NO, IO NON SONO UN MOL.LACCIONE

 

Sono convinto che questa volta Trentino Wine e il suo fantomatico consulente “esperto” in bilanci abbiano preso un granchio colossale.
Alludo al post pubblicato martedì e intitolato TRENTINO: I MOL.LACCIONI DEL VINO.
Da direttore di una delle più importanti cooperative vinicole trentine, rifiuto di essere ascritto d’ufficio alla categoria dei mollaccioni.
Provo a spiegarne il perché.
La lettura dei bilanci cooperativi proposta da Trentino Wine è strumentale e parziale: il MOL – Margine Operativo Lordo, può essere uno degli strumenti utile a valutare i bilanci delle società di capitale, il cui fine è remunerare la proprietà.
Tuttavia questo strumento si rivela spesso concretamente inadeguato quando viene applicato ai bilanci di una società cooperativa agricola, che, al contrario, remunera la proprietà (I SOCI) attraverso l’acquisto delle materie prime da loro fornite.
Nei costi della produzione le cooperative considerano quindi anche il VALORE DEL CONFERIMENTO DEI SOCI, ed essendo ogni cantina cooperativa impegnata nel massimizzare il reddito del viticoltore socio, giocoforza il valore del MOL si riduce alla parte che effettivamente viene accantonata come utile d’esercizio e/o ed altre riserve (gestione di straordinarietà a parte).
Penso anche che il metodo di calcolo utilizzato “dall’esperto” sia alquanto “particolare” : i dati in mio possesso, relativi all’analisi dei MOL delle cooperative vitivinicole Trentine differiscono di molto da quelli riportati in tabella.
Spero che dietro questo colossale abbaglio non ci sia una precisa regia per porre in luce negativa tutto il sistema cooperativo vitivinicolo trentino, che, a mio avviso, dovrà in futuro fare autocritica su alcuni modelli di gestione e ricercare una nuova progettualità, ma che nel complesso ha garantito e garantisce il reddito di migliaia di viticoltori Trentini.

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27 Commenti

  1. Queste sono altre considerazioni , che condivido oltretutto, e se questo fosse stato l’articolo iniziale non avrei avuto nulla da dire… non nascondiamo la mano però … il titolo parlava chiaro e nell’articolo si faceva il paragone tra coop e gruppo Armani vini e Ferrari esaminando solo il Mol… cosa secondo me non corretta, se si vuole fare una analisi ben fatta. Lungi da me l’idea di difendere la cooperazione trentina per carità… un cordiale saluto.

    1. Le assicuro che qui nessuno vuole nascondere le mani. Tanto che, e mauro glielo confermerà, sono stato io sollecitare il suo intervento, pubblicato stamattina. E le altre considerazioni non sono altre considerazioni: questo post arriva a conclusione..di tutte queste considerazioni.su rese..ettaro..valori immobiliari..etc etc. . Forse ho dato per scontato che si fossero lette le puntate precedenti… . In quanto ad armani e ferrari, le ripeto che i due gruppi sono stati inseriti per completare il quadro trentino. perché, comunque, non trovo corretto guardare solo al trentino cooperativo. Un cordiale saluto a lei.

  2. Volevo commentare questo post e il principale, ma non sono riuscito a registrarmi sul blog, quindi procedo qui. L’intervento principale, quello sui mollaccioni, ha lasciato perplesso anche me, soprattutto sulla metodologia. Che è la stessa adottata ad esempio da Mediobanca: mette tutti assieme, coop e spa, anche se i bilanci sono strutturalmente differenti. Le SpA destinano il margine commerciale nel saldo del conto economico, la coop nella voce “conferimento soci” e quindi nell’aumento dei costi, di conseguenza i margini sono apparentemente minori. Ciò premesso, l’articolo evidenzia comunque una minore marginalità rispetto alle coop atesine, ma anche questo ci può stare. Il vero rischio delle maggiori coop trentine è però anche un altro. La tendenza degli ultimi anni dei grandi produttori trentini è stato quello di affiancare alle vendite di prodotto trentino, una quantità di profitti più o meno alta derivante dalla commercializzazione di vino non trentino, riversando ai soci tale margini come remunerazione del conferimento socio. Ora, il socio è convinto che la sua uva valga X, dove X è la somma di due componenti: la sua effettiva remunerazione ed il margine del trading. Questo dovrebbe essere tenuto ben distinto, in quanto porta a gonfiare gli affitti, i valori dei terreni, ad illudersi che in definitiva va tutto bene. Seda un lato è strutturale che una coop evidenzi in bilancio margini minori di una SpA (i bilanci bisogna leggerli bene), sarebbe bello scorporare queste due componenti all’interno della voce conferimento soci e vedere quale sia l’effettiva remunerazione delle uve effettivamente conferite dal socio…

    1. come ho già scritto in un altro commento l’obiettivo non era tanto comparare spa e coop (ferrari e armani sono stati inseriti per completare il quadro trentino) ma per comparare i mol trentini con quelli alto atesini, aggiungendo un indice di merito a quelli gia pubblicati in passato (rese/ettaro rese/quintale, valori immobiliari dei terreni vitati), Su tutto il resto – dinamica di produzione di valore della cooperazione trentina usando altre denominazioni con cui remunerare il socio – siamo perfettamente d’accordo. Lo scriviamo da molti anni.

  3. Ha assolutamente ragione il buon Mauro Baldessari (che dimostra essere un ottimo manager)!! Non si contestano i dati numerici (che saranno anche giusti..) ma il principio per il quale si è utilizzato il Mol X valutare la redditività di una cooperativa e non contenti li paragonano con enti non cooperativi (Srl o Spa) che hanno logiche completamente diverse fiscali e nel redigere i bilanci. Detto questo aggiungi che comunque se vogliamo valutare una azienda per il suo core business i dati di bilancio si devono “normalizzare” togliendo le componenti non caratteristiche che in ogni bilancio ci sono e possono essere significative …. magari ricordateglielo “all’esperto” la prossima volta, vi risparmierà una (altra) brutta figura…

  4. Non so bene a quale altra brutta figura lei si riferisca. Ma di sicuro faremo tesoro dei suoi arguti suggerimenti. E continuo a non considerare questa una brutta figura.
    Detto questo nel panel delle cantine esaminate sono state inserite anche due gruppi non cooperativi per cercare di completare il quadro di un Trentino che fortunatamente non è esclusivamente cooperativo.
    Il focus del confronto, invece, era fra i MOL della cooperazione trentina e quelli della cooperazione sudtirolese, Se ha avuto la pazienza di leggere il post fino in fondo deve essersene accorto. Quello che dice Mauro è vero: i mol cooperativi sono necessariamente più bassi di quella di una spa, perché, e questo glielo assicuro lo sapevo anche io che pure mastico poco di queste cose, la remunerazione, trasferimento di valore, dei soci avviene attraverso l’acquisto delle materie prime (uva) e questo chiaramente incide negativamente sul margine. E’ però vero, vorrà concedermelo, che ci sono cooperative (alto adige), che oltre a remunerare meglio i loro soci (i parametri di resa per varietà e resa /ettaro sono stati pubblicati più volte su trentino wine) – e dico remunerare meglio per dire che mediamente si tratta del 50 % in più per esser e prudenziali -, riescono anche a strutturare un margine operativo di tutto rispetto: insomma pur essendo cooperative riescono ad arricchire il convento e anche i frati. Allo stesso modo, se vogliamo usare un altro parametro, la invito ad analizzare l’andamento dei prezzi immobiliare dei vigneti che in trentino si sono dimezzati in cinque anni e in aa (ma anche valpo o nell’area del prosecco) invece sono cresciuti. Questo mix di indici (mol compreso, mi permetta) per dire che ci sono sistemi che funzionano meglio e altri che funzionano meno bene. L’idea che mi sono fatto osservando queste dinamiche è questa: non è una questione di cattivi o bravi manager, non è che quelli sud tirolesi siano piu bravi e quelli trentini meno bravi. La questione è un’altra e riguarda la tipologia di prodotto finito e il suo posizionamento. Mentre il Trentino ha scelto di produrre vino merce a scarso contenuto territoriale e identitario, ma su grandi volumi e grandi fatturati dovuti soprattutto a denominazioni extra provinciali: (prosecco, oltre po, Sicilia tanto per citare le prime che mi vengono in mente), e con basse marginalità, l’alto adige si è orientato su una produzione ad alto contenuto territoriale aggiunto, posizionato su fasce medio alte. Una scelta che ha permesso di remunerare di piu i soci conferitori (se vuole le giro le tabelle prezzi e rese ettaro), di tutelare meglio i valori immobiliari e anche di lavorare con maggiore margine operativo, che m i perdoni non fa mai male nemmeno alla cooperazione. E con questo la saluto, sperando di non aver fatto l’ennesima brutta figura.

    1. sandro sandro

      Buonasera,ripubblico questo post mio di un mese fa relativo ad un articolo di confronto delle rese tra Trentino e Alto Adige, magari avevo scritto un mucchio di sciocchezze e i miei conti facevano acqua da tutte le parti ma a me non risultava una differenza così alta tra le due realtà:
      “non so se ho sbagliato i calcoli, ma siccome parliamo di ettolitri vino, a me risulta che, togliendo la minor produzione (ho considerato -35% rispetto alla doc) e dando per scontata una resa vino del 70% le differenze sono di molto inferiori, nello specifico: parliamo di 1300 euro per il P.G. e 4000 euro (che sono, questi si tanti) per lo chardonnay, mentre per il pinot bianco la differenza è in positivo per il Trentino di qualche centinaio di euro.
      Gli altri vini non sono appunto paragonabili essendo essenzialmente vini di territorio.”

      1. Ecco qui Sandro, questi sono i dati aggregati delle coop vinicole alto atesine sui bilancci 2015, quindi vendemmia 2014. Da qui si deduce una cosa lampante.. la remunerazione ettaro sulla vendemmia 2014 è stata di 18 mila e rotti euro. In Trentino quella vendemmia fece registrare una media di 11 mila euro. E parliamo di uva. Ma da qui deduci anche i differenziali sul vino. (Fonte Federazione delle coop alto adige che raggruppa le 15 coop vinicole aa)

        Allegati

        1. sandro sandro

          Buongiorno il dato cosi generale in questo caso è fuorviante.
          Mi spiego: In trentino in quegli anni assistevamo alla crisi devastante di La vis, alla difficile risalita di Avio (la media quell’anno se non ricordo male fu di 63€), entrambe realtà che portate in media generale spostano parecchio aggiungiamo seppur su numeri molto più bassi, le difficoltà di Isera e Nomi ormai morta.
          Negli stessi anni però, gran parte delle cantine al di fuori di quelle citate facevano registrare bilanci con liquidazioni ai soci intorno ai 100€.
          Se prendiamo quel dato, depurato di situazioni che hanno spiegazioni altre, vediamo che la resa effettiva è, come ho evidenziato, si inferiore ma sicuramente non della metà.
          Intendiamoci non sarò sicuramente io a negare la buona strada dell’alto Adige, quello che voglio far notare è che, con questi dati, non considerando ovviamente il discorso immagine del territorio, dal punto di vista essenzialmente economico, le differenze sono contenute, e va considerato che fare qualità assoluta costa molto, sicuramente più che fare P.G.

          1. Quegli anni..dici…si tratta del penultimo bilancio, non siamo lontani anni luce: vendemmia 2014 – bilancio 2015. Poi è vero in parte quello che dici tu: avio ancora in sofferenza, la-vis ancora a rischio (nomi era già morta e sepolta e confluita collettivamente in vivallis: anche se poi stata chiusa formalmente nel 2016). Ma il profilo nelle sue linee generali secondo me è strutturale non congiunturale. Ti allego qui sotto l’analisi del 2010 di Emilio Pedron (Piano Vino Pedron) adottata da FTCOOP – e poi cestinata – . Quello che diciamo noi oggi, lo diceva anche lui sette anni fa.
            E’ vero che poi la vendemmia 2015, anche grazie ai volumi, ha regalato redditività più alte, lo stesso però vale per l’aa (dalle mie informazioni il differenziale percentuale e anche assoluto è rimasto intatto…ma appena avrò la sintesi dei bilanci te li farò avere). Detto questo, credo sia innegabile che si tratti di due modelli differenti: uno di tipo territoriale (e lo si nota anche nei valori immobiliari che hanno tenuto) e uno orientato all’imbottigliamento e al commercio (prevalentemente di materie prime extra regionali che garantiscono maggiori margini grazie ai bassi prezzi di acquisto). Lo so che cambiare questa impostazione di sistema è tutt’altro che facile e che ci vorranno anni…lo so.. bene. Ma credo che questa sia la strada, che infatti è quella imboccata da tutti i distretti vinicoli, da nord a sud…non solo dall’alto adige. con la sola eccezione del trentino.

            1. sandro sandro

              Buonasera, non mi sono spiegato bene, non contesto il principio d’impostazione del ragionamento, ovvero, il nostro modello non è vincente come vogliono farci credere.
              Guardavo solo alle come si dice, aride cifre, queste mi dicono che, lasciando perdere la prospettiva di lungo periodo, non è così perdente, considerando anche ripeto, i costi di produzione di quel reddito.
              Quanto alla tenuta del valore dei terreni, centra poco con la redittività degli stessi, le dinamiche sono altre, sfido chiunque a giustificarmi economicamente certe cifre con la resa, sottolineo anche, come una eccessiva valorizzazione dei terreni, aumenta le difficoltà delle aziende e soprattutto di quelle più giovani. ad ingrandirsi.
              P.s. so che non sono passati secoli, ma posso dire con soddisfazione che, ad Avio è passata un’era geologica, da allora.

  5. MaxStar

    È giusto distinguere tra cooperazione da altre società che invece hanno fino di lucro.
    Altri difetti del rapporto:
    1) raffigura dati ormai antichi, non capisco perché manchi il bilancio 2016 che tutti hanno chiuso entro settembre scorso.
    2) contiene soggetti che vedono di sicuro uve coltivate altrove come IWB-Provinco (che almeno è roveretana) e quell’Albino che in Trentino ha solo una delle tante sedi, ma che produce molto anche in Friuli e Veneto se non erro
    Ma comunque è importante affrontare argomenti economici e finanziari, lo trovo educativo. Troppo spesso leggiamo proclami relativi a società che invece evidenziano numeri tragici.

    1. abbiamo usato dati “ormai antichi” perche sono gli unici reperibili gratuitametne, perche le visure camerali costano e insomma noi siamo proprio disposti …a spendere piu del dovuto. comunque i dati si riferiscono al 2015 e una tendenza almeno quella la indicano. Del resto l’obiettivo era, è, quello di stabilire un raffronto omogeneo (2014 2015) fra coop trentine e coop alto atesine. armani e ferrari sono state inserite per completare il quadro trentino. e dare un’informazione in piu. sul dibattito…mi pare che piano piano si stia aprendo…magari faticosamente ma si sta aprendo… in fondo era questo che volevamo e che ci interessa.

  6. rubo una battuta…al vecchio rino formica….”Il convento è povero, ma i fraticelli sono ricchi”…. però ci sono dei però grandi come una casa. La cooperazione alto atesina..intanto ..dimostra che si possono avere frati ricchi e conventi altrettanto ricchi. E poi non sarei convinto che i frati trentini siano poi cosi ricchi: la reddittivita ad ettaro delle loro campagne..poc o oltre la metà diquella alto atesina. e il valore immobiliare del vigneto in trentino dal 2010 si è dimezzato. Mentre altrove, dove si fanno politiche di territorio, si sono apprezzati.

  7. Io di numeri non ci capisco nulla o quasi … ma … perchè alcune cantine cooperative trentine hanno risultati inferiori alle compagini sudtirolesi ? … è un errore di calcolo voluto sulle trentine e non sui dati delle sudtirolesi ? … boh … Tiziano che combini ? =D

    1. ha ragione sul metodo, il mol non è tutto e il dividendo dei soci (uva) per la cantina è un costo. Le sudtirolesi liquidano di più perchè nel tempo sono riuscite a costruirsi un mercato a più valore aggiunto, con rese/ha inferiori e qualità superiori. E questo mercato lo hanno costruito sul marchio territoriale e non sulle certificazioni agroambientali. La differenza sta lì.

    2. speta Paolo, metti da parte il marchio territoriale sudtirolese e le liquidazioni sudtirolesi che sfondi una porta aperta =D … Baldessari, direttore di Vivallis se non sbaglio, dice che l’esperto di TW ha sbagliato i calcoli … forse volutamente per far risaltare il divario tra trentino e sudtirolo ??? …

    3. speta Paolo, metti da parte il marchio territoriale sudtirolese e le liquidazioni sudtirolesi che sfondi una porta aperta =D … Baldessari, direttore di Vivallis se non sbaglio, dice che l’esperto di TW ha sbagliato i calcoli … forse volutamente per far risaltare il divario tra trentino e sudtirolo ??? …

    4. i numeri..che abbiamo pubblicato sono quelli pubbliati da un’agenzia c he viene c omunemente utilizzata per fare queste analisi. se poi sono sbagliati…siamo pronti a correggerli….m a fino ad ora nessuno ha chiesto rettifiche….. aspettiamo che si mettano al lavoro in ftcoop. e saremo felicissimi di essere smentiti. Comunque questa stessa analisi, nelle sue conclusioni, la faceva Emilio Pedron nel 2010 nella sua proposta di PIano Vino adottato da FTCOOP….che naturalmente è stata poi cestinata. Se qualcuno la vuole leggere …me la chieda.

    5. i numeri..che abbiamo pubblicato sono quelli pubbliati da un’agenzia c he viene c omunemente utilizzata per fare queste analisi. se poi sono sbagliati…siamo pronti a correggerli….m a fino ad ora nessuno ha chiesto rettifiche….. aspettiamo che si mettano al lavoro in ftcoop. e saremo felicissimi di essere smentiti. Comunque questa stessa analisi, nelle sue conclusioni, la faceva Emilio Pedron nel 2010 nella sua proposta di PIano Vino adottato da FTCOOP….che naturalmente è stata poi cestinata. Se qualcuno la vuole leggere …me la chieda.

      1. Federico Federico

        Paolo Malpaga questa e’ una conclusione che condivido, infatti nella tabella ci sono cantine che non sembrano niente di che dal punto di vista degli indici finanziari, ma che in realtà liquidano benissimo i loro soci garantendo un buon reddito. Quindi cosa e’ meglio, avere dei bei indici finanziari o distribuire ricchezza ai soci? Chi mi leva questo dubbio?

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