IL VINO FA MALE. PUNTO

  – Il professor Emanuele Scafato, presidente della Società Italiana di Alcologia, ha pubblicato questo intervento fra i commenti al  post di venerdì 2 giugno IL VINO FA BENE AL PIANETA. #SEGUIRABRINDISI. Affinché non si perda fra mille commenti, lo ripubblico come post autonomo.

Trovo molto corretto e condivisibile l’approccio del professor Scafato. Sono fra coloro che pensano che il vino non sia un farmaco e sono consapevole che è una sostanza piuttosto rischiosa per  la salute. Al contrario, sono convinto vada riconosciuta al vino un’autonomia culturale e merceologica, che si struttura attorno a tanti valori: territoriali, estetici, economici, psichedelici, alimentari, storici, tradizionali, narrativi, paesaggistici. E perfino poetici. Tutto quello che si vuole. E anche di più. Ma trovo umiliante e sbagliato attribuire al vino un valore etico e ancor più una funzione farmacologica. Ci sono cose serie. E altre meno serie. Il vino, a mio parere, è fra queste, quelle meno serie. 

di Emanuele Scafato* – Sarebbe bello e giusto comunicare a quanti hanno ascoltato il discorso di cui si legge, ma anche ai lettori di questo post, in un ambito non sanitario o clinico che il radioterapista in pensione Larry Coia ha posto , come logico, elementi di giudizio a quanti non hanno né capacità , né competenze per un contraddittorio di tipo medico – peggio se giovani – e forse neppure per essere informati adeguatamente degli interessi personali non dichiarati esplicitamente che possono e verosimilmente appaiono conflittuali rispetto agli interessi di tutela della salute propri di chi, come medico, comunica la prevenzione. Come si evince dal profilo Linkedin il dr Coia è più impegnato, da pensionato, nelle vigne … “Currently operating Coia Vineyards (see http://www.coiavineyards.com) and actively providing research, education and funding for the grape growers of New Jersey as past president and emeritus member of the Board of Directors of the Outer Coastal Plain Vineyard Association (www.outercoastalplain.com)”. Lawrence Coia è stato sicuramente un docente (a contratto) presso la Facoltà di Medicina, University of Pennsylvania e sicuramente in passato Senior Member del Fox Chase Cancer Center di Philadelphia e membro del Comitato Direttivo dell’American Society of Radiation Oncology. Oggi rappresenta le sue mere opinioni nelle quali ha evidentemente e accuratamente evitato di porgere l’evidenze che conducono NIH e CDC a produrre linee guida scientifiche americane sul consumo di alcolici ed è forse più impegnato nella sua attività non medica in qualità di membro dell’American Association of Wine Economists nella cui qualità pubblica per il “Journal of Wine Economics” , certamente non JAMA o il New England Journal of Medicine. E infatti non sembra aggiornato sulle evidenze che hanno lanciato la Global Strategy on Alcohol dell’OMS a cui aderiscono tutti i Governi o, in Europa, il Codice Europeo contro il Cancro che afferma che se si vuole fare prevenzione del cancro non bere è la soluzione migliore. Se poi il collega, che curava senza dubbio con professionalità i malati di cancro, si fosse andato a leggere quanto raccomandato dall’American Cancer Association avrebbe scoperto , come per tutti i risultati condivisi dalla Comunità Scientifica e dalla ricerca indipendente, che non esiste dimostrazione che una bevanda alcolica in particolare possa portare “vantaggi” netti di salute ( e quindi neanche il vino, neppure secondo l’OMS e le revisioni scientifiche della letteratura) in quanto, al netto di possibili riduzioni nel rischio di mortalità per cardiopatia ischemica, diabete di tipo II o colelitiasi, l’impatto sull’organismo dell’alcol, tossico, psicotropo, cancerogeno , calorico, antinutriente e induttore di dipendenza, è sempre svantaggioso essendo dimostrato che superati i 10-12 grammi – un bicchiere circa di vino ben meno degli 1-3 citati – aumenta il rischio di oltre 220 malattie e di 12 tipi di cancro , evidenze che sconsigliano di usare l’alcol come “farmaco” o come molecola con proprietà terapeutica MAI riconosciute al mondo. Ciò sopratutto per i giovani, le donne e gli anziani. Al collega Coia la SOCIETA’ ITALIANA DI ALCOLOGIA, SIA è lieta di mettere a disposizione le competenze e le conoscenze di una società scientifica nonché la funzione di “liason” con le realtà scientifiche statunitensi competenti in tutela della salute ed anche in economia sanitaria legata all’alcol che possono contribuire a mantenere aggiornate le sue conoscenze evitando di voler far attribuire ad un profilo medico ciò che nessun medico aggiornato proporrebbe in termini di comunicazione per la prevenzione. Un conto è l’economia, un altro la salute … sollecitare e promuovere l’esportazione del vino italiano negli USA ha un valore economico indiscutibile, comunicare che ciò porti salute ha considerazioni più articolate da porgere per garantire in onestà intellettuale scelte informate dei consumatori. Per tutti i casi di specie, chi sceglie di bere vino lo fa per il piacere e il gusto di consumarlo secondo un certo tipo di cultura, sicuramente non statunitense, che non si fa fuorviare da presunti o auspicati guadagni di salute ma che si rivolge al vino per ciò che il vino è piuttosto che ciò che il vino fa e questo, probabilmente, dovrebbe essere mantenuto distante da manipolazioni che economicamente non apprezzano il prodotto così come nelle finalità ultime del marketing di cui il testimonial si è voluto fare parte attiva. Prof. Emanuele Scafato, Presidente SIA, Società Italiana di Alcologia.

Per quanti volessero approfondire segnalo:

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/un-bicchiere-il-cuore-non-proprio-tutti-anzi

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/lalcol-non-e-un-farmaco-ne-un-mezzo-di-prevenzione

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/il-codice-europeo-iarc-contro-il-cancro-meglio-non-bere-alcol

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/i-blog-della-fondazione/il-blog-di-emanuele-scafato/alcol-e-prevenzione-garantire-scelte-informate#commenti

Direttore Reparto Salute della Popolazione e suoi Determinanti, Direttore Centro OMS per la Ricerca e la Promozione della Salute sull’Alcol; Direttore Osservatorio Nazionale ALCOL – CNESPS Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute. Presidente SIA, Società Italiana di Alcologia, Vice Presidente EUFAS, Federazione Europea delle Società Scientifiche sulle Dipendenze; Executive Board Advisor e Tesoriere dell’European Society on Cardiovascular Prevention. Professore in Epidemiologia e Statistica all’ Università degli Studi di Firenze

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77 Commenti

  1. Paolo

    Buon giorno, e’ la prima volta che commento, pur seguendo da diversi medi il blog.
    Con riferimento all’argomento sollevato del vino toccasana, porto l’esempio di mio papà, il quale, nonostante bevesse mezzo/un bicchiere di vino a pasto, si è ammalato di demenza (seppur questa dovuta anche ad altre concause).
    Dunque secondo me non esistono panacee, come l’ex medico vignaiolo voglia sostenere, bensì modi di alimentarsi e stili di vita corretti da seguire per stare bene .
    Preciso che la mia famiglia coltiva vigne ed olivi da due generazioni.

  2. Come sempre è una questione di misura. Bere un bicchiere di vino durante un pasto non altera proprio nulla. Poi, se vogliamo pure far finta che i polifenoli del vino non contino nulla… Mi pare, per traslato, il punto di vista di un prete che parla di famiglia. Comunque, visto che si deve pur morire di qualcosa, continuerò pervicacemente e stupidamente a bere vino. E qui mi fermo.

    1. Andrea Ghiselli

      Riccardo Modesti, mi permetta, ma forse bisognerebbe avere qualche piccola conoscenzain più per asserire senza dubbi che un bicchiere a pasto non alteri proprio nulla. E il “tanto di qualcosa si deve pur morire” è la considerazione più inutile e fuorviante che si possa fare. Non ci vogliamo difendere da un mal di gola? Ma no, è sciocco, tanto di qualcosa dobbiamo pur morire. Non badiamo se passa un tir mentre attraversiamo la strada, tanto di qualcosa bisognerà pur morire. È sintomatico del fatto che lei con estrema sicurezza è convinto che un bicchiere di vino faccia bene e quindi dice, si vabè…questi sono preti. Meno male che ci sono questi preti, perché c’è qualcuno che con un solo bicchiere si ammalerà di cancro…e il qualcosa di cui si dovrà pur morire eccolo lì.

        1. Andrea Ghiselli

          Meglio, si tratterebbe di alimenti ricchi di nutrienti importanti; se poi ci bevi su un pò d’acqua magari fai un pasto senza qualche decina di cancerogeni

    1. bene…appunto..io mi occupo volentieri dell’estremo del vino…e vorrei, mi piacerebbe, non sentire piu nel mio mondo…scemenze del genere, mi piacerebbe sentir raccontare il vino per le sue mille bellezze…non per le sue proprietà anti ossidanti…

  3. Come sempre risposta estremamente logica, ineccepibile e disinteressata !!! Ma sarà così pure per chi produce il vino o birra ????? Ovviamente no , visto che può essere una attività redditizia e più si vende più si guadagna !!!!! Ecco la differenza tra chi non ha interesse a tutelare la salute e chi , vedendo la sofferenza , informa i cittadini di qualsiasi età sulla assunzione consapevole dell’alcool !!!!

  4. Belacqua Belacqua

    le prove opposte alle dichiarazioni del “dottore di campagna” sono inoppugnabili ma è il ragionamento di fondo ad essere viziato.
    Sono moltissimi l’alimenti poco sani o “cancerogeni” comuni a tutte le diete e stili di vita ma non per questo “fanno male” o diventano farmacologicamente irrilevanti. Il messaggio, forse promozionale, dell’ex dottore, possiede un fondo di verità perché riporta i cari oncologi ed affini dal mondo delle pulci a quello dei leoni. E pare spesso scordino che vi è un differenza tra l’educare l’une o l’altri.
    Mi spiego: se a settembre, o quando sarà,”il signor vaffanculo” (vedi grillo) divenisse il nuovo capo di governo ed io, incredibilmente sconsolato, decidessi di sbronzarmi per accordarmi ai nuovi tempi e concittadini, risulterebbe “più sana” una bottiglia di tequila col limone o una di vermentino con il non secondario fine di ricerca, ovviamente empirica, sulle sostanze “psicotrope” assunte in gioventù dal predetto signore?
    Penso non sia irragionevole distinguere in gradi lo sfumato mondo del sano e malsano perché, oltre alle differenze tra i numeri degli alcolisti americani e italiani come giustamente sottolineava il pensionato, c’è un ironico ritorno all’estremismi del “sano” (come l’omeopatia o altre sciocchezze) proprio per il pessimo e procustèo cianciare di salute, naturale, biologico e via dicendo. Quindi sì, a mio avviso l’europa esporta un po’ di salute ai vaccari perché quando lì ha vinto un altro fuck man qualche milione di persone avrà certamente festeggiato o pianto con litri di gin o sa dio quali schifezze. Se mai accadrà qui con qualche bottiglia de vin de caneva; e si benedicano tutti e dodici ma la berrò e forse due.

    1. il vino non fa bene alla salute ne in piccole quantità ne in grandi quantita. poi ciascuno si regola e trova il proprio equlibrio e fa la propria sccelta di rischio. Ma che si usi l’evocazione di presunti benefici…salutistici, come si è fatto purtroppo al Festival dell’Economia – invitando a relazionare un medico americano in pensione che oggi conduce una cantina – , per sostenere l’export del vino… mi pare fuori luogo. E anche dannoso per il vino stesso, perché anzichè riconoscere al vino un’autonomia culturale che si merita e in cui si concentrano tanti valori, lo si affida ad un manipolatorio messaggio salutistico.

    2. tutto era partito da qui: “Il portato economico che esce dal confronto sembrerebbe indicare dunque una via chiara per un Paese produttore di vino qual è l’Italia: aumentare le esportazioni, specie verso gli USA, non farebbe dunque bene solo alla nostra bilancia commerciale ma contribuirebbe anche a migliorare lo stato di salute generale del pianeta”

  5. vorrei vedere cosa altro può dire il presidente della società di alcologia. Ma è vero che fa male. Anche il salame, se ne mangi un chilo al giorno. Per non dire del tonno in scatola o delle patatine nei sacchetti, o della Coca cola. Omnia sunt venena.

    1. Gentilissimo Maurizio Gily , in Italia le linee guida indicano alle donne , per esempio, di non superare un (1) bicchiere al giorno al massimo superato il quale incrementa del 27 % il rischio di cancro della mammella che diventa del 50 % quando si superano i 3 bicchieri … ne convengo “omnia sunto venena” ma il caso di specie era un pò più articolata e non butterei mai “in caciara” un consiglio di buon senso che è quello di sfatare i falsi miti … se un medico sa, sa fare e sa far bene e perito, prudente e diligente. Se la persona si rivolge al medico credo che si aspetti competenza non compiacenza rispetto ad abitudini personali non salutari anche perché del medico pietoso il paziente se ne muore. Considerato quindi che moderazione è 1 per la donna e per gli ulta65enni (perdono la capacità di metabolizzare l’alcol e si danneggiano anche in virtù di un naturale e fisiologico decadimento dell’organismo l’incremento delle malattie e delle terapie che sconsigliano l’assunzione contemporanea di alcol) e due per gli adulti maschi sani, i limiti sono consigli e non giudizi. Ognuno è libero di consumare ciò che vuole, quando vuole e quanto vuole nella consapevolezza che non costruisce salute e che, in ogni caso, non dovrebbe costruire questa libertà su “evidenze” che confondono piuttosto che guidare autorevolmente verso le scelte informate alle quali ogni paziente ha diritto se pone FIDUCIA nel medico a cui si riferisce. Non si tratta mai per un medico di giudicare se fa bene o fa male la persona ma se fa bene o male comportarsi in una maniera che per definizione può essere controllata da un uso razionale di se stessi come risorsa. E’ una questione di rispetto della persona sia del medico verso essa che della persona verso se stessa. Nessuna crociata ma non facciamoci prendere in giro e non confondiamo il marketing prezzolato con la scienza che, mi permetto di segnalare, può anche smarrire l’interesse per la salute della persona e farsi complice degli interessi commerciali, non il meglio per la nostra società. Sempre disponibile a qualunque chiarimento per una cultura del bere che rischi il meno possibile attraverso la conoscenza. Grazie per l’attenzione e la sensibilità all’argomento.

    2. Emanuele Scafato Emanuele Scafato

      Gentilissimo Maurizio Gily , in Italia le linee guida indicano alle donne , per esempio, di non superare un (1) bicchiere al giorno al massimo superato il quale incrementa del 27 % il rischio di cancro della mammella che diventa del 50 % quando si superano i 3 bicchieri … ne convengo “omnia sunto venena” ma il caso di specie era un pò più articolata e non butterei mai “in caciara” un consiglio di buon senso che è quello di sfatare i falsi miti … se un medico sa, sa fare e sa far bene e perito, prudente e diligente. Se la persona si rivolge al medico credo che si aspetti competenza non compiacenza rispetto ad abitudini personali non salutari anche perché del medico pietoso il paziente se ne muore. Considerato quindi che moderazione è 1 per la donna e per gli ulta65enni (perdono la capacità di metabolizzare l’alcol e si danneggiano anche in virtù di un naturale e fisiologico decadimento dell’organismo l’incremento delle malattie e delle terapie che sconsigliano l’assunzione contemporanea di alcol) e due per gli adulti maschi sani, i limiti sono consigli e non giudizi. Ognuno è libero di consumare ciò che vuole, quando vuole e quanto vuole nella consapevolezza che non costruisce salute e che, in ogni caso, non dovrebbe costruire questa libertà su “evidenze” che confondono piuttosto che guidare autorevolmente verso le scelte informate alle quali ogni paziente ha diritto se pone FIDUCIA nel medico a cui si riferisce. Non si tratta mai per un medico di giudicare se fa bene o fa male la persona ma se fa bene o male comportarsi in una maniera che per definizione può essere controllata da un uso razionale di se stessi come risorsa. E’ una questione di rispetto della persona sia del medico verso essa che della persona verso se stessa. Nessuna crociata ma non facciamoci prendere in giro e non confondiamo il marketing prezzolato con la scienza che, mi permetto di segnalare, può anche smarrire l’interesse per la salute della persona e farsi complice degli interessi commerciali, non il meglio per la nostra società. Sempre disponibile a qualunque chiarimento per una cultura del bere che rischi il meno possibile attraverso la conoscenza. Grazie per l’attenzione. Emanuele Scafato.

    3. Egregio dottore, questi numeri, 27% etc. si possono giocare al lotto, ma non hanno un valore scientifico nè statistico. Intanto come si fa a dire un bicchiere al giorno, se uno è alto 1,50 e pesa 40 kg o è alto 2 metri e pesa 120 kg cambierà qualcosa, o no? Il gene che codifica per l’alcoldeidrogenasi si esprime in tutti allo stesso modo o no? Bere fuori pasto o mangiando cambia o no? Si danno delle indicazioni prudenziali, come è giusto, dicendo che al di sotto di quella soglia non si corrono rischi, al di sopra non si garantisce che non ci siano rischi: ma quantificare tali rischi, in assenza di ampie sperimentazioni monovariabili su un vasto campione umano, che per ovvie ragioni non si possono fare, dovendosi affidare a strumenti statistici estremamente labili, vuol dire campare ipotesi in aria. Che l’eccesso nuoccia nessun dubbio. Quantificare quale sia l’eccesso e soprattutto farlo in modo generalizzato a tutti gli individui è prudenziale prevenzione sanitaria, e la posso comprendere, ma non è nulla più di questo. O consigli, parola usata da lei stesso. Poi sul fatto che presentare il vino addirittura come un farmaco sia sbagliato sono d’accordo.

      1. Maurizio Gilli , forse non è chiaro cosa faccio di mestiere … dire a un ricercatore che quello che scrive non ha valore scientifico e come dire a un cultore del vino che è buono perché sa di tappo … i SE e i MA sono talmente tanti che la trascinerei nella più profonda disperazione se dovessi esporre tutte le evidenze scientifiche su cui c’è consenso da parte della Comunità Internazionale … i “numeri” si applicano anche a lei come a me se si decide di consumare accettando la percentuale di rischio attribuibile all’alcol che aumenta in funzione di quantità crescenti , frequenza di consumo e concentrazione degli eccessi … e questo è noto anche agli studenti nelle scuole … per tutto il resto i miei riferimenti sono pubblici : mail, cellulare, chat tutte a disposizione per dipanare qualsiasi dubbio … chi vuole conoscere per non rischiare sa cogliere l’opportunità di qualunque elemento di giudizio che lo conservi in salute … perditempo astenersi come si scrive negli annunci , noi la professione medica la esercitiamo seriamente … by the way, vedo che non è un esperto di studi longitudinali su milioni di casi esaminati , dovrebbe rimediare e andare a ricercare le fonti normative che sono alla base della cornice legale delle indicazioni , direttive, conclusioni o risoluzioni che vengono adottate a livello mondiale sulla base dei “numeri” “prudenziali” … parliamone, senza pregiudizi, e poi valutiamo assieme cosa e come comunicarlo il rischio … sono oltre trenta anni che conosco il mantra ” ci sono differenze” che è l’acqua calda … se vogliamo porci su un piano di sostanza sono sempre ampiamente disponibile in qualunque sede o circostanza a un contraddittorio serio ma le chiacchiere no, non ce la posso fare, mi perdoni, non sarà il caso suo ma da un ex medico “vignaiolo” come quello che ho letto non si puó … lieto che condivida con saggezza che chi beve non stia praticando una terapia

    4. io sostengo appunto che tirare fuori dei numeri precisi, magari coi decimali, dagli studi longitudinali su milioni di casi su cui incidono centinaia di variabili da scorporare è arduo, anche con le più evolute tecniche statistiche. Tanto è vero che molte indicazioni mediche cambiano negli anni in base alle nuove acquisizioni e all’evoluzione dei metodi di indagine. Quello del French paradox era appunto uno studio di questo tipo, che poi è stato contestato, credo giustamente. Per fare un esempio tra molti. La mia è un’opinione, detta col massimo rispetto per il suo lavoro. Lei è ovviamente libero di considerarla la chiacchiera di un incompetente.

    5. siamo tutti d’accordo, mi pare che bere tanto o poco non propriamente quella che si dice una terapia medica. E che il vino dobbiamo continuare ad acquistarlo in enoteca e in cantina. Non in farmacia. Mi pare che da qui in poi si possa discutere e dibattere fruttuosamente.

    6. Paolo Cianferoni sottoscrivo… tutto. la salute “medicalmete” misurata è una cosa differente dal benessere… e il vino.. per tante ragioni… fa stare bene, di solito, che poi non sia un farmaco… salutare.. mi pare perfino scontato.

    7. Maurizio Gily a me piacciono le chiacchiere ma il rispetto per gli altri mi impone di fornire le migliori informazioni possibili e quelle su cui si possono costruire le strategie di prevenzione … non posso permettermi di legittimare miti non supportati da evidenza scientifica e posso difendere con convinzione e competenza i dati , anche senza decimali … inutile girarci intorno se ci sono dati che dimostrano il rischio e il danno nei fatti in termini di decessi, malattie e disabilità ci si attende che vengano smentiti da dati di pari dignità … il resto, appunto, sono le chiacchiere che non salvano una singola persona né aiutano a mantenere, controllare e migliorare lo stato di salute e la sicurezza della singola persona che ho davanti e alla quale devo il massimo rispetto non indulgendo alle opinioni … anche un incompetente può avvantaggiarsene, ci consenta ed p esattamente il target della migliore prevenzione possibile perché aumenta la consapevolezza e agisce e cambia … e questa non è un opinione . Salute !

    8. Franco Ziliani credo di poterle garantire molta più cultura sul vino di quanto lei stesso possa attendersi … da pugliese battezzato nel vino secondo sacri riti enoiatrici nel lontano ’59 le posso garantire che la mediocrità di certe affermazioni può essere solo figlia dell’ignoranza della vera cultura del vino … se si vuole offendere sono un maestro, se si vuole scherzare porte aperte … ci sono molte cose a cui guardare se si vuole cercare qualcosa che unisce qualunque abitudine alla cultura della salute, non c’è bisogno di offendere dimostrando di avere veramente pochi argomenti da porgere … parliamone e verifichiamo se certe affermazioni vogliono solo depistare oppure provocare … quantità, frequenza e concentrazione sono i parametri , buono o infimo, qualunque vino del mondo segue le stesse limitazioni per l’impatto alla salute come per tutte le bevande alcoliche … un tossico è un tossico 😉

    9. Franco Ziliani secondo me il prof dice cose giuste, il vino non può essere farmaco, ma si dimentica che può aiutare l’esistenza se consumato con consepovalezza. È la felicità che fa la differenza. Resta il fatto che ha effetti psicotroici cattivi se la qualità è scadente, buoni se qualità buone e In questo caso ci vuole anche un po’ di quattrini. Resta però una droga, non facciamo gli struzzi.

    10. Paolo Cianferoni Freud diceva che l’alcol è un prezioso veleno 😉 e detto da un cocainomane è da apprezzare … attraverso alcol l’uomo ridiventa bambino e può godere del fluire delle sue idee , dei suoi pensieri libero dai condizionamenti della ragione … l’alcol disinibisce , lo sappiamo e abbassa la percezione del rischio , del controllo della ragione e allora si capisce il perché, dopo la gratificazione conseguente alla liberazione di dopamina e di endocrine che provocano quel piacere che se lo ricerchi per quello che ti fa sentire ne hai bisogno sempre di più e più spesso , ti apre la strada della apparente felicità perché dopo , è noto, la fase down ti frega la felicità e l’euforia … una pausa , forse, un attimo ma a sentir dire la felicità non esiste ne con , ne senza l’alcol …

    11. Emanuele Scafato professor Scafato.. temo che involontariamente lei abbia scritto la più bella Ode al Vino degli ultimi secoli. Si contenga..contenga la sua vena poetica.. per l’amor di dio.. che qui riscchiamo tutti ..che lei ci rubi il lavoro…

    12. Tiziano Bianchi difficile che faccia qualcosa “involontariamente” … è la chiave di lettura che può variare ma a leggere bene è la notarile descrizione di un problema serio più che l’elogio Enrico della felicità … a chi piace la chimica … io preferisco sempre scegliere e mantenere una giusta quota di controllo dei miei pensieri e delle mie azioni, forse mi perdo qualcosa ma la vita è una competizione di rischi nella quale almeno alcuni è possibile scegliere di controllarli piuttosto che ci “pensino” loro … la sobrietà, nel senso più ampio del termine, ha il suo valore aggiunto …

    13. Tiziano Bianchi la persuasione si basa sull’assertività che è convincere gli altri sulle base di elementi logici che si arriva a condividere … a nulla serve far valere le proprie ragioni in una sterile contrapposizione di opinioni … si può costruire il consenso senza venire meno alla regola del rispetto dell’altrui disponibilità ad ascoltare, riflettere e persino cambiare … sarebbe tutto più semplice 😉

    14. Paolo Cianferoni spiacente deluderla ma la questione “alimento” non è più sostenibile almeno dal 2014 … i LARN ufficiali e formali della SINU e dell’INRAN, l’organismo di consulenza tecnico scientifica del Ministreo per le politiche agricole e forestali, decretano trattarsi di .”sostanza NON nutriente d’interesse nutrizionale” … definizione incontrovertibile acquisita dalla comunità scientifica e in ambito istituzionale … In merito all’uso distorto di ciò che è connesso al concetto vino=alimento e quindi digestione/apparato digestivo è da registrare una Sentenza della Corte di Giustizia ( http://www.ilfattoalimentare.it/vino-digeribile-acidita.html ) ha sanzionato i produttori di vino che avevano usato sul vino da loro prodotto la dicitura “Edizione leggera, acidità lieve, facilmente digeribile” perché le direttive sanciscono che non si possono vantare proprietà salutistiche dell’alcol ; la Legge 125/2001 all’art. 13 recita che “E’ vietata la pubblicita’ di bevande alcoliche e superalcoliche che attribuisca efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità'” …. tanto per conoscenza .

    15. Il consumo procapite di vino in Italia superava i 100 litri procapite, inclusi gli infanti. Sicuramente troppo. Ma sostenere che non fosse per i poveri una fonte nutrizionale è arduo. Se poi vogliamo giocare con le parole giochiamo pure.

    16. Emanuele Scafaro, lei è un integralista con i paraocchi doppi. La comunità scientifica ha nei suoi ranghi persone che si assoggettano a puro interessi economici, come del resto nel nostro mondo. Per cui non faccia morali. Per me, nella storia, il vino è stato anche un alimento molto importante: avrei voluto vedere lei a zappare e a tagliare il bosco a mano senza forti fonti energetiche come il vino. Sicuramente lei fatica fisica non ne fa. Io si. E siccome lei mi pare che non voglia capire per ritagliarsi visibilità, legittima per carità, non interverrò più.

  6. Emanuele Scafato Emanuele Scafato

    Omaggio all’onestà intellettuale e al buon senso, grazie a Tiziano Bianchi , chapeau ! L’Italia ne ha bisogno per continuare a dominare con una cultura non incline a nulla di meno dell’eccellenza in tutti i settori in un sano bilanciamento di valutazioni e in un approccio che non necessita manipolazione per affermarsi. E vale per tutto, ovviamente. Cordialmente. Emanuele Scafato

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