IL VINO TRENTINO? COME UN SECOLO FA

Pubblichiamo una riflessione di Lorenzo Cesconi, presidente del Consorzio dei Vignaioli del Trentino.  L’editoriale è apparso questa mattina anche sul Quotidiano L’Adige e sulla pagina Facebook del Consorzio.

di Lorenzo Cesconi – L’Almanacco agrario dell’Impero Austro-Ungarico del 1902 diceva che “per porre adunque un argine ai dannosi effetti della crisi, e per mettersi in grado di superarla vittoriosamente, bisogna con sforzi uniti fare del vino buono per ristabilirne il credito, non sacrificando, come finora si è fatto per smodata avidità di lucro, la qualità alla quantità”.
A dispetto dei 115 anni trascorsi, le parole dell’Almanacco rimangono ancora oggi di grande attualità. Negli anni il rapporto tra quantità e qualità è diventato una questione nodale e divisiva nell’ambito delle strategie vitivinicole del Trentino. E’ infatti sul confronto tra un modello di vitivinicoltura di territorio e un modello industriale, che si è nel tempo consumata la frammentazione del comparto e la progressiva fuoriuscita dei Vignaioli dagli organi prima e dalla compagine societaria poi del Consorzio di tutela Vini del Trentino.
Come ha scritto il Prof. Andreaus in un’editoriale di qualche mese fa su questo giornale, con riferimento al settore enologico ho anch’io l’impressione che il Trentino sia ancora “legato all’ormai superato concetto della quantità, a scapito della qualità. Un concetto che declinato nel nostro territorio non può prescindere dalla valorizzazione dei prodotti del territorio, dalla sostenibilità e in definitiva dal maggiore valore aggiunto generato.” Il vigneto trentino rappresenta circa l’1,8% della superficie vitata nazionale. A fronte di questo dato strutturale, che avrebbe a nostro modo di vedere dovuto suggerire una strategia di sistema volta alla valorizzazione in senso qualitativo del prodotto, si è imboccata una strada orientata alla concorrenza di prezzo. Lo dimostrano i dati del XIV Rapporto ISMEA, secondo i quali il Vigneto altoatesino, solo per fare un confronto, produce il 60% del valore in più rispetto a quello trentino nonostante una resa media ad ettaro notevolmente inferiore.
In Trentino coesistono di fatto due modelli vitivinicoli, uno orientato ad una produzione di tipo industriale e l’altro, residuale ma solo nei numeri, più di territorio. Questo secondo modello è sottorappresentato all’interno del Consorzio di Tutela, basandosi la governance dello stesso su quote assegnate in base alla produzione. Per anni i Vignaioli hanno chiesto in seno al Consorzio un’inversione di tendenza orientata alla qualità – che non è monopolio dei Vignaioli – e alla valorizzazione territoriale, certi che solo questo possa essere il futuro di un territorio piccolo e di montagna. Abbiamo lasciato il Consorzio a fronte di scelte – anche molto recenti – che hanno nuovamente orientato il Trentino del vino verso un modello non coerente con la sua identità alpina; scelte a nostro parere dannose per le piccole-medie aziende e per la reputazione del marchio Trentino. Basti in tal senso ricordare l’adesione alla DOC interregionale del Pinot Grigio delle Venezie, il contestuale e paradossale aumento delle rese della DOC Trentino Pinot Grigio, l’ammissione del Ditianon nel protocollo di difesa integrata della vite.
Non è questo il Trentino che i Vignaioli vogliono e per questo abbiamo provato a tracciare alcune linee programmatiche in un breve Manifesto, che vuole essere anche uno stimolo al confronto pubblico. Quattro le parole d’ordine: artigianalità, qualità, territorialità e sostenibilità. A seguire una serie di impegni operativi, dalla riduzione delle rese a uno sforzo continuo per la transizione al biologico.
Tutto ciò premesso non possono quindi che farci grande piacere le dichiarazioni rilasciate nell’ambito dell’80˄ Mostra vini del Trentino, tramite comunicato stampa, dai vertici del Consorzio di tutela e di Assoenologi, in linea con quanto i Vignaioli sostengono da anni e volte ad indicare il bisogno di “distinguere le produzioni che rispondono a logiche di volume da quelle che si ispirano alla valorizzazione dell’identità territoriale”. Siamo certi che sulla base di questi presupposti si possa cominciare a ricostruire una strategia per il vino trentino.
È però ora di far seguire alle parole i fatti. Non abbiamo la ricetta perfetta, ma crediamo sia necessario partire da due questioni. La prima è quella di costruire spazi comuni, paritetici ed interprofessionali, in cui tutte le categorie produttive si possano sentire legittimate, valorizzate e rappresentate. Un metodo di lavoro più collegiale non può che fare bene alla vitivinicoltura trentina e alla reputazione del nostro marchio territoriale. In seconda istanza la revisione dei disciplinari di DOC e IGT, per orientare le produzioni verso una maggior qualità; su questo terreno, ne siamo certi, si possono costruire nuove alleanze.
Non sarà un passaggio né facile né veloce, ne siamo consci, ma solo attraverso il riposizionamento del nostro sistema in senso qualitativo sarà possibile avviare un nuovo percorso di sviluppo più attento alle specificità della montagna, alla sostenibilità delle produzioni e alla riconoscibilità del nostro territorio. I Vignaioli sono pronti a fare la loro parte.

Lorenzo Cesconi – Presidente del Consorzio Vignaioli del Trentino

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51 Commenti

  1. Ai tempi del dibattito sul Brunello avevo proposto sul blog di Ziliani di coalizzarci per comprare una vigna per fare il Brunello ed essere giudicati.. Anche quelli che scrivevano.. Vigliacco se qualcuno ha detto : ok..! Ha ragio ne Michele Susat..

    1. Se il popolo non ha il pane che mangi le brioches… pur essendo una leggenda mi piace come concetto di scollatura fra le figure che compongono la Dieta (❤austria) chi parla di filosofia chi de grassa chi de di legge.

    2. La filiera del vino Michele è molto complessa c è chi fa l uva..chi il vino chi lo vende chi lo compra chi lo racconta. Chi lo assaggia. Pretendere che chi non fa il contadino si astenga da questi dibattiti mi pare semplicistico. E pure sbagliato. Del resto la maggior parte dei viticoltori considera concluso il suo interesse per il vino con la incasso del saldo.

    3. No no io intendo il contrario, io vorrei che tutte le figure si parlino per quella l’ ho chiamata dieta (come quella di innsbruck) e non filiera! Io intendo che possiamo dire milioni di cose ma se giri per le aziende tutti mettono pergola e guai chi tocca l’esubero! E sono la maggioranza. E un’altea cosa se permetti, c’é da augurarsi di poter vivere in chiave moderna per la nostra enologia un periodo come quello austriaco perche il fervore scientifico e di innovazione era sicuramente maggiore di quello attuale!

  2. Mi permetto di intervenire e non per prendere la parti di Cesconi, che fra l’altro conosco pochissimo (non ricordo nemmeno di averci mai bevuto un bicchiere insieme) e a cui probabilmente non sto nemmeno simpatico. E tuttavia ho trovato, e trovo, esemplare il suo intervento: #almanaccodiceccobebbe included. E’ vero queste sono cose dette e ridette, trite e ritrite mille volte, ma il sistema ha sempre espresso un livello di impermeabilità assoluto. E quindi è giusto ripeterle queste cose. E’ giusto oggi, più di ieri. Perché oggi l’orizzonte è sgomberato (o dovrebbe essere sgomberato) dall’incubo PInot Grigio e quindi questo gigantesco alibi che ha tenuto in scacco il trentino per 20 non c’è più. Assoenologi se ne è accorta e ha preso atto di questo cambiamento di scenario e ha cominciato a ragionare in autonomia sul futuro, indicando una traccia. Cesconi riprova oggi a rilanciare il dialogo e ad avviare il dibattito. Mi sembrano tutte cose positive. Che cos’altro dovrebbe fare?

    1. Ma toglimi una curiosita, la generazione prima di cesconi, quella che sa tutto come mai ad oggi sguazza sempre nei soliti problemi? Vi siete accorti che di spunti oramai non si avanza niente? Cesconi ha detto una cosa ovvia ma forse non lo é se ad oggi parliamo di doc venezie…

        1. Carissimo Conte, a me mi garba.. io ci sono.. Si acconcia una legione dei Dannati, ci si hompra della terra.. dè.. si fa la harta… la hannuccia.. Si diventa tutti bischeri e proprietari di Vigne, dè.. Maremma majala..! Cinghiale buhaiolo…!

          Allegati

          1. il Conte il Conte

            Carissimo Pirata Morgan, come tutti gli uomini di mare e di Liguria International, sei l’unico che mi risponde a tono anche se la Merkel e Renzi non sono certo il futuro non dell’Italia, non dell’Europa : figurati del Trentino.
            Navighiamo pure e sempre, come sempre e pure ! Magari con flat a Montecarlo o a Sopramonte,

  3. Caro compagno Tiziano Bianchi, tu sai che la mia fantasia ha una qualche sua autorevolezza.. ( nonostante i detrattori tipo la sedicente Albergatrice..) eppure tempo fa ho dovuto dare fondo a tutta la mia fantasia per capire la “weltanschauung” di Cesconi nel corso di un surreale colloquio telefonico.. Cesconi dovrebbe assaltare il Forno delle Grucce.. Punto. Tutto il resto è Arcadia.. Oppure discorsi da privè di corso Rosmini.. Oppure da resort Tuttafrutta.. ( prosecchino e limoncello inclusi..)

    1. il Conte il Conte

      Caro il mio Pirata Morgan, autorevole e professionale. Qui ormai le punte di spillo o di spada non sono più di moda. Il discorso di Cesconi ? Praticamente un nulla come la funivia del Bondone, i lupi che si mangiano le pecore, gli orsi che rompono i fungaioli (gli orsi ce l’abbiamo messi noi !) le cose dette e non dette, i programmi che sono tutti da talk show.
      Ci rimane solo da aspettare, aspettare che spiova.
      Per le gelate ci ha già pensato il nostro microclima alpino che oggi, come oggi, si è trasformato di nuovo in un clima da banane e scimmiette.
      Dopo i lumini cimiteriali di un mese fa per queste
      nostre povere vigne, adesso attendo accanto al bio un forte impiego di sistemi ad aria condizionata.
      Di questi non ho dubbi perché in fatto di condizionatori – a casa mia il Trentino – c’è una ventennale esperienza. Quindi, che ci diano tutti sotto!

      1. il Conte il Conte

        Forse mezzo secolo…
        Grand Bleu oggi così ( http://www.almada-vini.com/vendita-Grand+Bleu+Frizzante+Bianco-Trentino-98.asp) e Prime Rose, i wine flop di Concilio e Cavit negli anni ’80 e dintorni.
        Volevano essere la barricata trentina verso i frizzanti nobili o quasi del Veneto e dintorni. Che iniziavano la loro espansione. Dappertutto.
        Questo effetto copia era quasi una regola. Non inventavamo nulla di nostro : seguivamo l’onda del consumo vendendo alla rinfusa e alla fine concorrenziali quasi tutto in casa.
        Perché non ricordare anche lo Chardonnay Frizzante di Casa Girelli ?
        E il ristorante Prime Rose prima sulla collina di Trento e ora a Levico ? (https://www.ristoranteprimerose.it).
        All’epoca sono sempre stato contrario come consulente e uomo di azienda internazionale a queste “trovatine” che in fondo facevano solo perdere un gran tempo, non hanno portato agli obiettivi sognati ed oggi ?….. Ad ogni modo tutti i promotori sono passati con il passar del tempo. Forse più di me.
        Allora, io c’ero. Eccome se c’ero.

        Allegati

        1. È vero tu c’eri e probabilmente, conte, per questa stessa ragione non hai la giusta distanza per misurare quelle cose. Eri e sei troppo coinvolto.
          Io penso, al contrario di te, che in quelle bottiglie ci fosse del talento, esprimevano una tensione alla contemporaneità, come negli ani settanta il casteller. Come oggi – ma non è nato oggi – il TRENTO. Probabilmente poi è mancata la piramide qualitativa, ma questo non è un problema di enologico, è una questione politica. Ma il senso del mio ragionamento era un altro: ci sono stati anni in cui il Trentino, anche in questo campo, sapeva mostrare una propensione all’innovazione, era attento a ciò che gli accadeva intorno. Oggi mi pare molto meno. Dimmi tu, ora, quale scelta enologica trovi all’altezza della contemporaneità e dei suoi mercati?

          1. il Conte il Conte

            Cultura non solo enologica, conoscenza dell’inglese e magari di una lingua orientale, soggiorni di aggiornamento all’estero (non turistici), modestia e meno saccenza, abolendo subito l’idea dei monitor nella bouvette della provincia. Soprattutto : muovere le chiappe e non pensare di essere imprenditori solo perché arriva un po’ di gente alla Settimana in rosa di Trento …. Ma neppure saggi agricoltori. Non mi sento mai coinvolto nel vino trentino ma solo sconvolto, leggendo le querelle periodiche dei secolari scontenti, dei “pocheti ma sicureti” e dei programmi che non ci sono.
            Questi frizzanti hanno in parte decretato la fine di due nobili aziende confuse e in crisi. Quindi se questa è stata innovazione creativa, spiegami pure tu il perchè. Grazie giovane Tano.

            1. è stata una creazione enologica sicuramente moderna e in linea con quello che negli Ottanta stava accadendo tutto intorno. che poi sia arrivato il pinot grigio…, che in trentino non si sia stati capaci di costruire una piramide della qualità del vino mosso…che poteva partire dal basso da questi frizzanti e arrivare all’apice della trento passando dalla fase
              intermedia di uno charmat di qualità….questo è un altro discorso.
              Ps: mi pare che le due aziende non siano andate in rovina…anzi…mi pare godano di ottimissima salute.

              1. il Conte il Conte

                Mi spiego meglio : Girelli dopo l’avventurosa joint venture con Lavis possiede oggi una bella e fiorente azienda vinicola..in Sicilia.
                Ha anche venduto la sua partecipazione di Villa Cafaggio, a chi e come non so.
                Allora la Toscana andava di moda.
                Molto negli USA.
                I Vini del Concilio, sempre se non sbaglio, sono la piccola costola di Cavit in Vallagarina. Basta vedere come si vende Grand Bleu che di bleu non ha più neppure la bottiglia.
                Se questa è una ottima salute tutta economicamente “trentina”, a salvaguardia del territorio e del mantenimento di serie e passate tradizioni, spiegamelo pure tu o anche qualcun altro. Quelli che c’erano e non ci sono più.
                Dimenticavo : cosa ne è dei feudi siciliani di MezzaCorona e dell’accordo Ferrari-Biasiol ? Direi molto bene ……. Ma le notizie sono difficili da reperire. A TrentinoWineBlog dunque la scoperta e descrizione attenta di fatti esistenti, investimenti ma anche dei cambiamenti sostanziali in atto.
                Mi piacerebbe sapere di Franciacorta, come esempio di un tempo virtuoso. Per il Prosecco non c’è bisogno ma del nuovo TriVeneto Pinot Grigio in condominio che appare altrettanto virtuoso, questo sì mi interessa, agli inizi del 2018 ovviamente.
                Non amo i “comunicati stampa” ma neppure le PR come sembra le si concepisca ancora e malamente.
                Grazie per la pazienza e l’attenzione del 2 giugno 2017.

    1. massi hai ragione Andrea Aldrighetti… i discorsi sono sempre i soliti da 20 a questa parte…e le ricette…pure. Ma il sistema si è immobilizzato, come congelato e ibernato. Da quanto non c’è un’innovazione enologica in trentino: dai tempi di cavazzani? da quelli del Casteller? Da quelli del prime rose e del Grand Blu? Da quando?

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