FACCIAMO UN GIOCO…

Ma se qualcuno l’estate scorsa, durante l’emergenza peronospora, in un modo o nell’altro avesse fatto il furbetto, usando principi attivi non conformi al protocollo ora cosa succederebbe?
Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: non è successo niente, è solo una semplice domanda. Astratta. Una specie di esercizio scolastico.
Ma rimanendo, per gioco, nel campo delle ipotesi: tu potresti avere il protocollo più bello del mondo – come sostiene qualcuno- , ma se non venisse rispettato sarebbe del tutto inutile; anzi sarebbe un danno anche per chi fosse comportato bene.
E se fosse successo davvero?
Semplice, si potrbbe tacere, non dire niente ad alcuno e procedere come se niente fosse accaduto; ma la vedo dura: i nostri paesi sono piccoli e bastardi e di conseguenza come dice il proverbio la gente mormora…; quindi la notizia comincerebbe a girare in fretta: perchè, ammettiamolo, chi resisterebbe alla goduria di bisbigliare all’orecchio dell’amico che il tal dei tali è stato trovato positivo al protocollo test? Nessuno, credo e mi ci metto anch’io. E allora alè, tutti a divertirsi a giocare allo sport preferito: sentenziare, mettere alla gogna il tizio sospetto e gridargli alle spalle·  la devi pagare! E giù epiteti, è già successo per altre questioni.

Aldilà però delle chiacchiere da bar dello sport che possono appassionare o impietosire, il CdA dell’ipotetica cantina sociale che dovesse trovarsi sul tavolo una simile patata bollente da gestire, secondo voi, come si dovrebbe comportare? Essere duro, inflessibile e cacciare dalla compagine sociale il socio reo di aver violato il protocollo? Oppure scegliere di essere misericordioso e perdonare quel contadino?

Veramente un dubbio amletico.

Ma se alla fine si si decidesse di chiudere entrambi gli occhi, come sarebbe possibile per quella società pretendere poi rigore e rispetto del protocollo o di qualsiasi altro regolamento emesso per i prossimi anni?

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14 Commenti

  1. marcozeb marcozeb

    A proposito di protocollo: alcune cantine associate in Cavit sono sul piede di guerra e non sono daccordo a seguire un protocollo così ristretto che ha dimostrato il suo fallimento nell’annata appena trascorsa. Il bello è ancora da venire, quando all’emissione del acconto del conferimento 2016, una buona parte di viticoltori si accorgeranno del danno economico che subiranno per tutto il 2017!
    All’incontro a S Michele della FEM si è fatto un confronto con i prodotti impiegati in altre regioni d’Italia, noi ne abbiamo 9, mentre le altre ne anno anche il doppio.
    Ma si sa che Noi vogliamo dimostrare che siamo i primi della classe e così quest’estate siamo diventati la gogna della viticoltura, ci siamo fatti fregare ancora una volta dalla peronospora. Vediamo chi sarò il sucessore di Bertagnolli,ma aparte il presidente è inutile che in trentino predichiamo bene e poi razzoliamo male, voglio dire che alla fine importiamo molto vino dalle varie regioni d’Italia e anche dall’estero.
    Poi dulcis in fundo rischiamo spesso di bere vini non trentini nei nostri bar e ristoranti!!

  2. marcozeb marcozeb

    Vediamo cosa succederà in Cavit a proposito di protocollo! Chi sarà il nuovo presidente?Speriamo in un 2017 tranquillo per la peronospora, altrimenti è meglio cambiare mestiere!

  3. GIUSEPPE DA RIMATEA

    mi scuso e la prossima volta stato piu attento ma non ho fatto altro che leggere articoli e documenti che metto a disposizione del bolg:Per anni i commercianti della provincia di Trento avevano imbottigliato grandi quantità di uva di questa varietà proveniente dal Veneto. Il Pinot Grigio è un vino molto di moda, soprattutto sui mercati anglosassoni, dove è considerato il bianco italiano per antonomasia. Il giochino, del tutto lecito, di far ricadere tutta la produzione sotto la doc Trento e Valdadige ha funzionato per molto tempo e ha anche assicurato ai coltivatori del Trentino un margine di guadagno superiore al reale valore di mercato delle loro uve. Articolo preso da slowine

    I VIGNAIOLI DEL TRENTINO DICONO NO ALL’AUMENTO DELLE RESE DEL PINOT GRIGIO

    dati recenti (AGEA/MIPAAF) hanno dimostrato che il rapporto tra vino certificato e vino potenzialmente certificabile nel 2014 era del 98% in Sudtirol e del 60% in Trentino, a fronte di una media nazionale dell’82%

    1. Cosimo P. di R.

      Appunto…Giuseppe… dall’articolo che tu citi si desume esattamente il contrario di quello che avevi sostenuto nel post precedente: dall’articolo che citi si deduce che una parte consistente delle uve trentino doc fino all’anno scorso prendevano altre strade e diventavano per lo più igt delle venezie (d’ora in poi diventeranno Venezie Doc).
      Quindi non è corretto, scrivere, come avevi scitto tu, che una parte del vino targato trentino arrivava dal veneto. Se poi tu mi parli di imbottigliamenti confezionati in Trentino – non come doc trentino, ma con altre denominazione igt – allora cambia tutto di nuovo. E ci puo stare. Ma non sono bottiglie targate Trentino (doc). Sembrano sottigliezze..ma non lo sono e soprattutto… sono affermazioni a rischio.
      spero di essere stato più chiaro. e grazie del contributo.

  4. Giuliano

    E’ un tema ricorrente e sentito su questo blog quello del rispetto delle regole.
    Giustamente.
    Io penso e l’ho anche già scritto: le regole vanno rispettate e sopratutto fatte rispettare,
    e riporterei al riguardo ancora una volta perché molto chiare le parole usate dal prof. Stefano Castriota sul suo bel libro dal titolo Economia del vino:
    “in Alto Adige, (modello per noi trentini anche per il mercato del vino…) una grande influenza la fa il capitale sociale locale, inteso come il rispetto delle regole e l’interesse comune che porta i soci delle cooperative a non massimizzare le quantità bensì a lavorare sulla qualità giocando di squadra a vantaggio di tutto il sistema produttivo”.

  5. Il commento firmato da Giuseppe da Rimatea, in cui sembra di cogliere l’allusione a pratiche illegittime in tema di vinificazione e imbottigliamento ( …40 % del vino targato Trentino…), è momentaneamente in coda di moderazione. E ci resterà fino a che il commentatore, fra l’altro frequentatore abbastanza assiduo del blog, non circostanzierà meglio le sue parole. Escludendo, a meno che non abbia elementi certi in mano, di aver fatto allusioni a pratiche illegali che contravverrebbero alle norme sulle denominazioni.
    Sul blog si tollerano parole forti e toni aspri quando si tratta di opinioni, ma quando si fa riferimento allusivo a fatti che potrebbero avere conseguenze penali ci andiamo con i piedi di piombo.
    E soprattutto non vogliamo assumerci la responsabilità di accuse lanciate da utenti anonimi, sebbene il loro IP resti comunque registrato fra quelli dei visitatori del sito.
    Grazie e aspettiamo le spiegazioni di Giuseppe da Rimatea.
    CpR

  6. antonio

    io non sono un esperto ma vi seguo da un annetto…qualcuno può spiegarmi, facendo nomi e cognomi (intendo cantine, vini e responsabilità) di questo “40% di vino targato trentino” che viene dal Veneto? di cosa parla Giuseppe? ringrazio anticipatamente chi mi risponde. parliamo di denominazioni a cavallo dei due territori o di altro?

  7. GIUSEPPE DA RIMATEA

    nulla è successo e succederà. Il 40% circa del vino targato trentino viene dal veneto trattato con folpet dove sta il problema??? quanta ipocrisia

    1. Giuseppe da Rimatea: non so a cosa ti riferisci. Parli di che cosa? della denominazione valdadige imbottigliatta in Trentino? O a cosa? Perché se alludi ad altro te ne assumi la responsabilità personale. Perché per quanto ne so io, semmai c’è un fenomeno inverso, ovvero di doc trentino che viene (veniva) declassato verso igt piu appetibili. Ma questa altra storia.

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