MENAPACE: INCROCI RESISTENTI? AL SISTEMA TRENTINO NON INTERESSANO

Due giorni fa, il direttore generale di FEM – Fondazione Edmund Mach, Sergio Menapace è intervenuto all’assemblea di Confagricoltura del Trentino e rispondendo ad una domanda che gli è arrivata dal pubblico, ha chiarito i contorni del recente accordo tra FEM e Villa Banfi, per l’impianto nell’areale di Montalcino di alcuni vitigni resistenti (ECO IASMA) elaborati dai ricercatori di San Michele.

Menapace, bontà sua, ha spiegato quello che tutti già sapevamo: il sistema vitivinicolo trentino, pur interpellato, non ha dimostrato interesse per queste sperimentazioni, che vanno decise nella direzione dell’agricoltura sostenibile, attraverso la costruzione di nuove varietà resistenti alle malattie. Da qui, da questa constatazione, la scelta di un interlocutore in terra di Toscana, a Montalcino.

Lo si sapeva da lunga pezza, che il sistema trentino è refrattario a tutto ciò che non si chiama Pinot Grigio, ma se ad affermarlo, in una sede pubblica e autorevole come l’assemblea di Confagricoltura, è il numero due di Fem, tutto prende un’altra piega e assume un altro peso. E oltre a introdurre il tema della (non) propensione del sistema trentino all’innovazione sostenibile, squarcia il sipario su un tema delicatissimo: quello del rapporto fra enti di ricerca e territorio che li finanzia.

audio dell’intervento di Sergio Menapace, dal minuto 16 in poi le dichiarazioni sugli incroci IASMA

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23 Commenti

  1. Giuliano Giuliano

    Anche a me quello del rapporto fra enti di ricerca e territorio che li finanzia appare stridente in tutta questa vicenda, è una mancanza di dialogo fra aziende, di coinvolgimento degli utenti, il sapere cosa serve, cosa è prioritario.

    Che m’importa a me fare parte di un mondo che acquisisce cantine in giro per il mondo se poi io viticoltore sono costretto ad operare quotidianamente con mezzi agricoli con cui rischio la vita?

    Preferirei qualche euro in meno ma operare con mezzi sicuri, è possibile? E’ possibile vedere un giorno Cooperazione – FEM – FBK che si impegnano per questo?

  2. si hai perfettamente ragione, i viticoltori cooperativi, perché in trentino sono convinto che realisticamente non si possa prescindere dalle coop, si interessano solo della loro uva e del loro lavoro in campagna (battono i pugni per il folpet appunto) ma poi sono del tutto disinteressati al passo successivo della filiera, anche se è di loro proprietà. E questo è un altro bel tema.

  3. il Conte il Conte

    Se non ci fossero i Lunelli, i Pisoni e pochi altri a cercare di mantenere vivo e produttivo il difficile odierno discorso della vitivinicultura trentina, queste riunioni sarebbero svolte alla stazione di Trento, sulle panchine sotto la statua di Dante …..
    Il rinfresco alla Casina Liberty.

    1. …Egregio signor Conte, per fortuna il panorama trentino è ben più variegato e le prestigiose aziende da lei citate sono solo due fra le tante, cooperative e private, che insieme compongono il collage del vino trentino. Non mi pare giusto buttare la croce addosso a tutti gli altri e salvarne solo due. Comunque se può valere qualcosa le allego uno specchietto che è stato pubblicato oggi su un quotidiano locale.
      Buona serata

      Allegati

      1. il Conte il Conte

        Volevo solo dire che la riunione della Confagricoltura poteva essere tenuta in qualche sede istituzionale, con qualche illustre personalità indigena e non con i pianti del vorrei ma non posso.
        Di solito queste riunioni si concludono con un documento propositivo per il futuro che sembra sia mancato.
        Per le aziende trentine, ho letto anch’io e sono d’accordo con lei.
        Ne ho citate due ma potevo dire anche Armani, Endrizzi, Gaierhof ecc. Sempre pochi però.
        Le avventure del nostro vino sono quindi ben sintetizzate dai risultati annuali di Lavis e Concilio.
        Grazie

        1. Giuliano Giuliano

          Caro Conte forse a te sfugge che i Lunelli sono parte attiva di Confagricoltura, sono nel CdA quindi scegliere la loro location ogni anno è per Confagricoltura quasi un obbligo poi se mi dai un indirizzo mail ti mando la relazione della Presidente Cainelli che ha letto nel corso dell’assemblea potrai così gustarti il documento propositivo per il futuro.

          1. il Conte il Conte

            Caro Giuliano P., grazie,
            La mia email la possiede il mio amico Cosimo e può darla liberamente.
            Non capisco però questa totale assenza e approvazione dei vitivinicultori minori (per quote e fatturato). Sono sempre disposto a discuterne, fermo restando che solo Cosimo riesce da 10 anni e più a sopportare il mio caratteraccio. la mia costante delusione.
            Lei in quale stand espone al Vinitaly !!?

        2. Come quasi sempre, non sono d’accordo con te Giuliano. Non è vero che il quadro è sintetizzato dalle performance negative del fatturato di concilio o lavis. A parte il fatto che il solo dato del fatturato vuole dire poco. Andrebbe per esempio almeno affiancato con il MOL, che descrive la capacità operativa di produrre valore: perché produrre fatturato ma andare magari in perdita ha poco senso. A parte questo dicevo, non credo che concilio e lavis siano da sole la rappresentazione del trentino. Le grandi centrali cooperative vanno a gonfie vele ( pare) e dietro a loro il primo grado cooperativo e poi quel centinaio, o poco meno, di piccoli vignaioli che resistono (come i Pisoni, ma non solo loro). E poi ci sono anche novità virtuose, soprattutto a nord di trento: i cembrani doc e da qualche tempo quelli che si sono autoproclamati (secondo me sbagliando riferimento) Teroldego Boys. Insomma non è tutto nero e tutto scuro, c’è anche del bello e del luminoso. E del buono nel vino trentino.

          1. il Conte il Conte

            Mah, mah – MAH.
            Non facciamo confusione tra privati, piccoli produttori e grandi gruppi che in fondo diffondono il Trentino a giusti fatturati.
            E danno anche rendite ai loro conferenti.
            Non facciamo di ogni uva un fascio e torniamo ai nobili “settori” produttivi e commerciali di un tempo.
            La settorializzazione non significa anarchia ma solo ESATTA collocazione di ciascuno al suo posto : nel pieno rispetto per gli altri.
            Il Vinitaly e la partecipazione trentina non mi sembrano dimostrare questo agli interlocutori/degustatori/potenziali clienti.
            Tutti parlano, si irrigidiscono e poi ???

    1. grazie giacomo per l’approfondimento…. poi chiaramente i disciplinari si possono cambiare….il che non è detto debba avvenire immediatamente… ma almeno un interesse….lo si potrebbe dimostrare…almeno quello…

    2. Se potessero entrare nella DOC Trentino, sarebbero molto interessanti … ne chattavamo poco tempo fa quindi non ripeto ulteriormente … però aggiungo che una bottiglia di uno dei 2 … l’altro giorno me la sono proprio goduta =) e un poco mi dispiace che non sia in commercio =D

    3. Giacomo Widmann di sicuro il percorso per un apertura della doc a queste varietà è lungo. Ma da qualche parte bisognerebbe pure cominciare. Ora che si dimostri interesse verso questi prodotti in un areale come Montalcino, uno dei territori più pregiati e prestigiosi del Paese, è un segnale positivo. molto positivo. Ma per contro denuncia l’ottuso ritardo del sistema trentino verso tutto ciò che non rientra nel paniere dei prodotti che gli industriali del vino di Trento sono capaci di vendere. E’ un ritardo culturale oltre che imprenditoriale, il ritardo di un pachiderma che continua a fare solo ciò che è capace di fare: vendere pg entry level sui mercati internazionali low.

    4. Si Tiziano, o almeno in parte … dico servirebbe anche interesse da parte degli agricoltori e all’inizio sono sempre pochini !! … è solo un esempio d’altra epoca: Rebo (incrociando Merlot e Teroldego da Rigotti) è del 1948, primi impianti in trentino nel 1976 (3 viticoltori più la odierna FEM), primi vini 1978 come vino da tavola ed è entrato nella trentino doc solo nel 1996 !! …

    5. appunto il percorso è lungo…e richiede un investimento da parte di tutti i soggetti, viticoltori in primis – che però devono trovare un vinificatore che creda in un nuovo prodotto – e non è detto che alla fine..si traduca in qualcosa di significativo: il Rebo che pure è un gran vino e si presta a tante lavorazioni è rimasto su dimensioni di volumi insignificanti. Continuo a pensare, e lo penso sempre di più, che si debba superare la gabbia varietale che inchioda la nostra doc, sterzando decisamente sulla riconoscibilità territoriale, a quel punto…Rebo..Eco…o quello che vuoi…possono diventare materia prima di una doc dal forte profilo territoriale trentino. Ora che l’incubo p.g. sta per svanire grazie alla doc venezie, forse, con lentezza chiaramente, questo dibattito si può aprire.

    1. Silvano Pdm Clementi ho parlato di resistenti per approssimazione e comunque non ho fatto alcun riferimento agli interspecifici che appunto sono un altra cosa. . era chiaro ai lettori del blog che si parlava di vinifera per vinifera. e che tecnicamente si chiamano tolleranti alla botrite. resistenti in questo senso… resistenti alla malattia, del resto gli Iasma vengono chiamati comunemente cosi da testate ben più autorevoli di trentino wine (ansa, gambero). spero che ora la cosa si sia chiarita

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