IL GELO NEI VIGNETI E IL CALORE NEL CUORE


Come ogni anno, a dispetto dei cambiamenti climatici tanto strombazzati, per gli agricoltori è arrivato puntuale il tempo della passione: la brinata notturna di primavera. La nuova vegetazione è stata compromessa e per i contadini, quella appena trascorsa, è stata una notte insonne. Siamo stati tutti con gli occhi puntati sui termometri sparsi in giro per i campi per capire se e quando fosse il momento giusto per aprire gli impianti di irrigazione a protezione del raccolto che forse verrà. Ci si può difendere in tante maniere dalle gelate primaverili: chi si affida alla difesa idrica, chi usa le nuove sostanze “antigelo”, chi si assicura (magari a ITAS) e chi, come il sottoscritto, si raccomanda ancora al Padreterno e recita qualche giaculatoria nella speranza che questo possa bastare.
Questa mattina al sorgere del sole, tutti ci siamo avventurati in ricognizione fra i nostri campi, per cercare di quantificare il danno subito.
I danni ci sono stati: inutile negarlo. Ma due cose, vi confesso, mi sono piaciute di questa maledetta gelata di primavera.
La tecnologia, in questi giorni e in queste notti, ci ha permesso di conoscere in tempo reale lo stato del tempo, del vento, della temperatura, le opinioni, le reazioni e le pratiche adottate dai nostri colleghi, seppure lontani, lontanissimi o vicini.
La seconda cosa bella che mi ha regalata la gelata di queste notti, invece, me la ha regalata Facebook, quando letto il post del direttore della Cantina Produttori di Toblino, che solidarizzava con i vignaioli Fivi del Trentino. Per i danni che anche loro, come tutti noi cooperatori, hanno subito.
Grazie Carlo – la chiamo per nome perché la sento vicino -; grazie per questo gesto che mi ha galvanizzato e mi ha fatto capire che esiste ancora una Cooperazione solidale. Una cooperazione vera. Quella delle origini.
Complimenti: avercene di direttori come Lei! Grazie di cuore.

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