HOME RESTAURANT, ARRIVA LA LEGGE

Ecco fatto… il nemico numero uno dell’economia nazionale è stato individuato.
#seguirabrindisi
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49 Commenti

    1. che tu dica che io mi sono assuefatto alle peggio cose ci può pure stare (del resto ho frequentato Trento e i suoi riti conciliari per un po’ di tempo). che tu dica che non so nemmeno di cosa parlo e che non ne ho nemmeno un infarinatura è un’altra cosa. Poi magari dovresti chiederti come mai i consumatori, pochi, pochissimi per ora (e i tuoi numeri mi danno ragione), ogni tanto preferiscono questo gesto di consumo anziché il ristorante. Forse qualcuno una volta tanto ha voglia di entrare nelle case degli altri, forse vuole rischiare, forse vuole guardare dal buco della serratura la vita degli altri. forse ci va per conoscere sconosciuti. Non è detto insomma che chi va a mangiare tigelle e bere birra la prossima settimana ad arco, sarebbe andato alternativamente in pizzeria o al ristorante. Credo, per come conosco questo fenomeno, per come conosco chi ogni tanto fa queste cose, che le motivazioni di consumo siano differenti.

    2. Non ci siamo proprio capiti. Ci rinuncio, di certo i nostri responsabili istituzionali della promozione dell’enogastronomia locale, visto come vanno le cose, stanno più volentieri a casa, e mi pare anche tu. A questo punto spero di arrivare alla pensione prima di chiudere per gli home restaurant, che ripeto, sono una cosa diversa dalla zia che ti fa polenta e crauti (crauti irraggiungibili ovviamente) e questa è l’unica certezza.

  1. Bene, vedo che la cosa stimola i miei amici ristoratori. Ho pubblicato quel link e relativo commento perché mi pareva che il fenomeno fosse davvero poco significativo in chiave economica: 7 / 8 milioni anno su base nazionale, dice ora Max. Confesercenti nel 2014 lo stimava in 7 milioni. Facciamo che ora valga 10/15 milioni? Il rapporto FIPE 2015, sul 2014, attribuisce al comparto della ristorazione un fatturato di 75 miliardi di euro. La proporzione è presto fatta: stiamo parlando dello 0,01 %. Che poi sarebbe come dire che ogni giorno questi “rubano” circa 10 centesimi di euro ad ogni impresa. Se crescerà di dieci volte ruberà un caffè al giorno ad ogni impresa. Ecco il fenomeno, mi pare, sia questo. Certo sono numeri aggregati e un po’ a spanne (ma fino ad un certo punto) e poi le medie statistiche sono sempre “ingiuste” verso qualcuno. Ma almeno danno la misura dell fenomeno. Che il parlamento trovi il tempo di intervenire su fenomeni di spontaneismo enogastronomico, organizzato digitalmente, di queste dimensioni, che continuo a considerare insignificanti – sempre i che i numeri di Max e di Confesercenti (e della FIPE) siano verosimili mi pareva fuori luogo. Non sarà, temo, a partire da qui che si darà nuovo impulso alla ristorazione italiana. Comunque i ristoratori siete voi e certo le vostre opinioni contano più delle mie. Io, comunque, continuerò comunque ad andare al ristorante. Non ho ancora subito il fascino della cucina casalinga… a parte quella di mamma Lidia.

    1. Tiziano anche AirBnB e’ partito con quattro appartamenti e due stanze condivise. Adesso e’ la realtà che vende più posti letto a livello mondiale. E ancora una volta il problema di bloccare il fenomeno, ma garantire pari regole. 😉

    2. per ora il fenomeno è questo e applicare regole uguali o tendenzialente uguali ad un fenomeno che per ora è quasi dopolavoristico e quasi insignificante (ripeto se quei numeri sono attendibili).. mi pare sproporzionato e segno di un atteggiamento conservativo. Su airbnb sai anche tu che è nato in maniera differente, con una regia unica, e i tempi di diffusioni sono stati rapidissimi. La stessa rapidita diffusiva in termini di volumi non mi pare interessi home restaurant. E stiamo parlando di alloggi, che sono cosa differente, anche nel prezzo e nell’accessibilità media, dalla ristorazione. Comunque, la finisco qui. E se fra dieci anni i ristaranti saranno spariti …e tutti mangeranno in case private, se il buon dio me la manda buona…. chiederò scusa.

    1. Hahaha, non che non ci sarebbe da parlare sul tema ristoranti/cantine del territorio eh … penso tutti avremmo degli aneddoti interessanti da proporre. Ma non è questo il luogo. Anzi probabilmente il luogo non esiste.

    2. C’è un po’ di confusione in questi interventi. Cercherò di chiarire la mia posizione una volta per tutte.
      1) Per quanto riguarda i ristoranti casalinghi, era ora che si facesse qualcosa, ed il perché l’ho già spiegato. Chi dice che è un falso problema, non sa di cosa parla.
      2) Il vino in questa diatriba non c’entra, ma visto che sono state tirate in ballo le cantine, vi informo che senza i ristoranti il vino avrebbe vita corta.
      3) Sul nostro territorio vi sono innumerevole amici/colleghi ristoratori che fanno
      Co-llaborazione con le piccole realtà vinicole, io per primo da oltre 35 anni. Il capire come dare valore a queste sinergie è fondamentale, ma quelli che in trentino si occupano di questo aspetto mi sembra non l’abbiamo ancora capito.

    3. Che il ristorante sia il luogo principe del vino, almeno in chiave promozionale e di immagine e di comunicazione, hai ragione. Ma che il vino senza ristoranti sia morto mi sembra azzardato: il consumo off trade infatti, per tante ragioni, è in continua crescita e nell’ambito horeca il ristorante non è prevalente. (fonte Corriere Vinicolo 2016). Poi io personalmente preferisco consumarlo al ristorante, ma questo è un altro paio di maniche.
      Ps: ti trovo un po’ manicheo ultimamente.

    4. Se escludiamo le enoteche, tutto il resto è pubblico esercizio, anche all’interno dell’hotel, dunque il consumo è di un buon 80%. Direi prevalente. Considerato che le enoteche vendono anche a ristoranti, rimangono fuori solo i supermercati ed i conti tornano.

    5. No, non ho ragione io, la ragione è degli asini. Ma ti rifaccio osservare che il tuo post sui ristoranti domestici, chiamiamoli così, è inesatto. Il problema esiste e te lo dico io che non sono il primo coglione che parla. Poi se vuoi dirmi che è un falso problema, rispetto alla fame nel mondo o ai nostri vicini terremotati, sono d’accordo con te, non è di vitale importanza. Ma d’altronde anche le Doc di cui spesso ti occupi tu, rispetto a questi problemi sono ciuffole.

    6. Massimiliano Peterlana … osservo che ti rifiuti di misurarti sullla dimentisone del fenomeno descritto, così come descritto dalla tua organizzazione di categoria. E preferisci buttarla in vacca… invitando tutti a casa mia (che fra l’altro è sempre aperta a tutti). Va bene Max, va bene così. Hai ragione tu. E la finiamo qui.

    7. Ecco cosa hai scritto “Ecco fatto…. il nemico numero uno dell’economia nazionale è stato individuato. #seguirabrindisi ”
      Tradotto i falsi problemi di questo paese. Tradotto questo non è un problema di cui ci si deve occupare. Dici una cosa è poi la smentisci. Date na regolata e va a magnar

    8. ‘Scolta max..non ho scritto che è un problema inesistente rispetto alla fame del mondo o al terremoto. ma che per ora genera un giro di affari – sempre che le analisi della FIPE siano corrette e mi auguro che tu almeno su questo convenga con me – poco influente sul totale del valore della ristorazione. Punto. Poi se vuoi continuare a menare il can per l’aia…. accomodati. E comunque ripeto: hai ragione tu. E adesso vado a casa a cucinare qualcosa. Per me. Hasta Luego…

  2. Stesso mercato stesse regole. Si sbaglia pero’ il metodo. Andrebbero alleggerite le regole per ristoranti e hotel nell’ottica di far prevale la responsabilita’ diretta dell’operatore rispetto all’applicazione della norma.

    Esempio? In AirBnb si mettono a disposizione alloggi e camere come negli hotel ma non si applicano le stessere regole per l’anti incendio. E’ davvero diverso il fatto che prenda fuoco una camere di albergo o una camera di un appartamento?

    Nella ristorazione che succede se qualcuno sta male? Cambia se sia andato in un ristorante o a casa di qualcuno che offre queste “merende”/”cene”?

    1. no, non stiamo parlando del nulla. In Italia niente è nulla o qualcosa di concreto. Abbiamo fior fior di precedenti anche in zona. Cene per 20/30 persone a 800/100 € a testa, tutto in nero. Ripeto io non sono contro. Il problema è che se uno lo fa con regolarità deve sottostare alle stesse regole, altrimenti non funziona.

  3. anch’io sono per la deregulation, basta che non rompano i coccos a noi che per lavorare dobbiamo sottostare alle normative. La concorrenza ci fa un baffo, se possiamo: A) non pagare le tasse; B) avere locali non a norma; C) pagare i dipendenti in nero. Hai voglia, ben venga l’anarchia.

  4. Non so perché mi ostino a intervenire in queste discussioni. La questione è semplice, vedo in poche righe di farvela capire.
    Io come ristoratore per aprire devo avere:
    Il permesso del comune, DELL’USL e della PAT.
    Dopodiché devo avere un minimo di requisiti professionali SVA oltre al permesso di vendere alcolici.
    Poi sono soggetto a controlli da parte di: comune, ufficio amministrativo PAT, guardia di finanza e NAS dei carabinieri e nuovamente USL. Poi se non bastasse c’è anche l’ufficio delle Entrare. Tutti quelli che facevano e fanno home restaurant NO.
    Io sono per l’anarchia, ma per tutti!

  5. Mah..Max… Sarà. Come dici tu… Ma a me sembrano cose differenti..E non concorrenza con la ristorazione. Ho dato un’ occhiata sulle piattaforme..Più note….Di home restaurant ..In Trentino a gennaio ho trovato solo una merenda di Tigelle e birra…Ad Arco….. Insomma..Non mi are un emergenza. Poi certo magari a Roma. A Milano…Il fenomeno ha un altra portata. Ma credo si tratti comunque di una offerta che difficilmente entra in conflitto con la ristorazione.

    1. Tiziano Bianchi anche di B&B fino a 10 anni fa non ce n’erano. Adesso rappresentano un buona fetta dei posti letto in Vallagarina….chiediamo agli Hotel di Rovereto se non soffrono di questa concorrenza non regolamentata. È giusto mettere tutti allo stesso livello per lavorare altrimenti chi viene penalizzato da regole, controlli e da una pressione fiscale eccessiva chiude e lascia a casa i dipendenti che però se vogliono possono aprirsi un b&b o un homerestaurant 😉

  6. Cari amici esperti di vino, gli home restaurant, non sono la cena fra amici con la zia che cucina per l’occasione, ma è un vero e proprio business, che senza regole e senza controllo, con un giro d’affari di circa 7/8 milioni di euro (in nero) è parallelo alla ristorazione. Era ora che arrivassero delle regole. Non capisco perché ci si sorprende. Sicuramente non è il primo problema del nostro paese, ma non so perché della ristorazione se ne disinteressano tutti. Vi ricordo che la ristorazione in Italia è un elemento di forte attrazione turistica, e vi annuncio che senza la ristorazione, tutti sti vini di cui si parla, non si consumerebbero!

    1. Matteo Gottardi se non mettono regole è concorrenza sleale ai ristoranti perché gli homerestaurant non pagano tasse, non hanno norme igieniche da seguire,corsi hccp o di sicurezza da fare, ecc… e la stessa cosa vale per i B&B con gli hotel. O mettiamo tutti nelle stesse condizioni per lavorare (ovviamente rapportate alla capienza di un locale) o non può essere concorrenza leale.

    2. Mi pare di veder mescolate molte cose. Di per certo credo-credo- che il legislatore abbia cose mooolto più urgenti da regolamentare, che non questa. Credo inoltre che chi va a cena a casa di sconosciuti lo faccia non solo per mangiare, cosa spesso marginale, ma per vedere case e storie altrui ed estranee… Poi niente, un altra regola nel mucchio. Non poteva la lobby far togliere regole a tutti? Che ne so…io, noto anarcoinsurrezionalista, cercherei deregulation per tutti… Invece di voler normare anche l’un centesimo ….

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