ATTILIO SCIENZA, IL PERICOLOSO SOVVERSIVO

Suggerisco la lettura dell’intervista, firmata da Francesca Negri, al professor Attilio Scienza, pubblicata oggi su Corriere Imprese.
Il pericoloso sovversivo spiega quello che noi scriviamo da tanti anni.

Gentile e stimato assessore Dallapiccola, provi a prenderlo sul serio. Almeno lui

Provi, ne avrà soddisfazione.Se capirà. Se vorrà capire. Se sarà libero. Di capire.
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9 Commenti

  1. Beh dire che la Val dei Laghi potrebbe diventare un distretto bio non mi pare rivoluzionario. Sta già accadendo. Che poi l’immagine del Trentino all’estero sia stata fatta dai grossi gruppi è senz’altro vero ma non sono proprio sicuro che sia un bene

  2. sandro sandro

    Non conosco Federico, ma mi sembra abbia idee confuse sulla cooperazione, che questa abbia al proprio interno anche mele bacate è fuor di dubbio, ma ignorare , che grazie a questa particolare forma di imprenditoria sociale il trentino ha un ruolo in questo mondo, è un macroscopico errore.
    faccio presente che, se togliamo La Vis, le altre coop si sono, o si stanno risanando con le proprie forze, facendo grandi sacrifici, certo, dopo aver fatto grandi cazzate, ma in tutta sincerità non mi par di vedere nel mondo dell’imprenditoria, anche vinicola, diciamo “normale” tanto di meglio.
    Se non avessimo questo sistema dove crede Federico che riusciremo a piazzare il prodotto che produciamo, o vogliamo far finta di credere alla gran balla che il nostro territorio è il massimo possibile dal punto di vista vitivinicolo, e lo stiamo rovinando noi con le politiche sbagliate sulla qualità e il territorio. ( i vecchi ricordano ancora che l’allora giovane Prof. Scienza a precisa domanda, “dotor e nei fondi sa metenti?” la risposta fu.. PATATE.)
    Buona parte del nostro territorio, produce vini, che possono essere alla pari con altri, ma non superiori, con un piccolo problema che siamo piccoli ,”molto piccoli”.
    Crede forse Federico che il veneto avrebbe bisogno di noi per la Doc Venezie, è solo perchè, noi abbiamo in mano i contatti commerciali che servono, e questo non grazie a qualche santo o politico.

    1. Federico Federico

      Sandro niente contro le cooperative. Ci mancherebbe. Ma non si può negare che in Trentino ci sia in questo momento storico un problema per le coop vitivinicole. Problema che ad esempio in Alto Adige o in altre zone d’Italia non c’è. O e’ molto più limitato. Se negli ultimi anni su una quindicina di coop quattro sono fallite ( anche se una sola ha chiuso ) vuol dire che c’è un problema. Posso permettermi di ragionare con la mia testa e farmi delle domande? O devo usare la logica solita che e’ in voga in Trentino, zitti allineati e testa sotto la sabbia? Hai visto la tabellina pubblicata oggi sul blog? Quella cantina che in Trentino e’ una istruzione intoccabile e da prendere come esempio e’ al penultimo posto. Seguita da un’altra megacoop trentina, che nonostante le disgrazie degli ultimi anni non ha ancora abbandonato i sogni di gloria. Scusa ma a te pare tutto così normale tanto da dover far finta di niente?

      1. Sandro Sandro

        Buongiorno, Non si tratta di nascondere la testa, ma di vedere luci e ombre in maniera obbiettiva, l’indagine di Mediobanca, mette assieme realtà difficilmente comparabili, le coop per definizione, non potranno mai raggiungere i livelli di efficienza e redditività di altre realtà imprenditoriali, è insito nel loro stesso esistere, essere “inefficenti”, non per altro sono viste da quel mondo, come un qualcosa di estraneo, quasi alieno.
        Le nostre coop poi sono ancora diverse rispetto ad altre realtà, vuoi per dimensioni, vuoi per composizione della base sociale, problema questo, che si tende a non considerare abbastanza, (solo da noi ci sono così tanti soci che non hanno un diretto interesse economico nell’attività della coop, di cui sono appunto soci).
        Il confronto con le coop altoatesine è anche questo difficile, non conosco i dati, ma come battuta posso dire che Avio e Vivallis da sole fanno tutto il loro vino.
        Mezzacorona è da sempre un mistero è una coop che però si muove come un azienda, rimanendo coop, non so sinceramente, se questa schizzofrenia manageriale sia bene o male, le cassandre che da anni dicono “scoppia”, sono state smentite, almeno finora.
        Io non so se la mia lettura sia giusta o sbagliata (e magari per questo chiedo aiuto) ma non è la lettura di uno che nasconde la testa o si allinea.

  3. io io

    Vero, in Sudtirol le cantine danno da mangiare ai contadini, in Trentino succede il contrario sono i soci contadini che devono dare da mangiare alle canine cooperative. A tutto il magnmagna che c’è dietro. Qualcuno si ingrassa, ai contadini le briciole, negli anni magri neanche quello e diventa dura anche pagare le spese vive per la produzione dell’uva.

  4. sandro sandro

    Buongiorno, non so se l’assessore la leggera, più modestamente l’ho letta io, da quello che capisco però, molti dovrebbero fare attenzione a quello che il prof. scrive, compresi molti che qui scrivono.”il trentino ha una forte immagine all’estero costruita dalla cooperazione non certo dai piccoli produttori” …
    Letta così fa capire una cosa secondo me, solo se la cooperazione vorrà o potrà, il trentino sarà riconosciuto pienamente come io nonostante tutto credo meriti.

    1. Federico Federico

      Io credo che l’assessore dovrebbe leggersi sia quello che dice il prof. Scienza che altro. Ad esempio, i rapporti sulle situazioni finanziarie delle sue amate coop. E trarre poi delle conclusioni su come sono gestite ( male, par di capire). Se poi dicono che invece che coop vinicole che devono stare sul mercato con le proprie gambe sono ormai cooperative sociali, forse e’ meglio che i nostri politici lo dicano subito, così almeno ci si regola e non si sta neanche qui a discutere… Con tutto il rispetto, un conto sono le cooperative tipo Alto Adige, che valorizzano le uve dei soci per dare loro un guadagno soddisfacente. Altro conto le coop trentine ( se non tutte, molte ) che stanno aperte solo per dare lavoro alla gente. A spese dei soci, e della PAT che periodicamente ci mette il contante. Facciamo un salto di qualità assessore, rendiamole competitive queste cooperative che rischiano di diventare carrozzoni, a costo di fare scelte dolorose magari. Ma non si può assistere a questo continuo declino senza far niente.

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