RIDATECI IL MANCOZEB

Sono inquieto, siamo alla fine di gennaio e per quanto riguarda il protocollo viticolo per la lotta integrata tutto tace, peggio: finora nessuno ha chiesto a noi viticoltori un’opinione, un semplice “cosa ne pensi” a proposito alle paventate modifiche di questo strumento fondamentale per il nostro lavoro.
A dire il vero il silenzio dura da troppo tempo, a precisamente a cominciare dallo scorso anno quando qualcuno (chi per noi?) decise di limitare l’uso del rame, poi in conseguenza dell’allarme peronospora nell’estate 2016, sempre quel qualcuno decise per noi ma senza spiegarci il perché e il percome di abbandonare quella scelta; ora da quel che si dice, ma non c’è niente di ufficiale, sempre quel qualcuno starebbe per decidere di inserire nuovi prodotti, che a detta di chi li ha usati in altre coltivazioni risulterebbero essere fonte di eritemi sulla pelle per l’operatore che li usa o che entra nel vigneto per le normali operazioni agricole.
E’ possibile? E’ possibile che si facciano scelte molto delicate senza neanche preoccuparsi dell’opinione di noi che siamo gli stakeholders principali del settore? Ma dove siamo? Ma quand’è che noi viticoltori, cooperativi o meno, abbiamo dato questa delega così ampia e a chi?
A questo punto e provocatoriamente lancio un appello: RIDATECI IL MANCOZEB almeno per i primi trattamenti; lo usano in tutto il territorio nazionale, Alto Adige compreso, non vedo perché noi dobbiamo privarcene. Lo so che così dicendo mi attirerò addosso tante critiche, ma non importa: lo faccio apposta per provocare un dibattito perché a me interessa che si discuta anche con noi operatori agricoli prima di prendere decisioni oltretutto sulla nostra pelle. Chiedo troppo?

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7 Commenti

  1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

    Giustissimo, ma abbiamo davvero una viticoltura di tipo intensivo o un territorio a vigna … diffusa ?
    Mi domando ancora: che tipo di informazione diamo prima-sulle nostre pergole trentine e poi – sui nostri prodotti ormai confusi tra Veneto, Alto Adige e chissà ancora dove.
    Tocca alle cooperative, agli agricoltori, o a chi ? Mi pare che in comunicazione siamo pari a Trump: vino, latte, formaggio, luganega ecc. vanno consumati in “casa” da turisti e abitanti. Mi pare un po’ poco visto l’intensità produttiva che ci consente di vendere questi surplus anche
    a colleghi concorrenti con regionalità abbastanza affermate.

    1. Giuliano

      Come avrai ben capito Giuliano a me interessa la comunicazione tra “istituzione – agricoltore” che purtroppo non esiste.
      Maledizione, siamo nell’era della comunicazione globale:
      abbiamo cellulari, Internet, palmari, TV, giornali, insomma si può comunicare ovunque,
      anche con un clik,
      abbiamo poi belle e confortevoli sale riscaldate per le nostre assemblee,
      possibile che tra noi agricoltori e “loro” ci sia questa incomunicabilità?
      Cosa abbiamo che non va?

  2. Marcozeb

    Non è vero che le lucciole non ci sono più, naturalmente adesso no, ma in estate, nelle giornate più calde di!sono stati fatti paragoni di prodotti dei tempi del primo dopoguerra, prima di parlare sarebbe meglio aggiornarsi!

    1. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

      MarcoZeb, i paragoni con i tempi passati sono utili, altrimenti cosa ci stanno a fare il signor Mach, Tonon, Letrari, V.Grigolli, Kessler ecc,. ?
      Quando è comodo li ricordiamo, poi ce li dimentichiamo.
      Come Lucciole e Farfalle buone solo sulla carta ….

  3. giuliano fago golfarelli giuliano fago golfarelli

    Gentile amico, ieri mi stavo appunto domandando che fine ha fatto il nostro Trentino a fronte della notizia di alcuni mesi fa che siamo tra i maggiori utenti di sostanze chimiche in agricoltura. Mentre sulla stampa e dintorni al fatto è stato dato ampio risalto, da parte nostra (Provincia e Co. oltre che vignaiuoli e produttori) mi ha colpito il grande silenzio che, come si dice, in fondo potrebbe essere tacito”assenso”. Non conosco il Manconzeb ma in compenso ho conosciuto bene il Temik della UC che dato alle mele, provocò un forte allarme in Europa, come Bhopal in India, sempre da parte della stessa azienda made in Usa e dintorni. La facilità – vengo da un’azienda chimica – con cui le nostre mamme uccidevano tutto con il famoso DDT mi ha sempre sorpreso. Dopo però. Pur non essendo “verde” mi stupisce come Enti e Produttori non siano per nulla prepositivi in questo campo ma si rimpallino esperienze, colpe, vantaggi erogando, atomizzando tutto senza maschere e patentini, quelli che ora si stanno rivedendo. Mi creda sono davvero stupìto dalla nostra terra delle Farfalle visto che non abbiamo più le Lucciole sostituite però da troppe, tante false Lanterne.

    1. Giuliano

      Caro Golfarelli nessuno si preoccupa di spiegare che siamo tra i maggiori utenti di sostanze chimiche semplicemente perché abbiamo un agricoltura di tipo intensivo, negli altri territori dove si coltiva mais, frumento, soia, girasoli non è richiesta una lotta così specifica per combattere le malattie fungine o gli insetti.
      E a differenza di un pensiero diffuso ma sbagliato come del resto testimoniato nel recente convegno sulla sostenibilità noi agricoltori di pari passo con le nostre cooperative abbiamo fatto un sacco di strada verso la produzione di alimenti salubri,
      per contro bisogna dire che anche la natura evolve e così anche i funghi reagiscono alle sostanze impiegate formando ceppi resistenti che richiedono nuove strategie di difesa da qui il bisogno di avere una vasta gamma di prodotti da utilizzare per evitare questo,
      il mancozeb è usato in viticoltura da più di 40 anni,
      anni in cui, guarda caso, la durata media della vita dell’uomo è salita di venti anni arrivando a superare gli ottanta anni di media ed anche fra gli agricoltori,
      con questo non voglio dire che è tutto merito del mancozeb, ma dire semplicemente che non stiamo distruggendo tutto come a qualcuno piace descriverci.

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