BALDESSARI: “DOC DELLE VENEZIE? É LA FINE DEL VINO CORSARO”

Questo post, in realtà, è un commento lasciato qualche ora fa da Mauro Baldessari, direttore di Vivallis, sotto al post precedente.

Mi sembra che le parole del direttore cooperativo più punk-rock della vitienologia italiana, meritino uno spazio tutto loro.

Anche, e soprattutto. perché esprimono un orientamento e un’analisi che collimano esattamente con quelli di Trentino Wine.

di Mauro Baldessari – La DOC del Pinot Grigio Delle Venezie sarà una delle più importanti forme di tutela della produzione e del produttore degli ultimi anni: anche di quelli Trentini.
Garantirà produzioni e superfici CERTE e CONTROLLATE e farà sparire l’abominio della doppia denominazione (Garganega-Pinot Grigio e/o altro) che ha consentito troppo spesso politiche corsare di dumping.
Consentirà anche il blocco degli impianti dei vigneti, che purtroppo in questi anni si sono estesi a livelli “lagunari”.
Sarà inoltre delineato un chiaro confine tra viticoltura industriale e viticoltura di territorio.
Necessariamente si dovrà creare un nuovo sistema e una nuova cultura di relazioni tra chi produce e chi vende, più rispettoso delle esigenze della produzione da una parte e più consapevole della situazione dei mercati dall’altra.
Mi auguro quindi che si apra, tra le organizzazioni dei produttori e quelle degli imbottigliatori, una stagione di concertazione e condivisione di obiettivi, strategie e prezzi, in modo da dare stabilità e prospettive certe per il futuro.
Se avremo capacità, ragionevolezza, rispetto delle diverse visioni e tanta voglia di lavorare, questa situazione offre la grande possibilità di far nascere un PROGETTO di valorizzazione delle produzioni di collina e di territorio.
Il cambiamento del sistema delle relazioni tra gli attori della filiera, che con la nuova DOC “industriale” sarà conseguenza, in questo caso dovrà essere PREMESSA: solo prima recuperando ragione e rispetto si potrà iniziare a costruire.
Con un chiaro sì alla ragione e al pensiero libero e costruttivo e un chiaro no al talebanismo al manicheismo e all’integralismo, faccio i miei migliori auguri all’amico Albino e a tutta la vitenologia Italiana.

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20 Commenti

  1. Federico Federico

    Giuliano e Tiziano, io non ho descritto il socio cooperativo ideale. Ho descritto l’idea di come e’ il socio cooperativo che mi sono fatto parlando con decine di loro. Mi sembra di aver capito che i di più vogliono fare l’uva al meglio delle loro possibilità, in base alle indicazioni che vengono date loro dai vertici a seconda di quello che richiede il mercato. Per questo non credo che si arrabbino se non vengono interpellati per decidere se, ad esempio, la doc Venezie e’ giusta o meno. Avete molte ragioni voi, i soci dovrebbero entrare di più in certe decisioni. Ma non so se ne hanno la voglia. Io li ho visti alterati solo quando sono venuti a sapere dai giornali che la loro cantina, che secondo i vertici andava benissimo, era in realtà piena di debiti ed a un passo dal fallimento. Per non essere stati interpellati sulla doc Venezie non ho sentito arrabbiato nessuno, ma proprio nessuno, forse li conosco tutti io quelli disinteressati a questo argomento. Che poi questo sia un errore e che siano probabilmente soci telecomandati e’ un altro discorso.

  2. Giuliano

    Leggere che: “La DOC del Pinot Grigio Delle Venezie sarà una delle più importanti forme di tutela della produzione e del produttore degli ultimi anni.” e da produttore sapere che a scriverlo è un direttore di una cantina sociale mi tranquillizza e mi convince.
    Grazie quindi direttore, mi fido di lei e delle sue parole.

      1. Giuliano

        Ne ha accennato all’ultima assemblea soci, ma le condizioni dell’accordo non erano ancora così chiare come dopo l’audizione, magari adesso potrebbe sbilanciarsi di più, nei prossimi giorni di vendemmia lo vedró di sicuro e magari gli chiederó un parere.

        1. …beh oddio… proprio perché non c’era ancora stata l’audizione..avrebbe dovuto parlarne ai soci.per sollecitare una loro partecipazione attiva a questo processo di riforma che passato sopra la testa dei viticoltori cooperativi

          1. Giuliano Preghenella

            Non per giustificare il mio direttore ma non ho letto in giro di iniziative per sollecitare una partecipazione attiva dei soci a questo processo di riforma, comunque è vero anche questa riforma è passata sopra le nostre teste, ne abbiamo già discusso su queste pagine di questo triste aspetto che caratterizza la nostra Cooperazione, organizzazione che implicherebbe la partecipazione con altri all’esecuzione di un lavoro, al conseguimento di un fine ma non è così e non sarebbe giusto incolpare di questo i direttori, siamo noi soci che dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo, a cominciare dai CdA che dovrebbero farsi promotori del coinvolgimento attivo della base sociale e non farlo solo quando scadono dal compiuto mandato per ottenere la tanto sospirata rielezione.

              1. Giuliano Preghenella

                Suvvia… non si può essere d’esempio per tutto 😉
                e poi quello della partecipazione attiva dei soci nelle rispettive cooperative è un problema che riguarda tutta la Cooperazione,
                non solo le Cantine Sociali,
                l’ho già scritto e lo ripeto volentieri perché ne sono convinto:
                secondo me bisognerebbe trovare nuovi modi di rappresentatività del socio all’interno delle singole cooperative facendoci aiutare magari in questo da strutture come l’Università o l’FBK. Lì si potremo essere d’esempio.

          2. Federico Federico

            Io non so quanto questo argomento “accenderebbe” la voglia di dibattito nei soci. O quantomeno nella maggioranza di loro. Queste nella mentalità del socio sono spesso “derubricate” a noie burocratiche e quindi l’interesse e’ poco o niente. Sono fermamente convinto che i vertici delle coop tengono nascoste ai soci cose ben più importanti… Fosse solo che non li avvisano sul progetto di una nuova DOC sarebbe grasso che cola!

            1. Giuliano Preghenella

              Grazie Federico.
              Io penso che tutte le cose da inventare suscitino poco interesse iniziale poi magari quando sono a regime risultano essere più attraenti.
              Qui si tratta di dare una svolta al modo di rappresentarci, di capire come il progresso tecnologico possa mettersi al servizio anche della Cooperazione, di migliorare i rapporti dei soci con la società cooperativa, e magari far si che il capitale sociale locale, inteso come il rispetto delle regole e l’interesse comune, porti i soci delle cooperative a non massimizzare le quantità bensì a lavorare sulla qualità, giocando di squadra a vantaggio di tutto il sistema produttivo.
              E’ un sogno mi si dirà, capisco, ma i sogni talvolta si realizzano…
              E guarda caso proprio in questi giorni si svolgerà a Trento la manifestazione Smart City Week 2016 un evento che permetterà ai cittadini e a tutti coloro che vivono a Trento ogni giorno di conoscere e toccare con mano i servizi e le iniziative smart, innovative, facili ed intelligenti, della città di Trento, cose che fino a pochi anni fa sembravano sogni, eppure…
              e allora perchè non crederci e sperare di estendere questi servizi anche alle nostre realtà?

              Riporto qui alcuni link inerenti a questa manifestazione:

              http://www.smartcityweek.it

              http://www.smartcityweek.it/Trento-Smart-City/Il-percorso-di-Trento/Servizi-e-partecipazione

              http://www.smartcityweek.it/Trento-Smart-City/Servizi-Smart/Strumenti-di-partecipazione

              1. Federico Federico

                Vedi Giuliano, io credo che il socio contadino debba principalmente preoccuparsi di fare l’uva migliore per l’obiettivo che la cantina gli richiede. Se gli chiedono di fare 200 quintali ettaro di buon Pinot Grigio per la doc Venezie farà quello. Se gli chiedono di fare 80 quintali ettaro di super Pinot Grigio per la doc Trentino Superiore farà quello. Però per mia esperienza i soci pagano profumatamente i loro quadri e direttori anche per delegare a loro la scelta del percorso commerciale da scegliere. Un socio a parer mio non può comprendere a fondo se la nuova doc Venezie per lui e’ o non e’ una buona cosa. Quindi delega ad altri le scelte, sperando che le facciano in coscienza. Diverso e’ il caso degli pseudo manager trentini e non che negli ultimi anni hanno nascosto ai soci cose gravissime. Bilanci taroccati, debiti taciuti, spese impazzite tenute nascoste, vendite falsate… Queste sono le cose gravi ai quali ai soci andrebbe fatta comunicazione. Ovviamente questi pseudo manager (che andrebbero radiati, invece sono ancora nel settore) queste cose non le dicono. Omertà cooperativa che negli ultimi anni ha portato a ripetuti fallimenti di cantine e consorzi, con il benestare di via Segantini che ha sempre fatto finta di non vedere niente. Insieme a qualche politico di peso.

                1. Non sono d’accordo con te Federico. I peccati e i vizi capitali che tu indichi, sono figli di una prassi di esclusione del socio dalle scelte più importanti, quali ad esempio i disciplinari. Non è vero, secondo me, c che ai soci non compete la partecipazione alla formazione o alla riforma di un disciplinare. Questa è la carta costitutiva del suo lavoro, della sua impresa, del suo stesso essere socio di una cooperativa. Comincia qui, in questa esclusione, secondo me l’origine di tutto il resto, fra cui anche quello che indichi tu.

                2. Giuliano Preghenella

                  La tua visione di socio Federico non mi trova per nulla d’accordo.
                  Il fine di una Cantina Sociale nello statuto tipo recita pressapoco così:
                  “…per il miglioramento morale ed economico dei soci nel promuovere, mediante le opportune iniziative, l’incremento della loro produzione viticola e col provvedere alla lavorazione ed alla vendita in comune del prodotto…”
                  Non leggo in nessun statuto di deleghe date in bianco, sperando oltretutto che lo facciano in coscienza.
                  No no, non esiste.
                  Anzi credo proprio che è lì dove il socio ha “delegato” che poi sono successi i guai a cui tu ti riferisci nel finale.
                  Il socio è un imprenditore e non può certo permettersi il lusso di considerare finito il suo ruolo quando ha consegnato l’ultimo carro di uva alla sua cantina, no, deve/dovrebbe continuare anche dopo a monitorare la cantina di cui è socio.
                  Come?
                  Semplice, ricordo come fosse ieri, la raccomandazione che il presidente della cantina di cui sono socio fece a noi soci quando lasciò volutamente l’incarico,
                  lui ebbe a dirci: “… partecipate, chiedete spiegazioni, dite la vostra. La cooperativa è vostra…”
                  Ecco, forte di questo insegnamento io non mi rassegno,
                  cerco nelle mie limitate capacità di incidere per quanto mi è possibile nelle scelte.
                  Certo, il rischio di passare per rompiscatole è forte, ma credo che poi che alla fine sia meglio per tutti se dalla base arrivano stimoli costruttivi.

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