CAVIT: BUON CHARMAT A TUTTI!

Come spesso capita, scrivo di una bottiglia che non conosco e che non ho mai assaggiato. Questa volta semplicemente perché ne ignoravo perfino l’esistenza. Vengo a sapere solo poco fa, da Facebook, che Cavit ha messo in produzione un prodotto top di gamma della sua linea Charmat: MÜLLER THURGAU BRUT CUVÉE MILLESIMATO – IGT DOLOMITI. Ero rimasto alla versione base, in circolazione quasi clandestina (e poi spiegherò perché uso questa parola) da parecchi anni.
Comunque, ne vengo a conoscenza perché la bottiglia – la vedete in foto – è stata insignita della medaglia d’oro al concorso per il packaging di Vinitaly 2016.
Bella notizia. Bellissima. E non solo per la medaglia. Ma perché, se Cavit ha scelto di investire sul packaging di una bottiglia come questa, di alta gamma sì, ma pur sempre nella negletta categoria charmat, vuol dire che il consorzione di Ravina sta cominciando a macinare qualche ragionamento intelligente attorno alla spumantizzazione in autoclave. Sbocco naturale e obbligato per le centinaia di migliaia di quintalate di Mueller e Chardonnay trentino, di ottima qualità, che oggi fanno fatica a trovare un mercato redditizio sul terreno dei vini tranquilli.
Non è trascorso più di un anno e mezzo, da quando, era fine 2014, proposi alla dirigenza, quella alta, anzi altissima, di Cavit di organizzare un festival dedicato allo Charmat. Avevo giù il titolo pronto: “Fuori di Bolla”.
L’alto dirigente mi rispose pressapoco così: “Lei faccia pure quello che crede, ma è chiaro che un’azienda come la nostra che punta tutto, almeno sul terreno dell’immagine, sul Metodo Classico, non potrà mai sposare un’idea come la sua, che ha come obiettivo quello di valorizzare un prodotto che entra naturalmente in concorrenza con la nostra linea di punta, Altemasi. Lei faccia pure quello che deve e vuole fare, ma si regoli: noi questa idea non la possiamo sposare”. Ok, messaggio ricevuto e il mio Fuori di Bolla finì in soffitta. Poco male, nacquero altri progetti.
Non è passato un anno e mezzo e ora scopriamo che il consorzione ha deciso, finalmente, di investire sull’autoclave. E lo ha fatto scegliendo il packaging giusto, la categoria giusta, il brut, la qualità giusta, il millesimato.
Brava Cavit, finalmente ci stiamo arrivando e lo dico con soddisfazione: perché davvero non è mai troppo tardi. E buon Charmat a tutti. Belli e brutti. E soprattutto a quelli che si sono rotti le palle di bere solo metodo classico.

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9 Commenti

  1. Cosimo

    E in diretta da Vinitaly un amico mi dice che è buonissimo.
    Allora… Direttore Zanoni.. Non avevo del tutto torto quando le proposi il Fuori di Bolla …

    Allegati

  2. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

    …ma questo non è “packaging” è “labeling” (etichettatura). Un esempio di packaging è quello recente di Vervè dove marchio, etichettatura e stick danno una immagine corretta e globale del prodotto. Da noi molte aziende immaginano una nuova etichetta vendendo poi il singolo prodotto in confezioni di cartone origami, buone per tutti i vini con quel marchio. Per non parlare dei cartoni di spedizione …
    Altro esempio di packaging è il Ferrari Maximum Brut, presentato in enoteca in elegante contenitore di alluminio il cui interno – in polistirolo ghiacciante – assicura di mantenere la bottiglia, tolta dal frigo, alla giusta temperatura per 4 ore.

    1. Cosimo P. di R.

      eh caro Giuliano, qui sono anni che lo diciamo, lo scriviamo, che il futuro del Trentino sta nell’autoclave… ma siamo perfezionisti, in Trentino, e quindi ci vergognamo .. un po’… dell’autoclave… un po….solo un po..

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