È QUESTO IL MARZEMINO CHE MI PIACE

Dichiaro subito il mio personale conflitto di interessi: questo Marzemino lo ho visto nascere nella cantina dell’amico Albino Martinelli. Quindi il mio giudizio vale per quel che vale. In parte ne ho anche seguita la vestizione, suggerendo al produttore, l’amico Albino appunto, di provare a superare completamente la declinazione varietale in etichetta, per far posto ad una più definita connotazione territoriale. Poi le cose sono andate come sono andate e non ne riparliamo più. Prima o poi arriverà anche il tempo del territorio, anziché quello delle varietà.
Quindi veniamo al vino. Si tratta di un Marzemino Trentino Doc 2016, coltivato sul fondo basaltico della Valle Lagarina meridionale, nelle campagne di Chizzola, ad Ala; quindi siamo abbastanza lontani dalle sotto zone più nobili dell’Isera e dei Ziresi, ma con risultati in bottiglia altrettanto rimarchevoli. Produzione ettaro molto contenuta (80 q.), segno dell’estrema attenzione usata in vigna. Lavorazione in cantina in serbatoi d’acciaio, sotto lo sguardo  sapiente e abile di un giovane enologo trentino Flavio Cristoforetti, che sul Marzemino ha imparato tutto dal maestro dei maestri di questa  varietà, il lavisano d’origine e di testa ma lagarino d’adozione professionale, Mauro Baldessari.
Produzione limitata a poco pi di 1000 bottiglie. Il colore è quello tipico: un rubino striato da intensi e brillanti riflessi che riluccicano attraverso il cristallo del bicchiere. Al naso, pur così giovane, prevalgono le sensazioni floreali della viola ciocca e quelle fruttate della marasca sciroppata, che mi ricorda più l’interpretazione dei Zirezi che non quella dell’Isera. Sostenute da un soffio balsamico di erba appena tagliata. Quella che appena la respiri nell’aria ti apre i polmoni anche se hai appena fumato dieci sigarette. E così succede anche ad annusare questo vino. In bocca, la sorpresa vera. Se questa varietà ha un problema, almeno a mio avviso, è quello dovuto ad una trama tanninica soventemente disordinata e spesso verde ed erbacea. Questo è l’aspetto del Marzemino che a me ha sempre dato un po’ fastidio e non me lo ha mai fatto amare fino in fondo. Con la bottiglia  di Martinelli, invece questo non capita: la tessitura tannica risulta equilibrata e, come si dice in questi casi, elegantemente setosa. Non è un vino che scivola via. Anzi è un vino con una struttura che si addensa in bocca e la riempie con la morbidezza di una crema di prugna e di ciliegia, con un accennato sottofondo di ginepro e di foglia di tabacco. L’altro giorno l’ho abbinato ad un coniglio al forno cucinato con la ricetta segreta della nonna. E ci stava a pennello. Questo è il Marzemino che mi piace.

Prezzo in cantina: 9,00 euro

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12 Commenti

  1. Fabrizio

    Anch’io lo ho cercato nelle enoteche on line ma nisba: da vecchio estimatore del Marzemino d’Isera sono proprio curioso di assaggiare questa tipologia. Dove si compra al prezzo indicato?

  2. Mauro Baldessari Mauro Baldessari

    Caro Tiziano ti ringrazio per avermi definito maestro. Non lo sono, anzi, tutti i giorni mi ritrovo ad imparare qualcosa, spesso dalle persone o dalle situazioni più impensate. Flavio Cristoforetti è bravo di suo e ha l’intelligenza di mettesi sempre in discussione : questo per un enologo è un grande pregio perchè fonte di inesauribile ricerca di miglioramento. Mi piace evidenziarti che la collaborazione condivisa con Albino è parte integrante del mio pensiero che vede una leale e sinergica collaborazione con i vignaioli….vedi…anche questa è cooperazione!

    1. “Più so e più conosco di non sapere”: lo vedi Mauro… parli come un vero Maestro socratico. A parte gli scherzi, credo tutti, purché siano in buona fede, siano disposti a riconoscere a te il ruolo del grande innovatore (e conoscitore) del Marzemino contemporaneo, a partire dalle origini della fammigerata Etichetta Verde (quella di allora, no quella di oggi).
      Per il resto, sulla cooperazione: tu sai che ho sempre riconosciuto al primo grado cooperativo di orbita Cavit, il ruolo di vignaiolo collettivo (anzi credo di aver coniata io questa definizione), quindi davvero “nulla quaestio”. Sul resto… su tutto il resto (secondo grado, manager senza patria e senz’anima, monocolture e monoculture,obliterazione del ruolo del socio).. .beh…sono altre questioni appunto. .

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