GUCCINI E IL VINO CHE RESISTE: IL LAMBRUSCO

Trentino Wine non poteva lasciarsi sfuggire questa chicca  (quasi) unica e (quasi) senza precedenti: l’intervento del  Maestrone a Eccopinò 2017, la degustazione dei vignaioli del Pinot Nero dell’Appennino Toscano, avvenuta lunedì al Castello di Terrarossa Licciana Nardi, in Lunigiana. Guccini, nella veste di guest star della giornata, ha raccontato il suo vino: il Lambrusco. Storie di ieri e storie di oggi. E chi avrebbe potuto fare meglio di lui, che del vino ha fatto uno degli ingredienti poetici della sua canzone e (almeno fino a qualche tempo fa) il coprotagonista dei suoi concerti?

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5 Commenti

  1. il Conte il Conte

    … marchesi di Barolo. Una chicca antica quanto il conte Thun che ha ceduto il castello. Quanto Castel Malgolo. Da sempre si beve in religioso silenzio, quasi quanto il Vin Santo o il Vino da Messa Trentino.
    Da noi però i castelli non fanno vino e neppure cultura: fanno solo FAI, fai da te – poi vendi e scappa !
    Purtroppo.

    1. noi abbiamo Castel Beseno…che da anche il nome ad una denominazione (Trentino Doc Castel Beseno), peccato siano davvero solo 4 bottiglie e che al punto di ristoro del magnifico maniero (di proprieta della Provincia), l’ultima volta che ci sono andato, di questo vino non ci fosse nemmeno l’ombra. Anzi l’unico vino disponibile era una roba veneta alla spina..o giù di li.
      Però abbiamo anche Castel Noarna (di proprietà di Marco Zani) che da il nome al brand aziendale e dove si producono ottimi vini bio di fascia medio – alta. Certo non abbiamo castel Barolo…ma non abbiamo nemmeno il barolo…purtroppo…caro Conte.

  2. Come in tutte le denominazioni (o varietà) che fanno grandi volumi, penso sia inevitabile che si strutturino fasce di qualità e di posizionamento commerciale basiche. Poi a volte capita che questi prodotti basici e di poca qualità di fatto travolgano anche l’apice della piramide incrinandone la reputazione. E’ capitato con il Lambrusco (recentemente ne ho bevuto uno davvero buono Cleto Chiarli Vecchia Modena), è capitato con il Merlot (la cui reputazione è stata travolta dalle operazioni venete zoniniane)..è capitato con il Barbera (ne ho bevuta una bottiglia…eccezionale l’altro giorno: Marchesi di Barolo). Insomma penso che anche il Lambrusco abbia scontato questo processo di popolarizzazione verso il basso, che ne ha annebbiata la reputazione. Ma questo non significa che come vino non sia in grado di esprimersi anche a livelli alti.

  3. Tutto questo è meraviglioso.
    Chissà che atmosfera! E dire che il Lambrusco viene spesso snobbato; invece gli esperti dicono che abbia il suo perché. Soprattutto in abbinamento alla cucina emiliana. Credo sia perché l’acido carbonico, che tra l’altro ne genera l’ effervescenza, aiuta ad alleggerire il gusto della tipica cucina pesante emiliana.
    A ripulire il palato dai grassi, direbbero alcuni tecnici.

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