IPOTESI DI AUTOCRITICA CON FURORE

A volte, per caso ma non a caso, avvengono conversazioni illuminanti. Per le quali, ringrazi il buon Dio di aver regalato all’uomo questo strumento formidabile: la parola figlia del caos primordiale di Babele, e ringrazi il tuo interlocutore per l’uso, illuminante appunto, che ne sa fare.
Ieri conversavo amabilmente sotto il dehor di in un locale di Maiori, in Costiera, con una vecchia amica. Amica mia e amica del vino italiano. Non ne faccio il nome, solo perché la conversazione è avvenuta in forma privata. Ma avrei voglia di farlo quel nome, perché vorrei farle un monumento. E’ una donna che stimo, anche se la frequento raramente: ma fin dal primo incontro ne ho apprezzata la lucidità di giudizio, la fine intelligenza e la sottile ironia.
Bene, cerco di spiegarle la differenza fra Mostra Vini del Trentino e quel che si fa nella maggior parte dei distretti vinicoli d’Italia e d’Europa: le Anteprime. Ma,  mentre io mi perdo in mille parole, lei dimostra di saperla più lunga di me. E di conoscere il Trentino, lei siciliana, meglio di me. Del resto ha alle spalle un’esperienza e una competenza di gran lunga più significative delle mie.
Non ho ancora finito di svolgere le mie modeste considerazioni, e lei mi interrompe: “Tu, Cosimo non hai ancora capito una cosa: la mostra di Trento così come è stata concepita, e non da oggi, non è strutturata come tutte quelle che citi, non c’entra nulla. È una festa tutta trentina, nel senso di Trento; è un festival di piazza, forse anche un’occasione per una manciata di produttori di incontrarsi e mettersi in mostra, ma niente più. Non puoi e non devi confonderla con le Anteprime. E in Trentino di Anteprime, nel senso classico, non c’è bisogno”.
Una breve pausa e poi l’amica affonda la lama: “E poi guarda,  queste cose mi pare interessino solo a voi blogger, ex vini e grandi carriere e giornalisti, che ne fate questioni quasi personali e vi perdete a chiosare inutilmente e a parafrasare ossessivamente il niente. Anche tu mi sembri un po’ isterico su queste cose”.
Poi sono arrivati al tavolino i due calici di Furore Bianco che avevamo ordinato poco prima e la conversazione ha preso, inevitabilmente, un’altra piega. Per fortuna. Alla fine ci siamo abbracciati e ci siamo dati appuntamento al prossimo incontro. E al prossimo  Furore.
Ho ripensato molto ieri sera alle parole pronunziate dalla mia vecchia e autorevole amica; e ho paura, anzi ne sono certo, che abbia ragione lei. Perfettamente ragione.
Ma se ha ragione, bisogna trarne qualche conclusione. E chiudere Trentino Wine; o trasformarlo in qualcosa d’altro, diciamo così, in qualcosa di più stilisticamente, e politicamente, corretto.
La prossima settimana ne parlerò al collettivo dei Cosimi, quello dei fondatori, nel corso della consueta tavolata e bevuta mensile. E spero di riuscire a convincere tutti che così non si può più andare avanti. Perché il nostro canto e controcanto rischia di diventare, anzi forse lo è già, un penoso strepitio autoreferenziale. Che interessa solo a noi. Un’inutile chiosa e un’ossessiva parafrasi del nulla. E l’isteria è sempre dietro l’angolo.

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4 Commenti

  1. Hey Cosimo, ma come annunci la chiusura del blog e contemporaneamente mette il tasto per la donazione paypal? Cos’è ti servono i soldi per le pratiche di chiusura? O hai in mente altro?

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