : Cuba e molti capiscono Castelvecchio…! L’invidia finisce sempre a Verona, ogni tanto a Treviso.. Canarino continua così: Devi parlare all’Umanitá, come in ” Quinto potere”..

    3. @conte, in realtà Conte gli estensori, come li chiami tu, un loro progetto ce lo hanno e ben chiaro. Diverso dal nostro, ma ce l’hanno. E’ un progetto reazionario e conservatore, che però gode del consenso diffuso di oltre 7 mila viticoltori e delle loro famiglie. Il loro non è il libro dei sogni, il loro è il libretto nero dell’industrialismo, compilato da un management formato esclusivamente alla scuola dell’internazionalizzazione e della GDO. Se non capiamo questo abbiamo già perso in partenza.

      1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

        Industrialismo ? Parola grossa : 7.000 conferitori fotografati e pubblicizzati con l’imbuto in mano per raccogliere le preziose uve. Poi, se hai occasione di andare in queste accoglienti cantine dei conferenti, vedi un trattore dietro l’altro con uve pigiate nel rimorchio, buttate nei diversi canali a tempo di samba trentina.
        Qualità, quantità ? Distribuzione, vendita ?
        Nessuno parla chiaramente – ma non qui –
        Siamo sempre alla ricerca di bilanciare oneste e faticose produzioni con i prezzi al consumo, in GDO con la nostra poco affermata, conosciuta “territorialità” ?
        Perdiamo tempo e spirito agonistico : altre regioni no, basta andare in un supermercato fuori dal Trentino o in un ristorante medio per constatare la nostra latente assenza.
        A chi vendiamo, dove vendiamo ?
        Per me rimane un mistero che risolvo scioccamente: vendiamo tra di noi e anche a qualcun altro fuori.
        Ma non per alcuni ! Non tutti, per fortuna.
        Per l’estero – facciamo imbottigliare, inventiamo nuove etichette …. siamo gli “Zorro” del territorio e di noi stessi !
        La battaglia di Tiziano è pratica e reale, e condivido pienamente (anche in chiave di fatturati e distribuzione) ma è lunghissima, per i grandi equivoci storici e attuali, alla base.
        Non sono un tecnico della Produzione ma un Tecnico che se ha qualcosa di veramente buono nel budget deve trovare il modo, i programmi, gli obiettivi per farlo conoscere e vendere BENE, sapendo anche abbassare i prezzi (non sottovoce) su tutti i mercati e settori di acquisto, traguardando i concorrenti per essere davvero competitivo.
        Il “mercato di nicchia” intrapreso da molti è agli sgoccioli. Speriamo non fino all’ultimo bicchiere Trentino, Trento Doc … !!!
        Per chiarire allego la lista dei vini di un notissimo ristorante stellato mentre lascio a noi tutti la scoperta dei prezzi alla GDO, ma che non sia solo Trentina !

        Allegati  lista-vini.pdf

      2. @giuliano: grazie per questa lista vini da manuale… davvero da manuale.
        la realtà è che producendo vino industriale, destinato prevalentemente alla gdo straniera, il vino trentino raramente entra nel settore horeca, che privilegia il vino territoriale. Ed il vino territoriale è quel vino che quando lo acquisti, insieme, acquisti anche la suggestione del suo territorio di provenienza. Noi no. Noi.

      3. MWG MWG

        Non so questa Carta Vini da dove provenga ne a quando sia datata…, ma una cosa di certo mi lascia perplessa…. Vendiamo il trentino come “terra di bollicine e bianchi”, ma in questa carta vini, non esistono né uno spumante né un bianco Trentino. Quindi, a chi vendiamo questa immagine del Trentino bianco e frizzante?

  6. Rossana P. Rossana P.

    Ho letto più volte il testo di questo documento, mi pare di aver capito che voi chiedete ancora più attenzione per la qualità dei nostri vini. Ma perché c’è qualcuno che non è d’accordo su questo principio? Forse mi sfugge qualcosa. Spiegatemi, per favore.

    1. Display Display

      Purtroppo Rossana, non è così come sembra: a parole tutti parlano di qualità, ma poi inn Trentino si fa soprattutto grande quantità a basso prezzo. Bene hanno fatto le associazioni del vino e le altre organizzazioni a sollevare questa questione. Ringraziamo tutti questi bravi ragazzi!

  7. canarino Titty canarino Titty

    …eh no caro, non sei tu quello, tu usa quello che usi di solito. E fatti dare un ripasso daa COSIMO SENIOR che all’inizio scrivevi con una scrittura iperbolica e pindarica … del liceo insomma …

  8. pormonatruffato

    Signor Tiziano Bianchi, rispetto il tuo parere ma io penso che nel giudicare la gente si deve considerare tutto. Non mi sta bene che si dice ah beh, a parte quella porcata lì secondo me tizio è una brava persona , e poi forse la colpa è di altri, della politica, del principe, del calt, del fret, dell’ euro ecc ecc. La verità è che la gente ha la memoria corta. E (purtroppo) anche i giornalisti in gamba,onesti, sinceri e senza peli sulla lingua come te a volte hanno la memoria corta. Comunque va bem così, è la nostra società che abitua a comportarsi in questo modo, Buona Pasqua e tirem innanz che l’è meio.

    1. Dunque, tanto per mettere le cose in chiaro: credo di essere stato fra i pochi – insieme a Questo Trentino – a sollevare e a tenere alta l’attenzione su LaVis. Non credo di essermi tirato indietro. Detto questo, sono stato anche l’unico credo a chiedere a Fausto Peratoner, era il 2013; di venire a raccontare in pubblico la sua versione: per le sue ragioni preferi non venire e mi mandò un documento che lessi io in pubblico. Non mi piacciono i capri espiatori, le vittime sacrificali, non mi piacquero le monetine sul compagno Craxi a suo tempo e non mi piacciono le monetine su Fausto oggi. Non mi interessa la verità giudiziaria, mi interessa avvicinarci alla verità storica: e credo che buttare la croce addosso ad un solo uomo (tre uomini) non ci faccia capire cosa è successo. Io non so bene ancora cosa sia accaduto, ma credo che ci siano state responsabilità collettive, di contesto, agevolate dal clima dellaista. Mi piacerebbe poter guardare a quella vicenda senza pregiudizi, perché quella vicenda è un pezzo, solo un pezzo, dell’ubriacatura collettiva che anche noi abbiamo subito in tempi di principi vescovi e caporali arruolati fra i servi della gleba della campagna trentina.

  9. Display Display

    Che belle iniziativa: complimenti! Comunque sono contenta per la valle di cembra, se lo meritano i cembrani questo riconoscimento.
    e ve lo meritate anche voi che ogni giorno ci regalate queste notizie.

    1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

      .. poverelli il minimo della pena per una leggera dimenticanza.
      Direi che non c’è molto da dire su ieri se non riflettere sul dopo.
      Una LaVis semidistrutta nonostante il potenziale e le acquisizioni (immobiliari e di mercato estero) come Casa Girelli – mal condotte o mal capite.

  10. Belacqua Belacqua

    scusami Tiziano Bianchi, ma mi ricordavo che verso ottobre del 2015 (ma forse la data è sbagliata) era stato pubblicato su questo sito un articolo di due righe con una tabella impietosa che metteva a confronto i prezzi medi per quintale delle maggiori qulità d’uva di Trentino e A.A e come altri duecento e più vostri articoli li avevo archiviati tra i segnalibri. Ora non la trovo ne lì ne nel vostro sito, dov’è finita? si può ripubblicare che avevo grandi progetti legati a quella tabellina! Mi ero pure amareggiatoper il fatto che non fosse stata commentata, perchè molto ho imparato anche dai commenti da qundo vi leggo.
    Alla domanda che mi hai posto ricordo chiaramente che nella colonna di sinistra (trentio), solo il p. nero saliva sopra i 200 mentre in quella di destra (A.A) era tutto un trionfo di 400 e più… Invece, e scusaper l’anonimato, ti giro una domanda:
    un buon contadino di collina (500 m ca.) ha un ettaro di cui:
    metà circa base spumante ferrari (perchè la sua cantina è una fichetta)
    l’altra meta divisa più o meno equamente tra p. nero (sempre progetti qualità)
    traminer e ml. Thurgau (questi normali).
    Ora si supponga che segua la lotta integrata e rispetti le tecniche agronomiche alla lettera… la produzione nelle annate buone sarà circa sull’ 80q/ha.
    Assodato ciò il buon contadino “…era un cretino” e quindi riceve 9.000e/ha rispetto ai 12000 medi che la cantina comunica in assemblea o riceve, chessò, 13.000 o più e ringrazia ogni giorno la cooperazione per le ripagate fatiche?
    “era un cretino” disse don Luigi.
    Comuqnue scusami non avevo visto che eri tra i firmatari, sarei stato meno cinico perchè se ho capito, credo, un qualcosa oltre l’agronomia lo devo tutto a te ed all’altri che gestiscono il sito! Resto comunque dell’idea che nella cooperazione i padroni ce li scegliamo e se son questi un motivo c’è. Inoltre in tutte le assemblee cui ho partecipato la mia voce l’ho sempre fatta sentire, vuoi sulla base spumante che scappa a sud, vuoi sul diserbante o sulle varietà resistenti o sulla possibilità di avviare nuovi progetti qualità o sul fatto che una secondo grado che commercializza meno del 5% del vendemmiato non lo è più ma porta solo corvees a quella di primo. Ogni fottuta volta o dentro in assemblea dsi direttori/presidenti o fuori dai soci è arrivata la frase e più, tagliente od elusiva, e quindi un pò di bile gialla da cooperazione mi sarà concessa!
    buona serata, scusa la prolissità.

    1. Capisco la tua bile gialla (che come avrai capito è anche la nostra). Forse ti riferisci alle tabelle dei prezzi alla produzione di ismea: credo fossero di gennaio o dicembre, ora provo a recuperartele. E ti metto il link.
      Per il resto, Belacqua: attraverso la cooperazione si gestisce consenso e potere (politico) e quindi ci sono molte alchimie sui numeri, per fare in modo che alla fine tutti siano contenti. E così, recentemente abbiamo scoperto anche la resa ettaro (con la pessima annata 2014), in presenza di una riduzione delle rese quintali, abbiamo scoperto che, invece, esiste anche la resa ettaro…che magari aumenta (certo basta caricare di piu e quindi lavorare di piu) e l’ettaro rende di più. Magie retoriche da assemblee e convegni autoreferenziali (leggi infatti la dichiarazione di luca rigotti al famoso convegno del 2015 che ho appena citato in un altro commento…
      “…Il dato potrebbe trarre in inganno e far pensare a un’annata negativa – viene spiegato. Ma non è così perché mentre la resa al quintale diminuisce del 6,8% la resa a ettaro è incrementata del 16,3%…”)
      Penso che una cosa buona sarebbe, cominciare a portare nelle assemblee i numeri veri, quelli buoni, compresi quelli dell’AA.

      1. Belacqua Belacqua

        no, però è simile. grazie che m’ero perso anche questa.
        Comuqnue alla prossima assemblea farò sentire questa campana, e spero di venir smentito dai soci, perchè resto dell’idea che le orecchie son dure e la dirigenza coop, anche quando è rokn n roll, in assemblea diventa bossa nova o R’n’B.

    2. Cosimo

      @belacqua: se fai una ricerca più approfondita di sicuro trovi la tabella che cerchi, perché non abbiamo cancellato niente.
      Per il resto buona assemblea….. con la bossa…..(grazie per questo pezzo…uno dei miei preferiti..)
      ciao

  11. il Conte il Conte

    @ canarino Titty : grazie per il “simpatico” che rigiro molto anche a te – Buona Pasqua e cip cip CiP —– ma no CIP CIP – desidero spero vedere – io poker di Re e tu, spero non di Assi …
    Lo sapremo quando ci incontreremo !
    A un tavolo però non verde.
    Propongo quello di Isera.

  12. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

    Mi congratulo con Tiziano Bianchi e Nereo Pederzolli per la loro partecipazione come “ambasciatori”. Da anni portano avanti un discorso di conoscenza e affermazione del Trentino. Con professionalità e assoluto disinteresse economico – che oggi come oggi è già una grande garanzia ! – portano per vie parallele importanti discorsi, programmi e segnalazioni di quanto facciamo, produciamo e siamo. Avanti fioi !

    1. Canaglia Due Canaglia Due

      Bisognerebbe vedere se questi due non hanno interessi di qualche genere. Comunque questo non rileva: quello che hanno scritto e firmato è completamente condivisibile e li ringrazio.

  13. a margine di questi discorsi pubblico una tabellina riassuntiva dei valori e dei volumi dell’alto adige tratti dal rapporto Raiffeisen sullo stato della cooperazione vitivinicola alto atesina, affinché la si smetta di raccontare la balla che bisogna tutelare il reddito dei contadini. Perché il modello trentino lo tutela il reddito, lo asfissia.

    1. Zagor Zagor

      Sono numeri incredibili: non ho motivo per dubitare che siano anche veri, certo che se è così in Trentino si è proprio sbagliato tutto. Avanti Alto Adige!

      1. Topolino Topolino

        Documento molto interessante, la tebellina poi riportante gli Indici e dati statistici relativi alle cooperative vinicole ci rivela che l’Alto Adige anche senza “Cavit” se la cava molto bene…
        Mi piace poi questa frase:

        Allegati

      2. Cosimo

        @Topolino: come vedi, chi dice che il nostro modello di viticoltura orientata alla quantità difende il reddito dei contadini, mente, sapendo di mentire. Perché accanto a noi ci sono modelli di viticoltura orientati alla territorialità e alla qualità che premiano più della cooperazione trentina il reddito contadino. #bastamanagercooperativi

    2. Raffaello Raffaello

      Impressionante questa tabellina che hai pubblicato. Bisognerebbe studiare meglio perché succede questo in AA e non succede in Trentino.
      Per esempio hai i numeri del Trentino?

      1. Cosimo

        Alcuni numeri sono stati presentati in primavera 2015, nel corso del convegno sulla cooperazione agricola trentina,
        Luca Rigotti, boss di Mezzacorona e vicepresidente della federazione coop del Trentino , diede questi numeri, che mi pare raccontino di una forbice molto ampia, diciamo che il trentino vale più o meno la metà dell’AA. Più o meno.

        ll fatturato consolidato dell’intero settore (comprese le società controllate) supera i 470 milioni di euro. I soci viticoltori sono 7014. Uva conferita: 1 milione 33 mila quintali (1 milione 50 mila quintali rispetto alla vendemmia dell’anno prima).
        Liquidato ai soci: euro 86,59 a quintale di uva conferita (-6,8% rispetto al precedente di 92 euro 96 centesimi).
        “Il dato potrebbe trarre in inganno e far pensare a un’annata negativa – viene spiegato.
        Ma non è così perché mentre la resa al quintale diminuisce del 6,8% la resa a ettaro è incrementata del 16,3% pari a un valore medio di 12 mila 828 euro rispetto agli 11 mila 031 euro dell’anno precedente”.

    3. Lucy Lucy

      Perché questo documento non lo condividete con tutti i soci cooperativi? E dimostrate loro che seguendo altri modelli si può guadagnare di più e fare anche reputazione per il territorio?

  14. canarino Titty canarino Titty

    … dissento completamente con la seconda parte dell’intervento del Conte, St. Just, Rusticus, …ecc … LA TERRA fa benissimo a restare se stessa e fare come sempre… concordo col TIZ sui giovani agricoltori … BINGO TIZ…

    1. il Conte il Conte

      Canarino penso che tu in parte hai ragione ma anche torto.
      Sei un divertente nick come me. Quindi chiedo all’amministratore del blog di cancellare il “Conte” ma anche di chiedere a te il vero nome e cognome. Per discutere bisogna essere chiari e francamente se “l’osel in gabia canta solo da la rabia!” il “Conte da le braghe onte da’l capel di paija” non fa né cronaca nè blog. Cominciamo di nuovo visto il nuovo interessante indirizzo di questo fantasmagorico blog.
      E così, oltre a noi, sarebbe bene rivedere altri nick, nati in un glorioso romantico passato che oggi forse non hanno più ragione di essere (Ghino, Massarello, Wine qualcosa, l’Albergatora, Curiosa e Sospettosa, la Caneva ecc. ecc. ECC !)
      Buona Pasqua a tutti !

      1. canarino Titty canarino Titty

        … caro Conte, mi sono affezionato sin da piccolo al volatile e mi piace , qui li conosco tutti, verrà pure il giorno di conoscere Te. Io dico ciò che penso e non ho problemi a dialogare. A certi darei la zappa da sette chili, ma non a Te che pure mi sei simpatico … a presto…

  15. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

    Condividendo in pieno il documento non apprezzo la stesura in “politichese”.
    E’ stato redatto così perchè i politichesi capiscano un po’ meglio ?

  16. il Conte il Conte

    In aereo tra professionisti in volo. “Trentino !”- “Ah Trento e Trieste ?” – “Già …” – “Uniti dal Ponte di Bassano, vero ?”
    Facciamoci finalmente conoscere dove siamo, per quello che sappiamo fare e non per quanto diciamo a vanvera o in qualche filmetto o per la 15-18, —– malamente studiata a SQUOLA. Da tutti.

      1. Imperatoner ..Imperatoner….ma non credo di averlo inventato io….. non ricordo bene..ma penso di averlo letto…da qualche parte o sentito…..
        per il resto…. con Fausto ci parliamo, non voglio dare giudizi sulle sue vicende lavisane, quello che è accaduto in quegli anni prima o poi qualcuno ce lo spiegherà e credo che ce lo dovrebbe spiegare la politica provinciale e i caporali dellainani e dellaisti di quegli anni; detto questo trovo che il suo vino sia sempre stato di grande qualità, sia quello cooperativo sia quello di oggi di maso grener, e su molte questioni concrete e di visione la pensiamo allo stesso modo.

    1. Belacqua Belacqua

      mi scusi, se no si tratta di omonimia e lei è uno dei componenti della famosa triade, le volevo comunicare tutta la mia stima e: bile. Avevo pensato a Piero Ciampi come dedica, ma la strofa sotto dei pub. enemy è più completa! confido nella sua conoscenza dell’americano (vedi wine & food).

      What we need is awareness, we can’t get careless
      You say what is this?
      My beloved lets get down to business
      Mental self defensive fitness
      (Yo) bum rush the show
      You gotta go for what you know
      Make everybody see, in order to fight the powers that be

    1. belacqua belacqua

      se mia intenzione era un parere stilistico certo sorge il dubbio del perchè cercarlo su di un sito ad indirizzo trentino e wine…famosa terra di scrittori amanti del buon wine inglese?
      Comunque ribadisco: il punto che volevo sottolineare è che il documento in questione mi pare fuori dall’orbita del tessuto dei soci cooperatori, che di certo a vostro avviso sono pronti per le assemblee d’argomento “ambiente, paesaggio, qualità della vita” ed io invece dopo numerose (reltivamente, sono ancora en bocia, per il tessuto) assemblee a titolo “se sull’ettichetta del prodotto c’è scritto 3/anno, non si può far 4” sarei più per il semplice e desolante “basta diserbante” o “lo sperone del guyot non è un secondo cavo”. Insomma non aspettatevi grandi risultati e picchiate duro sulla cooperazione che il contadino lo smuovi non con le chimere ma coll’oro e forse l’orgoglio.

      1. Io penso che le coop di primo grado siano pronte a questo salto culturale. Meno pronti sono le SpA e il secondo grado che governano il sistema e la filiera. Credo di conoscere abbastanza bene il mondo cooperativo, almeno vinicolo, e so che è anche capace di farsi domande. E di cambiare. Ci sono direttore di coop, di grande qualità: non saprei chi bocciare, anzi credo che le migliori intelligenze enologico in trentino stiano proprio dentro la cooperazione. E credo che loro sarebbero capaci di guidare questo cambiamento progressivo, se solo fosse loro permesso dagli oligopolisti di cui sentono il fiato sul collo.
        In ogni caso anche questa cosa della remunerazione credo andrebbe affrontata con i numeri in mano e non con i luoghi comuni.
        E torno sul modello Alto Adige: lo scorso anno il prezzo alla produzione della doc AA era mediamente quotato attrono ai 290 euro ettolitro, quello della Doc Trentino era fermo a 170.
        Qui poi ti pubblico uno specchietto, tratto dal dossier Raiffeisen sullo stato della cooperazione vitivinicola alto atesina. da cui si deduce che la remunerazione media 2014 al kg è di 1,90. A quanto ammonta la liquidazione media in trentino?

        Allegati

      2. dal medesimo documento si deduce anche che la remunerazione media ad ettaro sfiora i 20 mila euro. Possono bastare questi numeri, Belacqua, per provare a cominciare un percorso di riforma ispirato a criteri di qualità? Proviamo a raccontarle queste cose ai soci di Mori, o Toblino o Avio o Isera, dicendo loro che i modelli che premiano la qualità sono anche in grado di essere più remunerativi? Proviamo a portare nelle assemblee dei soci questi numeri?

  17. Belacqua Belacqua

    se abbasseranno anche solo una resa/ha spero di essere in trentino che mi godrò un’assemblea dei soci che non comica ma esilarante!
    Domande/considerazioni tipo che verranno poste ai direttori/presidenti, dopo almeno un’ora di grida e insulti:
    Ma i esuberi, restei?
    Si ma le mie le è en pianura, le buta de pù de così…sa fago, taio en tera l’ua?
    Sa vole saver voi, saverem ben noi contadini quant che fa le nose vigne!
    Ma se taié de 1/x le rese dové pagarla almen el dopi, ma da st’am che senò cambian cantina tuti chi.
    Ma el glifosato poden usarlo ancora, no?
    Una grossa parte al vicino:”s’ai dit? se no i parla forte no capiso na ostrega”
    Il vicino”speta che ghe domando al giovane….Giovane sa è che i ha dit?
    Il giovane:” i cala la rese del x,y,z..”
    Il sordo:”cossa? alora ghe la porto ai privati…no, no tuta sol quela che vanza”
    La maggior parte sorniona ad alta voce:”ottimo,men da laorar”, mentre pensa maliziosa a come aumentare le superfici eleggibili <>
    A quel punto il direttore ed il presidente si sorrideranno complici (e compiaciuti), e prometteranno che si tornerà a discutere in secodo grado.
    Vi dico che cercate l’aghi nella paglia, ma è tutta paglia!
    Comunque ottimo sito, ho imparato a conoscere una quantità di “mondi esterni” al vino insperati, quindi vi ringrazio! E, viva la cooperazione!
    Giovane figlio d’un socio

    1. MWG MWG

      Ahahahahah!!! Hai ragione… sul discorso assemblea…
      ma hai dimenticato il socio “incazzoso” che si alza in piedi e rovescia parole poco gentili contro presidente e direttore, oppure come successe qualche anno fa in una nota cantina, qualche socio rincorrerà il direttore con in mano una forca.

      Scherzi a parte, se tutto ciò dovesse accadere è molto importante che chi farà da tramite spieghi che si tratta di un primo passo per migliorare l’immagine del Trentino e che poi tutti ci guadagneranon. Giustamente come hai detto tu, ci saranno scontri con i vecchi ma il potere di cambiare le cose sta nei giovani e nelle generazioni future! È l’ora che cambi la mentalità!

      1. il Conte il Conte

        Gentile MWG, analisi perfetta. La cooperazione trentina era una cosa seria, rappresentata – se non sbaglio – dalle “verghe” Clesiane, unite da un nodo che significa “unità” di intenti per tutti. Oggi non sembra. Causa tempi, mutamenti di consumi e tutto il resto ciascuno tutela il proprio orticello (o vigna) . Facendo solo questo non capisce che si danneggia e subito dopo danneggia moltissimi altri. Cambiare mentalità (per noi tutti) è la sfida di oggi ma è difficile – è più facile separarsi e divorziare. Ora ci vuole poco tempo, ma non vale per la Terra che – purtroppo per noi – continua ad avere sempre gli stessi monotoni ritmi e le stesse esigenze. Nonostante i cambiamenti, soprattuto quelli del clima.

      2. MWG MWG

        Sai Tiziano che invece sento molti miei coetanei (mi piace definirci giovani anche se 20 anni fa alla mia età molti erano già dirigenti mentre oggi sono ancora precari o disoccupati…) che non digeriscono la situazione vitivinicola Trentina, ma un po’ per senso di impotenza, un po’ per paura e un po’ per rassegnazione verso un sistema troppo radicato e poco incline al cambiamento (vuoi per un motivo o per l’altro), prendono quel che viene cercando di non farsi mangiare dagli squali, si chiama istinto di sopravvivenza.
        Il Trentino è piccolo, la gente mormora e se ti esponi troppo puoi attaccare il camice al chiodo.

  18. Se la tutela del territorio tra le tante forme che può assumere non passa anche (soprattutto) dalla difesa dei frutti autoctoni della sua terra, che sono la sua identità più autentica, da dove passa? Bisogna avere il coraggio di farsi questa domanda ma soprattutto di darsi le giuste risposte.

      1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

        … e con cifolo del vapore, la partenza de lo mio amore.
        Nessuno si accorge che con il super tunnel del Brennero quasi nessuna fermata a Trento -abbiamo perso molto. Dal 1997 circa quando la Technofin (Carlo Andreotti presidente della Provincia) cercò di fare il punto su questo programma con una conferenza internazionale, Austria compresa. Tutti i nostri prodotti continueranno forse a viaggiare su gomma, fermandosi di più (penso) ai nuovi confini controllati. O caricheranno su rotaia, a Bolzano. Postulato: spesso abbiamo splendide idee e intuizioni ma non durano molto. Poi arrivano
        quelli che riscoprono l’acqua calda, raffreddando la precedente perché di “opposta” fazione ! Incredibile per la nostra popolazione che non è neppure un quartiere di una città come Milano (ancora in testa faticosa tra le nostre italiche città “economiche”). Dopo la Casa del Mezzogiorno stiamo arrivando – non solo noi – alla Cassa di Riposso.

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