LE OPINIONI DI TRENTINO WINE

Fra ieri e oggi le opinioni di Trentino Wine  sulla nuova Doc delle Venezie, hanno fatto discutere.

Buona cosa.

SU MILLEVIGNE

Questa nuova DOC, se usata bene, può essere una manna dal cielo per il Trentino. Perché libera la DOC territoriale (il castello varietale e zonale della DOC TRENTINO) dall’incubo del Pinot Grigio industriale e crea le condizioni per una ristrutturazione profonda del sistema vitivinicolo locale Scrive Ghino di Tappo

 

SU SLOWINE

Oggi ospitiamo volentieri un post di Tiziano Bianchi – giornalista e animatore del blog Trentino Wine – che intorno alla nascita di questa superDoc ha elaborato un pensiero sensato e originale, che in buona parte condividiamo

 

 

 

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17 Commenti

  1. sandro sandro

    Buongiorno, ho una sola domanda,
    premettendo: non credo che il P.G. possa essere un vitigno sul quale costruire chissà quale idea di qualità legata al territorio.
    Non è che adesso, con questa storia di una maggior valutazione della doc P.G. Trentino, si vorrà perpetuare la sperequazione nelle valutazioni economiche dello stesso, fra i vari territori.
    Sento puzza!

  2. Giuliano Preghenella

    Complimenti!!!

    Una domandina….
    Ma quando dici:
    “…E così, tanto per dire e per restare nel piccolo Trentino, per anni si sono infinocchiati i viticoltori cooperativi, inducendoli a coltivare uve Trentino Doc, che al termine del processo di trasformazione assumevano miracolosamente il vestito della IGT (delle Venezie). Illudendoli che le loro uve fossero remunerate dalla DOC territoriale E questo è solo uno fra i tanti esempi che si potrebbero fare…”

    Noi viticoltori cooperativi a chi è che possiamo dire il nostro grazie…?

    1. Giuliano, guarda un po questa tabellina che riguarda l’imbottigliato doc: guarda il 2015 …e pensa ai 330 mila quintali di pg che erano stati dichiarati da cvt per la vendemmia 2014…. così ti fai un po’ un’idea….. del meccanismo

      Allegati

  3. Come vedi Tiziano sono rimasto decano e non monsignore! Lo sai che io amo i vini di nicchia e vorrei che questi non venissero distrutti e rovinati. Poi come vedi (non penso che il Pinot Grigio sia vino di niocchia) gli interessi commerciali, quasi a livello industriale, chiamano sempre più le maxi doc. Il territorio del Prosecco ormai ha raggiunto la Slovenia. Da un lato mi dispiace, la quantità per ettaro prevista nel disciplinare, sempre troppo elevata (forse non la pensano così i produttori) quasi si preferisca la quantità alla qualità. Porterà benessere almeno ai contadini? Speriamo. Aumenteranno le esportazioni? Aumenterà il commercio locale? Chi perderà sarà sicuramente il Pinot Grigio.

    1. beh se vogliamo dirla tutta. specifichiamo anche che l’altoadige non aderisce..alla superdoc..ma che l’alto adige potrà imbottigliare…questa super doc….i tirolesi…sono forti eh….non ci mettono la faccia…e nemmeno i vigneti..ma …se ghe da far soldi..pronti e via…

    2. Premi su un tasto che fa parecchio male, Tiziano.
      So di chi utilizza il suo ottimo nome e la reputazione del Sudtirolo per fare soldi con l’IGT delle Venezie. Ma è anche vero che per fortuna non sono tanti e che c’è parecchio malumore nei loro confronti, non è una cosa che è simpatica alla maggioranza dell’economia vitivinicola locale, tuttaltro.

    3. so so.. che c’ un augusto vignaiolo di gran nome che fa affaroni con le venezie… e il pg.. ma…vedo anche il suo nome è sempre meno associato al sudtirol rispetto al passato…e questo mi sembra… un segno di maturita da parte sua e da parte del territorio..

  4. Riflessione condivisibile Tiziano, che spero possa contribuire ad un dialogo diffuso. Mi permetto di ribadire qui le osservazioni che ti ho già fatto in privato. È vero che la nuova DOC apre spazi di qualificazione e territorializzazione della DOC Trentino, ma è anche vero che alla prova dei fatti in Trentino è stata portata avanti contemporaneamente l’adesione alla nuova DOC e l’aumento delle rese del PG della DOC Trentino. Si è persa l’occasione di cui parli nell’articolo, cosa questa fatta rilevare dai Vignaioli ma non solo nell’Assemblea del CVT e dell’audizione pubblica. L’altro problema secondo me è che la competenza sulla indispensabile rivisitazione del disciplinare trentino è in capo a soggetti la cui governance impone di fatto la marginalità quasi totale sia dei Vignaioli che degli industriali e parziale delle cantine di primo livello. Difficile immaginare quindi un percorso in tal senso, che necessita anche di un forte investimento politico e culturale diffuso.

    1. Vero tutto quello che dici, Luca. Ma io provo a ragionare in prospettiva. Credo che da oggi in avanti la pressione degli oligopolisti su consorzio vini e sui disciplinari territoriali si allenterà, semplicemente perché il loro interesse economico sarà fortemente ridimensionato in queste sedi. Il focus del loro interesse ora sarà sulla filiera (dal vigneto in poi) delle Venezie. Lo so che è tutto da costruire, che si poteva fare contestualmente – del resto come sai ad inizio anno sono stato io a promuovere insieme a città del vino un’altro tipo di riforma della doc trentino -, ma vedo degli spiragli, soprattutto nel primo grado cooperativo, il cui focus, lentamente, si sta spostando sulla viticoltura di collina e pedemontana.

      1. Angelo Rossi Angelo Rossi

        Condivido le perplessità di Luca, ma anche il cauto ottimismo di Tiziano. In qualche modo le cose si sono messe in moto, ma sono ancora e solo in funzione industriale e per un po’ dovrebbe bastare. Mancano le decisioni per il rilancio territoriale, per cui serve un piano di medio lungo periodo. Chi lo deve fare? La competenza sarebbe del Consorzio Vini, ma finora mi pare non ci abbia nemmeno provato, anzi, c’ha messo i pali fra le ruote. Allora, come già detto, quest’organismo va rifondato con un’effettiva parità fra componente industriale e componente territoriale (produttori singoli e associati). Fin qui i Vignaioi sono stati messi alla porta e le Cantine di primo grado trasformate in meri centri di raccolta svuotati dell’autonomia progettuale. Cose trite su cui non è più il caso di polemizzare. Se il Consorzio non saprà rifondarsi, il piano territoriale lo proporrà qualcun altro, perché i tempi ormai lo impongono.

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