TRENTO DOC, UNA DENOMINAZIONE BLOCCATA

graph-1Torna puntuale come una festa comandata, anche quest’anno, il festival della denominazione TRENTO “Bollicine sulla Città“, dal 17 novembre a fin dopo le feste dell’Immacolata. E puntualmente, come una festa proibita, anche quest’anno Trentino Wine non è fra gli invitati. Poco male. Come sempre ce ne faremo, e ce ne facciamo, una ragione.
Qui comunque potete scaricare il flyer del ricco e succulento programma bollicinoso.
Mentre attendiamo l’inizio dei fuochi d’artificio, tuttavia, possiamo dare un’occhiata ai volumi della denominazione. In questi giorni Camera di Commercio di Trento, a cui sono demandati i controlli sulle doc trentine, ha reso noti i numeri reali delle sboccature effettuate nel 2015.
Il comparto del Metodo Classico nostrano, ancora una volta, non è riuscito a sfondare la soglia psicologica dei 7 milioni di pezzi , e si è fermato a 6.991.823 bottiglie, conteggiate in contenitori da 0,75 Lt.
In crescita, di circa 200 mila pezzi, grazie alla tipologia Riserva (612.245), rispetto all’anno precedente. Ma sostanzialmente sovrapponibile alla produzione denunciata nel 2011 (6.965.000). Stabile sull’anno precedente anche i volumi della tipologia Rosé: 612.195.

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31 Commenti

  1. Niente, dai, ecchecazzo, #moriremotuttispumantisti e voi due piantatela con ‘sti dubbi. Allarghiamo il marchio Trentodoc anche ai birrifici e arriviamo in un attimo alla soglia pzicologica dei 7 milioni. Spezzeremo le pupitres a chi rompe le balle. Ottimismo!

    1. Il Signor E. dopo tante avventure nell’enomondo trovò spazio a LaVis. Era triste e sconsolato come un potente Napoleone Bonaparte in esilio ai Sorni. Sono passati circa tre o quattro anni. Durante un breve viaggio in auto, salendo verso la Val di Cembra per raggiungere le tavole imbandite di un noto maso dal passato stellato, ammise candidamente che C.S. imbottigliava Trentodoc come terzista per più di una dozzina di produttori. Quando ancora i produttori non raggiungevano le quaranta unità.

    2. Non c e niente di male nel fare i terzisti. Non è quello il problema…si apre una questione secondo me quando poi oltre alla denominazione viene ceduto anche il marchio collettivo. ampiamente finanziato dalla Pat Perche a punto ci si chiede a chi serva ..finanziare un marchio poi usato da aziende extra provinciali… non è questo il caso. Ma ce ne sono parecchi.

  2. In realta il mercato del metodo classico è un mercato stabile da decenni posizionato fra i 20 e i 24 milioni di pezzi. E da li non so schioda. È un mercato quasi esclusivamente interno…perche all estero si beve champagne e prosecco. E difficile ragionare sui valori..che comunque senz altro sono un po cresciuti. Ma non molto. E difficile perche un osservatorio prezzi non c é. Lo scorso anno Zanoni parlava di un valore medio alla Produzione di 10 euro. Ovvero piu del denominazioni come il Barolo .. e suacitò molto dubbi.

    1. Angelo Rossi Angelo Rossi

      E da lì non si schioda. Perfetto. Ci sarebbe solo da chiedersi perché e la risposta la troveremmo nella prima lezione di marketing, quella che obbliga prima di tutto a definire il prodotto che si intende vendere. E i metodo classico italiani continuano a non essere definiti. Il punto è qui: perché mai si dovrebbe correre all’acquisto se non si sa (bene) nemmeno cosa chiedere. Così si ricompra ciò che già si conosce, un brand, appunto. E se il brand ha deciso di lavorare sul valore i numeri resteranno sostanzialmente stabili, con buona pace delle new entra e dei coltivatori di Chardonnay. Mi sembra elementare, Watson.

  3. Si, esatto. Però … nonostante un interesse produttivo da parte di piccoli produttori (che sono in aumento e stanno differenziando la produzione con più affinamento o dosaggio zero) con relativo sforzo economico e un forte impegno commerciale (anche istituzionale) non c’è una vera espansione in termini di sboccature … forse perchè i grandi produttori non risentono degli effetti positivi del fermentio dei piccoli produttori, anche come comunicazione del territorio oltre che del prodotto ??? … sarebbe interessante ragionare anche sul trend dei prezzi medi in cantina

  4. Mah…il numero e costante piu o meno affiliati al trenodoc erano 38 ora sono 45. Ma sino piccoli produttiri da qualche migliaio di bottiglie. Che non fanno differenza. Poi ci sono quelli che fanno doc ma fuori dal marchio collettivo saranno max 5 come Cesconi .. Armani e qualcun altro.

  5. Angelo Rossi Angelo Rossi

    #Zorro: non c’è contraddizione se sboccate sono state 7 mio e tirate – sempre nel 2015 – sono state 8,5; il problema è di quante ne sono state vendute, con quale etichetta e a quale prezzo, per valutare poi l’incidenza sui brand e ciò che resta al territorio che è l’investimento sul futuro. Discorsi che in questa ghiotta occasione per gli “addetti ai lavori” di #Massimiliano… non trovano spazio. Quindi peccato.

    1. Tiziano Bianchi

      Credo che il criterio delle sboccatura, utilizzato da cam.cam per misurare la produzione sia corretto. La sboccatura delle bottiglie infatti è strettamente correlata con le aspettative di vendita, rappresenta la risposta agli ordinativi reali. Quindi come criterio di valutazione dei volumi la trovo corretta. Poi chiaramente manca tutta la partita dei valori, a cui allude angelo. Ma qui non è possibile avere dati certi e nemmeno terzi. E ci dobbiamo solo fidare.. oppure dare un occhiata sugli scaffali della gdo, dove viene venduto almeno il 50 per cento del prodotto.

      1. Angelo Rossi Angelo Rossi

        Massì, la gdo è per chi fa da decine di migliaia di pezzi in su, ma per tutti gli altri manca la spinta della denominazione di origine (Trento) che è cosa molto diversa da Trentodoc, come abbiamo sostenuto mille volte. Ma chi una decina d’anni fa decise così, non intende mettere in discussione questa strategia, nemmeno di fronte ai dati e ai trend sfruttabili. E se per costoro va bene così, se coltivassi io Chardonnay in collina, comincerei col prendere la forca… e se poi spumantizzassi in proprio mi domanderei perché dopo anni di investimenti milionari sul Trentodoc debbo ancora poggiare sul mio piccolo brand per stare a galla. Punto.

  6. Zorro Zorro

    Scusa Cosimo, ma solo un anno fa il presidente di trento doc e direttore di cavit Zanoni diceva che le bottiglie tirate erano 8 milioni e mezzo: o bari tu o barava lui…. certo che un manager che sbaglia i numeri del 20 per cento forse andrebbe messo in discussione. E’ più tranquillizzante pensare che sia tu a sbagliare

    http://www.winenews.it/news/40697/aumento-del-potenziale-produttivo-crescita-della-notoriet-del-marchio-e-del-valore-aggiunto-migliorare-distribuzione-nazionale-ed-export-il-futuro-del-trentodoc-il-metodo-classico-di-montagna-secondo-il-presidente-dellistituto-enrico-zanoni

  7. Angelo Rossi Angelo Rossi

    Scusa Cosimo se cerco di alimentare il marchio del cretino che mi sento addosso, ma non riesco a conciliare le notizie super positive che sento in bocca dei nostri spumantisti con la tabella delle sboccature che hai pubblicato. Qualcuno sta barando sulle quantità, nè può confortare un ragionamento sul valore delle bottiglie perché se ne trovano a prezzi e prezzacci. Peccato perché i prodotti sono veramente ottimi. Peccato anche per la scarsa offerta di rosè che non raggiunge il 10% quando i nostri competitor sono saliti al 30 per rispondere alla domanda crescente, al punto che anche l”incremento dei riserva potrebbe essere sintomo di un deficit di marketing. Da cretino, ripeto, metto il marketing sul banco degli imputati e nella vana attesa che la difesa produca i suoi testi, approfitto per ricordarti che la manifestazione era nata come “Bollicine su Trento” maleficamente diventata “TRENTODOC Bollicine sulla città”. Sembra niente, ma comprende tutto, cioè tutta la perversa stortura di un marketing manipolato per bloccare tutto. Questo almeno, me lo concederai, dicono i dati.

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