CONSORZIO VS VIGNAIOLI: CIVETTINI INTERROGA

INTERROGAZIONE PROVINCIALE(provincia di Trento)
..vergognosa censura della libera stampa locale..non ti fanno più la pubblicità altrimenti…
VINO IN TRENTINO
IMPROPRIA E IMPARI LOTTA TRA INDUSTRIA E VIGNAIOLI
ASSENZA (DA ANNI) DI UN COORDINAMENTO POLITICO CHE OTTIMIZZI SPECIFICITA’ E RISORSE
LA PROVINCIA INTENDE ASSUNERSI L’ONERE E L’ONORE DI UNA ATTENTA REGIA?
Nei giorni scorsi, in seno all’assemblea di Consorzio Vignaioli del Trentino, è stato approvato un codice deontologico che, in sostanza, traccia il profilo di una vitivinicoltura del tutto alternativa e non concorrente a quella industriale definita dalle attuali denominazioni e dalla loro applicazione pratica, e che – conseguentemente – prevede: riduzione consistente delle rese in campagna (-20 %); delle spremiture in cantina (70 % per i vini fermi e 60 % per le basi spumante); impegno per una transizione di massa verso il biologico; allungamento dei tempi di affinamento del metodo classico; divieto di rivendicazione di alcune denominazioni; obbligo di usare in etichetta il logo di appartenenza identitaria alla Fivi. Un impegno che probabilmente non produrrà effetti.
Questo, almeno, viene da pensare, vedendo come – a distanza di pochi giorni soltanto – l’assemblea di Consorzio Vini del Trentino, ignorando tutto ciò, con scelte legittime e diverse, abbia tirato dritto per la sua strada, espletando le formalità all’ordine del giorno della convocazione, eleggendo il suo presidente, rimpinguando il CdA, con scelte autonome, senza recepire minimamente la diversificazione in atto, che è esplicitato in quanto prospettato dal Consorzio Vignaioli del Trentino.
Tutto ciò, chiaramente, chiama in causa responsabilità ben precise. Una in particolare: quella di un’Amministrazione provinciale che, per la verità da anni, ha rinunciato ad un ruolo di indirizzo nei confronti di un ambito che ha delle potenzialità enormi ma che – proprio per questo – esige un coordinamento ad oggi, dispiace dirlo, del tutto assente, soprattutto nella gestione delle diversità, che potevano e possono essere trasformate in opportunità e non in sopraffazione.
Infatti, la Giunta provinciale ad oggi non esercita affatto una funzione di indirizzo politico sull’Agricoltura, delegando le decisioni chiave e l’elaborazione delle strategie per il futuro agli industriali cooperativi e ai loro manager, dove, per comodità, la politica, sfugge al suo ruolo e, invece, si schiera.
Infatti, da tempo gli assessorati di settore si sono sostanzialmente limitati alla gestione e alla ripartizione dei fondi del PSR, assumendo un atteggiamento di terzietà apparente che, nei fatti, si è rivelato un fiancheggiamento al potere dei più forti, che nel frattempo, però, diventavano i cantori stonati del vino – global.
Con risultato, certo non edificante, di Consorzio Vignaioli del Trentino da una parte, e Consorzio Vini del Trentino dall’altra. Il che non può che costituire, per chiare ragioni, una sconfitta istituzionale.
Una sconfitta dalla quale, però, sarebbe senza dubbio possibile ripartire se maturasse la convinzione – ad oggi assente, come si è visto – circa la necessità di una ripartenza; una ripartenza per la quale, invertendo la rotta, è necessario che la Provincia decida ad assumersi finalmente quel ruolo di coordinamento e regia del settore vitivinicolo che da troppo tempo ha scelto di trascurare, creando una situazione, quella odierna, a danno di quelle che sono le potenzialità territoriale, degli interessi dei vignaioli e di tutti coloro credono che la territorialità dovrebbe prevelare su una produzione industriale pronta a sacrificare sull’altare del profitto, tradizioni, storie, tesori e più che legittimi interessi locali.
Tutto ciò premesso,
Il sottoscritto Consigliere interroga
Il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

• Se corrisponda al vero quanto riferito in premessa circa il sostanziale “divorzio” di politiche tra Consorzio Vignaioli del Trentino e Consorzio Vini del Trentino e, nella legittimità delle reciproche scelte, quale sia il ruolo della Provincia in questa apparente scelta di campo che ignorerebbe i primi;
• Se non ritenga tali atteggiamenti siano controproducenti nello svilire peculiarità produttive che diversamente, in modo non concorrente e qualificante, potrebbero essere traino di un mercato della qualità e del particolare che l’industria non può permettersi di curare e, in ogni modo, sia espressione di una mancanza di regia e coordinamento del settore, a livello provinciale;
• Se corrisponda al vero quanto riferito in premessa circa il fatto che la Giunta provinciale –limitandosi alla gestione e alla ripartizione dei fondi del PSR – ad oggi non esercita affatto una funzione di indirizzo politico sull’Agricoltura, delegando le decisioni chiave e l’elaborazione delle strategie per il futuro agli industriali cooperativi e ai loro manager, tralasciando o lasciando soli, settori emergenti che potrebbero appunto essere un fiore all’occhiello per la produzione vitivinicola selezionata;
• Se non ritenga, in caso affermativo, di dover invertire questa tendenza facendo sì che la Provincia – ottimizzando le risorse e dando concretezza al proprio ruolo, di là dal facile consenso e ottimizzando la territorialità, ritornando ad avere un ruolo chiave nel settore vitivinicolo;
• Entro quali termini e secondo quali modalità, in caso affermativo rispetto al quesito precedente, intenda attivarsi in tal senso.
A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

Cons. Claudio Civettini
LISTA CIVICA TRENTINA

LASCIA UN COMMENTO

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading Facebook Comments ...