PERONOSPORA, I LIMITI DELLA DIFESA INTEGRATA

La peronospora ha flagellato, e sta flagellando, le campagne del Trentino. Alcune più di altre; e ormai è arrivata anche nelle zone di collina e in quelle pedemontane.  In alcuni campi, soprattutto a nord di Trento, tutto il raccolto è andato perduto.
Sono tanti i messaggi che stanno arrivando a Trentinowine, sono email firmate da contadini e viticoltori, che ci chiedono di approfondire questo tema. E di individuare colpe e responsabilità: sembra che le campagne del Trentino quest’anno non fossero, e non siano, pronte ad affrontare l’infezione. Del resto in questi giorni i contadini si sono rivolti  anche alla stampa di carta, per denunciare l’inadeguatezza del sistema di difesa integrata adottato in provincia (vedi per esempio la lettera pubblicata su il TRENTINO il 7 luglio)
Il nostro blog, per rispetto nei confronti di chi vive di viticoltura e per senso di responsabilità, ha deciso di non parlarne: non per sottrarsi alla discussione, sia chiaro, anzi avremo materiale per scrivere da qui a ottobre tutti i giorni, ma per non aggiungere danno al danno.
Nell’aspettarci altrettanto senso di responsabilità da chi di dovere, ci preme sottolineare la nostra più completa disponibilità nell’offrirci per un’eventuale discussione nelle sedi appropriate per evitare di cadere nella stessa trappola anche nei prossimi anni.
Sperando, chiaramente, di fare cosa gradita.
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23 Commenti

  1. Zorro Zorro

    pubblico io qui l’articolo di oggi sull’adige, visto che cosimo non lo ha fatto.
    Il direttore di vivallis, Baldessari, coraggiosamente dice che le deroghe per il rame sono arrivate tardi. E io rilancio: perché questo ritardo?

    Allegati

    1. paolo

      quando ormai tutto era irrecuperabile sono arrivate le deroghe prima bisognava adeguarsi alla stagione e salvare il raccolto poi bisognava pensare alle deroghe ma a raccolto salvato !

  2. paolo

    le persone competenti sanno fino a dove si puo’ arrivare o perlomeno si sincerano che l’agricoltore con questi protocolli sia veramente messo in condizione di lavorare bene anche nelle annate difficili

    1. ma lei è sicuro Paolo, che l’obiettivo dell’agricoltore sia anche l’obiettivo della grande industria che oggi controlla CVT? Guardi, non è una provocazione la mia, o non solo. Lei è sicuro che in questa fase, per la grande industria del vino del Trentino, oggi, anzi fino a ieri, l’obiettivo primario fosse raccogliere uva. O l’obiettivo era un altro, per esempio farsi accertare come produttori coerenti con il SQNPI?

        1. Continuo a credere, Paolo, che la “salvezza” stia nella capacità dei soci di riappropriarsi di un ruolo di centralità consapevole nella vita della filiera cooperativa. Che smettano i panni del socio operaio per indossare quelli del socio padrone. Si deve ripartire da qui, per riformare anche CVT.

          1. paolo

            Tiziano hai capito perfettamente non c’e altro da aggiungere purtroppo noi mettiamo a capo anche delle nostre cooperative delle persone che hanno poco a che fare con l’imprenditore agricolo

  3. Vale

    Fatemi capire: c’è la peronospora e si cerca il colpevole tra Cavit, CVT, FEM etc. I contadini che operano da 40 anni non sono in grado di capire quando/come trattare e devono aspettare le indicazioni? Siamo messi proprio male. Il problema è la base sociale, non i vertici (almeno non solo).

    1. BOBO

      I contadini si fanno chiamare “imprenditori agricoli” solo quando è ora di firmare (ed incassare) le domande di contributi…… per tutto il resto scaricano ad altri tutte le responsabilità

  4. Federico Federico

    Però come sempre e’ stata fondamentale la tempistica dei trattamenti. Poche ore di differenza e si e’ passati da situazione controllata a situazione problematica. Senza dimenticato che spesso dopo i trattamenti a giugno ripioveva, portando dei dilavamenti del principio attivo, da non sottovalutare anche questo. Comunque, che se ne parli o no, la situazione e’ grave e ricorda per drammaticità il 2013 della frutticoltura, con enormi problemi di ticchiolatura sulle mele. A me piacerebbe sentire bene cosa dicono Fondazione Mach, ex Esat, Cavit eccetera. Non per trovare dei colpevoli, tanto ormai la frittata e ‘ fatta, quanto piuttosto per evitare che la cosa si ripeta negli anni a venire.

    1. Canaglia Canaglia

      Federico…. svegliati… dovevano fare le campionature per l’Ape…e hanno contenuto i trattamenti d’ufficio… a loro non interessa l’uva.. interessano le carte…. su dai..

      1. Federico Federico

        Non preoccuparti Canaglia sono sveglio abbastanza da capire che qualcuno ha sbagliato qualcosa…come qualcuno sbagliò qualcosa nel 2013 per la ticchiolatura. E’ in anni critici come questi che le decine e decine di persone con competenze tecniche che si occupano di viticoltura dovrebbero dimostrare sia la propria competenza che la propria utilità. Fondazione Mach, se ci sei batti un colpo…Dallapiccola e provincia, se ci siete battete un colpo…Servizi di assistenza tecnica delle cantine e Consorzio Vini, l’appello vale anche per voi…

        1. Giuliano Preghenella

          Federico secondo me hai tralasciato la parte più importante:

          SINDACATI AGRICOLI SE CI SIETE BATTETE UN COLPO!!!

          Sono loro Federico che ci rappresentano ai vari tavoli, loro dovrebbero essere adesso al nostro fianco a trovare la soluzione… affinché nella prossima stagione fitoiatrica non ci si trovi nelle stesse condizioni.

  5. Display Display

    non solo a nord di Trento i danni sono ingenti, ci sono infezioni importantissime anche nel Trentino meridionale, soprattutto nelle zone di fondovalle a ridosso dell’Adige, nella zona fra Ala e Avio. Qualcosa non ha funzionato, quest’anno.

  6. Giuliano Preghenella

    La lettera pubblicata sul Trentino giovedì 7 luglio è molto bella e credo meriti essere pubblicata per intero.

    Lotta alla peronospora.

    Difficile stagione per il mondo viticolo.
    Carissimo Direttore, anche quest’anno il mondo Viticolo trentino sta assistendo all’ennesima difficile stagione per la difesa fitosanitaria dei propri vigneti; questo sta comportando oltre ad un impegno maggiore per il viticoltore anche ad un aumento significativo delle spese di produzione. La virulenza della peronospora si sta manifestando in maniera significativa su molte zone del Trentino, e ha già compromesso tutta la produzione di alcune aziende; siamo tutti consapevoli della problematica ma nessuno trova il coraggio di parlarne. Per questo motivo che le chiedo un piccolo spazio su questo quotidiano per provare ad esaminare le cause che ci hanno portato negli ultimi anni ad incontrare grandissime difficoltà nella gestione di questo patogeno. Ormai da alcuni anni la scelta del Consorzio Vini del Trentino è stata quella di ridurre i prodotti utilizzabili contro questo patogeno, così facendo come già previsto da molti tecnici del settore si agevola l’instaurarsi di fenomeni di resistenza del fungo ed in risultati sono ben visibili a tutti, infatti in varie zone del Trentino nelle ultime cinque annate (2012 – 2013 – 2014 – 2015 – 2016) si sono riscontrati dei danni notevoli riconducibili alla peronospora. È ormai palese a tutti che le scelte adottate dal Consorzio Vini del trentino non sono sicuramente sufficienti a garantire sicurezza di copertura per le aziende viticole Trentine. La scelta di limitare i prodotti che agiscono per contatto al solo utilizzo del Rame (peraltro metallo pesante per il quale sono previste molte limitazioni), non permette un adeguata copertura dei vigneti soprattutto nelle fasi iniziali della stagione caratterizzate da notevoli accrescimenti della vegetazione e da probabili continue infezioni. L’utilizzo di questo prodotto, valido anche per le aziende biologiche, comporta un aumento significativo delle ore di lavoro previste per i trattamenti, essendo consigliati a basse dosi e ogni 3-4 giorni. Tale tempistica vincolerebbe molti viticoltori a rimanere impiegati nel trattamento 12 ore ogni 48. La strada intrapresa dal Consorzio Vini del Trentino, da quest’anno prevede anche l’adesione di tutto il comparto alla certificazione prevista a livello nazionale SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), questa certificazione prevedere restrizioni sul utilizzo di molti fitofarmaci (es. Rame limite previsto 6kg/ha/anno) nonché alcune azioni di controllo ai soci (campionature per il controllo dei residui nei vigneti durante la stagione, notevoli e serrati controlli sul Quaderno di Campagna aziendale).La scelta di aderire a tale certificazione ci dicono sia stata dettata dalla necessità commerciale di dotare tutti i prodotti enologici Trentini di un marchio ecosostenibile. Noi Viticoltori siamo consapevoli dell’importanza della riduzione dei trattamenti per garantire la salvaguardia ambientale e tutelare al meglio la salute del cittadino-consumatore e dell’operatore. Comunque i dubbi che rimangono sono molti, a partire dalla reale convenienza commerciale e la scarsa trasparenza tenuta dal Consorzio vini. E’ inoltre da sottolineare che questa certificazione è stata richiesta da altri distretti Vitivinicoli Italiani, i quali possono utilizzare una gamma molto più vasta di prodotti contro la Peronospora e possono in tal modo limitare l’instaurarsi dei dannosi fenomeni di resistenza. A conferma di questo posso solo segnalare che alcune cantine situate in territori limitrofi al nostro hanno predisposto protocolli di produzione riducendo l’utilizzo di prodotti a base di Rame alla soglia massima di 3kg/ha/anno aumentando però la possibilità di utilizzare altri prodotti con la stessa modalità di azione. Queste realtà, spesso garantiscono ai loro conferenti liquidati delle uve molto superiori alla media delle cantine sociali Trentine garantendo inoltre la produzione di uve più sane . Per concludere purtroppo l’impressione della base è che molte scelte siano state prese in modo approssimativo ed azzardato molte volte senza ascoltare in maniera accurata né la componente tecnica né la base sociale, l’unica certezza che ci rimane, caro Direttore, sono i numerosi danni alla produzione che purtroppo tolgono reddito e serenità a molte famiglie Viticole del Trentino.
    Rodolfo Kaswalder

  7. Giuliano Preghenella

    Condivido.

    Anche qui dovrebbero essere i sindacati agricoli (nostri rappresentanti) a far sentire la loro voce, più che al teatro sociale.
    Le proposte dovrebbero averle già ricevute… attendiamo pazientemente.

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