RACCONTI DAL COLLIO: GRAVNER

Bellissima giornata, in visita alle cantine, sui colli friulani.
GRAVNER, una vita dedicata alla campagna, al vino e alla ricerca.

Interessante il racconto che ci fa Mateja, la figlia di Josko Gravner, della sua azienda. Siamo sul confine sloveno e, nel 1901, suo nonno, acquista  la cantina, facendo produzione e vendita di vino sfuso, come si faceva a quei tempi. Finché con lo sviluppo dell’economia, anche i gusti dei consumatori cambiarono, preferendo vini più costruiti in cantina che in vigna.
In quel periodo suo padre, che aveva appena finito gli studi in enologia, cambiò sistema di produzione, acquistando acciaio e producendo vini come da teoria. È il 1982 quando un viaggio in California lo porta a rivedere quello che sta facendo, assaggia diversi vini, ma si rende conto che sono quasi tutti uguali, per la forte influenza enologica e poco identificativi per quello che è l’uva in origine; inoltre è una direzione poco rispettosa della natura. Ritornato a casa inizia un percorso di ricerca e studi, partendo dalle origini del vino.
Le notizie più antiche riguardo al vino, risalgono a circa 5000 anni fa nella zona del Caucaso; è da lì che decide di partire nella sua ricerca. Da una svolta anche alla sua cantina, vende l’attrezzatura di acciaio e inizia a fare la fermentazione in tini di legno, senza aggiunta di lieviti selezionati e senza controlli sulle temperature. Nel 2000 riesce ad andare in Georgia dove assaggia il vino direttamente dalle anfore (recipiente in terracotta da sempre usato in questa zona per la vinificazione), rimanendo folgorato dalla bontà e autenticità della materia assaggiata. Riesce a farsi fare e spedire un’anfora, dove inizia le sue sperimentazioni, da subito capisce che l’anfora è un amplificatore del vino: se metti uva perfetta ottieni vino perfetto, se metti uva con problemi non riesci a fare vino, poiché amplifica anche i difetti. Sarà questa la sua nuova sfida.
Oggi in cantina ci sono interrate una cinquantina di anfore dove il vino fermenta sulle bucce, dopo lo svinamento continua l’affinamento in anfora e poi nelle botti grandi di legno, per il tempo necessario affinché il vino si chiarifichi e sia pronto per il consumo; tutto senza aggiunte di lieviti o altro, solo un minimo di solforosa, per la fermentazione del vino. Azienda quindi che produce nel massimo rispetto della natura.
Ci fu un altro episodio interessante nella vita di Gravner: in Georgia gli dettero il vino in una ciotola di terracotta e il fatto di tenere nel palmo della mano il vino prima di berlo, gli sembrò un gesto più intimo e rispettoso verso questo prodotto. Con l’aiuto di un mastro vetraio, fece fare una produzione di bicchieri senza stelo, molto ampi e con un fondo convesso che ossigena bene il vino e riesce ad ampliare i profumi.
È con questi particolari bicchieri che veniamo accolti in sala degustazione, e che degustazione.
BREG BIANCO 2008: da uve Sauvignon, Pinot Grigio, Chardonnay, Riesling. 15%
Macerazione lunga in anfore georgiane, dopo la svinatura rimane in anfora per circa 5 mesi e poi 6 anni di botte grande di rovere.
Colore arancione vivo, profumi netti minerali, floreali, fruttati. In bocca freschezza e nota alcolica che assicurano ancora longevità.
BREG BIANCO 2006: da uve Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio, Riesling. 14,5%
Dopo la fermentazione separata in anfore, il vino viene congiunto e affinato per 5 mesi in anfora e 5 anni in botti grandi di rovere.
Meno intenso e complesso nei profumi rispetto al 2008, in bocca lo ritrovo più equilibrato e con una persistenza maggiore a quello sopra.
RIBOLLA GIALLA 2008: fermentazione in anfora con macerazione poi svinatura, 5 mesi di affinamento sempre in anfora e 6 anni in botte grande. 14,5%
Bel colore arancio vivo, note minerali e floreali, in bocca molto asciutto, elegante e con una buona persistenza.
ROSSO RUJNO 2001: selezione di uve Merlot, fermentazione in tini di legno per 5 settimane, poi 7 anni di botti di legno e 7 di affinamento in bottiglia , senza chiarificazioni, né aggiunte di lieviti. Fatto solo nelle migliori annate. 13%
Colore rosso granato, vegetale e fruttato a naso, in bocca è emozione pura: eleganza, equilibrio, persistenza. Bellissimo vino, che nonostante il lungo affinamento sa molto di vitigno e poco di cantina.
ROSSO BREG 2004: Prodotto con uve Pignolo. Fermentazione in tini, poi 5 anni in botti di legno e 5 anni in bottiglia, senza chiarificazioni né filtrazioni. 13%
A naso non è molto complesso con sentori speziato e minerali, in bocca la forte tannicità data dal vitigno è dominante, comunque piacevolezza e buona persistenza.
Riassumendo:

vini prodotti nel massimo rispetto della natura, con l’uva che riesce ad esprimere al meglio le sue caratteristiche originarie, ma non per tutte le tasche.

[ Post originale su FormaVino ]

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7 Commenti

    1. Federico Federico

      Io ho avuto modo di assaggiarne qualcuno, ma non giudico perché magari qualcuno potrebbe averne a male, e poi inoltre i gusti sono personali. Mi permetto solo di dire che secondo me sono dei geni dal punto di vista della comunicazione e del marketing. Perché vendere questi vini a prezzi stratosferici e’ veramente una grande operazione commerciale, tanto di cappello. Ma ripeto, non e’ giusto esprimere giudizi perché dietro questi vini c’è una filosofia produttiva completamente diversa rispetto alle solite a cui siamo abituati noi, quindi bravi loro ad aver raggiunto il loro obiettivo e ad aver raggiunto questi risultati.

      1. Manuela Manuela

        Penso che questi vini sono particolari, si fanno apprezzare di più se conosci la filosofia del produttore, personalmente mi sono piaciuti molto nella degustazione in cantina, con i produttori che ti spiegano ciò che bevi, invece li avevo assaggiati precedentemente in una degustazione alla cieca, mescolati a quelli a cui siamo più abituati e non mi avevano entusiasmato, probabilmente perché non li avevo capiti. Ma poi la domanda è: sono disposta a pagare tanto per un vino che va spiegato per essere apprezzato?

        1. Manuela Manuela

          Comunque sono d’accordo con Federico e, quando conosci persone che mettono cuore e anima in quello che fanno, è difficile dare giudizi, che comunque sono dettati dai gusti personali.

        2. CdA CdA

          Appunto, sono disposto a pagare questo prezzo per acquistare un bene che si compone soprattutto di valori immateriali? Chiaramente c’è chi se lo puo permettere e lo fa. Ma, ripeto, stiamo parlando di valori prevalentemente immateriali che compongono quel prezzo, perchè ricordiamoci che dentro quella bottiglia c’è un kg di uva – il cui valore non supera l’euro, poi c’è la vinificazione, il lungo periodo di affinamento che poi è il tempo di un capitale immobilizzato, ma insomma… si fa fatica ad arrivare a quei prezzi finali (attorno almeno ai 50 euro) se non si fa riferimento a contenuti prevalentemente immateriali.

    2. Manuela Manuela

      Rispondendo a Charles e Silvio, i vini di questa cantina sono bevibili, piacevoli e alcuni riescono a rimanere integri, senti cioè il gusto dell’uva, più che i sentori terziari da affinamento nonostante escano in commercio dopo 7 anni di affinamento. Quindi si, mi sono piaciuti, peccato siano così costosi, ma se riescono a venderli fanno bene, perché di lavoro e tempo dietro ogni bottiglia , ce n’è… e tanto

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