I VINI DI VINITALY 2016

Annunciati poco fa dall’Ufficio Stampa di Verona Fiere, i risultati del Concorso Enologico Internazionale.
Mi limito ai risultati del Trentino: oltre trenta vini, quasi tutti cooperativi, segnalati con almeno 90 punti e quindi meritevoli di fregiarsi delle 5 STAR WINES 2016.
Mezzacorona, Cavit, Roverè della Luna fra le cantine più gettonate. E poi ancora Vivallis, Toblino, Opera Vitivinicola in Valdicembra, Salvetta.

In allegato l’elenco completo

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22 Commenti

  1. sandro sandro

    Io di mio ho sempre dato poca importanza ai premi, anche a quelli più importanti, con tutto il rispetto che merita chi cerca la qualità assoluta nel proprio prodotto, credo sia più importante e difficile fare 1000/10000 bottiglie di ottimo vino che 10/100 di grande vino, serve al nome, serve al territorio sicuramente, ma non è da questo che si misura il valore reale di una cantina o di un vignaiolo che sia, in questo, nonostante tutto il trentino è messo probabilmente meglio di altri, abbiamo tanti vini che magari non saranno da menzione ma sono ottimi vini .
    Del resto Il Giulio come lo chiamate è sicuramente superiore a molti se non a tutti ma non è con quello che ferrari fa i bilanci.

    1. sandro sandro

      Scusate dimenticavo, non continuiamo a fare i conti nella testa dei soci cooperativi, sono uomini come tutti ne migliori ne peggiori a tutti i livelli, ma per non lasciar morire la polemica vi inviterei a fare una seria analisi sui vini del trentino, valutare in rapporto alle dimensioni e ai “maledetti quintali” quanti buoni o ottimi vini sono prodotti dalle coop e quanti dai benedetti vignaioli.

    2. si hai ragione Sandro, non è con il Giulio che Ferrari fa bilanci: i bilanci li fa con i 4 milioni di brut base da 12/13 euro. Così come la cooperazione trentina i bilanci non li fa con le quattro bottiglie di fascia alta che conosciamo e che per qualità sono pari a quelle dei vignaioli indipendenti, ma i bilanci li fa con le centinaia di milioni di imbottigliato che finisce sui mercati esteri a primo prezzo e che non fanno bene alla reputazione di un territorio. E questo per dire che tutti devono fare bilanci, ma c’è chi li fa rispettando il territorio (AA per esempio e infatti a vinitaly schenk sta nel padiglione del trentino non in quello AA) e chi li fa, come noi, senza porsi nemmeno il problema della reputazione territoriale.

      1. sandro sandro

        Buongiorno, non era questo il mio ragionamento, forse mi sono spiegato male, volevo dire che, fare tante bottiglie di buono o ottimo livello, è più importante, oltre che più difficile, che produrre un’assoluta eccellenza limitata in quantità, (e questo in molti casi vale anche per l’AA).
        Non parlavo dei milioni di bottiglie, sulla cui valutazione sono completamente d’accordo, ma mi sembra che si dimentichi colpevolmente non, le 4 bottiglie che dici, ma le centinaia di migliaia di bottiglie che riescono a farsi onore sul mercato, magari non saranno da premio, ma di vini trentini di cui vergognarsi non ne ho ancora visti, ( a dire il vero, mi spiace infierire, ma da qualche supposto vignaiolo si).
        Si tende a dimenticare che, in una cantina sociale che sia, non importa la zona, si riesce, o almeno si tenta, di valorizzare vini, prodotti da qualche decina o più di soci ,e posso pensare che non sia così facile mettere assieme tante teste e tante “filosofie”, Tutto questo dovrebbe essere considerato, a mio avviso.

  2. Sandokan Sandokan

    Novanta punti a Opera e novanta punti a Vervè… mah…..
    perdonatemi ma questa cosa non la capisco.
    allora vuol dire che non c’è un parametro di riferimento in questi concorsi:
    se Verve vale 90…il Giulio..cosa vale?
    Dai su…

  3. Federico Federico

    Non vorrei fare quello che vede il bicchiere mezzo vuoto. Ma vista la quantità impressionante di vini selezionati ( ho iniziato a contarli poi ho rinunciato) i vini trentini mi sembrano comunque pochi. Molto pochi. Troppo pochi.

    1. ma no dai.. in quantità, Federico, ci siamo: il vino trentino è il due per cento del vino nazionale o giù di li.. ..semmai la questione è il cosa.. e i punteggi… ha ragione Sandokan … 90 punti a Verve… fanno immaginare 300 punti ..a Giulio….. qualcosa forse non funziona.. in questi concorsi.. ammesso che abbiano un valore.. ammesso.

      1. Federico Federico

        Hai ragione, quindi riformulo la mia affermazione: sono pochi per una regione dove molti sono convinti che si facciano i migliori vini d’Italia. Questa percezione io la ho soprattutto parlando con i contadini soci delle cooperative. E la mia idea e’ che tutto faccia parte di un progetto di manipolazione della realtà fatto da parte del management cooperativo ( insieme alla politica). Per guadagnare il consenso, la poltrona, i schei loro dicono ai contadini quello che i contadini vogliono sentirsi dire: che sono i migliori, che fanno i vini più buoni, che si vende benissimo, ed altre amenità. Tipico esempio, i voli pindarici sui numeri del Trento Doc che tu hai più volte contestato, finché bene o male hanno dovuto darti ragione. Detto questo, ripeto di non voler essere quello criticone a prescindere. Quindi potrebbe essere che i vini trentini premiati sono pochi perché poche cantine trentine partecipano a questo concorso. Anche se a me risulta che i campioni li mandano in molti, eccome!

      2. Federico Federico

        Dai Giuliano lo sai benissimo come si muovono i supermanager cooperativi trentini. Chi non e’ mai stato ad una assemblea? Dicono ai soci quello che vogliono…anzi dicono quello che i soci vogliono sentirsi dire. Anche perché i soci sono i loro datori di lavoro, coloro che garantiscono gli stipendi a tanti zeri. Perché quindi predisporli male o metterli di cattivo umore con brutte notizie? Quelle casomai si vengono a sapere dopo, da altri, dai giornali… Però adesso anche per colpa mia stiamo andando fuori argomento, il tema del post era premi Vinitaly, non modalità gestionali delle coop…

      3. @federico: Analisi perfetta. I soci cooperativi mediamente sono costretti a lavorare molto bene in campagna. E viene venduta loro l illusione che lo siano facendo per qualcosa di buono. Intorno a questo si costruisce consenso ed egemonia politica. Poi le uve entrano in cantina e diventano per lo più vino merce industriale con relativi declassamenti funzionali al mercato estero. Più o meno funziona così. Su Vinitaly non so cosa dire, perché non sapendo chi ha mandato i campioni e quanti ne ha mandati è difficile capire il rilievo di un territorio. Perche chi non entra in classifica, generalmente nega sempre di aver partecipato. Lo so per esperienza.. Perché ogni anno è stessa storia.
        Piuttosto lasciano perplessi certi punteggi comparati ad altri.

      4. Giuliano

        Io Tiziano mi riferivo a Federico, quando sosteneva che:
        “…Per guadagnare il consenso, la poltrona, i schei loro dicono ai contadini quello che i contadini vogliono sentirsi dire: che sono i migliori, che fanno i vini più buoni, che si vende benissimo, ed altre amenità…”

        Dai… siamo cresciuti, non siamo più bambini…

    2. @giuliano: non è trascorso molto tempo da quando scoppiò la bufera P.G. su questo blog e voi tutti coltivatori di Rovere della Luna mi mangiaste vivo perché avevo sollevato solo questo dubbio. Credo che Federico si riferisca a questo atteggiamento indotto dai vertici. Che spesso tiene all’oscuro i soci di quello che accade alle loro uve quando entrano in cantina.

      1. Giuliano

        Sono perfettamente d’accordo, infatti
        e anche se l’ho già detto lo ripeto: secondo me il problema è sempre la scarsa informazione “vertice -socio” a caratterizzare questo rapporto,
        poi, ma io vivrò sulla luna… non conosco assemblee dove il socio viene lodato per le sue uve,
        anzi lo stimolo, ed è anche comprensibile, è sempre quello che tutto è migliorabile.
        Sempre.

      2. @giuliano: non ho mai partecipato alle assemblee di rovere, ma parlo spesso con i soci cooperativi, giustamente orgogliosi delle loro uve, delle loro tecniche in campagna. Sono soci convinti che il vino trentino sia il miglior vino del mondo grazie alle loro uve. E anche questo è bello: si misurano dell’orgoglio e delle aspettative in questi contadini. Immaginano che il loro vino che finisce all’estero, ci finisca perché è un grande vino, non perché è un vino industriale che lavora sulle soglie di prezzo per posizionarsi come vino merce. Poi, ci sono le eccezioni, chiaramente. Ci sono le bottiglie importanti prodotte in ambito cooperativo, sia cavit che nosio, ma non è questa la media. Lo sai bene anche tu.

      3. Federico Federico

        Mi riferivo in parte a questo ma anche ad altro. Detto ciò, e’ inutile scrivere ancora in merito, da bravo giornalista che sei hai già mirabilmente riassunto tutto in poche parole ” viene venduta loro l’illusione che lo stiano facendo per qualcosa di buono”. Se poi Giuliano dice che io e te ci stiamo sbagliando, beh spero sia vero, vuol dire che i soci delle coop vinicole in questi ultimi anni si sono svegliati e non si fanno più affabulare.

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