L’OLIO DEL GARDA E L’INNOVAZIONE

Ricerca e innovazione per l‘EVO dell’Alto Garda. Se ne parlerà a Riva del Garda il 31 marzo.  Organizzano  Cantina Frantoio Agraria Riva del Garda e Fondazione Edmund Mach

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4 Commenti

  1. Conte, non ho mai scritto che Piccolo è Bello – anche se talvolta penso che sia più facile ragionare e agire e difendere il territorio nel piccolo, ma anche questo è un altro discorso ancora. Ti ho spiegato che quella del dop garda, proprio perché piccola, è stata una denominazione gestita bene che ha creato reputazione e si è posizionata su fasce alte di mercato, su una fascia premium a livello nazionale. Ed è cosi piccola che basterebbe per sfamare annualmente di olio un piccolo paese come Brentonico.. o Mori. Non scende oltre l’Adige per promuoversi, è vero: infatti si rivolge prevalentemente ad un bacino di consumo turistico agito localmente (il Garda trentino vale circa 800 mila arrivi e 3500000 presenze). Insomma quell’olio per essere venduto bene e a quei prezzi, non ha bisogno di scendere fino ad Ostuni o di salire fino alla Biofach…. E Credo di non sbagliare di molto dicendo questo.
    Ps: L’alto adige sud tirol… è esotico… a parte la qualita indubbia della produzione, questa nuance esotica …. è uno strumento formidabile di marketing sul consumatore italiano.

  2. il Conte il Conte

    Mentre continuiamo a giocare in casa, contenti dell’autocelebrazione, delle foto sui giornali. di una storia dell’ulivo che non c’è mai stata davvero, ecco che a sud ci si organizza. In una entità non certo metropolitana.
    http://premiobiol.it/blog/2017/03/07/dal-18-al-20-marzo-ostuni-la-cittadella-dellolio-bio/
    Storicamente ulivo e limoni erano appannaggio di piccoli appezzamenti sul Garda, graditi soprattutto agli Asburgo. Causa prezzi al consumo.
    Oggi partiamo con l’olio quasi ricordando che lo spumante convinse molti a produrne perché stimato con alto valore aggiunto nella vendita.
    In compenso in Val di Non (la nostra Svizzera azzerata) abbandonavano mucche, latte e burro.
    Per le mele.
    Perché ? Me lo spiegò un grande imprenditore di Taio e dintorni : “Le bestie hanno bisogno di essere accudite.. le mele no”
    Olio trentino : ecco l’ ultima straordinaria scoperta che per fortuna nessuno di noi potrà verificare perché si dice : “Pianta l’ulivo e solo i tuoi nipoti, da grandi, sapranno se hai fatto bene o no”.
    Con una mastodontica concorrenza mediterranea, già collaudata in ogni senso.
    Leggiamo e impariamo dal sito, anche nei particolari organizzativi che non sono male per tutti i coinvolti.

    1. Caro il mio Conte, tu sai bene quanto frequentemente critichi le scelte di politica agricola di questa nostra “povera” provincia, che sembra sempre più senza bussola. Tuttavia sull’olio del Garda (dop), penso invece tutto il bene possibile. Tralascio qui i discorsi sul recupero delle fratte e dei terreni incolti, che pure è un’azione a cui va riconosciuto un valore intrinseco – a proposito lo sai che anche il nostro amico A.R. si sta dedicando felicemente a quest’attività -. Ma tralascio questo aspetto ché meriterebbe un tavolo a parte. E mi limito ad osservare il fenomeno: l’olio dop del Garda trentino rappresenta in termini di volumi un’inezia rispetto alla produzione nazionale che si aggira attorno alle 700 mila tonnellate. Mentre la produzione dop trentina si aggira attorno alle 200 ton. anno (quest’anno, grazie alla eccezionale produzione di olive pur con scarsa resa, ha raggiunto le 270 ton). Quindi sappiamo bene che si tratta di un’economia molto residuale in termini di volumi. Eppure questa dop è fortemente rappresentativa e fortemente apprezzata in termine di valori: è la terza dop olearia nella classifica dei prezzi al consumo (dopo la piccolissima Brisighella e quasi alla pari con la dop Laghi lombardi) almeno secondo le rivelazioni Ismea di febbraio, che hanno quotato la dop garda a 14 euro rotti kg. . Ampiamente al di sopra la media dei prezzi delle dop olearie italiane; il Terre di Bari, per esempio si ferma a 6 euro. Quindi dato per scontato che si tratta di un’economia marginale sia in termini volumi che di valori assoluti (circa 4 milioni di euro), bisogna riconoscere che questa resta una dop ben coltivata e assolutamente rappresentativa su una fascia alta del cultivar trentino. E che ci si impieghini investimenti pubblici, anche pubblici, in ricerca e innovazione mi sembra una cosa buona. Anzi buonissima. Naturalmente in bocca al lupo….ai bio olivocolturi di Ostuni..ma i prezzi…e il valore rappresentativo è ancora molto distante dal nostro garda.

      1. il Conte il Conte

        Caro il mio Tano, grazie dei molti numeri, delle parallasse e del solito acronimo trentino: “piccolo è bello”.
        Il Biol, se leggi nel sito, non è cosuccia pugliese perché sono tante le nazioni partecipanti – le segnalazioni finali vengono incrociate tra le degustazioni fatte da 28 illustri e le analisi chimiche certificate del prodotto.
        In sostanza una bella concorrenza per noi infanti dell’ulivo.
        Per questo è giunto alla 22° edizione ufficiale : i meritevoli saranno segnalati come abitudine in un volumetto guida bilingue (italiano/inglese) al BioFach di Norimberga, al Sana di Bologna e in altre esposizioni/mostre similari.
        Probabilmente anche al Vinitaly (2018).
        Però voglio per noi menzionare l’imprenditore – Maso Botes – http://www.agriturismomasobotes.it/azienda-agricola/az-1/ – che ha superato coraggiosamente da solo l’Adige, il Reno, il Tevere ecc. ecc. presentando un ottimo contenuto, targato Riva del Garda.
        Rara avis meritevole come lo è meno il fatto che quando i trentini si presentano in pubblico sono sempre sotto titolati “Trentino Alto Adige” mentre da Egna in su sono sempre trade mark “Alto Adige” aggiungendo quel
        raffinato bilinguismo di “Sud Tirol”.
        Mi sa spiegare qualcuno il perché ?
        Perché noi andiamo ancora per svolazzanti Farfalle mentre altri tengono viva da anni e anni una simpatica Coccinella ?

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