TRAMBILENO, BIRRA DA CHIODI. E CHE CHIODI!

Chi mi conosce sa che nutro un amore passionale per il vino e sa pure come la penso circa l’argomento birra. E in effetti la mia conoscenza su questa bevanda si limita a poche informazioni circa le tecniche produttive e a poche tipologie, dove le mie preferite rappresentano le Bianche Belghe come Hoegarden. Ma sarà stata la mia instancabile curiosità con la complicità del gran caldo di questi giorni lagarini che, su invito di un amico enologo, ho deciso di andare a “Roba da chiodi”, il festival delle fermentazioni spontanee.

Non ero mai stata ad una manifestazione interamente dedicata alla birra che non fosse la solita sagra paesana o quei pseudo – oktoberfest a cui gli ex compagni universitari mi obbligavano ad andare pena restarmene a casa da sola il venerdì sera.

Comunque sia, contro ogni aspettativa, mi si è davvero aperto un mondo! Una manifestazione ben organizzata, nulla da dire, in cui ho assaggiato cose davvero particolari che difficilmente si trovano nei locali in cui bazzico, (anche perché solitamente quelli che frequento hanno una discreta carta vini). Resto comunque dell’idea che questa esplosione di birrifici artigianali siano forse una moda o forse un business in cui i giovani riescono ad inserirsi senza grossissimi investimenti di fondi, fatto sta che non so se sia facile fare birra, ma alcuni la fanno davvero bene. Sarà forse anche la contaminazione con il mondo enologico e la voglia di sperimentare nuovi gusti e nuove tecniche, questo non saprei dirlo, ma c’e n’è davvero per tutti i gusti. Oltre alle degustazioni, non proprio a prezzi popolari, e da qui si può intuire la distinzione qualitativa tra queste birre e quelle da sagra, anche la conferenza di Lorenzo detto Kuaska.

Ma chi è costui? Sicuramente gli appassionati della birra si staranno rotolando dal ridere nel leggere la mia domanda, ma fortunatamente, Francesco un amico, mi racconta qualcosa circa il “profeta della birra”, risparmiandomi qualche figuraccia. Questo personaggio è un giudice internazionale della birra e conosce meglio delle sue tasche i migliori birrifici artigianali d’Europa, soprattutto quelli dedicati alle acide. In conferenza narrava del Belgio e dei suoi viaggi e soprattutto della produzione delle “Lambic”, speciali birre a fermentazione naturale i cui microorganismi “amici” sono batteri lattici e Brettanomyces, i lieviti “preferiti” degli enologi. Ogni tanto gli scappava qualche parolaccia e la comunicazione non era da professione universitario o da guru (e meno male…=). Ed è stato proprio questo comunicare semplice, spontaneo e molto informale che mi ha conquistata, al punto da seguire tutta la conferenza con molta attenzione.

Ma tornando alla birra, nulla di ciò che ho assaggiato rappresenta l’idea di birra che ho sempre avuto nel mio immaginario. Profumi e aromi tra i più impensabili che uniti creano dei bouquet davvero stimolanti. Due birre in particolare mi hanno lasciato un piacevole ricordo.

La prima è stata BeerBera del birrificio Loverbeer; questa birra è ottenuta dalla fermentazione con mosto di uva Barbera all’8%. Inutile dire dove si trova questo birrificio. Un profumo ricco, con note di pane, lattiche e fruttate, dal gusto sapido, pieno, aromatico e con finale poco amaro. Una birra da masticare, molto spessa in bocca.

La seconda birra per la quale ho detto WOW (sarà anche per la somiglianza dei profumi con le Bianche Belghe), è stata la “Inclusio Utima” di Barbarrique, birrificio artigianale con sede a Trambileno che ha ospitato la manifestazione. Qui i fondatori due mie conoscenze, Matteo Marzari e Andrea Moser entrambi enologi presso due importanti Cantine trentine e altoatesine.. Questa birra, mi spiegano, si ottiene per ri-fermentazione della birra base in bottiglia, con l’aggiunta di luppolo in fiore direttamente dentro alla bottiglia. L’idea, di Andrea mi dicono, nasce proprio dalla sua attività di enologo con il “Metodo Classico”, ovvero tecnica produttiva dei grandi vini spumanti. E in effetti la mano e la tecnica hanno dato un bel risultato su questo prodotto. Al naso un gradevole profumo di lievito, pane fresco croccante, seguito da nette note agrumate che aumentano la salivazione. In bocca è ben equilibrata, morbida oserei dire, non percepisco note acide ne amare sul finale. Inoltre una bolla piuttosto delicata e meno sfuggente di quelle delle birre comuni.

Ma al festival delle fermentazioni spontanee non c’era solo birra: una sorpresa è stato i Sidro Giasà bio da antiche varietà di mele piemontesi di Cascina Danesa e inoltre due aziende nostrane, Tenuta Dornach di Patrik Uccelli con una linea nuova di vini giovani ottenuti da fermentazione spontanea con lieviti indigeni, ma davvero molto beverini anche con il gran caldo e Pojer & Sandri con lo Zero Infinito. E ovviamente non potevo concludere la visita con un sorso di vino!

Cheers!

CONDIVIDI CON

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *