SANTACOLOMBA, UN PIWI DA 90 PUNTI

selezione_012Non lo faccio spesso, perché di premi, medaglie e attestati ce ne sono in circolazione così tanti che alla fine si finisce per perdersi in un mare magnum in cui è difficile raccapezzarsi. Ma in questo caso faccio uno strappo alla regola. E la ragione la capirete alla fine del post.

Il Santacolomba Bianco 2015 di Cantina Trento Le Meridiane si è guadagnato 90/100 (Award Gold) al Premio internazionale Piwi  2016, sesta edizione del concorso mondiale riservato ai vini PIWI, ovvero quei vini nati da uve resistenti alle malattie fungine (vitigni intespecifici).

Di questo vino un po’ pompelmoso ed elegantemente esotico e sostenuto da una solida acidità non ho mai scritto; in passato, invece,  mi sono occupato gioiosamente (qui e qui) della sua versione spumantizzata, il Santacolomba Brut; bottiglia sperimentale non ancora in commercio, ma secondo me ormai pronta per incontrare con successo il mercato.

Ne scrivo, questa volta, di questi 90/100 riconosciuti al  Santacolomba perché sono convinto di un paio di cose. Intanto i vini  PIWI sono una delle poche innovazioni vitivinicole degli ultimi decenni di cui il Trentino si possa attribuire una parziale paternità: FEM – Fondazione Edmund Mach su questi vitigni ha lavorato molto, davvero molto, con grandi investimenti in ricerca e grande impegno scientifico. Mettendo a disposizione dei viticoltori, oggi, un ottimo materiale da cui partire per una nuova viticoltura sostenibile, di cui  il Trentino, soprattutto nelle aree sensibili e urbanizzate, sente il bisogno. E poi, ne scrivo, perché penso che questi vini siano  buoni e spesso, come in questo caso, anche molto buoni. E siano ormai pronti per incontrare felicemente i consumatori.

Purtroppo così non la pensano i vertici della gerontocrazia oligopolista che tiene in scacco la vitivinicoltura trentina, refrattari, come sono, ad ogni genere di innovazione che non sia funzionale al marketing consolidato delle produzioni convenzionali da smerciare nei circuiti della GDO internazionale.  Una resistenza oscurantista  al nuovo, che sovente fa aleggiare lo spettro di una presunta imperfezione organolettica  che renderebbe questi vini ostici e incomprensibili  ai consumatori  e quindi più o meno invendibili (intervento del vice presidente di Cavit Lorenzo Libera ad Avio il 2 settembre 2016: “PIWI per una viticoltura che resiste“). Nulla di più sbagliato. Se non, appunto,  le loro convinzioni genuinamente strumentali, quanto brutalmente stantie.

Il Santacolomba Bianco e il Santacolomba Brut, insieme ad altre dieci referenze PIWI del Trentino Alto Adige, saranno in assaggio a Milano giovedì 10 novembre all’Hotel Andreola nell’ambito di una degustazione didattica organizzata dalla delegazione FISAR meneghina (link all’iniziativa).

 

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14 Commenti

  1. dal punto di vista organolettico invece le sensazioni avute alla mostra dei vignaioli altoatesini due settimane fa è che le note pompelmose e citriche marchino una differenza notevole coi tradizionali e una nota di acerbo dubbioso in bocca ti rimane, solo su una azienda collocata molto in alto (750-800 mslm) non si sono avute queste sensazioni. Jack credo abbia avuto le mie stesse sensazioni. Santacolomba non lo ho ancora assaggiato.

    1. queste note asprigne e acidule però sono di moda…quanto ce la siamo menata con l’acidità e la banana verde come marcatore di viticolotura eroica e di montagna.. poi..può anche non piacere..per l’amor di dio… ma mediamemente sono vini con molta più personalità rispetto ai vini spersonalizzati che ci hanno addomesticati a bere…

  2. ad oggi non mi risulta ci siano PIWI marchiate FEM, quelle sul mercato sono tutte di derivazione tedesca, mentre gli ECO sono resistenti alla botrite (mafammiunpiacere). FEM semmai (ad oggi) è in allarmante ritardo sui PIWI, poi domani è un altro giorno e si vedrà…

    1. non ho scritto che la paternità è di fem.. ho scrtto che ci ha lavorato,. e sappiamo che ha lavorato sui materiali di friburgo. che poi potesse fare di più..come hanno fatto ad udine e a rauscedo è un’altra storia. ma hanno lavorato e sperimentato tanto che è la fem ad aver chiesto l’iscrizione per alcune varietà fra cui solaris, oggi credo il piu diffuso in trentino.

    2. hai ragione certo.. ma lo hanno fatto loro… dopo averci lavorato su.. insomma dai per una volta che fanno una cosa buona…. almeno riconosciamolo. poi certo ad udine e a rauscedo hanno fatto meglio. ma no è questo il punto. il punto è l’aperta ostilita a queste cose dei due grandi gruppi. mentre la nuova La-vis si sta impegnando seriamente.

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