IL VINO CHE RESISTE È ARRIVATO A DESTINAZIONE

Il vino che resiste, fra l’altro uno dei miei vini quotidiani preferiti, è arrivato in Puglia… e casualmente è stato posizionato accanto ad una mola satellitare diamantata: più resistenza di così si muore! Ora attendiamo il riscontro degustativo di un amico pugliese che non ha mai assaggiato questa tipologia (PIWI)!
#territoriocheresiste

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110 Commenti

    1. poi piano pinao sono arriati anche in italia… con moltissime difficoltà… a farli riconoscere…etc etc… comunque ora ci sono… sono molto marginali..chiaramente… vengono usati o ad altidini importanti dove alre varietà non reggerebbero oppure in aree urbane antropizzate dove.. l’impiego della chimica… provoca grandi conflittualita sociali

    2. secondo me sono anche buoni.. e sono contento che ti sia piaciuto.. poi chiaramente….entrano in gioco tante cose … la biodiversità…. e tutto il resto.. ma secondo me danno ottimi risultati degustativi. A differenza appunto di cio che dicono apertamente gli industriali.. che invece li temono.

  1. Questo è un bianco che ti sorprende. Promette e non mantiene, regalandoti altro.

    È imbevibile da parte di chi non sa ascoltarlo, secondo me. Raramente mi era successo di rimanere così affascinato da un vino. Ricordo molti anni fa, credo negli anni 90, un Taurasi che mi regalò le stesse sensazioni.

    1. Nooo Raffaella, credimi io sono un totale ignorante. Semplicemente metto da parte i tecnicismi e lascio che il vino mi parli, esprima quello che ha da dire. Non è una frase fatta, ti assicuro che funziona. È la stessa cosa che faccio nei confronti di un piatto, di una pietanza.

    2. è avversato.. perché se queste tipologie dovessero prendere piede…dovessero.. dico… sarebbero costretti a ristrutturare completamtne… il loro mood commerciale. E ora scoraggiano i viticoltori a piantarlo. Come li scoraggiano? Con la leva del prezzo: quest’anno gli imbottigliatori industriali hanno pagato queste uve 25 euro quintale. Mnetre la media di varieta industriali è attorno ai cento. In questo modo lo avversano. scoraggiando i contadini..

  2. Gewürtztraminer, dici? Ne feci una scorpacciata in Alto Adige, alcuni anni fa. A me sembra difficile da catalogare per la mia piccola esperienza nel mondo dei vini. Per la prima volta, nonostante ne abbia bevuto una dose decisamente superiore alla mia media, mi manca. Cioè devo frenarmi per non finire la bottiglia.

  3. Hai ragione, Ginevra Mancuso, ma il problema è che, gustandolo, studiandolo, cercando di capirlo, ho avuto l’impressione tipica di quando vado a nord. Le aspettative vengono spiazzate dalla realtà, una realtà che spesso è più bella delle aspettative, benché molto diversa.

    1. Sotto alcuni aspetti, si arrotonda anche, mantenendo però le sue peculiarità. La cosa che mi preoccupa è che non riesco a staccarmi. Mai successo.
      Seducente, seducente come una donna sensualissima e misteriosa.

  4. Riguardo la temperatura, sono d’accordo. Adesso che saremo sui 8, massimo 10 gradi, è proprio l’ideale. Potrei prendere il termometro da vino, ma mi deconcentrerei. Non mi interessano i numeri ma le emozioni.

  5. Tiziano, in queste prime provvisorie impressioni mi sento di proporlo come vino effettivamente per nulla popolare. Chi si approccia, a livello popolare, ad un bianco, si aspetta qualcosa di diverso. Un vino di pronta beva. Questo è un gran figlio di buona donna. È un vino che diventa protagonista, ti illude di essere addomesticabile ma prende lui il sopravvento.

  6. Il profumo al calice è tipico di un bianco famoso, o meglio di un vitigno famoso, che al momento non riesco però a fotografare bene, complice la mia poca competenza ma soprattutto la mia scarsissima memoria. Ma è un profumo inconfondibile che sa di déjà vu, poi il gusto ti sorprende portandoti su altre strade.

  7. Bevendolo, ti aspetti di trovare delle cose che invece non trovi, ma ne trovi altre ancora più interessanti. Non so come spiegarmi. Ho l’impressione che riesca a parlare benissimo del territorio. È come il Nord, ti aspetti una cosa, invece ne trovi altre.

  8. Corpo molto leggero, delicata boccata acidula al primo sorso che lo rende rinfrescante, retrogusto che non te lo aspetti ma arriva, arriva ed è anche serio. Un vino strano. Colori, profumi e gusto ti tradiscono tutti e tre, cioè sembra che ti aspetti una cosa, e invece ne scopri un’altra.
    Molto interessante. Lo sto studiando.

  9. direi che va bene da frigo ma poi una volta uscito senza glacette… in modo che si ambienti a temperatura 10 /12 … poio oddio dipende.. quanto lasci li la bottiglia…ma…per una egu…corretta eviterei troppo freddo… il freddo nasconde tutto…appiattisce…anche i difetti

  10. Esatto Tiziano, ovviamente la fascia di prezzo la fa da padrone nella scelta del consumatore, quindi potrebbe portare una “nicchia di produzione”, o anche una “nicchia di qualità”, al palato del consumatore popolare, quello che tende a consumare vini “non premium”.

  11. No Ginevra, tra l’altro di vino non mi intendo: sono solo uno a cui piace bere bene, ma non sono un esperto. Proprio per questo, però, sono un “consumatore medio” – e visto che un vino come questo non si rivolge agli esperti ma ai consumatori “popolari”, diciamo così, allora divento affidabile come degustatore proprio perché “non esperto”, “non nicchia”. 🙂

  12. Proprio perché è una “prova al buio”, Ginevra: per evitare di essere condizionati dall’etichetta che, inevitabilmente, mi spronerebbe a fare ricerche sul web per capirne di più, “falsando” il risultato.

    Sai, è come se ascoltassi un disco senza etichetta e senza copertina: se vedi che è di Gigi D’Alessio magari parti (giustamente!) prevenuta; così come, se invece si tratta di Paolo Conte, parti dal presupposto che sia sicuramente eccellente.

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