APE MAIA, I TEMPI STRINGONO

Aziende agricole e cantine sociali hanno tempo fino al 15 febbraio 2017 per aderire alla certificazione APE MAIA (SQNPI). Lo ha comunicato questa mattina Consorzio Vini del Trentino con una circolare inviata ai vitivinicoltori trentini. Chi volesse aderire, dovrà compilare un po’ di moduli e di carte e restituire il malloppo a Consorzio entro quindici giorni. Nel mese di marzo, poi, precisa sempre PalazzoTrautsmanndorf, saranno organizzati appuntamenti formativi dedicati al processo di certificazione. Intanto, però, i tempi stringono e se qualcuno ha deciso di aderire è meglio che si dia da fare in fretta: mancano solo 15 giorni.

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9 Commenti

  1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

    Ohhh, chiacchere, poca visione comunitaria, pareri discordanti, con interessi propri e impropri. Tutto qui o poco qui.
    Il Trentino vitivinicolo si sta strangolando da solo con un tralcio di vite, senza offrire definite politiche di coltivazione e commercializzazione. Sia dentro che fuori.
    Un tempo questo ping pong era giocato con più accortezza ed eleganza, oggi si è a Wimbledon, con racchette però da basso medioevo.
    Non vorrei parlare ancora del Vallotomo e delle odierne denunce, dello strano tipo che con la moto di un altro, il padre della povera ragazza, la molla autenticamente contro un albero … Non vorrei parlare di Dellai che ha forse dimostrato che “chi va a Roma, perde la poltrona”…..
    Senza polemizzare, mi chiedo: ma chi è che fa proposte serie, chi fa quelle alternative, e cosa si concretizza tutti in poco tempo ?
    E’ forse l’ora di trascurare un po’ assaggi casalinghi a gogò, con bicchieri a pieno ritmo su guide e award da salotto? Bicchieri persi o di nuovo acquisiti ?
    Ai posteri l’ardua sentenza. sperando che abbiano maggiore maturità, operosità manuale e intellettuale di questo nostro nuovo e già vecchio 2017.
    W i Manica con il loro ex verde rame !

    1. Hai ragione nel dire che le c.s. trentine che aderiranno hanno fatto votare la certificazione in assemblea lo scorso dicembre. Tuttavia, siccome come sai, io considero questo passaggio fortemente simbolico sul piano politico, mi chiedo: quanti soci e viticoltori hanno capito di cosa si tratta? E cosa hanno fatto le c.s. durante lo scorso anno per trasmettere questo messaggio ai loro soci? Io credo poco. Almeno questa è la mia sensazione. Poi certo questo marchio, che non garantisce niente se non il rispetto del protocollo di difesa integrata (ma il brand trentino da solo non riesce a garantirlo?), è utile soprattutto per il vino sfuso che va in cavit e nosio ed prende la strada della gdo internazionale. Non per le poche bottiglie delle c.s. di primo grado che invece prendono la strada per lo piu del circuito horeca. Quindi è un affare industriale di pertinenza di cavit ed è lontano dalla galassia dei soci. Per quanto riguarda i vignaiuli, invece, credo che saranno pochissimi ad aderire, questo non è uno strumento funzionale alle loro strategie commerciali.

    2. Giuliano Giuliano

      Grazie Giacomo per questa tua manifestazione di fiducia nei confronti di chi chiede solo una legittima discussione pubblica su questi argomenti delicati.
      Non scendo al tuo stesso livello ricambiandoti aggettivi ti suggerirei solo magari, la prossima volta, di informarti, eviterai così di offendere e generalizzare. Grazie.

    3. Beh, se dopo 3 ANNI che se ne parla non hanno capito che succede … c’è un problema serio sulla loro professionalità …

      Garantire il rispetto delle regole, purtroppo è necessario perchè viviamo in un mondo di furbacchioni … basta aprire il giornale di oggi per trovare un’articolo sui pesticidi sui prodotti agroalimentari … garantire il rispetto di un disciplinare ampio come questo qui (anche quello degli anni scorsi) è il minimo per un’agricoltura moderna …

      Tempo fa chiesi qui sulla pagina FB di TW perchè un’imprenditore agricolo non dovrebbe rispettare le norme del settore sui pesticidi (lo chiedo anche di persona o per telefono eh …) … perchè ? … che vantaggio avrebbe tiziocaio a usare il mancozeb, il dimetoato o il clorpirifos ? … e perchè nei nostri stessi ambienti ci sono agricoltori biologici e biodinamici che con MENO chimica hanno un elevata redditività … e agricoltori che con un disciplinare con più prodotti a disposizione non c’è la fanno ? … Naturalmente vorrei delle risposte motivate che non siano “sol el clorpirifos el copa zo tut” “il biologico è una truffa” “senza mancozeb no se vendema” …

      C’è forse paura nel aver un registro informatico a cui deve corrispondere la realtà dei fatti ? La realtà !. Scrivi quello che fai e quando lo fai. Punto. Non è un quiz, non è un libro da leggere e non è una gara a chi l’uva più bella. Chi è contrario ha paura ?

      Certo, non mi pare che i vignaioli siano cosi interessati al Bollino … ma è una loro decisione, ed è ben comprensibile il perchè … sono qui in compagnia di un vignaiolo e della presenza o meno del bollino sulle sue bottiglie non me ne può fregar di meno =D, lo conosco e mi fido di lui (nel caso specifico è pure biologico certificato, ma poco importa) … le CS invece hanno un controllo del territorio enorme e quindi ci sarebbe stata la possibilità di comunicare il Trentino viticolo come Territorio Sostenibile … e invece dobbiamo ringraziare qualche agricoltore per questa opportunità mancata …

      Tiziano avrei tante domande da far a certi colleghi … però risposte serie non ne hanno … ne vorrei ben sentire ma …

  2. Le sociali han già fatto a dicebre le assemblee – con votazione – su quel punto. Soci avvisati da tempo perchè nelle lettere di convocazione è abitudine scrivere i punti di discussione. Non vorrei sbagliare ma è da 3 anni che votano su questa certificazione. I soci, se in quel momento non pensassero al brindisi, hanno poco da lamentarsi se le cose vanno in un certo modo. Tempo ne avevano per pensare. Se non facessero la votazione in assemblea ognuno di loro eventualmente dovrebbe andare presso gli uffici a firmare. Dio solo sa le lamentele in quel caso.

  3. Donatello

    In effetti questa tempistica sembra un poco scoraggiante: quindici giorni di tempo per capire di cosa si tratta, per decidere e per aderire. E le spiegazioni, invece, verranno dopo. Mah… a volte mi chiedo se ci sono o se ci fanno….

  4. Giuliano Giuliano

    E così anche qui bisognerà decidere in fretta, magari senza neanche ascoltare i tuoi viticoltori, perchè in quindici giorni non è che arrivi ad organizzare le assemblee informative, vero?
    E chi decide per noi?

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