BIOFACH, IL FUTURO È NEL TERRITORIO

Latte Biologico Made in China – BIOFACH 2017

Biofach 2017: alcuni numeri, che per me sono abbastanza significativi per capire la portata di questa manifestazione: nuovo record di visitatori: 50.000 da 134 paesi del globo, per vedere e conoscere 2785 espositori da 88 paesi del mondo.
La prima impressione, all’entrata della Nurberg Messe è un grande ordine, poco rumore, ambiente molto tedesco. Un padiglione intero (!) dedicato alla cosmesi e al wellness: Vivaness 2017 ci ha mostrato packaging e prodotti biologici dedicati alla bellezza e al benessere. Comparto, questo, in interessante crescita: nella sola Germania il businnes dei cosmetici naturali vale 1,15 miliardi di euro, il più forte d’europa. Cominciano poi, tutti gli altri espositori. Mele, vini, quinoa, cereali, fiocchi, patate, fave di cacao, verdure fresche, prodotti della pesca e dell’allevamento, agave, aloe, distillati. Un mondo, praticamente.
Dopo questa breve descrizione, mi permetto alcune osservazioni, a botta fredda: tutti, ma proprio tutti, promuovevano il territorio di loro provenienza, dagli Stati Uniti alla regione della Murcia. In maniera prepotente, forte, ma corretta. Poi, la qualità dei propri prodotti, o servizi. In terzo piano, per quello che riguarda le produzioni alimentari, venivano mostrate le certificazioni. Tanto per dire che, nell’evento più importante d’Europa per il biologico, i territori rivestono una certa importanza, inversamente proporzionale alle burocratiche certificazioni.
Una cosa mi è saltata agli occhi: e mi ha anche ferito, un po’. Come in premessa moltissimi fra stati e regioni erano degnamente rappresentati. C’erano anche i nostri cugini del Sudtirol, con un grande e bello stand, sotto il cui ombrello ( e marchio…) erano raggruppate alcune aziende altoatesine. Stand grande come quello degli Stati Uniti, tanto per dire.
Vigliacca questa terra se, invece, ho visto una farfalla trentina svolazzare in terra norimberghese. Non dico uno stand dedicato, ma nemmeno presso espositori trentini, era esposto un insetto colorato con le ali.
E questa cosa mi ha ferito, un po’.

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5 Commenti

  1. in effetti è il caso di ragionarci sopra. Certo che proprio oggi, chiacchierando al bar con un amico pioniere del biologico e professionista contadinaccio mi sono sentito dire:”..varda che lè anni che el digo, che ala provincia no ghe ne frega en balom. I rompe i cojoni co le carte e coi carteloni sule strade de biologico ma quando ghè da far qualcos en dove che serve sul serio gnente. Volente parlar de le scole? De cosa magna nosi fioi? Bom alora…”…

  2. Sembra che l’anestetizzazione faccia sentire i propri effetti, ma ritengo anche che ci sia una sottomissione ai tecnicismi che impediscono ai politici, quelli con le palle ottagonali fatte al tornio, di fare ciò che immaginano. Snellire, snellire, l’erba entorno ai capussi la va cavada, no alimentar biodiversità inutili e dannose…

  3. Si, Angelo…. pare anche a me. Pare anche a me che chi dovrebbe occuparsi di queste cose, si stia occupando di altro: ben che vada di ripartizione del fondi del PSR. Mal che vada di feste, di festini e di tagli del nastro. Sembrano passati non secoli ma millenni, da quando la politica – democristiana, almeno in Trentino – aveva la capacità di sognare. Di organizare. Di praticare. Di costruire. E di vedere lungo. Mi fermo a Mario Malossini. Dopo di lui – e lo dico da osservarore critico del trentino democristiano -, il precipizio.

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