DIFESA INTEGRATA, ARRIVA IL DELAN

Difesa integrata: si torna indietro e nelle campagne del Trentino tornano gli spacciatori di fuffa e di chimica a tutti i costi.
Quelli che… siamo i più sostenibili del pianeta, APE MAIA (SQNPI) included: a patire dalla stagione 2017 il DITIANON è stato ammesso anche dal protocollo di difesa integrata della vite del Trentino.
DITIANON (DELAN PRO – DELAN70 PRO WG) viene classificato in etichetta con le sigle H319 (provoca grave irritazione oculare); H317 (può provocare una reazione allergica cutanea); H351 (sospettato di provocare il cancro); H410 (molto tossico per gli organismi acquatici con effetti dilunga durata) #seguirabrindisi …..se sopravviveremo.. naturalmente… .

 

 

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52 Commenti

  1. Voglio ancora aggiungere che la scelta del dithianon mi sembra assurda: si sa benissimo che tanta gente reagisce in modo allergico quando viene in contatto durante gli interventi a verde. e poi l’efficace e’ minore rispetto a folpet e mancozeb. E pure non e’ meno dannoso. Questa scelta mi sembra poco felice insomma.

    1. Non ho mai capito l’avversione così accesa contro il Folpet in Italia. Gli svizzeri per esempio, che non sono proprio gli ultimi arrivati in materia, lo considerano tuttora accettabile anche al punto di vista della salute.
      E come antiperonosporico con una buona azione collaterale contro la botrite è tuttora attualissimo, anche perché non c’è pericolo da arte del patogeno di creare resistenze.

  2. tutto questo diasastro….bisognerebbe approfondirlo perche se sono corretti i numeri vendemmiali di consorzio vini il disastro non c’è stato , meno cinque per cento sul 2015 che era stata una annata record. se poi i numeri diffusi da cvt sono sati taroccati…. per coprire il disastro.. allora… è un altro paio di maniche.

  3. Purtroppo la realta’ e’ che i molteplici vigneti in fondovalle del Trentino allevate a Pergola doppia in annate toste come quelle dell’anno scorso non permettono una difesa solo a base di rame. Dopo il disastro dell’anno scorso non mi meraviglia il ritorno a certi contatticidi. Se si vuole eliminare queste molecole bisogna estirpare tutta la vigna del fondovalle. Questa e’ la realta’.

        1. tutto questo entusiasmo io non lo condivido. Tu ti fermi all’uva, è un po’ il limite di tutti i viticoltori trentini: si fermano al conferimento e al buffet post assemblea. E si disinteressano del resto della filiera che porta il vino sulla tavola. E questo secondo me è un errore. Io non so se il vino biotech avrà fortuna e incontrerà il favore dei consumatori. Oggi nelle fasce medio alte, ma il format comunicativo però si riverbera anche sulle fasce low, funziona un prodotto esattamente contrario (tradizione, anfore…etc etc). Può darsi che in futuro cambi tutto e che il vino diventi tanto più appetibile e apprezzato quanto più è biotech. Ma la vedo lunga e di sicuro non dietro l’angolo.

          1. Giuliano Giuliano

            Caro Cosimo può darsi che tu abbia ragione ma sarebbe come pensare che la gente si rifiuta di bere il vino perchè l’uva proviene da viti innestate,
            o che rifiuta di mangiare la carne perchè negli allevamenti da cui proviene quella carne si usa esclusivamente foraggio contenente prodotti OGM,
            ebbene ti informo, ma lo saprai già di certo che non c’è allevamento in Italia che utilizzi alimenti per animali che non contengano prodotti transgenici,
            e pensa che anche nei consorzi agrari del sindacato agricolo più avverso alla coltivazione di prodotti OGM in Italia si trovano esclusivamente mangimi contenenti prodotti OGM,
            non ti sembra contraddittorio tutto questo? Eppure è quello che succede. Continuiamo così a nascondere la testa sotto la sabbia?
            Dove sono i Farinetti i Petrini? Perchè non denunciano questa ipocrisia?
            Poi che ci vogliano anni prima di piantare le prime barbatelle cisgeniche sono perfettamente d’accordo con te ma nel frattempo e prima di perdere anche questo treno cerchiamo di capire bene le potenzialità offerte da queste nuove tecniche e per questo dico grazie a Fondazione Mach che organizza questo convegno.

  4. E aggiungo anche questa tabellina diffusa questa mattina dal servizio tecnico di Cavit Natura Trentina : mi pare che non ci facciamo mancare niente e che anche i produttori e i distributori (Giacomo Antonini…stai tranquillo) di agrofarmaci possano stare tranquilli..il Trentino continua ad essere un buon consumatore. C’era proprio bisogno di dare il via libera ad un h351…visto che abbiamo dimostrato in passato di poterne fare a meno. Poi ci sarebbe..da fare un discorso…fra questo h351 e un altro simile che invece non è stato ammesso ma che costa due terzi in meno. ma qui..si rischia di avventurarsi in ipotesi…pericolose. Intanto buon appetito..a. tutti!

    1. Peccato tu non sia venuto al convengo Apot di gennaio. Lì hanno mostrato un grafico stupendo sul mix di prodotti utilizzati in Trentino, in cui si vedeva chiaramente come i prodotti di ex prima e seconda classe fossero calati drasticamente in vent’anni, mentre erano aumentati quelli di ex-terza e quarta. Va tutto meglio, quindi, ma spesso leggo interventi che fanno pensare vada tutto peggio. E lì non ci siamo.

    2. Ho per caso scritto che va tutto peggio? E ci mancherebbe che fossimo fermi a venti anni fa. Ho scritto che considero l apertura a questa molecola un passo indietro e ho cercato di argomentato. Per te é un passo avanti inevitabile ? E va bene.. cosa vuoi che ti dica…Ci faremo i sulfumigi anche di delan ..Per farti contento..

    3. Al convegno non c ero ma lo ho ascoltato in differita e ho anche pubblicato..L audio cosa che ho fatto io e non apot. E se serviva per dire che in Val di Non ci si avvelena meno di 20 anni fa…Perdonami ma ….Ho fatto bene a non venire.

  5. Donatello Sandroni , spero tu abbia capito, seguendomi qui e forse sul blog, che su questi temi non sono un estremista. Non sono fra quelli del tutto e subito e ovunque. Come credo tu ricordi ho polemizzato a fondo con Slow Food per la sua ottusa, così la considero, battaglia contro il glifo. Non mi trovano d’accordo le azioni unilaterali e d’imperio e uguali per tutti e ovunque. Sono convinto, tuttavia, che ogni territorio, ogni distretto (vinicolo) debba cercare, e magari trovare la sua strada, coerentemente con il suo progetto industriale produttivo, con il contesto climatico in cui si agisce e anche con il livello di formazione e preparazione dei viticoltori. Detto questo, il Trentino una sua strada negli anni passati ha cercato faticosamente di tracciarla: lo ha fatto riducendo in modo sostanzioso le molecole e il loro impiego, Consorzio Vini ha strutturato un rapporto, anche abbastanza costoso economicamente, con l’Istituto Superiore di Sanità, per cercare di definire un protocollo sempre più sostenibile – uso questa parola che non mi piace ma non me ne vengono altre-, che ha messo al bando una serie di prodotti indicati come sospetti cancerogeni (delan, folpet…etc). A partire da questa impostazione – fra l’altro sottolineata ed enfatizzata da decine di convegni e di operazioni di comunicazione che tendono e hanno teso giustamente ad accreditare un’immagine pulita del Trentino – negli ultimi mesi dello scorso anno, post vendemmia, si è aperta una discussione e uno scontro che ha lasciato su terreno il presidente di consorzio vini, Alessandro Bertagnolli, costretto alle dimissioni perché contrario a passi indietro su questi temi. E si è riaperta la porta a questi prodotti. Secondo me un passo indietro, anziché lentamente in avanti come era nelle cose, legato all’allarme peronospora che ha infestato, l’allarme più che la malattia, le campagne del Trentino durante la scorsa estate. Una crisi patogena che il Trentino, anche senza quei prodotti, tuttavia aveva saputo affrontare con efficacia: i viticoltori biologici, pur con una deroga sul rame, hanno avuto una perdita quasi insignificante di raccolto. E i viticoltori integrati hanno subito perdite a macchia di leopardo: anche nelle zone più colpite dove si concentravano le varietà più sensibili, gli integrati che si sono attenuti scrupolosamente alle indicazioni dell’assistenza tecnica (sia di cavit che di mezzacorona sia dei distributori) non hanno subito particolari danni e hanno portato in cantina uva buona. Hanno patito, al contrario, i viticoltori non sufficientemente preparati e poco avvezzi a seguire i consigli tecnici. Ad ogni modo alla fine della vendemmia 2016, l’incantinato di uva ha fatto segnare un – 5 % rispetto all’anno precedente: il 2015 come ricorderai era stata un’annata più che felice e oltre la norma.. E un – 3,5 rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Insomma, seppure in un’annata difficilissima,almeno nel fondovalle, il sistema integrato e biologico ha dimostrato di saper tenere bene, an che facendo a meno del ditianon. Per questo credo si tratti di un passo indietro. Grave politicamente e grave anche dal punto di vista della comunicazione dell’immagine della viticoltura pulita del Trentino. Ecco, perché penso che ogni distretto debba scegliere la sua strada consapevolmente, facendo ciò che è capace di fare. E il Trentino vitivinicolo ha già dimostrato di poter fare a meno di questa molecola. Su tutto il resto poi possiamo discutere. Ma l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno qui, con un campo vitato massacrato dall’industrialismo del vino a basso costo, è di fare passi indietro sulla difesa integrata.

    1. Lo so, l’ho ben capito il senso del tuo primo intervento. Però non trovo irrazzionale volerne, ove l’alternativa esiste, farne a meno.
      Quello che è stato per decenni non lo si può cambiare, dobbiamo invece ragionare su come muoverci oggi in prospettiva futura. È, a parer mio, un obbligo verso la collettività.

    2. per coerenza se è un problema su viticoltura lo è anche per frutticoltura, quindi a ragionamento, visto che metà della valle è frutticola, andrebbe bandito anche da lì. Non è che l’aria resta ferma sopra ad ogni appezzamento. Non stiamo qui mica a pettinare le bambole 😀

    3. ma infatti si è già visto che dithianon non risolve un cazzo in frutticoltura … è che quando è scoppiata la bubbola della ticchiolatura nel 2013 nessuno ha pensato di aggiungere lo Zineb e si è cambiata impostazione alla difesa nel 2014 … su vite non è stata fatta e si continuerà a trattare ogni 7 gg al sabato nella maggioranza dei casi … che sia bello o che sia brutto … già ci sono gli schemini dei tecnici con trattamento 4 gg prima della pioggia … su dai …

    4. Giacomo lo sai che sono in sintonia con te. Sottolineo solo che se c’è un problema tossicologico/ecologico mica ci può essere solo per una coltura, tanto più che quella si consuma fresca invece che trasformata

    5. il problema frutticolo è profondo. La mela è ormai una commodity prodotta ovunque in un mercato globale. La redditività oltre che dalla remunerazione dipende dai costi di produzione. E qui son dolori. Rispetto a 20 anni fa quanto costa un impianto di frutteto ad ettaro e quanto dura? Gli ammortamenti sono insostenibili e sotto i 40€cents il banco salta. Ora cavalcheranno il bio (più per immagine che per convinzione) ma quello permette produzioni per ettaro inferiori e quando per l’aumento dell’offerta i prezzi si allineeranno a quelli del convezionale saranno lacrime e sangue. A proposito, noto che il prezzo della patata si avvicina a quello della mela. Notoriamente la patata tira e non ha bisogno di sovrastrutture di impianto. Facci un pensierino 😀

    1. quest’anno il diatianon.. è diventato ..uno sciroppo benefico… d’ufficio…. ; hanno costretto alle dimissioni.. il presidente di consorzio vini..Alessandro Bertagnoli…e poi hanno sanificato il diatian…miracoli di palazzo Tuttafrutta e dell’assessore Michele Dallapiccola

    2. Più che di Dallapiccola, che vista la cacciata delle streghe, non può far altro che tenere calmo il popolo, mi stupisco di tutti i luminari dei centri di consulenza. Ma probabilmente novembre deve essere il mese dell’introspezione, dicembre dell’ecologia e marzo quello dell’ Alzheimer… Me sbaglierò ma san Michele forma teste ben piene (????? Ah sì?) Più che teste ben fatte…

    3. a san michele si fan convegni… di alto valore scientifico… ci si occupa di genoma e post genoma…. raramente si mettono le mani nella merda. …del resto come sai.. san michele non si occupa piu nemmeno di assistenza tecnica… le centrali industriali preferiscono far da se..

    4. no non la tuttologia del nniente…non è cosi.. non del tutto. ma in fem hanno capito che è meglio occuparsi di cose piu teoriche che pratiche.. per non disturbare i padroni del vapore… che poi sono anche in parte i loro padroni

    5. La genomica e la postgenomica sono tutt’altro che teorie, sta a noi capire e far capire l’importanza e le possibilità offerte da queste nuove tecniche, se peró partiamo prevenuti non lamentiamoci poi della troppa chimica usata in agricoltura.

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