ENOLOGI DEL TRENTINO: ARRIVA GOFFREDO PASOLLI

L’assemblea della sezione trentina dell’AEEI, l’associazione degli enotecnici ed enologi italiani, ha eletto ieri i suoi nuovi vertici in vista dell’assise nazionale che si terrà durante il prossimo Vinitaly di Verona. Un direttivo di 14 tecnici (fra cui Mario Pojer, Giorga Brugnara, Andrea Faustini, Massimo Tarter) che hanno eletto Goffredo Pasolli alla presidenza, dopo gli anni trascorsi sotto il segno di Fabio Toscana, enologo del Gruppo Mezzacorona, che pur lasciando la presidenza resta in direzione.

Un cambiamento ai vertici che ha un significato oltre che per le indiscusse qualità personali di Pasolli, anche per l’ambito professionale di provenienza, ossia quel gruppo della famiglia Togn (Vinicola Valdadige, Gaierhof, Lechthaler e Maso Poli) campione dell’imprenditoria privata in un territorio occupato al 90% dal sistema cooperativo.

Enologo ex allievo dell’Istituto agrario di San Michele, Goffredo Pasolli approda in Trentino negli anni ’90 dopo aver maturato esperienze in Friuli ed altrove proprio presso Gaierhof dove, galeotto fu il lavoro, sposa una delle figlie del titolare, Valentina anch’essa diplomata a San Michele. Negli anni plasma una serie di vini e da ultimo anche un eccellente spumante classico Trento, coniugando con abilità e discrezione il suo impegno lungo la filiera della vite e del vino. Di carattere piuttosto riservato è forse ciò che serve oggi ad una compagine di tecnici specializzati sollecitati ad uscire dal proprio mondo di dottori del vino per interessarsi anche di aspetti fino ad oggi considerati non di competenza. Ossia delle dinamiche della politica vitivinicola del territorio.

Traduzione per i non addetti ai lavori: da decenni ormai, un rozzo diktat proveniente dall’alto relega i tecnici a mo’ di topi di cantina, come si disse, essendo questo l’ambito loro riservato e lasciando che delle politiche esterne alle rispettive cantine si occupassero altri, a ciò deputati. Il tempo ha dimostrato che questo è un lusso che il Trentino non si può più permettere: vini enologicamente corretti, spesso anche buoni o più che buoni, ma di rado in grado di emozionare indistintamente come dovrebbero essere quelli di un territorio vocato alla qualità. Una sfida che questi validi tecnici dovrebbero cogliere dando il loro prezioso contributo ad un dibattito che in Trentino stenta a decollare e un auspicio, in definitiva, che la nuova direzione dell’AEEI locale sappia fare proprio, nell’interesse comune dell’immagine e della notorietà dei prodotti.

Pasolli può contare su una squadra coesa in parte confermata e in parte anche rinnovata, rappresentativa delle diverse anime del mondo vitivinicolo trentino. Tecnici delle grandi cooperative, ma anche enologi di piccole cantine sociali e prestigiose aziende agricole con aggiunta di qualche professionista di FEM

 

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11 Commenti

  1. Federico Federico

    Un augurio al neo-presidente! Buon lavoro! Si possono sapere i nomi dei componenti del direttivo, tanto per curiosità, tanto per capire come sarà bilanciato?

    1. Angelo Rossi Angelo Rossi

      @Federico, mi è arrivato l’elenco dei 14 componenti il nuovo direttivo AEEI: Goffredo Pasolli, presidente; Giorgia Brugnara e Paolo Inama, vicepresidenti; Franca Ghidoni, segretario ed inoltre: Furio Battellini, Loris Cazzanelli, Giulio De Vescovi, Andrea Faustini, Luciano Groff, Giorgio Nicolini, Mario Pojer, Albert Postal, Massimo Tarter e Fabio Toscana.

  2. Giuliano

    Fa molto piacere!

    E in tema di cambiamenti… mi permetto di aggiungere una bella novità molto off-topic, lo so, ma me ne prendo la responsabilità:
    ieri come soci della Cantina Sociale abbiamo avuto il primo incontro con il team che costituisce il nuovo gruppo tecnici di assistenza tecnica di Cavit,
    la prima impressione a detta di tutti è molto molto buona.
    Penso che anche questo abbia la sua importanza e certamente in futuro anche il suo riflesso positivo.

    1. no, Giuliano, questa, a mio parere, non è una buona notizia: lasciar mettere le mani sul territorio al vostro consorzio di secondo grado, significa ridurre i vostri spazi di azione, la vostra autonomia, in questo modo vi consegnate, mani e piedi legati, agli oligopoli.

      1. e infatti credo che tu stia sbagliando: intanto le mele sono mele e non sono uva. Infatti il vino è un prodotto trasformato… le mele no….semmai vengono impacchettate e bollinate. E poi Melinda è territorio, è legata al suo territorio, la stessa cosa non si può dire del vostro secondo grado o delle spa cooperative. Un esempio: oggi Melinda è gestita da un direttorio di presidenti di magazzini, non dal management. Cosi per dire. Ma ripeto, fare e vendere mele non è fare uva e vendere vino. Comunque contento tu…contenti tutti.
        A a proposito, visto che sei cosi ottimista e innamorato del tuo secondo grado, chiedi ai tuoi vertici se ti fanno dare un’occhiatina, anche di straforo, alla bozza del nuovo regolamento – statuto. che dovrà regolare i rapporti fra primo e secondo grado….

      2. Belacqua Belacqua

        oh grazie Tiziano, un pò di pensiero critico, visto che i neo tecnici muniti di applicazioni del telefonino per controllare minutoperminito, centimetropercentimetro i poderi di mezzo trentino, più che prime buone impressioni mi sollecitano ansia da NSA o da intercettazione; e si sa che quelli trovato il barbone han scoperto le pulci. O meglio le han scoperte a proprio danno le “primo grado” di mamma usa. Ah, e per argomentare, a domamda diretta ai tecnici (volutamente provocatoria, diciamo un test) segue veloce occhio pavido al presidente, poi sguardo basso e nemmeno una sillaba che lo stesso presidente interrompe per rispomdere che nemmeno il famoso”preferisco i battesimi”. Prossima domanda!

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