ASCESA E CADUTA DEL PINOT GRIGIO TRENTINO

Un amico del blog, che sa maneggiare fogli di calcolo e annuari statistici, oggi mi ha  mandato questo grafico.

Rappresenta l’andamento dei prezzi medi delle uve Pinot Grigio praticati in Trentino nel lasso di tempo 1997 – 2013.

Mi sembra interessante notare che a partire dal 2002 la curva dei prezzi si inclina decisamente verso la discesa. La questione Pinot Grigio, quindi, anche per la rimuneratività contadina è questione che merita di essere affrontata.

Penso che la nuova DOC  (delle Venezie), che espande i volumi produttivi, in una situazione tendenziale di prezzi in discesa costante da oltre 10 anni, potrà almeno favorire un incremento o un mantenimento della resa uva/ettaro.

Staremo a vedere.

Prezzo (in euro) al quintale uve Pinot Grigio in Trentino – Fonte: Annuario Statistico della Provincia Autonoma di Trento

Elaborazione grafica a cura di Trentino Wine Blog

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7 Commenti

  1. Ivan

    Buongiorno,
    capitato per caso in questo sito dal motore di ricerca in quanto stavo cercando il trend dei prezzi del pinot.
    Un commento lo voglio fare, da non addetto ai lavori, da chi si beve qualche bicchiere saltuariamente e ha respirato per anni i discorsi dei propri nonni dediti alla viticoltura.
    Ricondurre i nostri vini ad un marchio nel cui nome compare ‘3 Venezie’ è svilente e permettetelo, a chi si siederà ad ordinare un vino, evocherà più l’aria salmastra ed intrisa degli scarichi dei vaporetti di Venezia che l’immagine dei filari d’uva in mezzo alle montagne.
    Avete evocato il sistema Alto Adige, putroppo in quel territorio c’è un vero e proprio salto culturale rispetto a noi Trentini, lo si vede nel turismo così come nella piccola media impresa.
    Il Trentino probabilmente ci arriverà, ci sono giovani in gamba, purtroppo i vertici sono ancora presieduti da troppi capelli grigi che operano nel proprio interesse rispetto a quello della collettività.

    1. Ivan, mi permetto di fare alcune considerazioni e intanto ben arrivato sul blog.
      Se si potesse immaginare il migliore dei mondi (trentini) possibile, senz’altro dovremmo ispirarci all’AA – o ad altri distretti vinicoli di qualità, dalla Valpolicella a Barrolo -. Ma purtroppo dobbiamo fare i conti con quello che siamo: produttori prevalenti di vino industriale da export che esce dalle nostre cantinone a due euro al pezzo; l’alto adige vende più del 40 per cento del suo vino all’interno del distretto, le nostre cantinone fanno l’80 per cento del loro fatturato all’estero. Insomma senza voler dare giudizi di valore, dobbiamo ammettere che si tratta di due modelli molto differenti e non sovrapponibili. Qui ne abbiamo discusso a lungo. Sono anni che lo facciamo.
      L’introduzione della nuova DOC delle Venezie, non fa altro che prendere atto di una situazione che già esiste. Secondo me migliorando qualche aspetto non marginale. Oggi, fino ad oggi, le nostre uve nascono quasi al cento per cento in vigneti delle DOC locali, Trentino prima di tutto, ma i nostri vini prendono invece altre strade, la strada delle Igt: Dolomiti e Igt delle Venezie. Tanto è vero che il trentino è uno dei distretti a maggior vigneto doc, ma è anche quello che rivendica meno doc rispetto al potenziale. Perché appunto già oggi (vale soprattutto per il Pinot Grigio) per ragioni commerciali facilmente intuibili si preferiscono le igt dolomitiche o veneziane (dolomiti e gondole, sul consumatore straniero esercitano sempre un grande appeal). Ora questa riforma manda in soffitta la vecchia igt delle venezie e ne crea una nuova: la igt trevenezie da cui saranno esclusi il pg e alcuni autoctoni. Il pg, anche quello trentino, a questo punto prenderà la strada della nuova DOC delle Venezie, mentre prima come detto prendeva quella della IGT. Le vecchie denominazioni locali e territoriali (a partire dalla Trentino Doc) resteranno comunque in essere e potranno essere usate. Secondo me meglio di come si è fatto fino ad ora. Insomma, cambieranno le cose, senz’altro. Ma non credo in peggio. Il confronto fra la vecchia igt delle venezie e l’attuale doc delle venezie è impietoso; ti ricordo solo un parametro: la vecchia igt prevedeva una possibilità di spremitura delle uve fino all’80 % (cosi del resto è ancora per la Vigneti delle Dolomiti). La nuova doc prevede un rapporto del 70 %, oltre a rese sensibilmente inferiori in campagna. Insomma, voglio dire che bisogna tener conto del “nostro” punto di partenza e del punto di arrivo. Poi se si potesse rivoluzionare tutto e costruire tutto ex novo…allora…certo… basterebbe copiare dall’AA o dalla Valpolicella. Ma temo che questo, almeno per ora, non sia possibile.

      1. paolo

        al consorzio della valpolicella c’e un bravissimo direttore che guarda a caso è la prima cugina dell’ex presidente della cantina di Roverè della luna quel presidente che aveva fatto grandi cose durante il suo mandato come la linea tanto premiata 40 jugheri lo spumante aveva voluto un consulente ma però gliene è stato preferito uno che secondo il consiglio dava più democrazia (era stato lasciato da solo consiglio) e sviluppo adesso dopo due anni questo non hanno fatto niente per lo sviluppo l’unica cosa fatta è lo stato di polizia quando si è manifestato l’attacco di peronospora visto che c’erano dei contadini che non avevano subito attacchi hanno pensato bene che era il caso di prendere i campioni delle uve a tutti i soci per vedere se qualcuno aveva barato il prossimo anno ci prenderanno le impronte digitali o metteranno le telecamere nelle nostre stanze da letto. ps adesso nel consiglio della cantina ci sono tre primi cugini in comune il sindaco è anche un loro primo cugino alla famiglia cooperativa presidente un altro cugino che è anche in consiglio della cassa rurale io non dico altro fate un pò voi

  2. giuseppe darimatea

    Penso che la nuova DOC (delle Venezie), che espande i volumi produttivi, in una situazione tendenziale di prezzi in discesa costante da oltre 10 anni, sulla prima parte concordo sulla seconda:potrà almeno favorire un incremento o un mantenimento della resa uva/ettaro. non so che mestiere faccia Cosimo ma mi ripeto c’è solo il 10i i vigneti di pinot grigio che puo sostenere una produzione simile produzione ,Ogni 15 anni con i 180qli (una presa in giro il peso in tonnellate) devi rinnovare il vigneto. Questa mattina ci voleva un bliz tipo quello dei Campi Sarni.

    1. Cosimo

      No non faccio l’agronomo, quindi non ho competenze specifiche. Ma mi sono confrontato con chi queste competenze ce le ha e mi si dice che la tecnologia della vite e i rinforzini possono aiutare molto ad espandere la produttività. Appunto è il modello fordista applicato all’agricoltura. Ma non è questa nuova doc ad averlo inventato, semmai certifica una situazione già operativa in trentino da vent’anni, da quando le coop monopolistiche decisero che dovevano fare un vino orientato al mercato e rinunciarono ad orientarlo in mercato. Ma cosa pensi che succedesse fino a ieri con i declassamenti sulla igt delle venezie (che fra l’altro prevedeva una soglia piu alta?). E lo Chardonnay? Ne vogliamo parlare? Ma non qui..chiaramente…in privato…che qui altrimenti ci chiudono il sito.

  3. federico

    Che c’è di nuovo? I prezzi di remunerazione dal 2000 al 2007 erano non veritieri e “drogati” più di Ben Johnson. Dal 2008 in poi i prezzi riflettono il reale valore di mercato di queste uve per quello che (non) vengono valorizzate: bottiglie da 2-3-4 euro per gli hard discount . Dura pagare di più le uve vendendo il vino a questi prezzi da fame. Casomai bisognerebbe rivedere tutto il sistema, cose dette e ridette , l’esempio Alto Adige eccetera, ma al sistema industriale trentino queste cose non interessano quindi avanti così.

    1. paolo

      ai nostri contadini non tutti per fortuna ma a una buona parte piace il modello alto adige però lo vorrebbero a costo zero senza fare alcun investimento, perchè sono abituati a chiamare gli investimenti ” spese” la pensa principalmente così anche il nostro nuovo presidente , con una mentalità del genere dove si vuole e con questo ho detto tutto.

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