UNO STATUTO SPECIALE PER IL MARZEMINO E I SUOI FRATELLI

Riprendo il post precedente (Marzemino Proletario), per chiarire alcuni passaggi del lungo dibattito scaturito fra i commentatori, soprattutto in Facebook. In particolare, mi sembra meritino qualche approfondimento, per smentirle, le affermazioni di chi dubita che possa trattarsi di “vero marzemino doc”. Affermazioni che non condivido e che considero fuorvianti. Poi è chiaro che ciascuno in cuor suo coltiva le proprie illusioni e le proprie convinzioni, più o meno argomentabili.

Intanto bisogna premettere il prezzo ordinario della bottiglia pescata ieri in un negozio del circuito coop è di 5,45 euro. Lo scarto fra il prezzo pieno e l’offerta (3,80 euro) attiene alle politiche commerciali del negoziante (GDO). Le ragioni possono essere tante e molteplici: prodotto civetta, necessità di svuotare il magazzino per far posto a nuove annate e/o ad altri brand/varietà, politiche di prezzo legate alla stagionalità. Tutte cose che conosciamo. Anche se, fra l’altro, sono convinto che siano individuabili marginalità interessanti anche nel prezzo promozionale.

Intanto vediamo cosa costa il vino (Marzemino DOC Trentino) all’origine. L’ultimo mercuriale della camera di commercio di Trento per il Marzemino Doc Trentino indica la forbice di prezzo (all’ingrosso) fra 1,50 e 1,70 euro al litro. Se ne deduce che il valore del vino contenuto in una bottiglia da 0,75 Lt. si aggira verosimilmente attorno a 1,20 euro. Calcolando costi di imbottigliamento, labeling, packaging, imposte, spese di trasporto, costi fissi e gli eventuali margini dell’intermediazione commerciale, si può tranquillamente arrivare ad un costo sullo scaffale di poco superiore ai 3 euro. Il resto sono marginalità della distribuzione. Ho fatto dei calcoli a spanne e generici, che non riguardano la bottiglia in questione. E soprattutto calcoli prudenzialmente largheggianti. In ogni caso si parte da una materia prima, il vino, il cui valore alla fonte in questo momento è di poco superiore ad 1 euro a bottiglia. Una materia prima certificata dalle commissioni della camera di commercio come corrispondente ai parametri stabiliti dal disciplinare della DOC Trentino per la varietà Marzemino. Quindi in linea generale nessuno stupore per questi prezzi che, come si è visto, garantiscono la remunerazione dell’intera filiera produttiva e commerciale. Ci sarebbe poi da fare un ragionamento a parte sulla rimuneratività delle uve, ma questo, magari, lo faremo un’altra volta. 

Il tema, semmai, è un altro: quanto questi prezzi, applicati ad uno dei pochissimi autoctoni trentini sopravvissuti all’internazionalizzazione varietale, sono in grado di difendere e di agevolare la reputazione territoriale della nostra vitivinicoltura? Mi spiego meglio. Una delle componenti fondamentali del vino territoriale è la sua funzione rappresentativa, la sua capacità di esercitare un ruolo di ambasciatore areale e di proiettare all’esterno, ma anche all’interno, un’immagine attraente ed esclusiva (non escludente ma esclusiva). E questo lo si fa con politiche di prezzo adeguate, con una qualità adeguata (che deve essere sensibilmente superiore al minimo sindacale previsto dai disciplinari della doc), con politiche di valorizzazione orientate al prodotto e al territorio, non al mercato. Stiamo parlando, per l’annata 2014, di circa un milione e mezzo di bottiglie etichettate con la denominazione Trentino Marzemino. Ma davvero il sistema vino trentino ha bisogno di accanirsi su questo milione e mezzo di bottiglie per sostenersi? Rilancio una proposta che avevo già fatta in un post di qualche tempo fa, a proposito della DOC Trento, e se si provasse, attraverso un accordo trasparente fra produttori e imbottigliatori, ad assicurare agli autoctoni uno “speciale statuto” di prezzo e di qualità, che li sottragga dal tritacarne centrifugante della mercificazione industriale? 

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