MA QUANTO È BRUTTO SLOW FOOD

Forse è solo una provocazione.
Forse.

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37 Commenti

    1. Atroce dilemma. Voglio essere uno che con la sua attività agricola riesce a produrre reddito sufficiente per la sua famiglia. Poi che questo sia slow a fast non è mio compito dirlo. Poi, ma questa è mia opinione, slow food porta avanti opinioni poco commerciali: dall’86 in poi dovrebbero aver spaccato, in vallagarina, invece, hanno aperto i fast food. Come mai?

    2. Tu sei persona che può parlare, Federico Veronesi. Nel mio piccolo aggiungo che non si è riuscito a coniugare il mangiare bene ( leggi: di qualità) con un mangiare popolare, normale, del pasto buono ad un prezzo giusto, che mira ad un target di gente normale.

    3. Federico Veronesi non mi permetto di dire questo. Ovvio che la qualità dei prodotti non è proporzionale allo sconto, ma al prezzo. E, secondo me, si è cavalcato, in diversi casi, un guadagno alto proponendo una qualità non pari grado. E trasmettendo una idea di lusso, di élite che ha fatto aprire due McDonald’s e un burger king in vallagarina, oltre ad un numero smisurato di kebaberie.

    4. Non ho ma i parlato di sconti. Sottolineo però che questo primitivismo abbinato all elitarismo.. Incide poco o niente sul economia reale, come appunto dove bene Matteo. Se poi pensiamo di cambiare le cose partendo dal broccoli di torbole o dai peperoni quadrati. Allora siamo a posto.

    5. Lo sconto era argomento provocatorio…. Il mondo (dell’alimentazione) si cambia con consapevolezza e tanta attenzione a quello che si sceglie, a me del broccolo di tornole o del peperone d’asti frega ma cippa presi per se stessi! Mi interessa sapere fino a qual grado le farine base della nostra alimentazione siano state modificate dalla mano delle aziende, se Val davvero la pena mettere a rischio la salute di intere valli (perchè di questo realmente si tratta) per avere mele belle solo da guardare, quanto sia sano il processo di produzione dell’uva da vino ad esempio….. Vorrei sapere tutto questo per poter scegliere cosa consumare o meno consapevolmente, ma la logica degli interessi in gioco fa sì che anche che queste notizie rimangano falsate o del tutto nascoste… Poi sta nella libertà di tutti noi decidere quanto spendere per avere qualità!!! informazione insomma ma di quella vera!!

    6. Dici bene Federico. Ma da quanto tempo non parliamo più di cibo, ma di etica. E quando spendiamo un euro quale è la quota che remunera la materia prima e quale la quota che serve per acquistare il lasciapassare etico, per sentirsi più buoni più puliti più giusti. Vale per il cibo e per il vino anche. E tutto diventa metavino e metavino. Diventa altro da se. L Etica diventa strumento di marketing. Che mi colpevolizza o mi redime. Colpa e redenzione che per lo più passa per posizionamenti di prezzo ai più inaccessibili

      1. Giulianoo

        Scusa Tiziano se ieri ti ho risposto frettolosamente.
        Navigando nella Rete spesso mi imbatto in questo modo di dire che non so di chi sia ma che condivido in pieno e cioè: “è facile fare l’agricoltore quando ragioni su un foglio di carta e la penna l’aratro”
        Più difficile aggiungo io farlo quando hai una famiglia e degli impegni economici a cui pensare… e allora io penso che certi personaggi prima di impartire lezioni dovrebbero almeno provare a calarsi nel reale prima e allora certe teorie sparirebbero come la neve al sole.
        Bisogna anche dire che Petrini secondo me “galleggia” grazie al modo di pensare ambiguo di Coldiretti (no alla coltivazione OGM ma si alla commercializzazione nei loro consorzi agrari di prodotti che li contengono) che non più tardi di ieri se ne è uscita su Twitter con questa notizia:
        “2 prosciutti su 3 sono venduti come italiani, ma provengono da maiali allevati all’estero: serve origine in #etichetta”

        non ponendosi prima la domanda: perchè in Italia non si coltivano più così tanti maiali, oppure: con quali alimenti verranno allevati i maiali all’estero, no a Codiretti basta che in Italia non si produca cibo OGM poi anche se quello che importiamo dall’estero è stato alimentato con mangimi contenenti OGM chissene frega basterebbe avere l’etichetta… come se la massaia quando va in negozio a comperare un etto di prosciutto si facesse leggere l’etichetta prima… ma dai!
        E’ come la storia del glifosate, proibito usarlo in Italia, ma i prodotti importati non subiranno nessun controllo sull’eventuale uso di glifosate..
        Non sarebbe meglio avere piuttosto un bel marchioItaliano di garanzia visibile da lontano?

        Per fortuna il progresso farà piazza pulita di queste mode e queste credenze.
        A questo proposito mi ha confortato la visione venerdì 1 aprile della trasmissione televisiva: “TG3 Fuori TG” sull’attività della nostra Fondazione Edmund Mach con molti progetti ambiziosi sia nel breve che nel lungo termine.
        Propongo qui il link perchè credo ne valga la pena vederlo:
        http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2016-04-01&ch=3&v=648196&vd=2016-04-01&vc=3#day=2016-04-01&ch=3&v=648196&vd=2016-04-01&vc=3

        Speriamo solo, e qui faccio appello ad Angelo Rossi affinchè vigili attentamente all’interno del CdA di FEM non abbia ragione la senatrice cattaneo a dubitare sulla serietà dell’intero progetto denominato Human Technopole.

  1. Slow Food è un’associazione non-profit che conta centinaia di migliaia di soci, sostenitori, volontari e attivisti in 150 paesi del mondo. Fondata da Carlo Petrini nel 1986, si pone l’obiettivo di promuovere il diritto al cibo buono, pulito e giusto.
    Slow Food è un’associazione di persone che insieme vogliono:
    • difendere il cibo vero – tramite i prodotti tutelati dai Presìdi Slow Food, quelli catalogati dall’Arca del Gusto, quelli venduti direttamente da chi li produce nei Mercati della Terra.
    • promuovere il diritto al piacere: dalla conoscenza, alla socialità, alla convivialità, al piacere. Perché più ne sai, meglio scegli, meglio vivi! Condividere il cibo favorisce l’incontro, il dialogo e la gioia dello stare insieme.
    • diffondere la cultura gastronomica: per andare oltre la ricetta, perché dietro un cibo ci sono produttori, territori, emozioni e saperi.
    • educare al futuro: il futuro ha bisogno di terreni fertili, più specie vegetali e razze animali, meno sprechi e più biodiversità, meno cemento e più bellezza. Se conosci il cibo che mangi puoi aiutare il pianeta. È questo che Slow Food promuove nelle attività con le scuole e le famiglie, e con progetti come gli Orti in Condotta e gli Orti in Africa.
    I SOCI DI SLOW FOOD IN ITALIA NEL CORSO DEL 2015: 53000
    Elaborazione dati effettuata sulla base dei Soci Slow Food presenti in Italia tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2015

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