DE BIASI: IL TRENTINO DEVE GUARDARE AL MONDO. E IMPARARE

Gira una battuta nei corridoi del vino trentino. Ed è più o meno questa: “Almeno Vinitaly 2016 è servito a qualcosa: a riportare a casa, in Trentino, Carlo De Biasi”. Sì, perché si dice che le trattative per portare alla direzione generale della Produttori di Toblino lo Chef Agronomist di Casa Zonin, siano cominciate proprio nei salottini riservati dei padiglioni della fiera veronese dello scorso anno. Sia come sia, dagli ultimi mesi del 2016 l’agronomo di origine trentina, è nato a Trento nel 1968, ha preso in mano le redini di una delle più belle coop vinicole del distretto provinciale, quella più vocata al biologico e quella inserita in uno dei contesti paesaggistici più suggestionanti del Trentino Vinicolo, la Valle dei Laghi.
Carlo De Biasi, diplomato in enologia a San Michele e laureato in Scienze Agrarie a Milano, nei giorni scorsi è stato nominato vicepresidente dell’associazione internazionale Lien de Vigne, di cui era diventato consigliere qualche anno prima; e vedremo poi con lui di cos’è e di cosa si occupa questa accademia internazionale. Prima ancora due parole sul professionista e sul suo legame con il Trentino, che non conosce solo perché ci è nato e perché ci ha studiato. Lo conosce, soprattutto, perché ci ha lavorato da quasi ragazzo prima di prendere la strada del Veneto. Dal 1992 al 1997 ha collaborato con il Gruppo Viticolo e con l’Unità Operativa di Pedoclimatologia dell’Istituto di San Michele all’Adige; in questo periodo si è occupato di progetti di ricerca nell’ambito dello studio del territorio. E, fra gli altri, ha firmato l’”Atlante Viticolo” edito dalla Cantina La – Vis. Il resto, poi, appartiene alla sua esperienza veneta. Che magari racconteremo un’altra volta.
Il direttore di Toblino, dunque, oltre ad un enologo di vaglia – e restiamo in impaziente attesa dei suoi vini -, è anche un uomo di scienza e di sperimentazione, ma soprattutto un uomo di territorio capace di uno sguardo che, per fortuna, travalica gli orizzonti dolomitici: nel 2013 è stato insignito del premio Green Personality of The Year dai giurati della rivista inglese The Drink Business. La sensazione è che il suo “rientro” in Trentino alla direzione di Toblino sia solo un passaggio intermedio, quasi una palestra per un obiettivo più alto. Ed è per questo che qualcuno benedice ancora i salottini di vinitaly 2016: perché potrebbe essere lui l’uomo del vino trentino del futuro. Ma qui siamo, appunto, nel ambito della futurologia e per ora soprassediamo e ci riserviamo le domande imbarazzanti e “pesanti” alla prossima intervista. Se ci sarà.

Torniamo, invece,  a Lien de la Vigne, di cosa si tratta: «È un’associazione creata nel 1992, con sede a Parigi e interamente dedita alla vitivinicola internazionale il cui scopo principale è quello di promuovere l’innovazione e la cooperazione all’interno della filiera vite-vino ».

Come è strutturata? «Raggruppa due collegi, uno composto da rappresentanti del mondo accademico internazionale e il secondo da professionisti».

Di cosa si occupa? «L’associazione tratta ogni anno una tematica importante facendo capo alle competenze di un’ampia cerchia mondiale di specialisti di tutti i settori interessati della filiera vitivinicola internazionale (pubblica e privata). Attraverso la consultazione mondiale, avvalendosi di questionari e diffondendoli grazie alla collaborazione dei differenti referenti nazionali, si raccolgono le opinioni relative alla tematica trattata, opinioni che vengono sintetizzate nel corso di un seminario di specialisti, quindi sviluppate e presentate alla filiera nel corso di una conferenza annuale. Il rapporto di sintesi dell’intera procedura sarà poi consegnato a ogni partecipante».

Chi ne fa parte? «Lien de la Vigne riunisce 106 membri e 250 associati di 25 nazionalità diverse. Il collegio scientifico è composto tra gli altri dall’INRA di Bordeaux, Montpellier, Anger, Colmar, dall’Università di Bordeaux, di Poitiers, Paris Sud, Dijon (F), Università di Lisbona (P), Università della Rioja (ESP), Milano e Verona (I), Cornell e Davis (USA), dalla stazione di ricerca di Geilweilerhof (D) e Agroscope (CH), dall’ADVID (P), Australian Governement – Grape Wine Research Development Corporation (AUS), l’American Vineyard Foundation (USA), dal Centro Interprofessionale della Champagne (CIVC), Cognac (BNIC), Interloire, nonché da Institut Français de la Vigne et du Vin (IFV). Il collegio professionale è garante della indipendenza dell’associazione nel definire le misure prioritarie per il settore ed è composto fra gli altri da Schenk (CH), Freixenet, Torres (ESP), Amorim (P), Robert Mondavi Winery, E.&J. Gallo Winery, (USA), Hennessy, Moët&Chandon, Rémy Cointreau, Vaslin-Bucher, Rémy Martin, Pernod Ricard, Roederer, ForceA, Fruition Science (F), Bolla, Zonin1821, Ruffino, Vivai Cooperativi Rauscedo, Antinori, Cantina Toblino (I), Gusbourne (GB). Presiede l’Associazione Peter Hayes, australiano già Presidente di OIV Office International de la Vigne e du Vin ».

E lei come ci è arrivato ? «Ho cominciato a far parte dell’associazione alcuni anni fa e con grande impegno ho partecipato alle attività, perché credo che sia una possibilità imperdibile per un sano e costruttivo confronto internazionale. Le persone che ne fanno parte e che partecipano con assiduità agli incontri ed alle riunioni sono molto aperte al confronto perchè tutte animate dall’idea di arricchirsi di esperienze per poter poi portare nel loro lavoro quotidiano stimoli e conoscenza. Per questo mio impegno l’assemblea plenaria mi ha nominato vice presidente, un riconoscimento importante ma soprattutto un impegno per il futuro».
Che effetto fa la vitivinicoltura italiana, da una prospettiva internazionale? «Viene osservata con grande attenzione all’estero soprattutto per i cambiamenti a cui è andata incontro negli ultimi anni e per come questi hanno impattato sui mercati internazionali e qui mi riferisco ai due fenomeni principali Prosecco e Pinot grigio. Purtroppo della nostra storia, della nostra incredibile varietà di territori, climi, suoli e soprattutto di vitigni, poco traspare a livello internazionale anche in contesti tecnici. Devo però constatare con piacere che anche nell’ambito dell’associazione la compagine italiana è cresciuta notevolmente negli ultimi 5 anni, segno questo che c’è una forte apertura verso la conoscenza ed il confronto con culture e sistemi produttivi diversi, verso l’innovazione e la possibilità di collaborazione transnazionale. Ottimo presagio per il futuro e per la crescita della qualità e della competitività delle nostre produzioni vitivinicole».

E quella trentina? «Se la conoscenza delle vitivinicoltura italiana e delle sue peculiarità è poco conosciuta viene da se che quella trentina lo sia ancora meno. Per quello che è nelle mie limitate possibilità mi sto adoperando per far conoscere ed apprezzare nei contesti che frequento le peculiarità della vitivinicoltura trentina. Credo che riportare all’interno della nostra realtà i risultati o le indicazioni che scaturiscono da collaborazioni internazionali non possa fare solo che bene».

E visto da dentro, ma arrivando da fuori come le sembra il Trentino del vino? «Lo vedo alla ricerca della sua identità, ci sono correnti di pensiero e produttive diverse a volte quasi antitetiche, ma penso che queste differenze quasi filosofico-produttive possano essere invece uno strumento importante di crescita e di valorizzazione qualora trovino un tavolo di confronto serio e costruttivo. Io personalmente non ho mai avuto paura di visioni diverse, anzi ho sempre creduto che dalle divergenze di pensiero attraverso il dialogo ed il confronto si possano mettere in discussione le proprie convinzioni, rianalizzarle, riadeguarle al contesto e crescere».

Parliamo di lei. E’relativamente giovane, eppure si è guadagnato un palcoscenico internazionale di primo piano. Si ha l’impressione che sappia muoversi bene sul palcoscenico del mondo. Cosa piuttosto rara per un trentino. Soprattutto in questo settore. Da dove le arriva questa propensione?
«La mia propensione al mondo nasce negli ultimi anni di università quando grazie a Mario Falcetti e Attilio Scienza sono stato portato in giro per l’Europa a convegni internazionali e a visitare territori e aziende vitivinicole straniere. Poi ho incontrato Gianni Zonin che mi ha sempre spronato ad andare in giro per il mondo, a vedere cosa fanno gli altri, a cercare di capire le filosofie di produzione, le tecniche, a conoscere i vitigni e soprattutto a parlare con le persone. Le sue parole erano sempre le stesse: “Lei dottor De Biasi vada a conoscere ed osservare che porterà sempre a casa qualcosa ed anche quando le sembrerà di non avere tratto vantaggio da un viaggio o da una conoscenza nel tempo si renderà conto che non è così ma che anche in quella occasione aveva imparato qualcosa” Con questa filosofia mi sono formato e con la stessa opero quotidianamente, anche all’interno dell’associazione Lien de la Vigne».

Pinot Grigio delle Venezie Doc, un’occasione per dare una maggiore impronta territoriale alla Doc Trentino o un incubo globalista che si avvera? «Penso che Pinot Grigio delle Venezie DOC sia un passo importante per il comparto produttivo italiano, l’introduzione della DOC permette di dare una maggior garanzia del prodotto a livello internazionale qualificandolo. In questo contesto penso che la Doc Trentino possa giocarsi una carta importante sul fronte della differenziazione e della qualificazione. Se vogliamo giocarci questa carta e posizionare il Pinot grigio Trentino DOC a livello superiore della piramide della qualità forse è venuto il momento di fare delle scelte, anche forti ed in contrasto con quelle fatte solo un paio di anni fa, ma il momento penso sia quello giusto per rivedere il disciplinare alla luce delle specificità territoriali».

In una battuta: quale modello per il futuro del vino trentino? L’Alto Adige o la Valpolicella? «Il modello da costruire penso sia specifico per il Trentino, analizzare ciò che succede in altri contesti può solo aiutarci a fare bene».

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CHI È CARLO DE BIASI

Nato a Trento, il 6 marzo 1968, sposato.
Ha conseguito il diploma di Enotecnico presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (Tn) e successivamente la laurea magistrale in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Milano.
Dal 1992 al 1997 ha collaborato prima con il Gruppo Viticolo ed in seguito con l’Unità Operativa di Pedoclimatologia presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (Tn); nel corso di tale periodo si è occupato di progetti di ricerca nell’ambito dello studio del territorio (“terroir”) e delle sue risposte a livello di produzioni viti-vinicole (“zonazione viticola”). Per essersi particolarmente distinto nel campo della ricerca, della sperimentazione, della divulgazione e della valorizzazione dell’agricoltura trentina nel 1996 gli viene riconosciuto dall’UDIAS il “IV P REMIO ENRICO A VANZI ”.
E’ autore e curatore di numerose pubblicazioni in campo viti-enologico, delle quali si ricordano principalmente i volumi “Atlante Viticolo” edito dalla Cantina La Vis (TN) e “D’Uva e Vino – Prontuario del Viticoltore” edito dalla Cantina Sociale di Colognola ai Colli (VR).
Al libro “Recioto di Soave” edito dall’omonimo Consorzio di Tutela, di cui De Biasi è stato curatore e co-autore, è stato riconosciuto nel corso di Vinitaly 2000 il “PREMIO INTERNAZIONALE DI ENOLOGIA E VITICOLTURA GIUSEPPE MORSIANI ”.
Dal gennaio 2000 De Biasi fa parte dello staff tecnico della C ASA V INICOLA Z ONIN SPA con il ruolo DIRETTORE AGRONOMICO. Svolge mansioni di coordinamento tecnico, programmazione, gestione e controllo delle attività svolte nei vigneti delle Aziende Agricole di proprietà della famiglia Zonin. Complessivamente si tratta di 2.000 ha investiti a vigneto, dislocati in 7 regioni italiane: Friuli Venezia Giulia (Tenuta Cà Bolani, Tenuta Cà Vescovo), Veneto (Podere Il Giangio), Lombardia (Tenuta il Bosco), Piemonte (Castello del Poggio), Toscana (Castello d’Albola, Abbazia Monte Oliveto, Rocca di Montemassi), Sicilia (Feudo Principi di Butera), Puglia (Masseria Altemura) e in Virginia negli Stati Uniti (Barboursville Vineyard).Coordina uno staff tecnico composto attualmente da 20 agronomi.
E’ membro del comitato tecnico scientifico di Tergeo, progetto nazionale di vitivinicoltura sostenibile promosso da Unione Italiana Vini.
Nel 2013 viene nominato dalla rivista inglese The Drink Business “GREEN P ERSONALITY OF THE YEAR ” per il suo impegno nello sviluppo di programmi di viticoltura sostenibile. E’ il primo italiano a ricevere questo prestigioso riconoscimento internazionale.
Nel 2016 lascia Casa Vinicola Zonin e assume la direzione generale di Cantina Produttori di Toblino.
Nel 2017 diventa vicepresidente dell’associazione francese LIEN DE LA VIGNE con sede operativa a Parigi.

31 Commenti

  1. X IL SIGNOR COOPERATORE MARCO.
    Dunque ricapitolando: a margine dell’intervista al direttore di una coop trentina, il signor Marco interviente e sparge un po’ di “merda” sulla sua coop, o meglio sugli amministratori della sua coop. E fra le righe di allusione in allusione fa anche capire quale sia la sua coop. A quel punto, un lettore (io) chiede lumi su una voce di bilancio della coop appena cosparsa di letame (presumendo che chi sparge merda, sappia almeno di cosa sta parlando). A questo punto il nostro cooperatore rivoluzionario (il signor Marco, quello che prima spargeva letame e tapiri), si ritrae e fa il ritroso e si dimentia addirittura del posto dove ha riposto una copia del bilancio: prima fa l’enigmista, poi afferma di non trovare il bilancio, poi dice di non averlo sotto mano (chissà, lo avrà nascosto in solaio o in caneva…) e alla fine conclude prima che non so leggere un bilancio e poi che non sono cazzi miei (che mi sono sognato di chiedere spiegazioni). #avanticooperazione #avanticosìcooperatori.
    Un abbraccio signor Marco e in bocca al lupo, con tutta la mia solidarietà, ai direttori di coop che hanno a che fare quotidianamente con i Marco et Similia.

    1. paolo

      Io non ho sparso merda come dici ho solo detto che secondo il mio parere sono scarsi e arroganti e lo dimostrano i fatti di cui te presumo non sia a conoscenza quindi ogni tuo giudizio è fuori luogo. se poi te perdi tempo a guardarti i bilanci della presumo e dico presumo mia coop non capendone poi niente sono affari tuoi io non ho mai detto niente riguardo al bilancio e non sono neanche tenuto ad averlo sottomano secondo te un socio non può dire quello che pensa sui modi di operare dei suoi amministratori se non risponde alla tua domandina trabocchetto sul bilancio è cosí che la pensi?

      1. Gentile, anzi poco gentile, signor Paolo (o Marco o quel che è), le segnalo che lei si sta rendendo oltremodo ridicolo. Lei è fortunato ché questo blog lo leggono in quattro gatti: fosse diversamente rischierebbe di essere toncato dai Ciusi e dai Gobi messi insieme. E non solo per quest’anno: per tutto il prossimo decennio.
        In poche righe è riuscito a mettere insieme una tale serie di castronerie, che raramente si sono lette; e non solo su questo blog. Considera fuori luogo le opinioni degli altri. Si augura Tapiri per i suoi amministratori e si esprime (Marco) nei loro confronti in questo modo: “persone si mettono ai posti di comando anche sputtanando e denigrando a torto il lavoro altrui e poi sono a mio modesto parere sono più immobili di un gatto di marmo e quel poco che fanno è pure fatto male vedi il package dello spumante e chiudere gli occhi sulle marachelle degli amici…”, ma poi sostiente di non spargere letame. Giusto non è letame è acqua di colonia. Considera una perdita di tempo analizzare i bilanci di una coop. Ironizza circa la presunta incapacità dei suoi interlocutori di capire i bilanci. Confessa apertamente di non aver mai parlato di bilanci – peccato che l’impresa almeno pro quota sia anche sua -. E infine non si ricorda nemmeno dove lo ha messo .. il bilancio della sua impresa.
        Auguri cooperazione trentina. Non sarà una pasqua di ressurrezione questa e con questi soci: sarà una pasqua ferale. Con questi soci.
        E con questo la saluto… e le suggerisco di cercare il bilancio (probabilmente in caneva… se non lo trova spenda dieci euro e faccia una visura camerale on line.. le costerà pochi minuti) e di studiarselo, anzichè perdere tempo qui a spargere merda..che tanto nessuno legge. La tonca è sempre dietro l’angolo.

  2. Anonimo

    In attesa di una tua risposta Marco se mai arriverà,
    vorrei dirti che visti dall’esterno siamo tutti da tapiro.
    Chi più chi meno;
    nessuno sa cos’è che ci anima dentro, quale l’interesse.
    L’interesse privato? L’interesse per il bene comune?
    Il confine è sottile ma la differenza è enorme.
    Ci voglio anni per capirlo.
    Dobbiamo avere fiducia Marco e piuttosto cercare di collaborare.
    Se collaboriamo chi detiene le leve del comando sarà spronato a fare di più,
    a farlo bene, a fare meglio e ad accogliere anche le nostre istanze;
    ci aiuta a stare meglio, tutti, anche noi e alla lunga costringe chi detiene il potere a riconoscere anche le nostre capacità;
    la critica invece, specialmente quella che non costruisce ma che tende a distruggere non aiuta nessuno e alla lunga indebolisce soltanto chi la fa.

    1. marco

      io la risposta te la do e mi dispiace ma non la penso proprio come te principalmente perchè se delle persone si mettono ai posti di comando anche sputtanando e denigrando a torto il lavoro altrui e poi sono a mio modesto parere sono più immobili di un gatto di marmo e quel poco che fanno è pure fatto male vedi il package dello spumante e chiudere gli occhi sulle marachelle degli amici, paventando poi investimenti milionari che nessuno dei soci vuole perchè privi di qualsivoglia necessità bisogna dirlo, stare zitti e girarsi dall’altra parte vuol dire fare il male della società

      1. Marco

        ciao allora la mettiami così io non rispondo alla tua domandina allora devo stare zitto è qui che vuoi arrivare ? Quindi io ti dovrei rispondere anche se te poi magari parli del bilancio di un’ altra cs be io alla tua domandina trabocchetto non rispondo e allora? Non posso parlare del modus operandi dei miei amministratori?te poi che non sei neppure un socio di questa coop come puoi giudicare le mie parole che ne sa?i sei venuto ancora ad una assemblea ?o sei anche te uno di quelli che vorrebbe che stessero tutti zitti magari messi a 90 gradi io sarei stato contento se tu mi avessi detto guarda non è vero quello che dici per questo è questo motivo invece vuoi solo cercare di fare della squallida ironia

        1. Superciuk Superciuk

          Replico per l’ultima volta e poi la pianto lì perché ho la sensazione che non ci capiamo proprio: tutto è nato dalle parole ruvide con cui all’inizio hai giudicato la tua cantina. Ho pensato, per questo, che fossi una persona informata e che potessi spiegarmi una cosa, quella voce, che non avevo capito. Non volevo farti alcun trabocchetto, ti ho solo chiesto una spiegazione. Non me la hai data e va bene così. Chiederò a qualcun altro.
          Buona giornata e buona Pasqua.

          1. marco

            per prima cosa prima di dire che io sparo merda a gratis vai a informarti sui fatti e poi dimmi che sono un bugiardo per seconda cosa se vuoi sapere in merito a quella voce di bilancio devi andare da chi lo ha fatto ,perche se pretendi da un povero contadini queste delucidazioni vai male e penso che non ne troverai uno che te le sa dare per certo comunque non aspettarti molto potrebbe essere l iva o magari i ricavi delle cenette a base di trota buona e pasqua a tutti

            1. Superciuk Superciuk

              Poco gentile signor Marco…lei è una piattola…o un punteruolo… sembra che abbia azzannato un osso e ora non sappia più come fare a toglierselo dalla bocca e continua a ripetere la stessa cosa come un disco rotto.
              Guardi, sa cosa le dico: ho torto io, ho avuto torto io a chiederle un’informazione. E ha ragione lei: su tutto.
              Però piantiamola, perché questo modo di fare non aiuta nessuno. Tanto meno la vitivinicoltura trentina. E le dico un’altra cosa: se questo blog fosse una cosa seria avrebbe un moderatore serio che avrebbe già dovuto bannarla. Ma si vede che Cosimo in questi giorni dorme o è in ferie. O si diverte alle nostre spalle.
              Au revoir..Marco

                  1. marco

                    i miei argomenti caro mio vi infastidiscono , Certo che certe persone sono proprio strane quando succedono i patatrac vedi” Lavis” tutti a dire “ma gli avete votati voi ,dove eravate, avevate il salame sugli occhi, vi andava bene però quando prendevate i money” però quando un socio dice guardate che il re per me è nudo, be allora parte la campagna denigratoria in grande stile “ma la hai vista sul bilancio la voce che dice altri ricavi del 10 e passa per cento come dire guarda che questi vi danno un extra del 10 per cento e tu ti lamenti se poi va ha farsi leggere il bilancio vedrà che non esiste proprio questo surplus 10 per cento e non parlerà più di bilanci per un bel pezzo vedrai” oppure te mi hai detto se parli devi essere un trombato o un ex rancoroso un socio non può dissentire sull’operato della sua cs mai se non ha patatrac arrivato altrimenti è una piattola rancoroso poco gentile da bannare un disonore per la cooperazione e per i direttori e chi più ne ha più ne metta e con questo buona pasqua a tutti e specialmente a quei tre gatti e a quel simpaticone di superciuko che mi hanno letto

                    1. Buon giorno a tutti. Ho seguito lo sviluppo dei vostri commenti standomene zitto. Ma alla fine, tuttavia, penso che sia stato un peccato aver sprecato l’occasione di questa intervista, la prima che un direttore di sociale rilascia a Trentino Wine, per avvitarsi su polemiche di piccolo cabotaggio, fra un insulto e l’altro. Poteva essere l’occasione, questa, per provare a guardare avanti, ad immaginare un’idea diversa del Trentino.
                      Probabilmente, almeno in una cosa ha ragione Superciuk: c’è qualcosa che non va nella gestione del blog. Ci penserò nei prossimi giorni e mi confronterò con gli altri tre gatti che con me gestiscono la linea di Trentino Wine.
                      Intanto buona Pasqua a tutti quanti, belli e brutti, vignaioli e vignaioli collettivi. E, massì, auguri di buona Pasqua anche agli industriali.

  3. Canaglia Canaglia

    Complimenti per l’intervista. Come suggerisce Giuliano, ora sarebbe bello che anche gli altri direttori e manager cooperativi, tirassero fuori le loro idee e le loro strategie. Non so questo blog ha la forza, e anche la disponibilità, per farlo, però sarebbe bello fare un forum con tutti i direttori e i presidenti: magari rivolgendo a tutti le stesse domande: tre domande secche e vedere cosa rispondono. Sarebbe il modo giusto,credo, per fare il punto sulla situazione e provare a immaginare un nuovo progetto per il Trentino.

      1. Superciuk Superciuk

        ciao marco, non so a quale cs ti riferisci. e non voglio fare nomi. pero se è quella che penso, mi spieghi una voce del bilancio: quella che indica anche nel 2016 “Altri proventi”, che mi sembra una cifra importante che vale circa il 10 per cento del bilancio e non capisco …. ; sempre che si stia parlando della medesima c.s

                  1. Ma che scoperta: se sapessi leggere il bilancio della tua (presumo) coop non avrei chiesto aiuto a te. Se non avessi avuto bisogno di spiegazioni non te lo avrei chiesto: o pensi che stia qui a farmi le seghe per compiacere te? Comunque, visto che mi sembri molto informato, se vuoi darmi questa spiegazione ti ringrazio. Altrimenti amici come prima.

                    1. marco

                      il bilancio io non lo ho sotto mano quindi non posso dirti niente di preciso ,anche se ho l’idea che possa essere una cosa tecnica visto che è una voce che si ripete tutti gli anni. comunque mi sa che le seghe mentali per un bilancio che neanche ti riguarda te le fai da solo non certo per colpa mia e dopo dici che siamo strani noi cooperatori

  4. Ottimi proponimenti e anche ottimi spunti, forse il direttore poteva andare più in là, ma il suo ruolo di sicuro gli impone prudenza. Anche l’intervistatore forse poteva andare più in là, ma forse anche Cosimo questa volta ha preferito tenersi sul vago per non irrompere a gamba tesa in una situazione delicatissima. Bravi entrambi.

  5. La ringrazio, dottor De Biasi: noi viticoltori abbiamo bisogno di persone come lei, che abbiano visto il mondo e che sappiano guardare il Trentino con uno sguardo moderno e dialettico. Anche la scelta di rilasciare un’intervista a Trentino Wine le fa onore, soprattutto nei giorni in cui il blog metteva sotto accusa la gestione delle cooperative. Davverro speriamo che il suo esempio sia seguito anche da altri.
    Ancora grazie!
    (un socio di Toblino)

    1. marco

      bravi e bravo il vostro cda ma che differenza con la mia cantina e il suo cda al quale sta a cuore solo tenersi la carega sotto il culo (purtroppo più sono ignoranti e più la vogliono) che ci propone solo degli investimenti milionari senza nessuna strategia e si dicono tra di loro pure ma come siamo belli e come siamo bravi. Purtroppo la base è cieca e non riesce a capire che ha dei brocchi al comando una volta eravamo la prima cantina del trentino ma con queste persone al comando fra poco saremo l’ultima e non ci resterà che piangere sul latte versato

  6. Giuliano Giuliano

    “promuovere l’innovazione e la cooperazione all’interno della filiera vite-vino” bella mission, Dio solo sa quanto bisogno avremo anche noi trentini di un istituzione simile.

    Sembra veramente una bella persona De Biasi, mi piace specialmente quando dice:
    “ho sempre creduto che dalle divergenze di pensiero attraverso il dialogo ed il confronto si possano mettere in discussione le proprie convinzioni, rianalizzarle, riadeguarle al contesto e crescere”, mi chiedo se troverà spazio lui per il dialogo in questo ambiente trentino.

    Grazie Cosimo per quest’intervista, bello sarebbe leggere più spesso cosa pensano, gli obiettivi e le strategie di questi nostri direttori cooperativi;
    manca secondo il mio punto di vista una comunicazione Cavit/socio di primo grado che dia spazio a loro e così oltre che informarci ci suggeriscano le dritte necessarie per proseguire in questo lavoro di viticoltori che per via di certificazioni e burocrazia varia diventa sempre più complicato.

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