#TERRITORIOCHECAPITOLA

Se capita questo, temo che qualcosa non funzioni o non abbia funzionato. Dopo anni di marchi sostenibili, family, eco e tutto il resto, dopo decenni di proclami politici e di retorica autonomista, scopriamo di non essere nemmeno in grado di dar da mangiare ai nostri figli.
Questa è la politica consegnata mani e piedi ai burocrati, ai funzionari e ai dirigenti. E forse anche all’Europa. Forse.

Perchè la politica si misura nella sua capacità di agire concretamente sul territorio e sulle identià. Non si misura dai proclami e dalle nostalgie autoreferenzialistiche.

#politicachecapitola  #territoriochechecapitola #seguirabrindisi

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65 Commenti

  1. C’è un po’ di schizofrenia sull’argomento. Da una parte ci si lamenta, giustamente, quando l’appalto va ad amici-degli-amici, dall’altra si chiede di dare lavoro ai “nossi” ignorando le normative europee. Che possono essere brutte e cattive, ma danno anche la possibilità ai “nossi” di andare a lavorare anche fuori dal trentino.

      1. Belacqua Belacqua

        ed invece ha ragione. se le ditte trentine non sono competitive si rinnovino, non è giusto drogare il mercato su somme così ingenti. Siamo in italia non in venezuela. Per una volta che la politica no la ghe mete el bec.
        Capitalism, god’s way determining who is smart and who is poor.

        1. La castroneria, secondo me, sta nell’equiparare la libera circolazione dell’insalata alla libera circolazione della forza lavoro.
          L’altro aspetto, che secondo me stride, riguarda i costi di produzione in aree alpine rispetto alle aree padane. E ancora, le politiche di territorio: se tutto l’impegno, almeno a parole e a infrastrutture, finisce poi nella centrifuga dei bandi europei, allora meglio lasciar stare tutto e lasciare che le cose vadano come devono andare. Io, tuttavia, la penso diversamente e penso anche che una terza via, ci sia. Mi spiego meglio, che senso ha lavorare per la territorialitò, finanziarla, investirci denaro pubblico e poi non preoccuparsi di come le merci prodotte vengono collocate sul mercato. Anzi adottare strumenti che violano i principi della territorialità. In questo caso particolare: era possibile fare dei bandi stagionali o suddivisi per per classi merceologiche piu dettagliate? Certo avrebbe richiesto maggior impegno per i burocrati e anche per la politica. Ma forse ne avrebbe guadagnato il territorio. Altrimenti, diciamocelo apertamente, si fanno solo presepi e scenografie attraverso i marchi e poi.. va tutto in vacca.

          1. Belacqua Belacqua

            penso sia impossibile agire così, significa instabilità. non si può fare un bando per la lattuga.
            Piuttosto l’unico metodo valido per riempire il divario tra le zone produttive è cambiare il mercato a cui rivolgersi. Le produzioni devono tutelarsi ed esser tutelate non certo per bandi che mirano (sarà vero?) a ridurre le spese, ma per un consumo piccolo e selezionato (dal convegno che hai organizzato ho capito che, se sei bravo, riesci a vender anca vim torbol. Pare che a molti piaccia…).
            Ma se è come per il vino, con gli “orsi” che voglion l’America e gli anagrammi a resistere, allora è come dite sempre, seguirà brindisi e brocoi maladi. Solo Ferrari, che io sappia, riesce a mutarsi tra le due facce (ho vendemmiato pinot selezione che el merlot del conoide lagarino se pol meterlo en barrique. Perhè anche come rese ha sem lì)

            1. La mia ..era..è una provocazione, Belacqua. Non ho mai pensato alla sovranità alimentare del Trentino. Conosco i numeri delle nostre produzioni: per esempio il frumento non viene nemmeno preso in considerazione dall’osservatorio provinciale. E così gli altri cereali. E quindi so bene che non siamo nemmeno in grado di sfamarci.
              Però, permettimi di dire questo: si può immaginare un paniere di quattro cose (vino, patate, carote, latte, formaggio) su cui costruire un’abitudine al consumo? Si può immaginare di fare una politica concreta per quelle quattro cose che abbiamo? E su quelle provare a guadagnarci un po’ di reputazione? Oppure ci affidiamo solo ai marchi pubblici e parapubblici (…ti risparmio l’elenco) dietro cui c’è il nulla. Penso che realisticamente, per esempio per il latte e i suoi trasformati, almeno questo si potrebbe fare… anche per le mense. Oppure…andiamo avanti così come ora: costruiamo grandi impianti di trasformazione dove lavoriamo quotidianamente grandi quantità di latte veneto, che poi torna in veneto e poi ce lo ricompriamo.
              Insomma, è possibile immaginare di costruire una nostra identità attorno a due tre cose su cui concentrarsi e su queste costruire una strategia? Credo di sì. A patto di smetterla di scambiare la realtà con i marchi.

    1. In Veneto si mangia e si beve benissimo e buonissimo Alberto. Ma questo è un altro paio di maniche… Una piccola regione alpina come la nostra…non è oggettivamente in grado di competere con il resto dell Europa su questo mercati. Ha bisogno di eseee governata concretamente con strumenti autonomi e in deroga.

  2. Se mancano i soldi per mantenere un punto nascite e altri servizi è perché acquistare fuori provincia crea minori entrate tributarie, quindi meno soldi da reinvestire.
    Oltre che ad una questione etica ce n’è una economica che abbiamo sotto gli occhi.

    1. non so se tutto questo clima decadente sia da imputare a Dellai prima o a Rossi ora. Mi pare che la società politica sia trasversalmente incapace di un progetto di territorio. Del resto non mi pare che ne prima con Dellai, ne oggi con Ugo Rossi, ci siano stati e ci siano dei competitor nel centro destra.. al centro.. a destra o a sinistra. Credo si tratti di qualcosa di più profondo che riguarda la società trentina. Credo.

      1. Bruno Coveli

        Per caso ho letto le considerazioni espresse in questo sito, conoscendo Baldessari, mi ha incuriosito il suo pensiero….. e mi sono trovato a leggere quello che ha scritto Bianchi..che trovo condivisibile. Credetemi se vi dico che nel corso dei miei anni (ne ho quasi settanta) ne ho viste di tutti i colori, riguardo alle politiche agroalimentari del Trentino, e mi sono fatto una convinzione, anzi quasi una certezza: Tra i vertici della politica che si sono succeduti negli anni (alcuni ci sono ancora) nessuno ha mai pensato a “stendere un documento programmatico serio, a lungo termine” riguardante la nostra viti-enologia e le risorse potenziali (agricole) del nostro territorio. Quello che si è fatto sono una serie di leggi e leggine, riguardanti singoli problemi o tese a risolvere urgenti e legittime aspettative di agricoltori o allevatori.
        Anche le associazioni di allevatori e contadini avrebbero dovuto intervenire in tal senso, orientando la gente che vota, a mettere persone competenti nei posti che contano. Gli stessi funzionari andrebbero scelti secondo specifiche professionalità e non “come si fatto o si fà di solito”…con rispetto parlando per loro in quanto cercano di fare del loro meglio, la dove si trovano.
        Occorre avere il coraggio di “cambiare” anche il sistema elettorale: dopo otto (8) anni, i politici, bravi o meno che siano, (e con essi anche i sindacalisti professionisti..) devono andare a casa loro e nei propri posti di lavoro, altrimenti perdono il “contatto con il popolo e la realtà quotidiana”. Basta scegliere secondo logiche partitiche! Urge mettere persone competenti negli uffici dove si decide, altrimenti continuiamo a fare come negli anni 80 quando si dovette chiudere il lattodotto da Castellano a Rovereto, ed il relativo Caseificio, perchè i piccoli produttori di latte si videro incentivati dall’ente pubblico, (che elargiva ai piccoli allevatori 500.000 lire per capo), ad abbattere le loro mucche…. oppure come accadeva una volta, durante il servizio di leva, quando il barbiere si trovava a fare il cuoco e viceversa. Bruno Coveli

  3. ma da dove venite? da marte? I funzionari dominano, e i politici eseguono! Non centra niente la cooperazione o il ribasso, centra che il politico non ha sogni, non ha visioni, non riesce a far passare il proprio messaggio alla propria gente!| Finchè gli eletti rivendicheranno come proprio compito il riempire le buche sulle strade forestali o sistemare le stanghe qua siamo e qua restiamo! Le ditte nominate in questo articolo comprano da noi, portano in veneto e ci riportano lo stesso porro con un curriculum di quattrocento chilometri ma sacramento non siamo mica sulla luna da capire che neanche Rizzo e Stells immsginerebbero, nei loro reconditi sogni, na cialtroneria compagna.

  4. Il concetto cooperativistico è morto da molto tempo sostituito dal normale bussines fatto da persone che non erano capaci di farlo, perchè fare cooperativa non è come fare bussines…credo sia chiaro a tutti….escluso a loro…a cui intereressa solo il potere e la ….sedia….con relativo stipendio

    1. nell’ambitolattiero – caseario di sicuro il prodotto continuativo c’è e anche in quello delle carni credo. per l’orto frutta è piu complicato, ma forse si potevano fare lotti stagionali e il modo si poteva trovare. forse. sta di fatto che mi pare una disfatta. mi pare.

    2. Si sul lattiero credo ci sia un accordo con latte trento…ma ai piccoli produttori orticoli che tra l’altro producono solo stagionalmente perche’ non hanno serre quanto conviene consorziarsi per vendere in blocco alle scuole?…al 40% in meno che al mercato contadino…e’ quindi domanda ed offerta che si scontra e non tanto la politica? boh….

    3. io penso che se la politica decide seriamente di raggiungere un obiettivo….più o meno ci si avvicina. Se invece si limita a promuover marchi e presepi e poi lascia le cose in mano ai burocrati e ai funzionari, bene a quel punto…si fanno i bandi europei. Ricordi Maurizio per restare nel nostro piccolo, la vicenda della nostra malga modello…di Susine…si sono voluti fare bandi per la concessione…e sono andati come sono andati..la prima volta..sappiamo come..la seconda..selezionando un industriale veneto della verdura. Era possibile evitare quella strada, quella del bando, e trovare un modo, anche pilotato, per costruire una situazione di territorio? Io credo di si. Lo si fa altrove, forse anche a Brentonico lo si poteva fare. E da qui, poi, ne discende tutto il resto.

    4. stiamo parlando di quelle della città di trento…non di tutto il trentino….affidate con appalto telemastico europeo…se questo èp il modo…la gara telematica europea…allora è chiaro che siamo fuori…. ma magari carote e patate…magari solo quelle ci sono..magari. eh. Su malga Susine, ammetti anche tu, che forse si poteva fare diversamente e che i presupposti per fare diversamente..c’erano. Se poi si scelgono sempre le strade in discesa, quelle suggerite dai burocrati..allora….va bene…. vendiamo lattuga di Cerea…e via andare…

    5. Devo altresi dire che per Susine Fulvio Viesi si era speso personalmente per trovare qualcuno in loco….modificando anche il regolamento…ma buca! Vediamo ora se i civici troveranno soluzioni migliori! Per ora vedo solo una buona impostazione della macchina…merito del segretario???…non lo so..e una politica leggera ed autoreferenziale. Ma sono solo percezioni le mie….per capire bisogna esserci dentro e per fortuna o sfortuna io sono fuori :-)…alla prossima!!!!

    6. guarda il mio non voleva essere un giudizio politico su chi c’era prima e su chi è venuto dopo. Credo che queste siano questioni trasversali. Voleva solo essere l’esempio di un metodo: si fanno cose importanti – dalla malga, alle politiche di marketing – poi le si lascia andare al loro destino, triturate dentro meccanismi incomprensibili. Lo so che non solo responsabilità della politica, ci mancherebbe. Ma credo che una “buona politica”, dovrebbe attrezzarsi per declinare con rigore sul territorio le scelte strategiche. Perché altrimenti restano solo enunciazioni. Perché se il marchio BIo Locale Trentino, finisce sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, forse era meglio anche evitare di costruire un marchio.

  5. C’è anche una legge provinciale, la n. 13 del 2009, rubricata “Norme per la promozione dei prodotti agricoli e agroalimentari a basso impatto ambientale e per l’educazione alimentare e il consumo consapevole”, che prevede iniziative di filiera corta per le scuole

  6. volevo dire..tanto per essere chiari che è inutile…blaterare di autonomia..di comunitarismo autonomistico..e poi forzare le fusioni delle cr..delle coop..delle famiglie cooperative…riducendo sempre di più spazi all’autonomia e alla democrazia territoriale delle comunità. E poi magari fare gli autonomisti…piantando pinot grigio per le amerike…

    1. Ma tiziano che senso ga l’autonomia così come la gaven????? Dai sudtirolesi funziona perché durnwalder si beve tutte le bottiglie che paga col vitalizio? A forza de cigar che sen en Italia e sen italiani così è. Non abbiamo più uno spirito di tradizioni che ci distingue dal Sudafrica o dal Gabon… Allora perché devo magnar del mio? Va bene l’asti meglio il Franciacorta o altra zona. Siamo diventati anonimi come il merlot della bassa mantovana perso fra i campi da trinciato.

    2. Tempo perso Tiziano… ormai el livel de la politica (TUTTA) l’è sota i tachi de le schjarpe… consiglieri provinciali che taga ‘n ti post novelli delfini “imprenditori” che ha fat falir fior de artesani… Sol boni a zacole e a #rimbalzar… No j’è nanchja boni de tutelar i so agricoltori…!!! Ma che vos che vegnja fora pu che na zaverlada come chesta…..!!!!!

    3. non c’è neanche nelle piccole cose… qua i baroni imperano e i politici si sottomettono, il più delle volte, a decisioni funzionariesche di gente mai votata da nessuno. E questa è la verità. Che qualcuno mi smentisca, se può.

    4. Era riferito all’affermazione del tiziano che liquidava battisti e schutzen come fossero liti da circolo pensionati. Quello che voglio dire io, è che è inutile liquidare una questione come futile, quando proprio l’origine di quella questione è a mio avviso la causa della nostra patologica incapacità a seguire un filo logico che ci faccia crescere come agricoltura, come provincia e come persone. Non rompiamo il cazzo se non comprano trentino quando i primi che non hanno un idea della particolarità del trentino siamo noi, e non rompiamo le balle a comprare trentino se ci sentiamo tutti uguali ed italiani perché allora siamo bugiardi due volte. Capito cosa intendo?

  7. E le nostalgie autoreferenzialistiche le è sintomo de le balle colossali che i m’ha conta fin ades e il poco rispetto dei nostri prodotti la conseguenza dell’omologazione italiana generale. Andiamo in vacanza a nord e beviamo a nord perché li vediamo migliori di noi.

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